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Imparare da coloro che ignoriamo

Durante la recente conferenza di Steve Jobs per il lancio dell’iPhone 3G la cosa che mi ha sopreso di più è stata la quantità di paesi “non occidentali” in cui il telefono della Apple verrà distribuito. Ho trovato questa cosa straordinaria.

Quelle che per noi sono applicazioni “divertenti” o futili, in luoghi come l’Africa o il sud America possono risultare di straordinaria e fonamentale importanza.

Pensate alla quantità di cose che si possono fare grazie alla possibilità di muoversi e georeferenziare i contenuti su una mappa tramite il GPS integrato in paesi come la Guinea, il Mali, il Botswana, il Cameroon, il Niger, il Macau,il Keya,  il Senegal oppure il Perù o la Colombia (tanto per citare alcuni dei paesi in cui il telefono della Apple arriverà in luglio).

In questi paesi, ripeto ancora, l’abbattimento del digital divide passa dalle tecnologie mobili proprio perchè mancano quasi del tutto infrastrutture di telefonia fissa, e quindi manca l’internet via cavo.

Le molte applicazioni sviluppate sui cellulari permetteranno alle economie dei Paesi africani di svilupparsi più rapidamente, come hanno dimostrato in questi ultimi due anni progetti delle principali organizzazioni non governative. Servizi di comunicazione via cellulare che hanno contribuito ad accrescere la produttività delle comunità rurali in Uganda, o i primi servizi di pagamento tramite cellulare che diventano preziosi strumento per i piccoli commercianti di Sud Africa, Senegal e Kenya. Non un modo per connettersi a internet, o almeno all’internet come la conosciamo noi, anche perchè il parco telefoni disponibile nei Paesi emergenti non è certo di ultima generazione. Ma un modo per mettersi comunque in comunicazione con gli altri, il che aiuta non solo l’economia, ma la costituzione stessa di una società.*

Il 58% delle persone che possiedono un cellulare vive in Africa. Una delle ragioni di questa diffusione è il grande mercato dell’usato. Molti di questi telefoni, scartati dai mercati europei o giapponesi perché ormai fuori moda o perché soppiantati dai modelli di ultima generazione, vengono inviati ai paesi in via di sviluppo. In Gran Bretagna, ci sono voluti 15 anni perché i telefoni mobili riuscissero a superare quelli fissi, mentre in Tanzania questo ricambio è avvenuto in 5 anni. Se la diffusione della telefonia mobile continuerà con questo ritmo si pensa che nel 2010 i cellulari in circolazione saranno 4 milioni.

Per venire incontro a questo nuovo mercatogli operatori si stanno attrezzando con particolari proposte confezionate sulla base delle necessità degli abitanti di quelle zone.

Le principali aziende telefoniche mondiali offrono ai propri clienti la possibilità di ricevere denaro contante anche nelle zone più remote del continente, grazie a un semplice messaggio di testo.

Molti africani che vivono nelle zone rurali dipendono infatti dal denaro inviato loro dai familiari che lavorano nelle città, ma spesso devono percorrere centinaia di chilometri a piedi prima di riuscire a entrare in possesso del contante. In Kenya, ad esempio, chi lavora in città si affida agli autisti degli autobus per far arrivare il denaro ai propri parenti. Anche chi ha un conto corrente in banca, oggi pochissimi rispetto ai 950 milioni di africani, non dispone facilmente del proprio denaro a causa della mancanza di sportelli nelle zone di campagna. Se gli sportelli bancari sono rari, i telefoni cellulari sono invece ormai milioni, per cui le compagnie di telecomunicazione stanno favorendo la trasformazione del cellulare da semplice ricevitore di chiamate a uno strumento capace di trasformare l’economia africana. I servizi noti come “mobile banking” o “m-banking” consentono infatti di trasferire contanti attraverso un semplice messaggio di testo, facendo affidamento sulla rete di rivenditori locali, che già vendono le carte di ricarica telefonica, per la consegna del denaro.

Lo scorso marzo, l’azienda Orange, di proprietà di France Telecom, ha lanciato il servizio ’Orange Money’ nella Costa d’Avorio, dove solo il 7% della popolazione ha un conto corrente. I clienti possono depositare il denaro utilizzando la rete di rivenditori locali e inviarlo con un sms a persone registrate come clienti della stessa azienda, che lo ritirano poi dal rivenditore più vicino. La Vodafone ha lanciato lo scorso anno in Knya il servizio M-Pesa e oggi conta oltre due milioni di clienti. Orascom, che opera in Algeria, Tunisia, Egitto e Zimbabwe, ha annunciato l’intenzione di avviare presto l’m-banking, mentre il principale operatore di telefonia mobile del continente, MTN, ha già avviato le operazioni di mobile-banking in diverse aree del continente, tra cui il Sudafrica.

