Apprendo che da oggi 14 luglio 2008 saranno lanciati 3 mini episodi da gustare sul web della NBC, un mini spin-off della serie Heroes chiamato Going Postal.
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Durante la recente conferenza di Steve Jobs per il lancio dell’iPhone 3G la cosa che mi ha sopreso di più è stata la quantità di paesi “non occidentali” in cui il telefono della Apple verrà distribuito. Ho trovato questa cosa straordinaria.
Quelle che per noi sono applicazioni “divertenti” o futili, in luoghi come l’Africa o il sud America possono risultare di straordinaria e fonamentale importanza.
Pensate alla quantità di cose che si possono fare grazie alla possibilità di muoversi e georeferenziare i contenuti su una mappa tramite il GPS integrato in paesi come la Guinea, il Mali, il Botswana, il Cameroon, il Niger, il Macau,il Keya, il Senegal oppure il Perù o la Colombia (tanto per citare alcuni dei paesi in cui il telefono della Apple arriverà in luglio).
In questi paesi, ripeto ancora, l’abbattimento del digital divide passa dalle tecnologie mobili proprio perchè mancano quasi del tutto infrastrutture di telefonia fissa, e quindi manca l’internet via cavo.
Le molte applicazioni sviluppate sui cellulari permetteranno alle economie dei Paesi africani di svilupparsi più rapidamente, come hanno dimostrato in questi ultimi due anni progetti delle principali organizzazioni non governative. Servizi di comunicazione via cellulare che hanno contribuito ad accrescere la produttività delle comunità rurali in Uganda, o i primi servizi di pagamento tramite cellulare che diventano preziosi strumento per i piccoli commercianti di Sud Africa, Senegal e Kenya. Non un modo per connettersi a internet, o almeno all’internet come la conosciamo noi, anche perchè il parco telefoni disponibile nei Paesi emergenti non è certo di ultima generazione. Ma un modo per mettersi comunque in comunicazione con gli altri, il che aiuta non solo l’economia, ma la costituzione stessa di una società.*
Il 58% delle persone che possiedono un cellulare vive in Africa. Una delle ragioni di questa diffusione è il grande mercato dell’usato. Molti di questi telefoni, scartati dai mercati europei o giapponesi perché ormai fuori moda o perché soppiantati dai modelli di ultima generazione, vengono inviati ai paesi in via di sviluppo. In Gran Bretagna, ci sono voluti 15 anni perché i telefoni mobili riuscissero a superare quelli fissi, mentre in Tanzania questo ricambio è avvenuto in 5 anni. Se la diffusione della telefonia mobile continuerà con questo ritmo si pensa che nel 2010 i cellulari in circolazione saranno 4 milioni.
Per venire incontro a questo nuovo mercatogli operatori si stanno attrezzando con particolari proposte confezionate sulla base delle necessità degli abitanti di quelle zone.
Le principali aziende telefoniche mondiali offrono ai propri clienti la possibilità di ricevere denaro contante anche nelle zone più remote del continente, grazie a un semplice messaggio di testo.
Molti africani che vivono nelle zone rurali dipendono infatti dal denaro inviato loro dai familiari che lavorano nelle città, ma spesso devono percorrere centinaia di chilometri a piedi prima di riuscire a entrare in possesso del contante. In Kenya, ad esempio, chi lavora in città si affida agli autisti degli autobus per far arrivare il denaro ai propri parenti. Anche chi ha un conto corrente in banca, oggi pochissimi rispetto ai 950 milioni di africani, non dispone facilmente del proprio denaro a causa della mancanza di sportelli nelle zone di campagna. Se gli sportelli bancari sono rari, i telefoni cellulari sono invece ormai milioni, per cui le compagnie di telecomunicazione stanno favorendo la trasformazione del cellulare da semplice ricevitore di chiamate a uno strumento capace di trasformare l’economia africana. I servizi noti come “mobile banking” o “m-banking” consentono infatti di trasferire contanti attraverso un semplice messaggio di testo, facendo affidamento sulla rete di rivenditori locali, che già vendono le carte di ricarica telefonica, per la consegna del denaro.
