Nella cultura moderna siamo soliti pensare l’università come il luogo in cui si può accedere ad un livello di istruzione superiore. Si tratta non tanto di un luogo fisico, ma di un costrutto mentale socialmente condiviso in cui è possibile ampliare ed approfondire il bagaglio d’istruzione che ognuno di noi ha acquisito durante il percorso formativo classico.
Parlo di istruzione proprio perchè c’è una grossa differenza con il concetto di cultura. La cultura infatti è quell’insieme di di esperienze che Eco definisce come ‘competenze enciclopediche’.
Questa differenza è fondamentale per capire i limiti ed i confini che il concetto moderno dei università presenta.
Il processo di acquisizione di competenze che il percorso formativo offre è limitato alla mera acquisizione di istruzione, mentre quello che il mondo all’esterno delle aule universitarie richiede è una forte conoscenza e correlazione tra concetto di istruzione e concetto di cultura. In quest’ultimo caso però, il piatto della bilancia pende verso una maggiore esperienza culturale.
La mera conoscenza offerta dagli organi di apprendimento moderni risulta inappropriata e limitata quando dal mondo ’scolastico’ si passa a quello lavorativo.
Siamo quindi ad un bivio.
Per quanto si possa considerare fondamentale la conoscenza delle nozioni basilari di ognuna delle materie che ci si appresta ad approfondire, risulta abbastanza vana quando queste nozioni bisogna applicarle praticamente.
Personalmente fin dalle scuole superiori ho cercato di integrare ad una discreta conoscenza teorica, una più profonda conoscenza pratica delle cose che mi interessano.
Questo modo di approcciarmi al mondo mi ha portato e mi porta ancora tante soddisfazioni.
Sono quindi dell’idea che un’ottima conoscenza ’scolastica’ degli argomenti sui quali baseremo il nostro vivere sia inutile se non integrata da una profonda conoscenza ‘pratica’ di questo mondo.
Oggi sono soddisfatto di questa scelta che per ovvi motivi di organizzazione temporale, mi sta portando a rimandare un momento definibile come ‘l’apice del mondo delle formalità ’: la laurea.
Quante persone invece possono ritenersi soddisfatte della scelta contraria?
Non saprei, ma per quella che è la mia conoscenza sono poche.
Voi come la pensate?





In quanto mai laureato, la penso come te. Però ciò che sostituisce la laurea deve valere la pena sia sul momento sia in prospettiva.
Ciao Giovanni, credo che tu abbia sostanzialmente ragione.
Io ad un certo punto ho scelto di smettere di studiare (o di provarci quantomeno) ed ho cominciato ad approcciarmi in questo modo ai problemi.
Oggi più che mai credo che la cultura non coincida più con la il conseguimento della laurea.
Purtroppo sono molti i casi in cui il conseguimento della laurea è troppo scollato non solo dalla pratica ma dal mondo stesso.
Credo che abbia un grande valore se conseguita con passione, con la stessa passione con cui si programma o di fa qualunque altra attività .
Per quanto mi riguarda, non ho neanche le superiori, mai scelta fu più ottima di quella di decidere di fare quello che avevo sempre sognato fin da bambino. Sino ad’ora ho avuto ragione, poi chissà . Quindi sostanzialmente sono d’accordo con chi, come te, decide di accantonare almeno momentaneamente l’utopia della formazione completa per dedicarsi a quello per cui ci sente nati e portati. La cultura? Penso sia un discorso molto opinabile..
Bhè come studente delle superiori mi sento interpellato nella causa. Anche io credo che il miglior modo di apprendere e in un certo senso “fissare” la propria istruzione teorica (quella che danno nelle scuole superiori professionali e tecniche) sia quello di accostare costante esercizio pratico alla teoria.
Sono di questa opinione perchè io, ho sempre tentato di abbinare le due cose infatti, studio informatica ed elettronica a scuola (ma soprattutto da autodidatta) e nel tempo libero programmo tantissimo e mi diverto a creare anche piccoli e stupidi circuiti elettronici e posso dire che della mia classe risulto il più preparato non perchè sono un genio (magari!!!) ma perchè abbino pratica e teoria in quantità equa.
Mi sembra che le due cose si possano conciliare senza problemi, soprattutto perché nel tuo post - a mio avviso - metti insieme due ragionamenti diversi: uno riguarda l’esistenza di due approcci alla conoscenza, l’altro relativo all’importanza della laurea e dei titoli di studio.
