Questa è la pagina Web di Giovanni Calia. Qui potete scoprire chi sono e cosa faccio. Se siete qui per il mio corso di Cultura dei Nuovi Media, sappiate che c'è un sito dedicato. Per contattarmi potete scrivermi una Mail o usare uno di questi Social Network: Twitter, FriendFeed, Facebook o Flickr. Sono anche appassionato di Fotografia. Qui trovate i miei scatti.

La più grande vittoria del diavolo è far credere che non esista

“La più grande vittoria del diavolo è far credere che non esista”. Questa frase di Paolo VI citata da don Marcello Cozzi nel suo libro “Quando la mafia non esiste. Malaffare e affari della mala in Basilicata“. Questa frase che chiude l’inchiesta che il collega e amico Vito Foderà ha fatto per Vanguard, lo show di inchiesta di Current, rappresenta molto bene i metodi utilizzati non di rado per sottacere affari scomodi.

Mi sono arrabbiato, e tanto, guadando questa inchiesta perchè ci ho visto molto di quello che sono. Ci ho visto molto di quello che ho passato negli anni in cui ho vissuto nella mia terra d’origine. E, come tanti altri, ci ho visto molte cose di cui non sapevo, di cui avrei voluto sapere, ma che mi sempre state negate.

La scorsa settimana, nel tentativo di portare all’attenzione di chi mi segue sul blog e sui social network, l’appuntamento di stasera con il Vanguard mi sono imbattuto in un commento lasciatomi su Facebook che mi ha fatto spavento. Superato questo ho riflettuto su cose che non ho mai voluto vedere fino in fondo.
Mi è stato chiesto da un amico come mai stessi in qualche modo supportando Current a fare un inchiesta che avrebbe messo in cattiva luce la mia terra. Come dire: i panni sporchi andrebbero lavati in casa.
La cosa mi ha spaventato perchè mi sono ritrovato a fare i conti con una mentalità purtroppo diffusa, capace di osteggiare le scomode verità che, anche se ci danno fastidio, ci troviamo a coprire per via di chissà quale orgoglio, di chissà quale senso di appartenenza che alla lunga si scopre deletereo per noi stessi che quella terra la viviamo e la amiamo ogni santo giorno.
Non metto in dubbio la bontà delle affermazioni di colui che mi ha scritto questo commento, ma purtroppo questo difetto di noi lucani non è che solo uno dei motivi che tanto spesso ci portano a essere così invisibili nella società civile, così poco conosciuti, così screditati nonostante, sono convinto, non ci sia nulla da invidiare a nessuno.

Il problema è che dobbiamo fare i conti con la realtà, la stessa che spesso tendiamo a sottacere, a nascondere per non fare brutta figura. Dobbiamo invece incazzarci, lottare affinchè venga fuori e serva per creare un posto migliore. Per noi stessi.

Trovo alcune parole di Vito a proposito di questa inchiesta, assolutamente calzanti. Parole che arrivano da un uomo del sud che con situazioni come queste ci ha avuto a che fare più e più volte.

Parlare di Sud ancora oggi impone una scelta a priori. Bisogna decidere in che chiave parlarne, a chi raccontarlo, perché. Il mezzogiorno d’Italia non è solo un luogo geografico, né un unicum definibile e ben identificabile. Esistono tanti sud, ognuno dei quali preferibile a seconda degli interessi di chi ne parla. [...] Ma c’è un Sud più importante di tutti gli altri, perché in esso convergono tutti i sud elencati e, soprattutto, i loro destini. E’ il sud dell’ecomafia. Quello fatto di politiche scellerate e conniventenze che hanno permesso, negli ultimi decenni, un assalto senza precedenti al territorio e all’ambiente. Punto di approdo dei veleni delle industrie del nord Italia e dell’Europa, zona franca per l’abbattimento dei costi di smaltimento di rifiuti, tossici e pericolosi. [...] Un sud di falde acquifere contaminate, vocazioni agrituristiche soffocate in virtù di interessi particolari, paesaggi alterati. Un sud sconosciuto, impossibile da monitorare. E’ il sud più importante perché è in questo sud avvelenato che vive, si ammala e muore una parte del nostro Paese. Perché la bomba ecologica è già esplosa e adesso la questione è decidere come decontaminare l’area, ricomporre i pezzi, salvare i resti. Indietro non si torna. E’ anche lo stesso sud che risponde all’omertà con la denuncia, al silenzio con la protesta, all’ignavia con la ribellione. E oppone alla violenza l%2

