Credo che narrazione, design, tecnologia e media differenti possano coesistere.
Il mio lavoro è far si che questo accada.
Questo è il posto dove condivido note, idee, lavori in corso. Tutti i giorni. ...o quasi.
C’è una frase che amo particolarmente che dice più o meno così: “ogni momento che passa è un’occasione per rivoluzionare tutto completamente”.
I cambiamenti per me sono fonte di rinascita, di nuove sfide, di nuove scoperte. E ogni volta che decido di intraprenderne uno, rivoluziono tutto per davvero.
Negli ultimi otto anni di cambiamenti ne ho fatti. E non mi riferisco solo ai 9 traslochi e alle 4 città cambiate. Mi riferisco all’approccio nei confronti del mondo, delle persone, del lavoro, delle scelte da fare.
Allo stesso tempo però sono sicuro che ci sono cose che non cambieranno mai.
Le mie passioni che non cambiano, ma crescono continuamente. Alle vecchie se ne aggiungono sempre di nuove.
L’amore per la mia terra. Quella terra che è parte stessa di quello che sono, del mio sangue, della mia visione della vita, del mio entusiasmo verso il mondo. E quell’amore verso di lei non fa che crescere ogni giorno di più. Da anni.
La volontà di vivere in un modo diverso, lontano dai ritmi delle grandi città, fatto di più tempo per noi, per la famiglia, per gli amici, per i valori più antichi, quelli più umili, quelli che contano davvero e che, spesso, i tempi e le distanze delle città in cui ho vissuto portano a trascurare.
Tutto il resto cambia. Dovrà sempre cambiare, altrimenti potrei incorrere in una seria atrofia cerebrale.
E così sono qui a raccontarvi di come ancora una volta cambio tutto.
Questa volta però, dopo mesi di pensieri, valutazioni e accadimenti più o meno importanti, sono deciso più che mai a portare fino in fondo una scelta non facile, ma che non mi sta facendo dormire la notte dalla felicità.
Ho aspettato otto anni per poterla fare e ora credo sia arrivato il momento di farla in piena consapevolezza, fiducia nelle mie capacità, con l’esperienza giusta e il bagaglio culturale adatto ad affrontare un ritorno.
Il mio ritorno è però il ritorno di un vincitore. Non che ci fosse qualcosa di particolarmente suggestivo da vincere, sia chiaro. La mia è una vittoria contro me stesso. Verso quel ragazzo che se ne andò deluso da quello che aveva fatto, alla ricerca della possibilità di dimostrarsi che poteva essere qualcosa di più.
E l’ho fatto. Ho dimostrato a me stesso che ero qualcosa di più.
Quello che faccio in genere, soprattutto nella vita è pormi degli obbiettivi, magari anche ambiziosi, ma cercando di raggiungerli sempre, anche a costo di sacrifici importanti.
Questo è il momento in cui i miei obbiettivi, quelli a lungo termine, cambiano.
Ritorno a vivere a Matera dopo un po’ di anni passati in giro tra Torino, Ivrea, Milano e Roma. Ritorno con tutto il bello che ho accumulato, con tutte le amicizie fatte, gli amori lasciati più o meno per strada, le esperienze, le facce, gli sguardi, le strette di mano, i sorrisi, i successi, le soddisfazioni.
Ritorno più caparbio che mai, consapevole che questa volta mi metto in gioco per davvero, facendo delle scelte forti, come quella di dimettermi da una posizione importante in Current. Lasciando a Roma una grande, meravigliosa famiglia.
Lo faccio decidendo di andare controtendenza. Di diventare consulente. Di continuare a seguire Current, ma con la libertà di portare avanti altri progetti, di crearne dei nuovi, di unire le migliori menti del mio territorio e di fare qualcosa di concreto proprio per quella terra che ha fatto tanto per me. Ma lo faccio anche per poter ampliare le possibilità di seguire altri soggetti in tutta Italia, di non smettere mai di imparare, di continuare a conoscere gente, di lavorare in un mondo che non ho mai considerato lavorativo, ma passione pura.
Lo faccio anche perché vedo delle fantastiche opportunità lì dove molti dicono che non ci sia nulla.
E forse è proprio per questo che io ci vedo tutto.
Lo faccio giocandomi molto.
Ma sono felice. E sono riuscito a trasformare la normale paura di scelte come queste in energia positiva. In voglia di lasciare il segno.
Ed è esattamente quello che ho intenzione di fare.
Dal primo luglio inizierò fattivamente a lavorare su questo.
Nel frattempo, proprio perché tutto cambia, questo blog cambia insieme a me. Cambia indirizzo: www.calia.me (il vecchio è ancora raggiungibile e lo sarà ancora per un po’). Cambia finalità, diventando il punto di raccolta di idee, lavori in corso, appunti, pensieri legati al mio lavoro. Diventando anche la principale vetrina di quell’artigiano della comunicazione che sono.
