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Ancora su Sterling e Matera

Francesco ha tradotto il video di Bruce Sterling su Matera per coloro che hanno qualche problemino con l’inglese. Riporto la traduzione in modo da rendere partecipi anche coloro che non hanno capito invitando alla riflessione.

Bruce Sterling a Matera.

(0:44-1:15) Benvenuti a Matera, una delle piu ‘antiche citta al mondo. E’ un luogo che spesso e’ stato definito “senza tempo” ma in realta’ ha vissuto molti accadimenti. Suppongo che le cose piu’ importanti che siano accadute qui, siano accadute nella preistoria. E oggi, penso, ci troviamo nel periodo piu’ felice, piu’ prospero e piu’ ricco che Matera abbia attraversato in circa ottomila anni, quindi andiamo un po’ in giro per la citta’ e vediamo se riusciamo a capirci di piu’.

(1:25- 2:55) La problematica tradizionale di Matera sono state le risorse idriche. In origine, quando e’ stata fondata, c’era abbondanza d’acqua perche’erano zone ricce di foreste che non erano attaccate dal pascolo delle greggi, ma con il passare dei secoli, affiorarono alcune problematiche a riguardo. E difatti sono state queste problematiche ambientali, che hanno preservato Matera per noi.
Potete vedere in alcuni particolari oggi, il modo in cui strutture moderne si nascondono nel tessuto antico, come questa rete arancione, che e’ accanto a queste pietre moderne, chiaramente tagliate da macchinari industriali, che si introducono nelle vecchie pietre, tagliate a mano. Ma le cose che davvero mi intrigano sono proprio li’: due valvole idrauliche che sono state incuneate nel tessuto antico della citta’. Oppure potete vedere queste antiche pietre che sono state astutamente posizionate nel tombino per somigliare al disegno del selciato intorno che la citta’ aveva un tempo.
Sono aspetti pieni di contraddizioni e ossimori che davvero ci fanno capire il modo in cui viviamo oggi.
Oggi non abbiamo semplicemente la cultura. Abbiamo un’industria della cultura.
Non abbiamo solo il patrimonio. Abbiamo un’industria del patrimonio.
Non abbiamo solo citta’, ma abbiamo citta’ che sono come aeroporti; non abbiamo aree isolate, ma aree connesse.

(3:02- 4:12) Come ogni archeologo potra’ dirvi, la maggiorparte delle cose che ci sono state tramandate dal passato, lo sono state per caso e non volutamente. Cosi’ se io fossi un Domenico Ridola, un archeologo locale, del 21mo secolo, queste sono le cose che davvero apprezzerei: l’eredita’ dei tempi moderni. E direi: ai tempi del ventesimo secolo, e all’inizio del ventunesimo, producevano queste bottiglie di plastica dal petrolio, incredibilmente; e questa bottiglia di vetro, che all’epoca neanche riciclavano; e immaginate la quantita’ di liquido in questa anfora del periodo che poteva essere immagazinato o conservato quasi senza motivo, e che poteva contenere olio d’oliva o forse alcol, cibo del tempo, e c’e’ anche un po’ di rimanenza del liquido ancora. Ci sono evidenze storiche di tutti i tipi, tutte ammucchiate qui. Il problema del vivere in roccia e in grotte, e’che non si hanno posti dove mettere i rifiuti, e questo e’stato uno dei maggiori problemi di Matera per lungo tempo.

(4:25 - 5:23 ) Ma ci sono anche cose del ventesimo secolo , che non hanno alcuna giustificazione. Come quelle parabole satellitari bianche, o come lo skyline, disturbato da tutte quelle antenne, o la gru di acciaio vicino il campanile. Poi se sbirci li’nel mezzo, un’interessante sviluppo: un insieme di bandiere del mondo in mezzo alla citta’. E ancora: quali persone girano qui in mezzo? Se io fossi nel cuore medievale della citta’, le persone che davvero mi disturberebbero, sarebbero, naturalmente, i turisti. Qual’e’ il loro ruolo storico qui? Noi abbiamo musei su ogni cosa, ma abbiamo il museo del turismo? O il museo dell’industria culturale? Come il loro lascito si combinera’ con il passato?

