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Come se l’avessi scritto io

Avviso: oggi mi sono svegliata un po’ polemica (ho anche le mie ragioni, ma ve le risparmio).

Della rete mi piacciono molte cose. Non la abito come vorrei, soprattutto negli ultimi mesi. Però, come ho detto tante volte, da qui sono nate belle amicizie, da qui mi vengono tante idee e suggerimenti, ecc… Questo, quindi, lo lascio sullo sfondo.

Però della rete (in realtà dei blog, più che della rete), ci sono anche parecchi aspetti che proprio mi infastidiscono.
In ordine sparso:
- il racconto attraverso i link delle serate o giornate passate con blogger famosi: se voglio dire conosco x, perchè farlo attraverso giri di parole, o racconti tipo “meno male che x-link- mi ha girato lo zucchero nel caffè ieri -link-?
- il formalismo: ho sempre pensato che la forma conti. Studio comunicazione, so bene che esiste un piano del contenuto e uno della relazione, che la comunicazione scritta necessita di altre forme per far passare l’aspetto emotivo ecc.. Lo so, giuro. Ma trovo che i blogger si mettano molto meno in discussione di quanto dicono di fare, e siano molto meno aperti alla discussione e alla dialettica di quanto dichiarano. Come nel mondo off line, d’altra parte, solo che lì non si finge il contrario. Di questo ne ho parlato di persona con alcune persone, ma nessuna di loro mi ha convinto. Continuerò a fare commenti critici, se non sono d’accordo sul contenuto (sulla persona non mi permetto), e continuerò a farlo senza per forza mettere mille indizi sul fatto che non sto mandando a quel paese o alzando la voce. Se si fraintende, mi dispiace. Le lettere personali, invece, quelle sempre via mail.
- l’autoreferenzialità, che si sposa malissimo con la retorica dell’apertura, portata avanti spesso mediante la metafora del link. A me pare che spesso invece prevalga la chiusura, data dal crogiolarsi nel divario di competenze, di linguaggio, o semplicemente, di ex classifiche.
- la discriminazione concettuale dentro/fuori (on line/off line): quando si parla di politica, per esempio.
Secondo me possiamo star qui ore a raccontarcela su quanto sarebbe giusto, ovvio, scontato che la politica fosse conversazione, partecipazione, dal basso, ecc… Di fatto le logiche dei media tradizionali sono molto più che rappresentative dell’opinione politica degli italiani (ved il successo della lega) Forse, invece che riflettere su quanto sarebbe meglio avere le brioche alla marmellata di ciliegia (con tanto di link), molto meglio di quella all’albicocca, ci si potrebbe impegnare di più a capire come fare ad avere il pane.
- il resto, sempre contorno: il caso di Al Gore a Current. Va bene, non sono stati abbastanza “2.0″. Alla faccia dell’essere riduttivi. Marmellata all’avocado di marte.
Oggi sono polemica, niente link.
Commenti, se ci sono, pubblici please

http://valelandia.blogspot.com (senza link ovviamente). :)

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In loving memory: 25 aprile 1945

“Un’adunata spontanea e collettiva: un movimento di popolo, una iniziativa di popolo”: così definisce Calamandrei la Resistenza. Non solo quindi una guerra di volontari. E questo moto popolare sbocciò subito, alla notizia dell’armistizio dell’8 settembre, malgrado l’ignavia e il criminale disinteresse per il popolo e per l’esercito manifestati dal governo Badoglio e dalla monarchia complice del fascismo.

Già il 9 settembre a Porta S. Paolo a Roma, popolo e granatieri di Sardegna combattono (e muoiono) affrontando i paracadutisti tedeschi. La divisione Acqui a Cefalonia vota la resistenza all’ordine di resa emesso dal comando germanico, combatte per una settimana, viene massacrata (oltre 6.000 fucilati dopo la resa) mentre le divisioni Venezia e Taurinense in Jugoslavia costituiscono la divisione partigiana “Garibaldi” che combatterà sino alla fine della guerra con la resistenza jugoslava.

