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Sirdrake al Piùblog

Ancora sul rapporto tra giornalismo e blogger.

Siamo così autoreferenziali così come dice Sirdrake? Si, non c’è dubbio. Al prossimo barcamp di Torino e a quello di Matera cercheremo di risolvere il problema o perlomeno indicare la via per risolverlo. Se avete proposte o considerazioni a riguardo fatevi avanti, noi ci stiamo provando in tutti i modi.

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Vignette rivelatrici

Qualcuno se la sentirebbe di negare? Per quanto riguarda Facebook, pur non essendomi mai applicato a sufficienza, devo ammettere che non lo capisco. Pensavo di aver visto tutto il “peggio” con Myspace ed invece è arrivato Facebook.

Non ne comprendo (e non ne voglio comprendere) il funzionamento. E’ un oggetto inusabile oltre che brutto. Mi sono registrato per testarlo, ma non partecipo e non ci entro ormai da mesi. Per questo motivo riprendo la citazione riportata da Mantellini chiedendovi un favore con le parole di Hugh Macleod:

“Please do not let my ‘Friends’ send me any more of these REALLY ANNOYING Vampire/Zombie/Super wall/Super Poke/Whatever invites.”

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Il futuro che avevamo visto è qui

Quando iniziammo a parlare di Urban Blog e poi di Citizen Journalism, molti di noi avevano visto in queste forme spontanee di partecipazione territoriale un qualcosa che assomigliava molto al concetto di distribuzione geografica di fonti informative. Con lo svilupparsi di questi fenomeni si è visto come raccontare il territorio in maniera spontanea, partecipata e informale riesca ad aggiungere molto più valore a quel territorio di quanto non si è riusciti a fare nel corso della storia dell’umanità. Non si parla più di distribuzione delle redazioni sul territorio o di inviati sul campo per raccontare la notizia. Da qualche anno a questa parte i ruoli si sono invertiti. La notizia arriva da te in molto meno tempo, è ricercabile e si evolve nel giro di pochissimo tempo. Tutto questo a costo zero. Con l’espandersi di tecnologie “avanzate” e l’arrivo di queste nelle mani di tutti, le “notizie” riescono ad avere anche un carattere multi-mediale con una qualità dei contenuti sempre più grande.

Attenzione però, con questo non voglio dire che chi fa informazione sul territorio nel modo classico non abbia più motivo di esistere…o meglio, non ancora.

In questo momento sarebbe opportuno che ci fosse un evoluzione. Aprirsi alla conversazione in questo caso potrebbe risultare un sano, efficace e remunerativo sistema per ampliare l’offerta informativa “ascoltando” davvero le persone.

Qualcuno sembra aver capito che qualcosa sta cambiando e che procedere in questa direzione sia la cosa giusta da fare, ma lo fa in modo autonomo perché probabilmente chi sta dietro di lui non riesce a capire a fondo questi processi e l’aiuto che se ne potrebbe trarre se si riuscissero a veicolare nella giusta direzione.

Ora vi voglio raccontare una storia.

Alfredo è un giornalista della RAI e lavora per la redazione lucana del TGR. L’ho conosciuto al Barcamp di Matera dello scorso maggio grazie ad un amico in comune (come è piccolo il mondo eh?).

Al BarCamp Alfredo sembra essere stato colpito da un fulmine rivelatore. Pur non comprendendo ancora appieno quello che stava succedendo capì che “si stava perdendo il meglio” ed aprì un blog. Da allora la sua rete di relazioni si è allargata, intrecciandosi con quella degli altri blogger lucani con i quali ora conversa normalmente. Il suo però è un ruolo duro. E’ vero è un blogger, ma è pur sempre un giornalista in grado di focalizzare le attenzioni di un intera regione su ciò che lui e la sua redazione ritengono più opportuno così, spesso, proprio per via della sua apertura alla conversazione, è stato preso come “referente” per critiche o complimenti su ciò che viene detto o non detto durante il TGR Basilicata.