Lo scorso marzo, l’azienda Orange, di proprietà di France Telecom, ha lanciato il servizio ’Orange Money’ nella Costa d’Avorio, dove solo il 7% della popolazione ha un conto corrente. I clienti possono depositare il denaro utilizzando la rete di rivenditori locali e inviarlo con un sms a persone registrate come clienti della stessa azienda, che lo ritirano poi dal rivenditore più vicino. La Vodafone ha lanciato lo scorso anno in Knya il servizio M-Pesa e oggi conta oltre due milioni di clienti. Orascom, che opera in Algeria, Tunisia, Egitto e Zimbabwe, ha annunciato l’intenzione di avviare presto l’m-banking, mentre il principale operatore di telefonia mobile del continente, MTN, ha già avviato le operazioni di mobile-banking in diverse aree del continente, tra cui il Sudafrica.
Stando a quanto riportato dal Guardian, presto comincerà a operare sul mercato africano anche la principale azienda di m-banking mondiale, Monitise, che ha sede nel Regno Unito. Lo scorso maggio ha infatti siglato l’accordo con l’organizzazione “Made in Africa”, che sostiene lo sviluppo del continente, per operare in Uganda, Tanzania, Ruanda, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Sudan, Kenya e Zambia.* (per approfondire clicca qui)
Questi apparati promuovono inoltre le piccole imprese come nel caso delle comunità rurali dell’Uganda, del Senegal o del Kenia. In questi paesi in via di sviluppo, dove le distanze sono realmente enormi, dove il mercato della telefonia fissa è stagnante e un grande fetta della popolazione non ha modo di comunicare, i cellulari facilitano molto la vita alle persone che lavorano. E’ il caso dei venditori al mercato o dei pescatori che utilizzano il cellulare per sapere dove si trova la verdura al prezzo minore o quale nave attraccherà per prima al porto e che tipo di pesce trasporta. Tutti modi sorprendenti di utilizzare questi piccoli apparati che in pochi anni sono diventati indispensabili per le nostre vite.
Se un pessimista è un ottimista che ha terminato l’apprendimento*, la sensazione che ho oggi dell’Italia è quella di un paese drammaticamente pessimista.
Credo che dovremmo imparare qualcosa da quello che sta succedendo in queste parti del mondo. Il problema del Digital Divide non è un problema a noi estraneo. Ci sono situazioni (che personalmente conosco molto bene) tanto nel sud quanto nel nord Italia che non possono prescindere dalla risoluzione di questo “nuovo male” per poter pensare di costruire un’economia solida e lungimirante.
Ieri sera la Conference Hall di UnAcademy ha avuto un ospite eccezionale. Una delle più acute menti di questo periodo storico: Derrick De Kerckhove. Derrick sa essere ipnotico come pochi altri e ieri lo ha dimostrato davanti a un bel gruppo di persone che sono rimaste lì per quasi due ore.
dDeck ha parlato di moltissime cose interessanti tutte riguardanti l’evoluzione dei media e quindi anche di Second Life. Non potrei mai riportare tutto quello che è stato detto, ma vorrei sottolineare alcune suggestioni che Derrick ha proposto.
Un tema a cui stavo riflettendo anch’io (in maniera molto più elementare ovviamente) è sicuramente quello dell’ onnipresenza del presente, ovvero la condizione immersiva della realtà in cui molti di noi si trovano proprio grazie all’utilizzo di questi strumenti sociali. A questo concetto si affianca quello nuovo di ipertestualità, ridefinita come la condizione naturale del pensiero moderno, in cui si oltrepassa il concetto di linearità per dare spazio al random access.
Ancora una volta si è soffermato su quello che lui ritiene essere un aspetto fondamentale di questi media: il Tag. Su questo argomento Derrick si sta soffermando da molto tempo e con grande interesse, tanto che non molto tempo fa, rifacendosi a McLuhan, affermò che il Tag è il messaggio (il link porta alla spiegazione di questa affermazione).
Un altro concetto che ha suscitato molto interesse da parte del pubblico è stato quello dell’immaginario oggettivo che si distingue da immaginario collettivo perchè trasforma le parole mediante un’ immagine soggettiva. Second Life ne è un esempio.
Derrick continua affermando che l’effetto di ritorno nella società di Second Life e di questi nuovi media sarà pari a quello avuto con il cinema o la Tv, ma bisogna stare attenti che ci sia davvero una libertà di movimento dentro questi social media perchè altrimenti si rischia il fascismo elettronico ovvero la limitazione dell’espressione individuale sui media.