Truppe italiane e popolo combatterono a Barletta, a Lanciano, a Matera, in Corsica con i francesi, a Piombino e in tante altre località mentre Napoli insorge e, solo con la forza disperata dei suoi abitanti, si libera dall’esercito tedesco che aveva progettato una resistenza ad oltranza nello stesso tessuto urbano. E’ la prima grande città europea che si libera da sé (27-30 settembre 1943) quando l’esercito nazista domina ancora, dalla Norvegia al Garigliano, dalla costa normanna all’Ucraina, comprese Grecia e penisola balcanica. La prima divisione partigiana (patrioti della Maiella) in Italia si costituisce in Abruzzo a ridosso della linea Gustav, disposta dai tedeschi tra il Garigliano e l’Adriatico a sud di Pescara.

Naturalmente procedendo verso il nord la Resistenza italiana assume aspetti sempre più articolati e coinvolgenti con il passare dei mesi e con una sempre più capillare organizzazione. Si è detto “iniziativa di popolo”. Non può essere diversamente poiché un esercito alla macchia che nell’estate 1944 verrà a coinvolgere oltre 200.000 “ribelli” e un numero di formazioni partigiane tra le 100 e le 150, non può sopravvivere neppure una settimana senza la partecipazione e il sostegno della popolazione che per questo scontò rappresaglie, deportazioni, massacri di civili inermi.

Fu un esercito di popolo, ma anche un esercito politico cioè improntato da scelte di carattere ideologico, magari confuse nella mente dei più giovani che avevano solo ricevuto l’educazione del ventennio, ma significativamente orientate dai vari commissari, dai più anziani ed esperti che avevano vissuto la lotta politica nei primi decenni del secolo o scontato la galera fascista o partecipato alla difesa della repubblica spagnola. E questo esercito non si limitò alle azioni belliche di sabotaggio delle comunicazioni, di attacco ai presidi fascisti o nazisti, ma costituì - fatto che ha del prodigio – il nucleo democratico attorno al quale si costituirono le prime giunte comunali, le prime espressioni di autogoverno nelle quali, per la prima volta in Italia, trovarono spazio anche le donne. Del resto le donne non furono assenti dalla lotta partigiana, ma presenti come staffette di collegamento e di supporto, come infermiere, come tutrici di ricercati, di ebrei, di perseguitati e in molti casi furono le donne stesse combattenti. Su queste basi fu possibile nell’estate del ’44 la costituzione di vaste areee libere, le cosiddette repubbliche partigiane: le valli piemontesi, Torriglia nell’appennino ligure, le Langhe, Montefiorino nell’appennino modenese, la Carnia, la cosiddetta repubblica della Val d’ Ossola, il Cansiglio e il Grappa. Furono zone ove si esercitarono le prime forme di autogoverno e persino in qualche caso, le elezioni democratiche.

Tutto questo fu possibile solo con la partecipazione di popolo e con la totale delegittimazione non solo dell’occupante nazista ma di quella sedicente repubblica sociale che il residuo fascismo di guerra aveva instaurato con il permesso dell’esercito tedesco. E’ per questo che neghiamo a quel regime ogni dignità rappresentativa. L’autorità di quel regime promanava solo dalle concessioni dell’occupante che, autonomamente, aveva già disposto l’amputazione di parte del territorio italiano, coatuendo con l’alpenvorland, comprendente le province di Belluno, Trento e Bolzano, una nuova regione germanica inglobata nel Tirolo e con l’Adriatiesche Kustenland comprendente oltre l’Istriae la Slovenia le province di Trieste, di Gorizia e di Udine un’altra regione germanica inglobata nella Carinzia austriaca. La repubblica di Mussolini accettò senza discutere mai i nuovi confini italiani e in tutti quei territori venne a mancare da subito, ogni parvenza di autorità legale italiana. Di quale mai difesa della patria potè mai fregiarsi la repubblica di Mussolini ?

Le forze armate che la R.S.I. riuscì, col permesso tedesco, a costituire , non furono mai, dico mai, impiegate contro i “nemici” eserciti anglo-americani che risalivano la penisola se si eccettua una breve permanenza del battaglione Barbarigo della X Mas sul fronte di Anzio e una poco più che simbolica comparsa di qualche reparto della “Monterosa” in Garfagnana negli ultimi giorni di guerra, contro il contingente brasiliano.