Stando a quanto riportato dal Guardian, presto comincerà a operare sul mercato africano anche la principale azienda di m-banking mondiale, Monitise, che ha sede nel Regno Unito. Lo scorso maggio ha infatti siglato l’accordo con l’organizzazione “Made in Africa”, che sostiene lo sviluppo del continente, per operare in Uganda, Tanzania, Ruanda, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Sudan, Kenya e Zambia.* (per approfondire clicca qui)

Questi apparati promuovono inoltre le piccole imprese come nel caso delle comunità rurali dell’Uganda, del Senegal o del Kenia. In questi paesi in via di sviluppo, dove le distanze sono realmente enormi, dove il mercato della telefonia fissa è stagnante e un grande fetta della popolazione non ha modo di comunicare, i cellulari facilitano molto la vita alle persone che lavorano. E’ il caso dei venditori al mercato o dei pescatori che utilizzano il cellulare per sapere dove si trova la verdura al prezzo minore o quale nave attraccherà per prima al porto e che tipo di pesce trasporta. Tutti modi sorprendenti di utilizzare questi piccoli apparati che in pochi anni sono diventati indispensabili per le nostre vite.

Se un pessimista è un ottimista che ha terminato l’apprendimento*, la sensazione che ho oggi dell’Italia è quella di un paese drammaticamente pessimista.

Credo che dovremmo imparare qualcosa da quello che sta succedendo in queste parti del mondo. Il problema del Digital Divide non è un problema a noi estraneo. Ci sono situazioni (che personalmente conosco molto bene) tanto nel sud quanto nel nord Italia che non possono prescindere dalla risoluzione di questo “nuovo male” per poter pensare di costruire un’economia solida e lungimirante.

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iPhone in Italia con TIM

La “telenovela” sull’arrivo di iPhone in Italia sembra ormai al termine (speriamo). Per voce della stessa TIM, i sospetti dei mesi precedenti, sono stati confermati. L’iPhone arriverà in Italia con TIM.

Ieri a Roma vi è stata la firma del contratto da parte di Apple e di TIM. Era presente l’amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè. Non abbiamo nessuna notizia ufficiale di data e prezzo ma vi è la conferma della firma del contratto.

Da alcune voci sembra che Apple sia riuscita ad ottenere un accordo piuttosto vantaggioso. Sia come percentuali di guadagno sia per i diritti commerciali. Ora non resta che attendere il comunicato ufficiale di Apple.

Probabilmente, in occasione del lancio dell’SDK, Apple comunicherà i nomi dei nuovi paesi in cui arriverà l’iPhone. Probabilmente il prossimo lotto vedrà oltre all’Italia, l’Irlanda e l’Austria. Questi ultimi due paesi sono stati confermati dagli amministratori di O2 (Irlanda) e T-Mobile (Austria).

Stranamente, nel firmware non compare nessun logo per Spagna e Svizzera. Negli ultimi mesi, entrambi i paesi, erano dati per certi. Ma siamo nel campo delle voci e solo in presenza di un comunicato da parte di Apple potremo sapere i dettagli.

È possibile che la conclusione dei contratti porti ad una commercializzazione entro l’Estate, probabilmente a Giugno: un anno dopo l’uscita dell’iPhone.

fonte: OneApple

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Cambiare lo status quo

A quanto pare Google ha in serbo delle belle sorprese per noi. La notizia sta facendo il giro del mondo, ma non tutto è chiaro

Scopriremo tutto soltanto il 12 Novembre, ma ne godremo solo nella seconda parte del 2008.

Nel frattempo fatevi un’idea:

“We have developed Android in cooperation with the Open Handset Alliance, which consists of more than 30 technology and mobile leaders including Motorola, Qualcomm, HTC and T-Mobile. [...] We see Android as an important part of our strategy of furthering Google’s goal of providing access to information to users wherever they are. [...] Our goals must be independent of device or even platform. For this reason, Android will complement, but not replace, our longstanding mobile strategy of developing useful and compelling mobile services and driving adoption of these products through partnerships with handset manufacturers and mobile operators around the world. [...]
It’s important to recognize that the Open Handset Alliance and Android have the potential to be major changes from the status quo [..]If you’re a developer and this approach sounds exciting, give us a week or so and we’ll have an SDK available. If you’re a mobile user, you’ll have to wait a little longer, but some of our partners are targeting the second half of 2008 to ship phones based on the Android platform.”

Maggiori informazioni qui.

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IPhone: invenzione dell’anno

Per il Time l’iPhone di Apple è l’invenzione dell’anno.