Come avrete capito, l’analisi di Derrick è concentrata soprattutto sulla struttura cognitiva moderna. Rifacendosi ai cambiamenti di quest’ultima si lancia in una definizione stupenda: qui dentro siamo tutti dei pinocchi.
Ovviamente quello checercato di raccontare descrive grossolanamente il percorso del pensiero che ieri Derrick De Kerckhove ci ha illustrato e con il quale ha voluto spiegare 10 concetti che sono fondamentali per comprendere il digitale e la trasformazione culturale in atto. Tutto questo verrà approfondito in due libri che a cui sta lavorando e che non vedo l’ora di leggere.
Il Grillo nazionale si è fatto beccare in uno dei suoi tipici atteggiamenti anti-confronto. Per quanto mi riguarda appoggio Alessandro Gilioli de L’Espresso il quale nel suo articolo, tra le altre cose, scrive:
Grillo ha una strategia di comunicazione basata sul vittimismo da censura. Io gli avevo promesso tre o quattro pagine di intervista su “L’espresso”, lui ha preferito non apparire per poter dire che la grande stampa lo ignora e lo censura. Bene, visto che da qui al 25 aprile andrà strillando al mondo che i giornali non parlano del suo V-Day perché ne hanno paura, si sappia che questo giornale voleva concedergli ampio spazio ma che lui lo avrebbe accettato solo per monologare, per ospitare la sua invettiva, e non per un’intervista. Nemmeno il più tracotante politico della Casta, a fronte di una richiesta di intervista, risponde “O scrivo io da solo e senza domande o niente”.
Oggi, rimanendo più o meno in tema, arriva anche la notizia dell’uscita dei primi televisori in grado di visualizzare canali Youtube (e no solo) senza ulteriori apparecchi. Questo è un chiaro sintomo di come si stia andando sempre più verso una generale riformulazione della definizione di Media televisivo e più in generale verso l’arrivo sul mercato di massa di apparecchi in grado di sfruttare appieno le capacità crossmediali della rete.
Probabilmente la battaglia di Grillo contro i giornalisti è persa (o vinta?) in partenza proprio perchè presto sarà il mercato stesso a decidere dove verranno fatti i prossimi investimenti. Tanto per essere pragmatici riporto un po’ di numeri. Nel 2006 gli utenti mondiali che hanno utilizzato regolarmente Internet sono stati 433.193.000 circa, mentre nel 2007 sono stati circa 550.000.000. Intorno a marzo/aprile avremo i risultati del primo trimestre 2008 e si potranno formulare delle proiezioni sull’anno in corso. Una cosa è chiara però: il tasso di crescita è in crescita vertiginosa (nel 2007 circa il 25% rispetto al 2006) e il tutto va di pari passo con la crescita delle capacità degli utenti di trovare fonti attendibili ‘alternative’. Ricordo a tal proposito che nel 2007 i siti Web presenti in rete sono stati stimati in oltre 150 milioni unità, di cui 60 milioni attivi.
Per quanto mi riguarda le paure e i timori di Grillo, almeno in questo ambito, saranno scongiurati dagli utenti stessi che sapranno scegliere tra informazioni attendibili e non o meglio, tra informazioni veicolate e non.
Oggi stavo pranzando e come normalmente accade qui a Matera, arrivata l’ora del TGR si lascia perdere Beautiful (evitare commenti please) e si mette su rai3. Normalmente a quell’ora preparo il cafè e mentre aspettavo che la macchina si scaldasse mi ritrovo a sentire un servizio del TG regionale messo in piedi basabdosi interamente su un video.
Il video in questione era su youtube, cosa che già varrebbe la pena di essere raccontata (per mille motivi), ma la cosa più bella è che quel video l’avevo messo su youtube io circa un anno fa. Non so se dietro al servizio trasmesso c’era lo zampino di un amico, ma non mi è sembrato. A parte i toni d’esaltazione e le affermazioni dubbie, devo dire che la cosa mi ha fatto piacere più che altro perchè non si trattava del solito video/servizio scandalo, ma di un video che dimostra come la città di Matera sia stata presa come spunto per una puntata di un cartone animato giapponese (un anime di nome D Gray Man). Grazie a youtube quindi ’siamo’ riusciti a fare una piccola grande scoperta sul popolo che più di tutti visita i ‘Sassi’, ma anche a creare una canale alternativo per la promozione turistica (anche se rivolta a particolari nicchie).
Per i curiosi ecco il video:







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