Tutte le forze militari e tutte le famigerate polizie autonome (bande Koch, Carità ecc., legione Muti, brigate nere, X Mas, Guardia repubblicana) ebbero solo e unicamente il compito di contrastare i partigiani, di eseguire rappresaglie in concorso con le SS tedesche, con ausiliari di varia provenienza etnica, di allestire campi di detenzione, di praticare la tortura sistematicamente, di cacciare e deportare ebrei. Rifiutiamo a loro il titolo di combattenti come si è tentato di fare recentemente da parte di esponenti parlamentari di destra e quindi nessuna equiparazione ai partigiani della Resistenza è mai possibile. La pacificazione è un processo politico che risale ormai a 60 anni fa, ad opera esclusiva della Resistenza che dopo 20 mesi di lotta durissima - nel cui computo vanno sempre ricordate anche le stragi naziste di inermi cittadini (Marzabotto, Civitella in Val di Chiana, S. Anna di Stazzema, padule di Fucecchio, Castello di Godego, Colle della Benedicta, Boves ecc. ecc.) – riuscì con l’insurrezionepopolare a liberare le città del Nord prima dell’arrivo alleato e a difendere e a salvare le fabbriche, le centrali elettriche, gli stessi porti di Genova e di Venezia.

La Resistenza ebbe infine l’altissimo merito di aver reso possibile la rapida ricostruzione del paese, avviata una rinascita politica con l’istituzione della Repubblica e l’elaborazione di una avanzata , democratica Costituzione. Tutte le forze politiche che avevano contribuito alla resistenza, da quelle marxiste social-comuniste alle forze laiche e risorgimentali repubblicane ed azioniste, dalle forze di ispirazione cattolica a quelle liberali, si ritrovarono nella Carta Costituzionale approvata, dopo oltre un anno di discussioni aperte e democratiche, quasi all’unanimità (453 sì e solo 62 no nonostante la già avvenuta distinzione tra una maggioranza governativa e una minoranza di opposizione).

Difendere quella Carta e con essa il valore della Resistenza è oggi un imperativo morale prima che politico

Francesco Scattolin

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Una piccola considerazione sul risultato elettorale

 

 

Il pericolo non viene da ciò che non conosciamo,

ma da quello che crediamo sia vero

e invece non lo è.

Mark Twain

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Il sorpasso

I kilometri che dividono Potenza da Rivello non sono tanti e se percorsi ad una velocità moderata ci si impiega un’ora e qualche minuto. Così ieri dopo due inizitive in città ed un comizio con il sindaco di Potenza divisi in due macchine ce ne siamo andati a Rivello per chiudere la campagna elettorale con un comizio in vecchio stile. In una macchina Elisabetta (Zamparutti), Sergio (D’elia) e Roberto (Speranza), nell’altra Enrico, Luigi ed Io. La Basilicata presa dal lato occidentale si intreccia con la Campania e allunga le mani alla Calabria per poi rientrare in se stessa. Rivello è un paesino di poche anime, ed ancor meno elettori, e dove una lunga e sana tradizione socialista ha accompagnato questo piccolo borgo a cavallo dei due secoli. In Basilicata sono tanti i posti dove la buona e la bella politica si è fatta e si continua a fare, la politica fatta di cose concrete, di azioni piccole me necessarie ed utili. La politica umile e mai aggressiva, quella che avvicina le persone e che le ascolta. Sono convinto che Elisabetta e Sergio torneranno a Roma con in testa il belvedere di Rivello, con la sua bellezza mozzafiato. Io torno a casa con la cosapevolezza che questa mia regione ha dentro di se una bellezza unica ed un sorriso che neanche il mare sa di avere. E la bontà della sua gente, la saggezza e la schietezza dei suo modi e la semplicità della sua vita sono cose che non hanno prezzo e non hanno paragone. I sogni. le speranze, le aspettative, le attese che si incontrano nelle piazze lucane e che si incorciano con il Partito democratico mi danno ancora una volta in più la sensazione che questo modo di vivere, questo modo politico di vivere così appasionato, tenace, deciso, concreto è davvero uno dei modi migliori per riempire degnamente una vita, che fa sentire vivi.Mancano poche ore all’apertura dei seggi e manca davvero poco al sorpasso definitivo della Pdl. I sondaggi non sono disponibili ma qualche voce amica ci fa capire che è possibile la rimonta ed il sorpasso. meno2? meno4? Quanti punti di disitanza? Domenica e lunedì siate coraggiosi, girate pagina e scommettete sul Partito Democratico e su Walter Veltroni. La competizione è tra questi due leader, ogni voto che non va al Pd va a rafforzare il principale esponente dello schieramento a noi avverso. Siate saggi. [...]

