Credo che narrazione, design, tecnologia e media differenti possano coesistere.
Il mio lavoro è far si che questo accada.
Questo è il posto dove condivido note, idee, lavori in corso. Tutti i giorni.
...o quasi.

Salva Internet e salverai il giornalismo

| 15 June 2010 | Commenta

Dan Gillmor scrive un editoriale in cui spiega come rendere Internet ancora più veloce, aperta, equa e gratuita permetterebbe di far fiorire un modello di alternativo capace di ridare nuova linfa al giornalismo, dove la parola “giornalismo” è usata nel suo senso più puro.
Eccone un estratto:

First, direct subsidies for journalism are the wrong way to go, even dangerous. But we absolutely could use the kind of indirect help — taxpayer-funded deployment of high-capacity, wide-open broadband networks — that would be an analogue to the early American postal subsidies, and then some. This would be essential infrastructure, aimed at beefing up all 21st Century commerce and communications, including but not limited to journalism.
Second, if we got serious about broadband in this way, entrepreneurs would almost certainly come up with the journalism, including a variety of business models to augment or replace today’s, that would provide the public good we all agree comes with journalism and other trustworthy information.
To be fair, some of the subsidy advocates say they don’t want to prop up newspapers per se, though some of their remedies would do just that; others are less shy, and their explicit goal is to save newspapers.

E’ chiaro che una notizia, un fatto, una storia, viene scritta affinché possa essere resa nota, ma solo se c’è un pubblico che la legge perchè interessato a quel tema.
Non è difficile quindi capire come Internet, rispetto a questo concetto di fondo, non possa che portare benefici a questo mestiere che troverebbe nella rete un fantastico alleato.
A tal proposito consiglio a tutti la lettura di Giornalismo e Nuovi Media di Sergio Maistrello. Un libro che ho finito di leggere ieri e che racconta proprio questo cambiamento in atto, descrivendone scenari presenti e anticipandone alcuni futuri.

Salva Internet e salverai il giornalismo

L’ecologia delle notizie

| 19 February 2009 | Commenta

Il giornalismo tradizionale sta vacillando ovunque. I quotidiani, i newsmagazine e i network tv che trasmettono notizie erano in crisi prima della recessione globale e lo sarebbero stati comunque. Se si aggiunge la crisi finanziaria, si comincia a intravedere una rivoluzione epocale: di quelle che trasformano in maniera irreversibile gli ecosistemi.

Di quelle che uccidono i dinosauri.

Nello stesso tempo, il nuovo mondo digitale intorno a noi sta fiorendo in una complessità straordinaria. Il Ventesimo è stato il secolo dei titani: due dozzine di aziende gigantesche, due centri di potere principali e nuovi strumenti che si contavano sulle dita di due mani. Il Ventunesimo secolo è già diverso: massicciamente multipolare, online, e realmente in grado di cambiare il mondo.

E la posta in gioco è molto, molto alta.

Per dare un senso a questa trasformazione mondiale avremo bisogno di un giornalismo migliore di quello a cui siamo abituati. Da parte nostra, come cittadini e utenti dei media, stiamo diventando più bravi a servirci delle notizie. Siamo ormai allenati a quella corsa a ostacoli che, ormai da dieci anni, è l’informazione. Cerchiamo. Filtriamo. Condividiamo. Queste capacità non sono distribuite in modo uniforme ed equo, ma si stanno diffondendo rapidamente e danno ragione alla speranza: la sfera pubblica è più viva che mai. Quindi mai come oggi abbiamo bisogno di buon giornalismo, e la novità è che può trovare un pubblico più ampio di quanto non abbia avuto finora.

Ma in questo momento di grandi opportunità ci troviamo di fronte a una crisi: le news stanno morendo.

Si sentiranno i guru dire che la causa sono i pc, i cellulari, internet e i browser. La tecnologia sarà l’unica colpevole. Ha ucciso le news, ma alla fine le salverà.

Ma focalizzarsi solo sulla tecnologia è un errore. La vera sfida, quella più seria, ha a che vedere con l’intero sistema.

Anche quando le notizie si spostano online, sembra esserci qualcosa di sbagliato nel modo in cui sono confezionate e diffuse. Sono troppo lente, ingessate. Il tono è raramente in sintonia con quello del web. Sembrano pensate per fornire i prodotti sbagliati. Una rivoluzione che produca buone news va ben oltre i siti web, la multimedialità, i blog, i contenuti generati dagli utenti o qualsiasi altra tecnica su cui passiamo tanto tempo prezioso a discutere. Richiede nuovi sistemi e nuove organizzazioni.

