Divagazioni notturne sui Media, i messaggi e il ruolo sociale dell’uomo del XXI secolo
Sono profondamente convinto della difficoltà di trovare ancora oggi delle definizioni comunemente riconsciute a processi che hanno a che fare con il Web e la società, ma che in realtà, a guardare bene, con la rete hanno molto poco a che fare.
Continuo a leggere libri sul tema, ma ognuno porta la sua visione e la sua definzione accostandola a scenari sempre diversi, anche se apparentemente molto simili.
Stessa cosa faccio io, ma parto da una serie di presupposti ormai comunemente definiti perchè scavano le loro radici nella definizione enciclopedica di fattori e processi ormai chiariti da decenni di dibattito sociologico, antropologico e filosofico.
Partiamo dal fatto che credo che l’etimologia delle parole sia fondamentale. Prendete la parola Medium. In latino significa “Mezzo”. Il mezzo in quanto strumento, in quanto oggetto capace di trasferire qualcosa da un punto ad un altro, cioè l’oggetto capace di generare il processo di mediazione simbolica.
Noi uomini riusciamo a veicolare i messaggi che muovono il nostro “stare al mondo” attraverso I canali diversi che abbiamo a disposizione.
E se non ci fossero questi bisogni umani, noi non potremmo stare nella società, non saremmo “sociali”.
Il filo che lega la società è proprio quel qualcosa che individualmente permette di creare connessioni con altri individui, fino a che queste connessioni non si moltiplicano a tal punto da creare una rete sociale in cui un individuo rappresenta un nodo e le sue necessità. I suo bisogni, il suo essere “umano” (cioè “animale sociale”) rappresenta quel fattore che lega tutti i nodi di questa enorme rete.
Noi stessi, appunto, ci facciamo mediatori di queste necessità umane e ci relazioniamo usando ciò che abbiamo a disposizione.
Per questo sono convinto che i Media siamo noi, perchè mediamo le nostre necessità con il mondo esterno quotidianamente, in ogni momento. Senza questo fattore di base fondamentale non potremmo essere “sociali”.
E come lo facciamo? Dall’inizio era il passaparola, poi sono arrivati i cosiddetti mezzi di comuncazione di massa: la scrittura (I graffiti rupestri delle grotte di Matera, giusto per dirne una, sono di fatto strumenti di comunicaizone di massa, solo che la massa la si è raggiunta nel tempo. Hanno cioè comunicato a molti i messaggi di pochi per lo stesso principio della teoria della “lunga coda”), poi la stampa, la radio, la TV e tutto quello che c’era nel mezzo.
Personamente non amo molto la parola Mass-Medium, proprio perchè è una parola utilizzata inpropriamente. Essendo l’unione di una parola inglese con una Latina (a causa della povertà di lessico della lingua inglese), di fatto si è creata una nuova parola, con valore semantico nuovo, ma in ogni caso diverso dal significato originale dal quale la parola composta deriva, cioè Medium inteso così come ho appena scritto.
La parola Mass-Medium viene utilizzata comunemente per definire quello strumento che permette di far arrivare a molti un messaggio. Stiamo parlando quindi di un Mezzo.
La stampa, la TV, la radio non sono però Mezzi in senso classico perchè non si fanno portatori di un idea/bisogno/messaggio a loro proprio, ma lo ri-mediano.
Cioè la forma di un idea e di un messaggio ad essa associata è comunque figlia della nostra opera di mediazione primaria, conseguenza, come dice Eco, del nostro bagaglio sociale, culturale, esperenziale.
Costruito il messagggio da comunicare alla massa, lo si struttura per far si che possa essere ospitato dal mezzo prescelto (radio, TV, stampa). Nessuno però strutturerà mai la stessa idea allo stesso modo, per cui la derivazione dell’idea/bisogno originario avrà una forma sempre diversa e ancora diversa sarà la capacità di adattare quell’idea/bisogno allo strumento che lo farà arrivare a molti.
A questo punto è evidente che i Media continuiamo ad essere noi con il nostro bagalio culturale ed esperenziale e non lo strumento TV o Radio, etc.
Detto questo, lascio da parte le disquisizioni sulle definizioni e ritorno ad utilizzare le parole così come sono comunemente accettate.
Perchè questa premessa? Perchè non credo che il termine New Media debba avere motivo di esistere.
Cioè non credo che si possa distinguere tra vecchi e nuovi Media.
Non è un caso che fino ad ora non abbia utilizzato per niente la parola Internet.
Internet inteso come strumento, per me è un qualcosa che non può stare in quello che comunemente viene definito come Nuovo Medium perchè non è un Medium, ma un ecosistema di Medium e non è nuovo, ma la rappresentazione moderna dei più antichi strumenti di comunicazione. E non parlo delle foto di Facebook o dei video di youtube, ma dell’idea sociale sulla quale ognuno di questi strumenti di successo del Web (cioè sopravvissuto alla selezione naturale dell’uomo avvenuta in questo decennio) è basato.