via Sergio Ragone

Non mi va di aggiungere niente a queste splendide parole e a questa splendida storia. Chi vuole però può guardare cosa è successo a Matera durante la visita di Walter. Mi hanno raccontato che c’era più gente che alla festa patronale.

Siate coraggiosi. Voltate pagina.

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On the road

Quello che mi sta capitando questi giorni è strano. Non ricordo di essere mai stato così. Soprattutto emotivamente. L’ansia e la paura di perdere un occasione importante mi sta portando ad un po’ di malessere emotivo. E’ strano visto che molti lo definirebbero solo un lavoro. Un lavoro che personalmente aspetto da molto tempo.

Ed ora è lì. E’ come un treno che non passava più ormai da anni e che ora è lì di fronte a me.

Vorrei salirci su ed assaporare il gusto di quel viaggio. Vorrei poter gustare la compagnia, il paesaggio e l’avventura, consapevole che tutto quello che passa non sarà passato invano, ma ora mi tocca attendere sperando di non peggiorare tutto con quest’ansia che esce fuori solo nelle occasioni importanti.

Attendo.

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WWW ovvero Why? Why? Why?

[...] Internet è cambiata molto in questi ultimi anni: non si può continuare a considerarla come si faceva tempo fa, vale a dire un luogo aperto, fortemente collaborativo, molto centrato sui contenuti, autoregolamentato e molto meno focalizzato sugli aspetti più marginali e meno concreti. Oggi esiste una massa critica minima che è stata definitivamente superata e che non consente più atteggiamenti libertari e di semplice empatia che erano possibili (e che ci piacevano molto) in rete un decennio fa . [...] Anche i rapporti interpersonali in rete sono mutati, almeno quando si esce da ambiti molto piccoli e omogenei. Sempre più spesso Internet richiede cautele formali e precauzioni minime che siamo abituati ad applicare da sempre ai nostri rapporti sociali nella vita reale. Il problema è che accade spesso che ce ne si dimentichi, specie se si frequenta Internet da molto tempo. [...] Lo stesso destino sembrano avere i pochi esperimenti davvero internet-like che sono nati in questi anni nella rete Italiana. Blogbabel era certamente uno di questi e non meraviglia troppo che alla fine le tensioni accumulate abbiano superato il limite di rottura.

La conclusione che si potrebbe trarre da questo esempio sembrerebbe piuttosto amara: nel momento in cui servizi amatoriali nati su Internet escono da una dimensione minima, quando iniziano a richiedere tempo ed attenzioni, quando vengono sottoposti alle critiche degli utenti del servizio, hanno solo due possibili alternative: diventare servizi professionali e come tali costruire una barriera tecnico-comunicativa minima fra se stessi ed i propri utenti o spegnersi all’interno di rapporti che sono solo fintamente paritari ma capaci ugualmente di consumarli dall’interno.

tratto da qui.

Allora non sono il solo a farsi delle domande su chi siamo e dove andiamo.

Quell’uomo è capace di cogliere nel segno molto più di Phil Taylor e tutto ciò è tremendamente strano. Sembra che molti di quelli della vecchia guardia, nonostante blogbabel (ricordo da blogger di aver vissuto bene anche prima della sua nascita) stiano vivendo un momento empatico 2.0 importante. Tutti a fare pensieri sul perchè. Sembra di essere tornati all’età di 5 anni, quando la curiosità nell’uomo inizia a manifestarsi nella sua forma più fastidiosa. Che sia l’effetto elezioni?

Riaffiorano con ancora più forza i cattivi pensieri che ho in mente da un po’ e inizio ad essere intollerante ad alcuni atteggiamenti.

Saranno le solite allergie di primavera.

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