Ecco le motivazioni:

iPhone è bello: sono tantissime le compagnie produttrici di telefoni che mettono il design in secondo piano. Per la Apple invece resta sempre al primo posto..e il risultato si vede!
È touch-feely: il touch-screen era una tecnologia già esistente ma con questo dispositivo è stata sfruttata a pieno, resa semplice, intrigante e soprattutto funzionale.
Ravviva la concorrenza: gli accordi nati tra Steve Jobs e la AT&T nei quali la compagnia telefonica cedeva carta bianca per la costruzione del telefonino hanno suscitato le invidie degli altri produttori di cellulari che, adesso, iniziano a chiedere le stesse libertà.
Non è un cellulare, è una piattaforma: iPhone di candida a non essere solo un telefono ma bensì una vera e propria piattaforma quando, nel febbraio del 2008, verrà rilasciato un Software Development Kit (SDK), ovvero un insieme di strumenti che daranno la possibilità di realizzare applicazioni.
Grandi potenzialità per il futuro: fino ad oggi sono stati venduti 1,4 milioni di iPhone, è quindi facile intuire che questo sarà solo l’inizio di una lunga serie di modelli sempre migliori, esattamente come è andata con gli iPod. [*]

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Pronto? dove sei?

Quante volte avrete fatto questa domanda per telefono? Beh, in America pare abbiamo trovato il modo di riolvere il problema.

Il cellulare, come predetto da molti, si sta evolvendo a tal punto da non poter più essere definito solo un “telefono”. Oltre alle mille cose che già fa, negli Stati Uniti sembra che sia scoppiata un’altra moda. Sam Altman ha inventato infatti un sistema che è in grado di visualizzare sul display del terminale mobile il punto esatto della mappa in cui si trovano i vostri amici. La procedura è semplice, basta avere un gps integrto nel telefono o un antenna gps esterna. Ci si registra su loopt.com e si inizia a partecipare a questa social network condividendo non solo la propria posizione geografica, ma anche i propri locali preferiti o semplicemente i “posti” più amati, magari inviando una foto. Si possono ovviamente taggare i posti e creare degli eventi geolocalizzati sulle mappe digitali, il tutto nel rispetto della propria privacy.

Il desiderio di essere connessi, a quanto pare, passa anche da qui e gli americani ne vanno pazzi, anche se si stanno iniziando a porre delle domande sull’effettivo valore etico della cosa. Insomma, un conto sono gli amici ed un’altro è essere controllati dai propri genitori o dal coniuge, per non parlare poi del capo.

La tecnologia è sicuramente interessante, ma forse è giusto che rimanga solo un gioco.

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(i)Phone Generation

Mentre l’iPhone si avvia a diventare (presto) il telefono più venduto negli USA, pare che skype stia per annunciare il White Phone, un telefono creato in collaborazione con iSkoot in grado di sfrruttare il VOIP in maniera nativa. Non si sa se e come utilizzerà la connettività UMTS e a quali operatori si appoggerà. Sicuramente un telefono WiFi non ha molto senso nel nostro continente ed è chiaro che non si può prescindere dall’utilizzare la connettività dati degli operatori mobili. Ma a che prezzo? In Italia sappiamo bene che siamo messi maluccio, ma la particolarità di questo telefono è proprio questa. L’Italia sarà infatti tra i primi paesi a commercializzarlo insieme a Gran Bretagna, Hong Kong e Australia. Gli Usa, per ora, non sono nella lista.

Aspettare l’annuncio ufficiale e qualche dettaglio in più mi sembra un passo obbligato per lasciare un parere sul prodotto.

Mentre accade tutto questo Tim annuncia ufficialmente a Berlino che non sarà lei a vincolare l’iPhone in Italia. Oltretutto considerando che in Francia verrà lanciata una versione totalmente sbloccata dell’iPhone (causa leggi nazionali che vietano questi vincoli), è plausibile che anche in Italia venga adottata questa strategia (anche perchè questo ritardo nasconde sicuramente qualcosa), ma ancora non si sa niente di ufficiale.

Quello che mi chiedo da tempo è se ha ancora senso chiamarli “telefonini”. Si è banale, ma in effetti assodata la possibilità di poter contattare vocalmente qualsiasi individuo del pianeta (o quasi), sul lato voce l’unico grande passo in avanti è stato il VOIP. Questi terminali (sarebbe più corretto chiamarli così) ormai si stanno sviluppando in tutt’altro modo ed è diventato quindi etimologicamente sbagliato chiamare questi “cosi” in questo modo.

n.b.

Soliti problemi esistenziali del lunedì mattina.

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