La fotografia non mostra la realtà, mostra l’idea che se ne ha
Di sicuro non sono un fotografo. Di sicuro non so cosa significa essere un vero fotografo. Non conosco bene le tecniche, gli strumenti, la storia di quest’arte.
Eppure mi piace da morire, mi affascina, mi emoziona e sono convinto che Neil Leifer avesse ragione a dire che la fotografia non mostra la realtà, mostra l’idea che se ne ha.
Lasciando da parte per un minuto la tecnica, gli strumenti e l’esperienza, credo che esprimere il mondo attraverso qualcosa (la pittura, il disegno, la scrittura, la fotografia, il video, ecc..), vincola a descriverlo secondo la propria soggettività. Se quindi quel mondo viene rappresentato così come lo si è visto, allora, quella rappresentazione merita di esistere. A prescindere da cosa si utilizza per rappresentarlo.
In un post precedente, nei commenti rispondevo a proposito di questo:
In alcuni casi ho il timore che le nuove tecnologie della fotografia, stiano potenzialmente distruggendo la poetica espressa dalle cose e dalle persone che ci circondano. L’accesso a prodotti di qualità da parte delle “masse”, sta portando ad una sorta di livellamento dell’immagine permettendo a chiunque di avere ottimi risultati.
La professionalità certo è un’altra cosa e si percepisce chiaramente, ma ho come la sensazione che si stia perdendo quel luogo di incontro di energie ineffabili che esplodono nell’espressione, cioè in qualche cosa di asimmetrico, di individuale, di impuro e di composito. Il contrario del tipico o dell’usuale. Insomma, ciò che rende unica ogni cosa.
Quel luogo è la nostra anima, il fulcro della nostra espressività.
In questo senso la creazione intesa come la costruzione semiotica di un messaggio che deriva da quel “luogo”, non ha bisogno di ricercare la perfezione. Se mai ha bisogno di fare un passo indietro alla ricerca della imperfezione, dell’impurità, del primitivo. Dell’unicità, appunto.
Per fare questo lo strumento è solo il mero mezzo con il quale un artista di qualunque tipo riesce a materializzare l’immagine che ha in mente o che sente nell’anima.
Lo strumento, a questo punto, diventa solo un “problema” che si interpone tra lui e la realizzazione della sua idea.
E’ per questo che continuo a sostenere che in questo caso lo strumento non conta, che il risultato è il frutto di un operazione ben più grande.
Un operazione appunto che nasce e si sviluppa nella testa e nell’anima di chi crea l’opera.
Con molta umiltà ho provato a mettere insieme quello che vedo attorno a me, nel modo che io ritengo essere il migliore per esprimere quello che vedo.
Il riultato è il mio portfolio personale, frutto del contenuto sul mio account di Flickr.
Di seguito un anteprima di quello che ci troverete:
Il mio portfolio: http://portfolio.estrablog.net
Il mio profilo su Flickr: http://www.flickr.com/photos/rugla/











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