Ma questo è solo l’inizio.
Il primo luglio infatti, sarà solo il primo giorno del resto della mia vita.
Località dove fra il 1960 e il 1963 vennero posizionati 45 missili a testata nucleare JUPITER. Ogni base aveva 3 missili, uno di lancio e 2 di riserva. 10 basi sono in Italia fra Puglia e Basilicata, e 5 in Turchia.
La fiamma indica la posizione delle basi, il cerchio viola i centri di telecomunicazione troposcatter più vicini alle basi, smantellati nel 1994 in tutta Europa e gli aerei le basi aeree: la Base Nato di Gioia del Colle, tuttora in funzione, l’aeroporto Belbek in Crimea e la Base dell’Aeronautica Sovietica. Le linee blu segnalano l’orientamento delle basi di lancio. L’obiettivo era Mosca per quasi tutte le basi.
Ne parlavo anch’io tempo fa su questo blog, ma Francesco ha mappato le basi tra Puglia e Basilicata. Basta zoommare per vedere le basi dall’alto.
Tornare a parlare nella propria città è sempre qualcosa di magico. Avere un pubblico che senti tuo, che non senti “pubblico”, ma che senti parte stessa di te è qualcosa di inappagabile.
Questa volta sono tornato a parlare dei temi “miei” grazie all’invito della lista civica “Matera a 5 stelle“, in cui molti amici ci stanno credendo, mettendoci anima e corpo. L’ho fatto con lo stesso spirito con cui ho partecipato (sempre su invito) alla festa dei giovani democratici a Metaponto nel 2007.
Cedo che soprattutto nei piccoli comuni, contino le idee e le persone, meno i partiti o i movimenti.
Per questo sono stato contento di dare il mio contributo per la lista civica materana che fa capo a Beppe Grillo (movimento nazionale che non adoro particolarmente), ma che localmente trova esponenti e giovani capaci e volenterosi.
Sono stato invitato a parlare di connettività. Io ho deciso di parlare di “ferrovie” e di “case di vetro”.
Perchè? Cosa c’entrano le ferrovie e le case di vetro con la connettività? E’ presto detto. Di seguito le mie slide condivise su slideshare. A breve arriveranno anche i video.
Come amo dire, dovremmo passare dalla seconda Repubblica alla Repubblica 2.0. In questo movimento maternao ci sono tutti i presupposti per farlo.
Buona campagna elettorale a tutti.
Lunedì 28 dicembre 2009 alle ore 21.00 partecipa in diretta web alla puntata pilota di una nuova serie di programmi dedicati all’approfondimento delle notizie e fatti locali: la nota storta. Ospiti in studio, collegamenti via chat, interventi e servizi esterni con i testimoni ed i protagonisti della vita pubblica lucana.
In questa prima puntata il blogger HB ospita in studio Roberto Cifarelli, presidente del Parco della Murgia Materana ed elemento di rilievo della vita politica del centro-sinistra lucano. Che tu sia un fuori-sede o uno stanziale invia le tue domande a Materatown, oppure partecipa in diretta tramite la finestra chat mentre guardi il programma collegandoti al sito www.lanotastorta.info
Il formato della trasmissione prevede l’incontro dal tono informale, tra un blogger ed un protagonista della vita pubblica, politica, culturale del territorio di riferimento (materano e lucano). In circa 30 minuti il blogger materano HB (www.hyperbros.com) intervista e commenta, insieme all’ospite in studio ed ai commentatori collegati via Skype, i fatti di stringente attualità ripresi dalla rete internet nei vari blog, social network e siti di informazione consentendo agli utenti connessi di interagire col personaggio ospitato.
COME SEGUIRE IL PROGRAMMA IN DIRETTA? Per seguire il programma, basta collegarsi all’indirizzo del sito www.lanotastorta.info alle ore 21.00di ogni lunedì. Col passare delle settimane, in una apposita sezione dello stesso, saranno archiviate le varie puntate del programma, per una fruizione in modalità on- demand, consentendo ai visitatori di inviare commenti in formato testuale.
Sto per partire ed in mano ho un biglietto di sola andata.
Mi sposto verso Sud, dopo quasi 9 anni.
Sarà strano tornare, come sempre ho fatto in questi periodi, sapendo di prendere una pausa da questa parte d’Italia così…diversa.
Oggi, tra l’altro, ho tenuto l’ultima lezione del mio corso di Cultura dei Nuovi Media allo IED di Torino. Anche questo bellissimo modo per continuare a portarmi dentro un’altra splendida città che ho amato e che amo, è arrivato al suo epilogo. E Torino, negli ultimi due anni non l’ho mai lasciata per davvero.
