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Transmedialità: l’ “essere” del futuro prossimo

| 30 December 2008 | 2 Commenti

Il 2008 è in chiusura e non potevo lasciare andar via quest’anno senza scrivere un post sul 2008 e su qualcosa a proposito delle tendenze che vedo nel prossimo futuro.

Un po’ di tempo fa scrissi (scandalizzando qualcuno) che i network UGC created sono morti, così come è morto il concetto classico di UGC stesso. Il Web 2.0 ha fatto il suo tempo. L’innovazione è altro. (per giunta, come si fa a chiamare innovazione una cosa che ormai esiste da oltre 7 anni? ). Il concetto di Web 2.0 è superato, o meglio, assimilato. Gli anni della rivoluzione “dal basso” sono ormai andati.

Quello che ho notato è stato quindi un assestamento, seguito da un rafforzamento di alcune tecnologie. In questo senso, l’iPhone è solo la punta dell’iceberg. Non si vede più un servizio interssante da tempo. Tutto quello che è stato fatto negli ultimi anni è stato migliorare servizi esistenti oppure, per chi ha notato bene, creare servizi nuovi, che però sono fortemente editorializzati.

Ci sono dei fenomeni sociali e evolutivi interessanti che al contrario di chi pensa che ci sia una stagnazione, mi spingono a pensare che si sta prendendo una direzione molto forte e che in futuro sarà difficile da smuovere. Mi focalizzo su questo senza parlare delle splendide evoluzioni delle interfacce (multi-touch e gesture interface in primis) o dei grandi passi avanti in campo di Augmented Reality. Rimaniamo nell’ambito dei Media e in un tempo che si circoscrive facilmente in un prossimo futuro.

C’è una prima cosa interessante da notare e sulla quale mi vorrei soffermare un tantino di più: quanto sia stato veloce il raggiungimento della consapevolezza. Ci sono voluti solo pochissimi anni affinchè il Web partecipativo arrivasse alle masse. Il caso facebook è un esempio, nonostante, come scrivevo nel suddeto post, “Facebook prescinde da tutto questo e delinea molto più chiaramente la tendenza sicuramente molto meno autoriale della rete, ma molto più predisposta a creare relazioni umane in cui il “contenuto” è l’utente stesso“. Non mi stupisce quindi leggere in giro qualcuno che racconta come facebook abbia la capacità di “banalizzare e quindi svuotare ogni messaggio”. E’ ovvio che se su facebook arrivano tutti, avremo sempre più numeri, non valore, anzi questo continuerà a scendere in maniera inversamente proporzionale. E’ una legge ormai classica.

Il 2008 ha segnato la presa di coscienza definitiva dei “vecchi media” del loro “vecchio modello economico”. Molto spesso, la ricerca di una evoluzione è stata solo il voler partecipare ad una moda che stava coinvolgendo il mondo mass-mediatico. Ancor più spesso però, questa necessità è stata vitale e chi non lo ha fatto ha iniziato a rendersi conto che senza evoluzione non ci sarebbe stata salveza economica. Chi ha pensato ad una semplice moda o non ha guardato avanti è semplicemente morto o è in procinto di morire.

Poi c’è stato l’effetto Obama, che ha diffuso questa consapevolezza tra la gente, ma ancor di più ha insegnato a quelli che non hanno creduto nella rivoluzione di inizio secolo, che il sistema mediatico moderno era tanto maturo da sostenerlo nel suo cammino verso la casa bianca. Certo, lui ci ha messo del suo e questo ha fatto la differenza. Questo ha creato l’inizio dei movimenti di attivisti del Web, che ora hanno avuto piena legittimazione ad agire mediante queste nuove modalità, ma soprattutto hanno avuto piena visibilità e totale indipendenza economica. La vittoria di Obama è stato come prendere un enorme macigno e metterlo su tutte le vechie idee. Tutti lo hanno capito. Ed ora si adeguano.