Si amici miei. L’isola felice di cui tanto ci vantiamo, alla fine, tanto felice non è. Ed io, da sempre orgogiosamente lucano, di questo non posso certo farmene un vanto. E mi fa male. Ma sento di dover denunciare tutto questo, pretendendo risposte da tutti quelli che pur sapendo, quelle risposte avrebbe dovuto darle tempo fa e che invece hanno taciuto per il proprio interesse. Le mie parole e i miei sentimenti riuguardo un’altra storia non tanto lontana, tornano quindi ancora una volta alla luce, provocandomi le stesse sensazioni. Il sentimento che ho provato vedendo quello che c’è sotto il coperchio della pentola non può che provocarmi quelle stesse sensazioni, quella stessa arrabbiatura.

Spero che qualcuno capisca fino in fondo quello che sto scrivendo. Spero di non dovermi più ritrovare solo a lottare contro i mulini a vento. Spero che l’orgoglio di un popolo cocciuto ma sincero, povero, ma fiero esca fuori e si riprenda ciò che gli spetta. Non ci sarà nessun messia questa volta, bisogna riprendere in mano la propria vita, mettersi insieme e urlare ancora più forte delle ipocrisie di chi ancora millanta promesse con la retorica dell’impossibile. A questo punto non c’è più niente da perdere. Sta solo a noi decidere il nostro destino.

E alla fine continuo, ripeto e ripeterò all’infinito rivolgendomi a tutti quelli che con me condividono la terra, il sangue e la passione per quello che abbiamo: dovete svegliarvi da questo torpore! Dovete reagire a quello che ci stanno facendo, a quello che stanno facendo ai posti magnifici in cui abbiamo avuto la fortuna di nascere, al nostro lavoro, al nostro futuro. Dobbiamo far in modo che esca fuori quell’animo fiero e sincero che ci caratterizza, lo stesso che ha lottato per la liberazione delle terre, per le scorie di scanzano, per supportare altre mille cause che hanno portato un popolo dimenticato ad essere una cosa sola, a farsi sentire perchè cocciutamente testardo. Dobbiamo tornare ad essere una cosa sola. Dobbiamo amare ogni giorno quello che abbiamo e che, per colpa di qualcuno, stiamo perdendo giorno dopo giorno, un po’ alla volta, come fosse un tumore che ci corrode nel tempo. In questo caso la cura siamo tutti noi con la nostra capacità di guardarci un unico popolo, di far sentire la nostra voce, di lasciare l’omertà, di metterci la faccia e l’anima. Capaci di poter tornare orgogliosi di essere figli di una terra che non potremo fare a meno di portare sempre nel nostro cuore. Perché tutti noi siamo questo. Figli di una terra che ci è madre e come tale porteremo sempre con noi.

Qui potete leggere l’articolo completo di Vito.

Qui il sito di Rifiuti Connection, il gruppo su Facebook e il profilo su Twitter.

This entry was written by Giovanni Calia, posted on 25 November 2009 at 11:24 pm, filed under Current, Lucania, fuori dalla rete and tagged , , , , , , , . Leave a comment or view the discussion at the permalink and follow any comments with the RSS feed for this post.



Biografia di uno sguardo

Pochi sanno che Henri Cartier-Bresson, il famoso fotografo francese ha fatto ben due viaggi in Lucania: il primo nel 1951-52, il secondo vent’ anni dopo.
Molti miei concittadini hanno sicuramente ben presente alcuni dei suoi scatti, segno indelebile di un passato non così remoto che accompagna il nostro essere orgogliosamente lucani. Cartier-Bresson ha vissuto, osservato e impresso per sempre, quello che molti ricordano essere il periodo più tumultuoso della recente storia lucana, quello delle agitazioni contadine per l’assegnazione dei latifondi, lo stesso che anticiperà la rivoluzione del modernismo consumista che inevitabilmente invaderà, anche se più tardi, queste terre lontane dal mondo. E’ proprio qui che Cartier-Bresson coglie il grande contrasto sociale, culturale e generazionale che ha investito questa terra da metà del ‘900 in poi.
Terra di contrasti affascinanti, di orgoglio contadino e paradossi spesso esaltati dalle vicende storiche:

Era un giorno dell’ estate 1952 e il sole alto sullo zenith di Scanzano, un centro agricolo del Materano, faceva la piana ampia e tersa; una grande folla ondeggiava fra bandiere e cartelli davanti a un palco. Lì, attorniato da burocrati e carabinieri, Amintore Fanfani assegnava le terre dei latifondi divisi. La Leika di Cartier Bresson ha fissato, di quella cerimonia, un’ immagine curiosa: un nuovo assegnatario saluta il ministro democristiano, dispensatore di poderi, con la destra alzata, romanamente. Come dire, parafrasando il titolo del libro di Carlo Levi, anche la storia s’ era fermata a Eboli.