Sul primo sono sostanzialmente d’accordo, almeno relativamente al settore ICT (altra cosa sarebbe se tu volessi diventare medico: fai pure pratica ma non su di me
). Ma non sottovalutare una preparazione teorica e metodologica: sono importantissime per poter avere coscienza di quello che stai facendo. Tengo a sottolineare l’aspetto del metodo: questo te lo porti dietro ovunque e per sempre.
Relativamente all’importanza della laurea: non la ordina il medico, questo sicuro. Ma l’esperienza della tesi è molto importante per affrontare molte altre esperienze analoghe. Diventa l’apice della formalità solo se vuoi che sia tale.
Le due cose dovrebbero essere conciliate è vero, infatti credo si tratti di una questione di pesi e misure.
Acquisire i metodi è fondamentale, ma non è un lavoro esclusivamente “scolastico”, credo che il metodo lo si possa acquisire anche lavorando. Ciò che si potrebbe non acquisire è la comprensione profonda dei processi che ci stanno dietro, ma anche qui non è detto che sia così.
Credo che il fattore chiave, in questo caso, sia la curiosità .
cos’è la cultura? qual è la differenza tra cultura e sapere? qual è il potere della cultura? come viene “usata” oggi la cultura? e soprattutto, come può essere usata la cultura?
voglio essere un pò polemico in questo blog in cui si parla costantemente di concetti, fatti, eventi ed altro, tutto molto importante, certo, ma non si parla mai di un piano d’azione lecito che contrasti quella che oggi già qualcuno ha ribattezzato la “democratura” italiana.
Non me ne voglia il mio amico Giovanni, a cui voglio molto bene, ma proprio da questo blog voglio cominciare a fare polemica su come vanno le cose oggi (devo pur iniziare da qualche parte!)
Sembrerà scontata la situazione che vi elenco, ma questa è la situazione rosea della nostra terra:
- si piange per la fine di un partito che non c’è mai stato: il telegiornale “pubblico” dedica 20 mins per il nuovo caso d’emergenza Paese: come chiamare la vecchia “banda degli onesti”;
- i politici fanno gli economisti, gli economisti fanno i comici e i comici fanno i politici (che casino!);
- i mezzi di comunicazione sono tanti ma sempre meno gente è informata dei fatti, sempre più gente fa lo gnorri;
- gli anni passano sui calendari delle donne nude, ma il tempo si è fermato ed ha fatto retro marcia già da un pezzo;
- prolificano le istituzioni per la tutela dei diritti ma in effetti abbiamo sempre meno libertà personali (da non confondere con i diritti-poteri);
- in televisione c’è la “verità ” di Marco Travaglio in seconda serata ed il programma “I Raccomandati” in prima serata;
- continuiamo a vendere armi nel mondo (parlo dell’Italia) e le banche triplicano o raddoppiano i loro profitti per questo giro d’affari; poi mandiamo messaggini di beneficienza per le nostre coscienze individuali.
- non avremo mai una pensione ed intanto la nostra economia dei grandi gruppi fallisce sotto i nostri occhi dopo le solite “macchiette” all’italiana (ma noi siamo contenti perchè c’è Il Grande Fratello in TV!);
- hanno rotto da anni il ca….lcio ma noi ci incazziamo a vicenda negli stadi e per le strade; scappa il morto (forse nemmeno per il calcio) ma a noi basta una settimana per dimenticare (quanti ricordano il nome dell’ispettore poliziotto?);
- continuate voi…
Sono stanco a 26 anni, e se non lo siete anche voi con me, allora credo che abbiamo un grosso problema.
Questa la mia proposta:
cominciamo ad unirci, discutiamo in modo creativo e mirato ad un’azione concreta. Non voglio passare per il “Marcos” della situazione ma voglio veramente smuovere qualcosa che si faccia sentire….almeno cominciamo.
Parliamone sul blog, come fa Beppe Grillo. Uniamoci nelle proposte drastiche come risposta a questo sistema “triste”. non si può solo parlare e/o leggere e/o pensare. non si crea cultura se non si condividono altre opinioni. bisogna agire. credo che non ci sarà mai libertà se non si mette in pratica la cultura “comune”. voi che ne dite?
Per esempio, la mia prima proposta: cosa ne dite di cancellare la Legge Biagi ovvero la Legge della precarietà coordinata e continuativa (pre.co.co)? In fondo “la banda degli onesti” al governo ora è di sinistra, o no? ci dovrebbero appoggiare, o no? sono troppo ottimista, o no?