Vorrei suggerire un’analogia con l’unico sistema nuovo degli ultimi anni che ha avuto un successo enorme. Non è stato costruito per le news, anche se è stato oggetto di infinite news: mi riferisco alla campagna elettorale di Barak Obama.

L’uso che Obama ha fatto della tecnologia è stato molto decantato, e a ragione. Ma la tecnologia da sola non lo avrebbe fatto vincere. Lui l’ha saputa combinare con nuove opportunità di partecipazione e nuove strategie per organizzare i sostenitori e la gente sul territorio. Ha rischiato forte nella “devolution” dell’informazione, concedendo il potere di prendere decisioni ai volontari, alla base del partito. E nel frattempo ha raccolto più denaro di qualsiasi altra campagna elettorale della storia.

La tecnologia è stata usata anche per comunicare tutta la complessità che richiede una democrazia sana. Il discorso chiave di Obama, quello sulla razza, ha prodotto solo brevi titoli e clip tv, ma 10 milioni di persone lo hanno scaricato dal web per intero. Un momento di crisi si è trasformato in un punto di non ritorno che è stato anche l’inizio del successo.

Grazie all’abilità di Obama nel costruire un sistema, gli Stati Uniti si sono guadagnati il governo di cui hanno bisogno in uno dei momenti più diffcili della loro storia. E ora abbiamo bisogno di un giornalismo che ne sia all’altezza.

Questa è una delle ragioni per cui Joel Hyatt ed io abbiamo creato Current, un network di notizie a carattere partecipativo disponibile in tutto il mondo sul web e in tv, compreso Sky Italia. Vogliamo contribuire a un sistema alternativo che sappia anche generare profitto. Come la campagna di Obama, Current mescola la tecnologia, la partecipazione massiccia e la gente sul territorio, tutto per un obiettivo a cui vale la pena credere. E che possa essere commercialmente vantaggioso.

Voglio sottolineare un’importante differenza: ci sono altre organizzazioni che cercano di imbrigliare il potere della partecipazione in nome della notizia. Ma pochi lo combinano, come facciamo noi, con cittadini giornalisti e reporter sul posto, in ogni luogo del mondo. Noi sollecitiamo i contributi sul nostro sito, ma mandiamo anche i nostri giovani e coraggiosi giornalisti Vanguard in alcuni dei posti più pericolosi del mondo. La tecnologia da sola non vi porterà mai nel cuore di Mogadiscio o nello stretto di Malacca.

Nel momento in cui molte organizzazioni di news si ritirano e pensano a Internet come a un modo per tagliare i costi e sostituire le inchieste internazionali e investigative, Current investe in entrambe.

Pensiamo ancora alla campagna di Obama, la prima davvero figlia del nuovo secolo, e a come ha mobilitato migliaia di persone. Le ha spinte a fare chilometri, a bussare alle porte, a coinvolgere i vicini. La lezione è che la tecnologia è solo una parte del sistema. E quando si innova il sistema, si cambia il mondo. Current sta facendo questo. Ma abbiamo bisogno che altri facciano gli stessi passi, perché gli obiettivi sono troppo grandi per noi soli. Se tutti insieme accettiamo la sfida, possiamo creare una nuova “ecologia delle notizie”, che vada incontro alle opportunità e alle necessità del nostro tempo. L’America, l’Italia e il mondo ne hanno un disperato bisogno.

Chi è pronto a costruire un nuovo sistema con noi?

di Al Gore.

fonte: Wired

L’ecologia delle notizie

Morti Steve Jobs ed il Citizen Journalism? Uno sta bene, l’altro è in rianimazione

| 5 October 2008 | 7 Commenti

Qualcuno ha postato la notizia del tutto falsa che Steve Jobs ha avuto un attacco di cuore su iReport di CNN. CNN riporta la notizia, poi corregge il tiro e si scusa. Il titolo Apple crolla, poi si riprende.

Le ricadute di questo accadimento (che includono un indagine della Securities and Exchange Commission) porterebbero qualcuno e a pensare al fallimento del Citizen Journalism. No, non è così.

Gli osservatori più acuti e quelli che di Web 2.0 si occupano dagli albori, avranno notato come in realtà se di fallimento si deve parlare, allora sarebbe più corretto palare del fallimento dei sistemi aperti.

I “Citizen” (giornalisti non professionisti) possono usare piattaforme come iReport per riportare leggittimamente notizie, così come successe quando collassò il ponte di Minneapolis.