(5:37- 6:58) Questa e’ la mia parte preferita di Matera, questo piccolo museo etnografico, dove e’ conservata intatta la casa di una famiglia. E il rischio maggiore che l’industria culturale o quella del patrimonio si prendono e’ che per salvare la casa cosi’ com’e', la famiglia che la abita va uccisa. La culla e’ vuota, mamma e papa’ non dormono piu’ nel letto, i vestiti pendono sul muro, misteriosamente indisturbati, e quel bel telaio, dove la mamma filava vegetali coltivati nei terreni, come il cotone, ora e’ tristemente fermo. Quella fisarmonica, posata sulla mensola, che mai piu’ produrra’ un suono felice. Nessuno usa piu’ la cucina e nessuno mangia quella pannocchia lasciata a seccare sul muro. Ma il personaggio piu’triste qui dentro, e’ quel mulo di plastica, sembra qualcosa come un monumento, e guardandolo non saprei cosa dire. Vorrei tanto vedere qualcuno vivere qui, e fare di nuovo rivivere tutte queste cose.

(7:15 - fine) Ho voluto terminare questo video su Matera, nella mia camera d’albergo, perche’ qui ci sono delle importanti lezioni per noi.
Questa piccola camera si trova a Matera, ma non le appartiene.
Potete vedere questi begli archi a tutto sesto, che si intersecano sotto la roccia naturale, e possiamo dire che tutti i problemi che i materani hanno vissuto nella storia, qui sono stati risolti: ho una bellissima doccia calda, da cui posso prendere tanta acqua quanto mi pare, ho una televisione vicino il letto, ho luci elettriche, ho il riscaldamento, ho tutte le comodita’ moderne, ma in un “pastiche”. Questo non e’ un caso. E’stata messa molta cura per costruire questo posto. La mia domanda e’: cosa accade fra cento anni, quando anche io, il turista globale di passaggio, saro’ una figura storica? Quando anche io saro’ parte del passato e parte del passato di Matera e del suo patrimonio? Come si comporteranno le persone con questo aspetto?
Se c’e’ stato un secolo di industria culturale, quella a’ la sua cultura. E’come se la parodia e il “pastiche” in qualche modo devono affondare le radici, devono trovare la loro vitalita’, ci devono dare un significato, e devono essere qualcosa di cui i nostri posteri non devono essere scandalizzati nel vedere. Questo e’ quanto ho da dire in questa piccola presentazione. Arrivederci da Matera.

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Trasformare i problemi in opportunità

A Matera ormai regna la rassegnazione. Probabilmente i passeggeri lucani continueranno ad aspettare a lungo, ma mentre qualcuno approfitta dei vari ponti creati e mai utilizzati, per fare bunging jumping, sarebbe un’ ottima cosa se si riuscisse a sfruttare il pecorso abbandonato della ferrovia per creare un ulteriore occasione di sviluppo turistico. A Matera sarebbe ideale considerato che la “ferrovia” parte dalla città ed attraversa diversi parchi e luoghi tanto importanti quanto in secondo piano (come la cripta del peccato originale) in un contesto naturalistico unico. Perchè non prendere spunto da chi già c’è chi lo fa?

Leggete di seguito:

Grazie al recupero dei vecchi tragitti ferroviari, oggi dismessi, è possibile riscoprire la bellezza dei nostri paesaggi. Serve solo una bici!

“Un trenino che va pianissimo, fa pùffete-pùffete e sparge fra i viaggiatori uno fummo buonissimo”. Così Carlo Emilio Gadda descriveva ironicamente il collegamento ferroviario Como-Varese, linea della rete delle Ferrovie Nord. Era in funzione dal 1885, periodo in cui i trasporti locali su ferro, soprattutto nel nord Italia, erano nel loro periodo di massima espansione. Nel 1966 la linea venne però abbandonata, e piano piano cadde nel dimenticatoio. La storia di questa ferrovia è pressappoco la stessa di altri 5.000 km di binari attualmente dimenticati nel nostro Paese, e che di giorno in giorno vedono aumentare il loro numero con la costruzione di rettifiche o varianti di percorso. La scelta come ben si sa, è quella di concentrare le tratte e di puntare sulle linee ad alta velocità.

Oggi in tanti casi è però possibile ripercorrere a piedi o in bicicletta l’itinerario di tante vecchie linee, su strade per lo più sterrate ma ben percorribili, riscoprendo accanto ai vecchi binari le bellezze del paesaggio. Questo grazie ad un’iniziativa dell’Associazione Italiana Greenways e di Co.Mo.Do.
L’AIG si occupa della realizzazione e della gestione di un “sistema di territori lineari tra loro connessi che sono protetti, gestiti e sviluppati in modo da ottenere benefici di tipo ecologico, ricreativo e storico-culturale”. Le Greenways sono un sistema di percorsi ricavati sia nella natura che in aree urbanizzate, dedicati a camminare o andare in bici e a cavallo, pensati per avvicinare le persone al territorio che le circonda.
Co.Mo.Do, Confederazione Mobilità Dolce, invece riunisce varie associazioni che si occupano di tempo libero e mobilità alternativa, formando un tavolo di discussione e proposte sulla mobilità dolce, per lo più pedonale e ciclabile, ma anche su tempo libero, turismo e attività all’aria aperta con mezzi e forme ecocompatibili. Co.Mo.Do vuole promuovere il recupero delle infrastrutture territoriali dismesse (ferrovie, strade, percorsi storici), per far sì che diventino percorsi alternativi alla mobilità ordinaria, sicuri perché lontani dal traffico, puliti perché non aperti a mezzi motorizzati e integrati con il trasporto pubblico.