Come lui stesso dice nel suo ultimo post:

“Mi fa piacere aprire questo confronto con voi, perchè spesso a chi fa il nostro mestiere manca un riscontro da parte degli utenti, come agli utenti manca la conoscenza di alcuni aspetti che si celano “dietro la notizia”.
Uno dei motivi per cui ho aperto questo blog è stata proprio la voglia di confrontarmi.”

Vi ho raccontato la storia di Alfredo perché credo sia la concretizzazione di ciò che era stato predetto quando parlavamo di “giornalismo 2.0″, ma non basta. Siamo ancora alle fasi iniziali.

L’idea di Alfredo è bellissima, ma migliorabile. Sono consapevole che quando si vuole fare qualcosa, la volontà delle persone è solo l’inizio, ma poi ci si deve confrontare con problemi di altra natura. Credo anche però che confrontarsi con i telespettatori del TGR non debba essere solo un problema di Alfredo, ma si debba riuscire (e ormai ci sono i presupposti) a operare alla fonte.

Sto pensando, per esempio, alla creazione di uno strumento conversazionale (un blog?) che permetta alla redazione del TGR di aprirsi al suo pubblico permettendogli di essere parte attiva del processo di ricerca, formazione e trasmissione della notizia. In questo caso il blog non diventerebbe solo un ottimo strumento per reperire informazioni aggregando le persone distribuite su tutto (ma proprio tutto) il territorio, ma sarebbe anche uno strumento in cui coloro che vivono quel territorio possono affrontare la “notizia” e dibatterla, aggiungendo valore ed informazioni alla stessa (oltre che renderla ricercabile), ma non solo. Potenzialmente potrebbe diventare la principale piattaforma di informazione regionale annullando di fatto il vincolo della temporalità della informazione trasmessa ad un ora ben precisa e per mezzo di un unico strumento.

Anche in questo caso i concetti alla base dell’economia del dono verrebbero applicati magnificamente: tutti ci guadagnano. La redazione perché riesce ad avere delle fonti gratuite, ma autorevoli, distribuite capillarmente sul territorio sulla base delle quali selezionare, approfondire e costruire le notizie da passare nel TG, ma anche perché riuscirebbe a dare spazio a tutte quelle notizie che inevitabilmente vengono “scartate” per via dei tempi ridotti sui quali il TG stesso viene costruito.

Dall’altra parte i telespettatori delusi avrebbero la possibilità di vedersi considerati, ma avrebbero allo stesso tempo un sistema per sapere cosa accade attorno a loro, nonché l’opportunità di diventare famosi noti per aver segnalato una certa notizia.

Insomma i giovamenti sarebbero molti e per la prima volta (burocrazia a parte) sento che si può raggiungere un grande obiettivo e fare un enorme balzo in avanti verso un nuovo modo di intendere il giornalismo. Ovviamente spero di poterne parlare in maniera più approfondita con i diretti interessati fra un paio di settimane circa.

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Lo dovevano chiamare PPP: partito del popolo dei polli (o prescritti, pregiudicati…insomma fate voi)

Io non è che ce l’ho con lui, ma quando studi e ti interessi per anni al sistema dei media non puoi non rimanere sbigottito di fronte alle cose che quest’uomo ha combinato. Pochi comprendono appieno il potere che i media hanno sulla gente. Se l’Italia che vedete oggi è così non si può che dare una parte della colpa proprio a lui e al suo modo di diffondere l’informazione, soprattutto quando hai il monopolio sull’informazione.

Di fatto funziona come negli altri settori. Se un’azienda ha il monopolio su qualcosa è lei che stabilisce le regole del gioco e la gente si deve adeguare al volere dell’azienda. Le sigarette per esempio, da noi hanno il monopolio quindi se lo stato decide di aumentare i prezzi in maniera spropositata, il fumatore o si adegua o smette.

Per l’informazione è uguale, con la piccola differenza che chi subisce l’informazione poi a quell’informazione finisce per crederci, ma questo non lo dico io, lo dicono decenni di studi sociologici, psicologici e in generale di comunicazione.

