Si tratta del sequel della famosa serie TV che ha incollato alla TV milioni di telespettatori in tutto il mondo. L’episodio uscito in questi giorni negli USA è in sostanza un film TV che può fungere (in base al gradimento riscontrato) da episodio pilota di un nuovo telefilm da trasmettere nel corso della stagione televisiva 2008/09.
L’ho appena finito di vedere.
Premetto subito che la serie originale rimarrà sempre un pilastro fondamentale della storia dei telefilm di successo e quindi ogni mio pensiero non può prescindere da questa consapevolezza.
La puntata pilota mi è piaciuta, tranne un po’ nel finale in cui mi è sembrata forzata la scelta di voler spingere verso la serie TV.
Cercare di esprimere giudizi senza spoilerare però è impresa ardua e degna solo di un personaggio che fa questo di mestiere (tra le altre cose s’intende) e che proprio di un auto porta il nome. Vi dico solo che la macchina scelta per questa serie è una di quelle auto che se guidata mi porterebbe a riconsiderare drasticamente il concetto di automobilismo. Siamo nell’ambito del mio personalissimo olimpo automobilistico e più che un ferrari o una lamborghini, il mio sogno a quattro ruote da diversi anni è proprio un’antenata di questa splendida vettura. Mi riferisco alla Mustang Shelby GT500 del 1967.
Oddio, la nuova Mustang non è mica da buttar via, ma il rombo del motore Mustang del ‘67 è unico.
Ecco, se c’è una cosa che questo telefilm fa bene è mescolare la vecchia tradizione automobilistica sportiva, le nuove tecnologie, l’azione, la velocità, il giusto sentimentalismo e quel mitico motivetto canticchiato da tutti coloro che sono cresciuti negli anni ‘80 durante le prime guide dopo aver preso la patente, rimodernando quella che è stata una serie TV passata alla storia.
Non vi aspettate però una serie ai livelli di Lost, Heroes (a proposito che fine ha fatto?), Prison Break o Dexter, ma se da piccoli passavate i pomeriggi a casa aspettando che iniziasse “Supercar” non potete perdervela.
Eccovi la sigla con “Kitt” all’azione. Ora ci manca solo McGyver versione 2050 e siamo apposto per un’altra ventina d’anni.

Li chiamano camp, ma sono in realtà dei meeting veri e propri in cui gli uomini delle rete abbandonano per una volta il loro mondo virtuale per incontrarsi di persona e affrontare problemi e piaceri di internet. I temi posson andare dei blog alla messaggistica sociale, agli argomenti di fondo della medialità. Uno dei “camp” più strani e interessanti e che sicuramente richiamerà l’attenzione dei media e degli appassionati si svolgerà a Savona e avrà come titolo «LostCamp», in programma a Savona e sulla spiaggia di Spotorno il 17 e 18 maggio prossimi, incentrato sulle serie televisive più famose (da qui il titolo) e sull’ evoluzione del media televisivo. Savona, quindi, patria del guru televisivo Carlo Freccero e di altri nomi importanti dell’olimpo tv e della critica (Antonio Ricci, padre di Striscia è della vicina Albenga, Aldo Grasso il più importante critico e esperto di radio-tv, pur essendo di Dogliani è cresciuto a Savona, per non parlare poi del critico cinematocrafico e televisivo, Tatti Sanguinetti, savonese purosangue) si appresta a vivere una intensa stagione legata a internet, al mondo dei media e della televisione….



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