Nella promozione di una rete nazionale di mobilità dolce rientra il progetto Ferrovie Dimenticate per il recupero delle infrastrutture ferroviarie dimesse e dimenticate. Fin dagli anni ‘50 l’abbandono della ferrovia ha seguito di pari passo la diffusione dell’automobile, che ha portato ad avere oggi solo in Italia circa 5000 km di binari abbandonati. Sul sito ferrovie abbandonate c’è un database in continuo aggiornamento che ne racconta la storia, lo stato attuale e gli eventuali progetti di recupero.
I tracciati che collegavano città e paesini in tutto il territorio nazionale sono un enorme patrimonio lasciato in balia del tempo: opere quali ponti, gallerie e stazioni, valenti da un punto di vista ingegneristico e architettonico e molto spesso collocati in punti paesaggisticamente pregevoli.
La tutela e il recupero di questo patrimonio ha due differenti vie di realizzazione. Da una parte la trasformazione di alcuni tracciati in percorsi pedonali e ciclabili (le cosiddette ex ferrovie ri-ciclabili), immersi nella natura e lontani dal traffico cittadino. Dall’altra, mettendo da parte l’idea che il treno sia solo per pendolari o ad alta velocità, il ripristino di ferrovie a fini turistici per riscoprire paesi e territori ora marginali ma in zone d’Italia tra le più belle e caratteristiche quando non addirittura in Parchi o Riserve Naturali.

Sulla scia di quanto già avvenuto con successo in altri paesi europei, quali Inghilterra, Francia, Belgio e Spagna, il progetto di valorizzazione delle ferrovie in disuso e la creazione di una rete di mobilità dolce costituiscono attualmente anche un progetto di legge presentato in Parlamento nel febbraio dello scorso anno.
Esistono già molti percorsi resi usufruibili, spesso molto vicini alle nostre città e facilmente raggiungibili, grazie a cui si può riscoprire e valorizzare il territorio e fruirne in maniera diretta avvicinandosi all’ambiente e al paesaggio che ci circonda.
Per scoprire dove in Italia: Progetto Greenways Italia
Per scoprire dove all’Estero: Associazione Greenways Onlus

fonte: http://www.yeslife.it

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Sentirsi un po’ a casa

Maratea da Second Life

I lucani in ascolto (per primi) e tutti quelli che sono lucani dentro, leggano (e partecipino) con molta attenzione.

Il post di Giuseppe su Ning

Apro questo thread soprattutto per il lucani, perchè molti degli altri partecipanti a Lucania Lab vengono già da esperienze importanti di Rete. Ma in fondo è un ragionamento che va per tutti, visto che alla fine ogni spazio sociale tende a costruirsi le proprie regole in funzione del modo in cui il gruppo lo usa. :)

1. Second Life o Non Second Life

Lo spunto inziale per cui è nato questo “ning” è l’isola lucana in Second Life ed un’esperienza di ricerca sulla comunicazione del territorio. Dietro c’è l’appoggio della Regione Basilicata (Dipartimento Attività Produttive, Politiche dell’impresa, Innovazione Tecnologica) e soprattutto dell’APT, che stanno investendo molto in un percorso di ricerca e innovazione.
Ma, soprattutto, c’è un gruppo di persone che questa ricerca la stanno facendo e la stanno supportando, in alcuni casi dimostrando un’attaccamento fortissimo alla Basilicata pur non essendo lucani. Avremo modo di conoscerci.

Per ricostruire la storia dell’isola e della ricerca, si può partire da qui
o da qui.

Per conoscere meglio il progetto Lucania lab in Second Life si può partire da qui
e da qui. :)

Per quelli di voi che non hanno mai usato Second Life e vogliono cominciare o sono curiosi, abbiamo predisposto questo primo aiuto. Correte ad iscrivervi. Se avete necessità di essere aiutati con i primi passi, Elena saprà guidarvi.

Ma il passaggio, vero, importante, è che Lucania Lab ha in Second Life lo spazio del “fare” e “dell’agire insieme”, non si esaurisce in Second Life e non è un progetto nato solo per Second Life.

Il social network dei Lucani.

