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A complicated life

Sono giorni duri, divertenti, impegnativi, nervosi e rilassati.

Giorni che mi mettono continuamente alla prova.

Mi sono travestito in una spugna che apprende ogni cosa le capiti sotto mano, ma anche in un acuto e silenzioso osservatore.

Ho visto, sentito e letto tante cose. Alcune imbarazzanti, altre deliranti, altre apprezzabili, altre allucinanti.

Ho scoperto nuovi amici. Ne ho confermati altri, mentre ho cancellato qualcuno dalla mia personale lista delle affinità.

Sono stato avvertito, consigliato, ignorato, disprezzato, criticato, invidiato, disapprovato, amato e lodato.

Ho avuto soddisfazioni e delusioni.

Ho dormito poco.

Ho riflettuto molto e ho capito che questa è la vita e non vale la pena prendersela e che la cosa più bella è poter essere ancora qui a raccontarvi quanto la mia felicità stia facendo scivolare tutto.

Sono illeso, sappiatelo…e continuo ad andare avanti.

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On the road

Quello che mi sta capitando questi giorni è strano. Non ricordo di essere mai stato così. Soprattutto emotivamente. L’ansia e la paura di perdere un occasione importante mi sta portando ad un po’ di malessere emotivo. E’ strano visto che molti lo definirebbero solo un lavoro. Un lavoro che personalmente aspetto da molto tempo.

Ed ora è lì. E’ come un treno che non passava più ormai da anni e che ora è lì di fronte a me.

Vorrei salirci su ed assaporare il gusto di quel viaggio. Vorrei poter gustare la compagnia, il paesaggio e l’avventura, consapevole che tutto quello che passa non sarà passato invano, ma ora mi tocca attendere sperando di non peggiorare tutto con quest’ansia che esce fuori solo nelle occasioni importanti.

Attendo.

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Ritorno al futuro

In questi giorni ho avuto poco tempo per scrivere, vuoi per la connettività traballante, vuoi per l’impossibilità fisica di stare davanti al computer. Perdonatemi.

Sono arrivato a Milano da poco, città in cui mi tratterrò fino a domenica. Poi Torino ed il ritorno alle faccende di tutti i giorni…o quasi.

Per prima cosa devo chiudere i conti con l’Università (cosa che spero accadrà presto), dopodichè dovrò prendere i bagagli e salutare la città che mi ha ospitato per 6 lunghi anni. A questo punto mi viene in mente il titolo di una famosa canzone di quel tossicomane di Gianluca Grignani: “destinazione paradiso”, ve la ricordate? In realtà il paradiso è ancora ben lungi dall’arrivare. Più che in paradiso, quasi fossi un messo del Sommo poeta, mi dirigerò verso una specie di purgatorio che segnerà un periodo (di un anno/un anno e mezzo) di transizione e riflessione. La decisione è stata presa molto a malincuore visto che un pezzo di cuore rimarrà in terrà sabauda insieme a tutta una serie di amici che in questi anni si sono presi cura di me. Non so come e cosa dirò quando me li ritroverò davanti. Qualcuno sarà certamente felice di veder andar via un nerd brontolone come il sottoscritto, altri invece probabilmente saranno un po’ dispiaciuti. Beh, sappiate che me ne vado solo fisicamente e in ogni caso Milano è ad un tiro di schioppo dalla città della Mole, posto in cui ogni scusa (e dico OGNI) sarà buona per tornare.

Non se la prendano i milanesi, ma Milano non è proprio il tipo di città i cui sarei voluto andare ad abitare. Continuo a sostenere e lo farò per sempre, che Torino è una delle più belle città che io abbia mai visto ed in cui vivere è un piacere. Fattostà che se vado nella patria del cavaliere, un motivo valido c’è ed è solo perchè lì c’è un pezzo di cuore ben più grande.

Magari in corso d’opera scopro che la città della moda non poi così male. Certo è che dovrò (ed ho iniziato oggi) mettermi a cercare un lavoro ed una casuccia (piccola dati i prezzi da galera) nella quale andare ad abitare in compagnia del suddetto “piece of the heart”.

Ovviamente se potete aiutarmi fatevi sotto, non c’è bisogno che ve lo dica.

Nel frattempo che mando curriculum a destra e a manca mi inizia a salire la febbriciattola da WWDC 2008, ma tra tutti i rumors e le speculazioni in corso, mi fa molto piacere segnalare questo bel post di Marcello Majonchi in cui si analizza l’articolo del Time che prova a delineare la figura che succederà (speriamo il più tardi possibile) a Steve Jobs. (Spero sia un buon tentativo per distrarre l’attenzione da qunto scritto in precedenza).

P.S.

So che qualcuno si addolorerà leggendo questo post ma vorrei che si sapesse che il mio dolore è altrettanto grande nello scriverle, anche se in questo preciso momento scopro che c’è qualcuno che soffre più di me e vorrei dirle che le sono vicino…tanto.

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