Di fatto, mi rendo conto quasi d’improvviso, e sicuramente non del tutto, che sto lasciando tutto questo in un modo brusco, veloce, non interiorizzato abbastanza.
Queste due città, Torino e Milano, mi hanno insegnato tanto, non c’è dubbio. Mi hanno fatto crescere, mi hanno fatto vedere il mondo che non avevo mai visto. Mi hanno fatto conoscere il bene e il male, la bellezza, l’austerità, la modernità, la frenesia, la follia, l’arte, l’impegno, la passione, il sudore, l’orgolgio, l’ambizione.
Per me però, devo dirlo, sono sempre state solo delle amanti. E non me ne vogliano per questo.
La prima, austera, silenziosa, delicata, gentile, accogliente e soprattutto bella. Bellissima. Con un fascino unico al mondo, di quelli che ti innamori subito e che, comunque vada, porterai per sempre nel cuore.
La seconda più bruttina certo, ma capace di pigliarti per le palle quando serve. Curata, energica, libera, moderna, viaggiatrice, mondana, cazzuta, un po’ pallida, ma con il sangue cocente nelle vene, viziata, con i tacchi alti, il rossetto e l’aria di quella che ti devi consquistare con la forza.
La mia sposa però, che di tanto in tanto andavo a trovare, non se l’è presa poi così a male. Ha capito. In fondo non sono stato il primo che l’ha tradita. Eppure torno ora più vicino di quanto lei non creda. Mi vedrà più spesso e si sa, la lontananza in amore può fare molto bene.
A me ha fatto bene, forse fin troppo.
Un signore che sto amando tantissimo in quest’ ultimo periodo e che proprio oggi, dopo anni, rileggevo in treno, mi ha regalato una meravigliosa verità. Ironia della sorte lo ha fatto sulla tratta Torino-Milano, in un paesaggio fiabesco, imbiancato, silenzioso, morbido, davvero nordico, che lascio ai miei ricordi come mille altre esperienze, mille altre facce, abbracci, amori, amici, paesaggi, ricordi di questi ultimi 9 anni.
“D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.”
Di questa frase faccio tesoro.
Nel frattempo saluto le mie amanti.
Non è un addio. E’ un arrivederci.
Gli amori, se pur passeggeri, te li porti dentro finché non ne senti la mancanza.
Pochi sanno che Henri Cartier-Bresson, il famoso fotografo francese ha fatto ben due viaggi in Lucania: il primo nel 1951-52, il secondo vent’ anni dopo.
Molti miei concittadini hanno sicuramente ben presente alcuni dei suoi scatti, segno indelebile di un passato non così remoto che accompagna il nostro essere orgogliosamente lucani. Cartier-Bresson ha vissuto, osservato e impresso per sempre, quello che molti ricordano essere il periodo più tumultuoso della recente storia lucana, quello delle agitazioni contadine per l’assegnazione dei latifondi, lo stesso che anticiperà la rivoluzione del modernismo consumista che inevitabilmente invaderà, anche se più tardi, queste terre lontane dal mondo. E’ proprio qui che Cartier-Bresson coglie il grande contrasto sociale, culturale e generazionale che ha investito questa terra da metà del ’900 in poi.
Terra di contrasti affascinanti, di orgoglio contadino e paradossi spesso esaltati dalle vicende storiche:
Era un giorno dell’ estate 1952 e il sole alto sullo zenith di Scanzano, un centro agricolo del Materano, faceva la piana ampia e tersa; una grande folla ondeggiava fra bandiere e cartelli davanti a un palco. Lì, attorniato da burocrati e carabinieri, Amintore Fanfani assegnava le terre dei latifondi divisi. La Leika di Cartier Bresson ha fissato, di quella cerimonia, un’ immagine curiosa: un nuovo assegnatario saluta il ministro democristiano, dispensatore di poderi, con la destra alzata, romanamente. Come dire, parafrasando il titolo del libro di Carlo Levi, anche la storia s’ era fermata a Eboli.
Ma cosa trovò di particolare in Lucania Cartier Bresson?