All’inizio di quest’anno la International Telecommunication Union, dichiarava che 1 persona su 2 al mondo possiede un telefono cellulare. Dati vecchi e limitati. Presto raggiungeremo la quasi totalità delle connessioni mobili grazie alla crescita esponenziale della richezza in paesi come India, Cina, Brasile, Russia e dei più promettenti stati africani. Il segnale arriva dai dati che ci confermano che negli ultimi sei anni è notevolmente cambiata la proporzione tra i possessori di cellulari nel mondo economicamente sviluppato e dei Paesi emergenti: nel 2002 i Paesi ricchi avevano 10 volte i telefonini possedute dagli abitanti del resto del mondo, ora la proporzione si è riodotta a sei. Il trend continuerà ad essere questo.

La TV è e sarà sempre più il media principale. La differenza sta nell’evoluzione dell’ecosistema della conversazione. Qui mi fermo perchè credo che questo sia un punto cruciale.

Fin dai tempi del primo mezzo di comunicazione di massa (il passaparola – e non la stampa come molti ancora credono-), si sono create delle distinzioni, separando i media per caratteristiche di canale e modalità di fruizione. Stampa, cinema, radio, televisione e Web, hanno rappresentato da I canali di comunicazione. In un ottica moderna, l’errore in questa frase è tanto piccolo quanto sconvolgente.

Questa caratteristica di indipendenza mediale, di autonomia economica (dall’economia della replicazione lineare alle forme non-lineari di monetizzazione via internet) e di indipendenza strutturale, mai prima d’ora messe in discussione, oggi stanno modificandosi radicalmente, si stanno assottigliando così tanto che non ha più senso parlare deI canali di comunicazione.

La comunicazione si sta evolvendo in un modo così silenzioso e preponderante che sarà difficile parlare di media diversi, ma di network mediali (di cui già si ha qualche avvisaglia). I network in questo senso, sono gli insiemi di media che costituiranno sempre più le piattaforme di informazione globale che includeranno la comunicazione a livelli diversi, aprendo la strada all‘era della Transmedialità.

In questo senso, la cross-medialità era un’avvisaglia. Più che “adattarsi a” o “sovrapporsi a” (crossmedialità) stiamo parlando dell’ “essere” (transmedialità), una modalità di creazione, fruizione, distribuzione e monetizzazione molto diversa.

Quelli che ho brevemente citato all’inizio del post, sono fenomeni che in quest’ottica faranno la differenza: la socialità, la mobilita, ma anche e soprattutto nuove modalità di socializzazione in mobilità. Di sicuro però questi sistemi sono catalizzatori di target specifici sui quali agiranno le strutture transmediali.

Essere transmediali significa essere verticali e non a caso prima parlavo di network mediali. Con network, infatti, si definisce una rete di elementi messi in relazione tra di loro da uno o più fattori comuni che però sono definiti dall’alto e non dal basso (come si credeva qualche anno fa).

Una rete creata grazie all’integrazione digitale (quindi l’aspetto tecnologico) e all’integrazione concettuale dei principali media (TV, Telefonia e Web). Anche se con un aspetto stutturale ancora “rozzo”, il miglior esempio di transmedialità è stato il Network mediale Obama durante la sua campagna elettorale.

Non fermatevi a guardare il suo messaggio mediato dai media che lo hanno diffuso. Andate oltre. Andate alla costruzione della campagna e del messaggio. Quello che ha fatto Obama è stato appunto questo: creare il suo network mediale e diffondere il suo messaggio, il suo contenuto in un misto di informazione e partecipazione (in realtà non così tanta se proporzionata a tutta la campagna), utilizzando gli “attivisti” non per creare il messaggio, ma per amplificarlo tenendo presente che il pessaggio dominante era sempre lo stesso, arrivava dall’alto, era assolutamente definito e rigido ed era intriso in ogni singola cosa che l’ex-senatore faceva.

Qualcuno pensa che siano in atto tante piccole rivoluzioni. La realtà è che queste stanno convergendo tutte.

Chi è pronto ed “è nuovo” avrà successo. Chi “si adatterà” alla novità avrà una vita breve o molto, molto difficile.

UPDATE:

Qui e qui, ulteriori approfondimenti.

Transmedialità: l’ “essere” del futuro prossimo