Ma cosa trovò di particolare in Lucania Cartier Bresson?
Lo racconta Mario Quesada in un articolo su Repubblica del 15 settembre 1990:

Una città come Matera, corrosa dal vento e dal sole, fatta di piccole case di antri e d’ improvvisi campanili barocchi. La città dei Sassi, dove Giovanni Pascoli aveva abitato felice ma pensoso, ricordandola poi con un velo di poesia e di malinconia, non era cambiata nei primi cinquant’ anni di questo secolo e nelle fotografie ora pubblicate appare simile ad un castello di sabbia gocciolata dalle dita di un bambino sulla riva del mare. Tuttavia, negli scugnizzi, nei vecchi vestiti di nero, nei panni stesi alle canne tra i vicoli malsani s’ avverte qualcosa d’ irrisolvibile, di definitivamente depauperato. La tragedia rende immobili i volti che guardano l’ obiettivo come antefisse etrusche, contrapponendo al destino soltanto rassegnazione. Spesso l’ ha detto lo stesso autore il caso portava la macchina fotografica su scene involontariamente comiche come quella del saluto fascista o l’ altra in cui un vecchio accigliato e impietrito sta vicino a un’ edicola con bene in vista Grand Hotel, Bolero Film, Novella, Eva, cioè la più discutibile stampa d’ evasione. Nel 1972-73, al secondo viaggio, quando per la scoperta del metano nella valle del Basento la regione sperava nel decollo, Cartier Bresson fotografa la convivenza dei vecchi comportamenti con le nuove mode e con il consumismo che, s’ intuisce dal reportage, porterà con sé effetti devastanti. Le immagini più belle ed agghiaccianti di questo gruppo sono quelle con grandi e piccoli uomini politici intenti a distribuire favori con sulle facce la smorfia del potere.

Un segno indelebile di quel passato in grado di modellare in maniera così netta e distinta le sorti un popolo. Una segno in grado di descrivere come pochi altri sono riusciti a fare, il passato umile e fiero della mia terra, ma anche lo speciale sentimento della condizione umana, rimasta attardata nel trascorrere del tempo. Un viaggio per Matera guidato dalla suggestione prodotta dall’amicizia con Carlo Levi e con il poeta Rocco Scotellaro, immerso nella severa capitale culturale e morale della Lucania e nei paesi attorno che hanno nomi di antichi eremitaggi: Aliano, Craco, Pisticci, Stigliano, Rionero. Tutto vissuto e raccontato attraverso l’obiettivo indulgente e sincero di un maestro di questa imperitura arte dell’immagine.

Sul sito della Magnum Photos è possibile vedere alcuni degli scatti del fotografo francese e non solo.
Questa invece è la raccolta fotografica che ripercorre il viaggio di Henri Cartier-Bresson.

This entry was written by Giovanni Calia, posted on 16 June 2009 at 1:59 pm, filed under Lucania, fotografia and tagged , , , , , , , . Leave a comment or view the discussion at the permalink and follow any comments with the RSS feed for this post.



La Repubblica è una e indivisibile

lega

No comment.

UPDATE: Gruppo cancellato da Facebook.

This entry was written by Giovanni Calia, posted on 30 January 2009 at 6:37 pm, filed under Lucania, fuori dalla rete and tagged , , , . Leave a comment or view the discussion at the permalink and follow any comments with the RSS feed for this post.



Il faro nel deserto

Craco: luogo dell’anima.

This entry was written by Giovanni Calia, posted on 20 August 2008 at 12:02 am, filed under segnalazioni and tagged , , , , , , . Leave a comment or view the discussion at the permalink and follow any comments with the RSS feed for this post.



Peace in the heart

Un uomo percorre il mondo intero in cerca di ciò che gli serve e torna a casa per trovarlo.*

(more…)

This entry was written by Giovanni Calia, posted on 4 August 2008 at 9:24 pm, filed under Lucania and tagged , , , , , , , , , , . Leave a comment or view the discussion at the permalink and follow any comments with the RSS feed for this post.



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