La cosiddetta “Media-Rai” venuta fuori con l’articolo di Repubblica che tanto sta facendo discutere, è solo la parte conclusiva di un processo di aggiramento delle leggi soprattutto sull’antitrust.

Negli altri paesi civili, un personaggio così sarebbe già da molto tempo rinchiuso in carcere. Negli Stati Uniti (il paese del suo amico Bush) c’è gente che ha avuto l’ergastolo per molto meno.

Ecco, non vorrei stare ad elencare i fatti fin dagli anni ‘60, i tempi della fideiussione della Banca Rasini di Milano (implicata nel riciclaggio di denaro sporco) perché altrimenti l’elenco sarebbe davvero lungo.

Vorrei solo ricordare che il caro “podestà” di Milano non è sceso in campo nel 1994, lo fece molto prima. Esattamente 10 anni prima infatti un certo Craxi di notte e alla svelta firmò il decreto legge con cui riaccendevale TV del “Biscione” (chiuse poi dai pretori di Roma, Torino e Pescara). Non a caso lo chiamarono decreto-Berlusconi.

Durante gli anni ‘80 furono fatti diversi tentativi di introdurre una legislazione antitrust contro la holding di Berlusconi, ma tali iniziative vennero sempre bloccate dai socialisti di Craxi.

In effetti poi si scoprì che i due gestivano un traffico di milioni di dollari in Tunisia e condividevano anche altri interessi, ma queste sono altre storie che però ci portano agli anni recenti quando il signorotto lombardo mette a capo della RAI dei suoi ex assistenti. Da lì comincia il vero periodo di monopolio mediatico italiano.

Vi siete mai chiesti perché durante le dittature i mezzi di infomazione sono tutti sottoposti a pesante censura? (pena la morte)

Non pensate che le cose in Italia siano state molto diverse durante quel quinquennio. Certo è che la morte non c’è stata, ma qualcuno ci ha rimesso il posto di lavoro.

Insomma, morale della favola stanno venendo fuori cose che qualcuno sapeva già, ma che molti ignorano completamente. Ne parlavo proprio ieri sera con un amico che ne sa un tantino di più di me.

Quello che mi da tremendamente fastidio però è la gente ignorante che si ostina presuntuosamente a portare avanti delle cause perse senza nemmeno sapere di cosa sta parlando e vi assicuro che ce n’è tanta in giro.

Vorrei dare a tutti quelli che non sorrideranno leggendo questo post un consiglio. E’ un consiglio vecchio, ma sempre efficace. Mia madre me lo diceva sempre e fin’ora mi è sempre andata bene. La ricordo ancora: “Giovanni, prima di parlare Pensa. Pensa!”

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Le sfide del giornalismo nell’era dei network

Questo il file rouge dell’evento che si è appena concluso nella Conference Hall di unAcademy dove abbiamo “incontrato” Massimo Razzi, vicedirettore di Repubblica.it.

L’impressione è stata molto positiva e per la prima volta ho avuto davvero la sensazione di partecipare ad una conferenza reale.

Devo ammettere che sono arrivato tardi perchè non essendomi iscritto in tempo non volevo creare problemi, ma quello che ho sentito mi è bastato per farmi riflettere sulla possibilià di seguire con più attenzione le vicende dell’unAcademy.

L’unico rammarico è quello di non essere riuscito in tempo a formulare la mia domanda, ma sono sicuro che ci saranno altre possibilità.

p.s.

Non ho citato la mente che c’è dietro tutto questo perchè ormai sapete tutti di chi sto parlando.

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Noi cittadini della blogosfera

il quotidianoQuale aiuto puoò dare la Rete alla democrazia partecipata? Qual è la situazione in Basilicata? Che tipo di scambio puo’ instaurarsi tra i soggetti attivi della politica, i cittadini e i media che questa realta’ raccontano? Prendiamo spunto dalla lettera di Sergio Ragone, coordinatore regionale della sinistra giovanile, per provare a fare il punto.

Il Quotidiano della Basilicata di oggi.

Per leggere la pagina in pdf cliccare sull’immagine di fianco.

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