E’, credo, un’occasione importante per costruire uno spazio operativo per i lucani, connessi tra loro e con altre intelligenze della rete. Come si dice, lo sviluppo locale e territoriale non si fa senza il territorio. Quindi può essere un’occasione per crescere insieme, organizzarci e fare cose. Per questo motivo sarebbe utile cercare di far convergere qui quanti più di noi riusciamo, per avere quella massa critica che ci consentirà di fare e pensare cose belle, anche con le Istituzioni.

(senza dimenticare il cazzeggio, che pure è una parte sostanziale dell’aggregazione, e che da queste parti -credeteci- è una filosofia di vita) :)

Un commento di Giovanni al post:

Il lavoro che stiamo facendo con LucaniaLab è stato ben messo in luce dalla discussione aperta da Giuseppe. Io provo a chiarire il mio punto di vista per discuterlo assieme.

L’asse portante io lo vedo collocato sul progetto di innovazione e sperimentazione di comunicazione territoriale e di valorizzazione della creatività e delle risorse territoriali anche in chiave transterritoriale (e visto che siamo qui metaterritoriale).

Quindi: lucani e non solo, basilicata e non solo, SecondLife e non solo.

Per tale motivo ha per me senso il melange fra lucani e non lucani “dentro” un territorio che è un nuovo spazio dell’abitare contemporaneo. Uno spazio della comunicazione che esprime i due spazi dell’abitare oggi emergenti e in cui collocare i vissuti di vite che sono anche (e sempre più) mediate e online.
Questi spazi sono:
1. i social network (ecco perché quindi questo ning);
2. i mondi on line (ecco perché LucaniaLab su SecondLife).

La chiave di lettura è quindi per me l’innovazione, la natura metaterritoriale e lo sviluppo di relazioni sociali fondate sulla “iperabilità”.

La sensibilità di una amministrazione pubblica, come la regione Basilicata e l’APT, nel lavorare su questa direzione mi sembra indicativa di un mutamento prezioso.

Un commento di Ginevra che riassume tutto:

Quel che mi colpisce di Lucania Lab e’ che ti parla.

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Barcellona - La Rambla

La rambla - madre natura

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Arriva la festa dei materani

“La festa dei materani” è un interessante esperimento, unico nel suo genere, che ci introdurrà nell’atmosfera della festa più importante della città di Matera, facendoci rivivere l’edizione 2007 della Festa patronale in onore di Maria SS.della Bruna come mai prima d’ora.
Egghia! infatti ha raccolto i video filmati dai materani, gente comune o professionisti, durante la festa ed in particolare del 2 luglio. In molti ci hanno prestato le loro immagini, curiose, originali, inedite, sia amatoriali che professionali.

Nella serata del 18 giugno sarà proiettato il film sulla festa del 2 luglio, realizzato dalla selezione di più di 40 ore di immagini esclusivamente realizzate dai materani stessi: si potrà così vedere per la prima volta la festa attraverso gli occhi della gente che vi partecipa.

La tecnica di montare immagini amatoriali riprese dai partecipanti non è mai stata utilizzata prima d’ora per una festa patronale. È il modo migliore per cogliere del 2 luglio gli aspetti più veraci, più insoliti e con una copertura pressocchè totale e simultanea.

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Sigur Ros - Eighteen second befor sunrise

Apprendo da Pandemia

I Radiohead hanno fatto scuola e tutti a seguire, per la gioia degli amanti della musica. Dopo Coldplay ora è il turno di Sigur Ros a lanciare il nuovo lavoro con la distribuzione gratuita online del singolo Gobbledigook. Non c’è solo il semplice brano scaricabile ma una strategia di marketing per agevolare il passaparola con un apposito widget. Da copiare sul proprio profilo MySpace, Facebook, Hi5 o sul proprio blog, il widget contiene il brano, il videoclip, un backstage e un album di foto scattate sul set del videoclip, insieme ad un aggiornamento dal blog dei Sigur Ros.

Dopo i Pink Floyd sono il gruppo che amo di più e che seguo fin dagli albori. Con questa mossa ancora una volta anticipano i tempi, anche se i Sigur Ros hanno da sempre messo a disposizione il download gratuito dal loro sito di video, mp3 e concerti. In una sezione del sito addirittura, ci sono le istruzioni su come impostare emule per scaricare la loro musica. Questo la dice lunga sulla mentalità di questi ragazzi islandesi.

Insomma, sono sempre stati all’avanguardia e lo sono ancora, così come lo è la loro musica.

Approfitto per ricordare che hanno annunciato il loro tour italiano e che i biglietti sono in vendita qui. Non mancate! Io non mancherò di certo l’occasione di rivivere un loro concerto che, credetemi, è un esperienza unica.

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