Lo racconta Mario Quesada in un articolo su Repubblica del 15 settembre 1990:
Una città come Matera, corrosa dal vento e dal sole, fatta di piccole case di antri e d’ improvvisi campanili barocchi. La città dei Sassi, dove Giovanni Pascoli aveva abitato felice ma pensoso, ricordandola poi con un velo di poesia e di malinconia, non era cambiata nei primi cinquant’ anni di questo secolo e nelle fotografie ora pubblicate appare simile ad un castello di sabbia gocciolata dalle dita di un bambino sulla riva del mare. Tuttavia, negli scugnizzi, nei vecchi vestiti di nero, nei panni stesi alle canne tra i vicoli malsani s’ avverte qualcosa d’ irrisolvibile, di definitivamente depauperato. La tragedia rende immobili i volti che guardano l’ obiettivo come antefisse etrusche, contrapponendo al destino soltanto rassegnazione. Spesso l’ ha detto lo stesso autore il caso portava la macchina fotografica su scene involontariamente comiche come quella del saluto fascista o l’ altra in cui un vecchio accigliato e impietrito sta vicino a un’ edicola con bene in vista Grand Hotel, Bolero Film, Novella, Eva, cioè la più discutibile stampa d’ evasione. Nel 1972-73, al secondo viaggio, quando per la scoperta del metano nella valle del Basento la regione sperava nel decollo, Cartier Bresson fotografa la convivenza dei vecchi comportamenti con le nuove mode e con il consumismo che, s’ intuisce dal reportage, porterà con sé effetti devastanti. Le immagini più belle ed agghiaccianti di questo gruppo sono quelle con grandi e piccoli uomini politici intenti a distribuire favori con sulle facce la smorfia del potere.
Un segno indelebile di quel passato in grado di modellare in maniera così netta e distinta le sorti un popolo. Una segno in grado di descrivere come pochi altri sono riusciti a fare, il passato umile e fiero della mia terra, ma anche lo speciale sentimento della condizione umana, rimasta attardata nel trascorrere del tempo. Un viaggio per Matera guidato dalla suggestione prodotta dall’amicizia con Carlo Levi e con il poeta Rocco Scotellaro, immerso nella severa capitale culturale e morale della Lucania e nei paesi attorno che hanno nomi di antichi eremitaggi: Aliano, Craco, Pisticci, Stigliano, Rionero. Tutto vissuto e raccontato attraverso l’obiettivo indulgente e sincero di un maestro di questa imperitura arte dell’immagine.
Sul sito della Magnum Photos è possibile vedere alcuni degli scatti del fotografo francese e non solo.
Questa invece è la raccolta fotografica che ripercorre il viaggio di Henri Cartier-Bresson.
Per via del poco tempo a disposizione e dei problemi tecnici del blog (che sono tutt’ora in via di definizione), non ho potutto scrivere nulla a proposito del Materacamp.
In realtà non saprei neanche cosa scrivere visto che è già sulla bocca di tutti (turchi compresi). E’ inutile che vi dica che in concomitanza con il Camp si terrà il raduno nazionale dei Venditori Powersellers di eBay, così come è inutile che vi parli dell’enorme sforzo che anche quest’anno l’organizzazione ci sta mettendo.
Io sono fuori, nel senso che non potrò essere fisicamente lì quel giorno e non ho potuto aiutare nell’organizzazione. Questo da una parte mi rattrista, dall’altra mi fa molto contento.
Inutile parlarvi dell’importanza di avere un evento sui temi della tecnologia come mezzo per veicolare lo sviluppo economico proprio in quella città, in quelle zone d’Italia che molti pare si siano dimenticati.
A distanza di tre anni dal primo Camp materano, primo del sud, primo in consesi e primo in passione dedicataci ( per mille motivi che non vi sto qui ad elencare ) si è riusciti in quella cittadina dispersa tra le distese di roccia bruciata e campi di grano, a mettere in piedi qualcosa di cui la città inizia a sentire il bisogno e, come è giusto che sia, ogni anno si riesce ad ottenere sempre più successo e riconoscimenti.
Questo per me si chiama successo. Della città inannzitutto e poi degli organizzatori dei tre Camp. Io sono molto orgoglioso di questo e lo dovrebbero essere tutti quelli che con me e dopo di me si sono prodigati affinchè si arrivasse a tanto. In fondo per me questa missione è “terminata” già da un po’. La definitiva conferma del successo di riscontri che continua ad avere il materacamp non può che farmi pensare che con o senza di me un filone di eventi di successo è stato avviato. I miei obiettivi ora sono altri. Ho in mente altre cose per la mia città, magari più grandi e capaci di dare finalmente il giusto riconoscimento ad una perla di estremo valore che il cuore del centro sud italia custodisce silenzioso da millenni.
Mio padre mi segnala un suo album su Flickr in cui ha raccolto vecchie foto di manifestazioni degli anni ’70 a Matera. Ho trovato i messaggi sui quei cartelli di un’attualità impressionante.
Per il mio corso di Cultura dei Nuovi Media, c'è un sito dedicato. Mi trovate anche su questi Social Network: Twitter, FriendFeed, Facebook, Linkedin o Flickr. Sono anche appassionato di Fotografia. Qui trovate i miei scatti.
Ovviamente potete anche scrivermi una mail: giovanni.calia [at] gmail.com
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