Credo che narrazione, design, tecnologia e media differenti possano coesistere.
Il mio lavoro è far si che questo accada.
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...o quasi.

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| 1 February 2010 | 3 Commenti

L’altro giorno ho finalmente visto Avatar in 3D.
Saranno stati i commenti esagerati, i mega incassi, il tanto parlare di questo film in rete e fuori dalla rete, ma se devo essere proprio sincero, sono rimasto un po’ deluso. Certo, non si può dire che non sia un film da non vedere, anzi lo consiglio, ma dal mio punto di vista non è poi così entusiasmante.
Sarà perché chi ha dimistichezza con il mondo dei videogiochi, quei mondi, quelle ambientazioni, quel livello di fantasia e dettaglio lo ha già vissuti, magari in prima persona e con altre persone (portando l’esperienza collettiva tipicamente cinematografica ad un livello superiore). E la storia, pur essendo carina, ma non eccezionale, mi ha fatto pensare sempre ad un gioco in cui il protagonista si proietta in un avatar mediante una macchina molto simile a quella vista nel film. Insomma, non sono rimasto sconvolto (cosa abbastanza difficile peràltro), ma il diverso livello di narrazione proposto dall’esperienza cinematografica ci permette di godere tutto questo in maniera diversa.
Il 3D poi non l’ho percepito tantissimo. Sarà per la veloce capacità di adattamento dei nostri occhi ad abituarsi alla visione tridimensionale, sarà per i movimenti di camera spesso veloci e poco capaci di far emergere il lato immersivo, ma mi aspettavo di più.
Non credo che il 3D poi, sia il nuovo strumento capace di generare l’immersività e il coinvolgimento di cui l’industria cinematografica ha bisogno. Il vero regno dell’immersività è nei videogiochi, capaci di far vivere una reale esperienza in prima persona. Sono convinto che il cinema debba concentrarsi sulle emozioni, sulle belle storie, indipendentemente dagli escamotage tecnici.

Ma magari mi sbaglio. Ne riparliamo dopo aver visto questo.

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