Dalla stampa alla Rete c’è stato un periodo in cui il Medium di Massa (in senso classico) ha convissuto con I Media sociali classici. La struttura e le caratteristiche del Mezzo di massa sono state però in grado di svolgere un ruolo dominante nella costruzione della significazione rispetto agli strumenti di cui l’uomo era dotato prima dell’”era delle masse”.
Il fatto di poter raggiungere istantaneamente la quasi totalità delle persone ha quasi ucciso il valore della relazione 1 a 1 o 1 a pochi (il passaparola), proprio per la necessità di questo strumenti di doversi sviluppare nel tempo e non nella quantità.
L’assuefazione da Strumenti di Massa però è iniziata a barcollare quando qualcosa ha permesso di amplificare quello che era il processo originario e umanamente intrinseco di costruzione della significazione: il passaparola appunto.
L’utilizzo del passaparola ha un valore molto più forte nel destinatario di quanto ne abbia il mezzo di massa, ma in questo caso trovo uno stretto legame con “la teoria delle masse” e Eco. Cioè, per farla breve e dirla brutalmente, se tutti vengono continuamente bombardati dallo stesso messaggio è dimostrato che chi non ha l’”enciclopedia” giusta per interpretarlo, finisce per prendere per vero ciò che quella fonte esprime. La teoria delle masse si inserisce nel momento in cui ci sono molti che la pensano allo stesso modo e che in un modo o nell’altro finiscono per modificare anche gli atteggiamenti di coloro che non si sarebbero comportati così. Succede questo perchè il Mezzo di massa è in grado di creare facilmente una coscienza collettiva (qualunque essa sia) che il passaparola non non crea così facilmente.
La differenza sostanziale sta nel fatto che il passaparola detiene una caratteristica fondamentale della comunicazione che il mezzo di comunicazione di massa non ha: l’elaborazione e la trasmissione di feedback, cioè quella cosa che ti obbliga a mediare (e torniamo ancora sull’uomo come Medium) l’informazione che hai ricevuto in funzione delle tue esperienze/necessità/conoscenze e rispedirla indietro, sapendo che “indietro”, verrà accolto.
Questo è il sistema originario di creazione dell’atto sociale. La ricezione, la mediazione e feedback sono quegli atti “arcaici” che si definiscono come “atti sociali”. Niente di nuovo. Niente che sia stato inventato con il cosiddetto Web 2.0. No, c’era già tutto.
Per questo, come credo, Internet è un ecosistema di Media, dove I media siamo noi che facciamo esattamente le cose che facevano gli abitanti di quelle grotte di Matera nel paleolitico, ma con strumenti che, se pur apparentemente diversi, si basano sulle stesse logiche.
Il Web sociale, quando sarà arrivato a tutti (in un modo o nell’altro, attraverso tutti gli strumenti che la tecnologia ci permetterà di creare), genererà una “coscienza collettiva” molto diversa da quella generata dai media di massa, credo più disordinata, più dialogica, meno controllabile, ma più vicina all’accezione di democrazia di Levy: L’atto primario della democrazia non è la votazione, ma la deliberazione, in altre parole l’esercizio dell’intelligenza collettiva nella formulazione delle leggi e nel prendere le principali decisioni politiche” .
A quel punto, Habermas sarà costretto a togliere “metaforica” dalla sua definizione di Sfera Pubblica, perchè, così come già accade, quello è un luogo reale all’interno del quale i liberi cittadini discutono e trattano di argomenti di interesse pubblico per tutelare i propri interessi privati e difendere le proprie legittime aspirazioni in una dimensione pubblicizzata attraverso la funzione di valutazione e controllo critico sull’operato del potere politico, sarà il modo più completo ed elaborato per discutere di se, dei propri interessi e di tutto quello che è “sfera pubblica”.
Per questo sono d’accordo nel trascendere dall’idea di strumento in quanto artefatto tecnologico e di andare all’essenza del processo sociale sul quale l’interazione da lui generata si basa, E’ ovvio che senza la conoscenza dello strumento non si possono trarre le valutazioni per trasformare il valore generato all’interno di esso in un valore esprimibile in termini generali e comunemente accettati, ma gli strumenti del Web, in questo caso, sono in continua evoluzione così come è in continua evoluzione l’uomo dal punto di vista antropologico. E non si fermeranno. Per cui l’unico modo a mio avviso per arrivare a comprendere il valore generato all’interno di uno strumento in grado di sviluppare la socialità su Web, è comprenderne l’aspetto più sociale che ne sta alla base, cioè quello più distante possibile dall’ essenza puramente tecnologica.
Questo a parer mio è l’unico modo per creare nuovi strumenti di successo in grado di accogliere il più amplio numero di consensi possibile.



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