Il problema è che le piattaforme aperte (soprattutto quelle esposte anche sul mainstream) sono anche centro di raccolta di bugiardi, spammer, ladri, disturbatori, persone in cerca di visibilità facile, ecc. Questo sembra essere un argomento di poco conto per chi difende a spada tratta il Citizen Journalism.

Sto parlando delle due facce della medaglia dei cosiddetti open systems.

Sto parlando dell’altro lato della medaglia. L’ideologia dei sistemi aperti di partecipazione ha rivoluzionato i media, ma la stella ideologia è spesso molto ingenua. L’apertura totale comporta la perdita di alcuni standard, fondamento dell’autorevolezza della fonte di informazione.

Il problema non è di trasparenza o su chi sia qualificato o intelligente abbastanza per essere definito giornalista (anche se questa definizione è tutt’ora in via di ri-definizione). Si tratta di fiducia e trasparenza. Il problema sta quindi nel lato della medaglia meno esposto. La (dis)informazione messa nelle mani sbagliate, può provocare gravi danni. Il caso Apple ne è un esempio.

La CNN, come altri che hanno implementato sistemi completamente aperti al loro interno, dovrebbero riflettere attentamente sul potenziale danno che può essere fatto quando si lanciano notizie fuori “standard editoriali” in nome della “partecipazione aperta”.

Invece di ospitare il citizen journalism al proprio interno, il che è ovviamente quello che le organizzazioni dei media tradizionali originariamente sono state progettate per fare, le piattaforme d’informazione dovrebbero trovare il citizen journalism sulla piattaforma più aperta che ci sia: il Web. Quando si trovano buone informazioni, da verificare in base a standard giornalistici, allora il valore della notizia sta nel link a quell’informazione. Così, invece di creare una piattaforma aperta di spam, piattaforme di informazione che hanno creato più connessioni sul Web elevano il link a notizia. Il valore quindi sta nel link, piuttosto che nella notizia stessa: link journalism.

L’inprudenza di esporre una piattaforma del tutto aperta ai propri lettori/spettatori comporta, a lungo andare, una perdita di fiducia.

L’applicazione ed il mantenimento di alcuni standard però è inevitabile per garantire qualità e garantirsi fiducia.

  • Mantenere l’indipendenza editoriale da ogni specifico interesse, sia commerciale, che politico, di lobbying, di marketing ecc.
  • Non plagiare.
  • Non effettuare trattamenti di favore.
  • Chiarire i confini dei propri conflitti d’interessi.
  • Essere accurati ed onesti.
  • Essere accessibilli e responsabili nei confronti del pubblico.
  • Mettere a disposizione del pubblico, una serie di norme di giornalismo o un codice etico  editoriale ai quali si fa riferimento.

Applicare standard come questi, significa produrre un informazione corretta prima di tutto nei confronti dei propri utenti/lettori/spettatori.

Discorso diverso è quello, ormai ciclicamente ricorrente, sulla ridefinizione di giornalista classico.

Morti Steve Jobs ed il Citizen Journalism? Uno sta bene, l’altro è in rianimazione

Uno a Zero palla al centro

| 9 January 2008 | Commenta

Il Grillo nazionale si è fatto beccare in uno dei suoi tipici atteggiamenti anti-confronto. Per quanto mi riguarda appoggio Alessandro Gilioli de L’Espresso il quale nel suo articolo, tra le altre cose, scrive:

Grillo ha una strategia di comunicazione basata sul vittimismo da censura. Io gli avevo promesso tre o quattro pagine di intervista su “L’espresso”, lui ha preferito non apparire per poter dire che la grande stampa lo ignora e lo censura. Bene, visto che da qui al 25 aprile andrà strillando al mondo che i giornali non parlano del suo V-Day perché ne hanno paura, si sappia che questo giornale voleva concedergli ampio spazio ma che lui lo avrebbe accettato solo per monologare, per ospitare la sua invettiva, e non per un’intervista. Nemmeno il più tracotante politico della Casta, a fronte di una richiesta di intervista, risponde “O scrivo io da solo e senza domande o niente”.

Oggi, rimanendo più o meno in tema, arriva anche la notizia dell’uscita dei primi televisori in grado di visualizzare canali Youtube (e no solo) senza ulteriori apparecchi. Questo è un chiaro sintomo di come si stia andando sempre più verso una generale riformulazione della definizione di Media televisivo e più in generale verso l’arrivo sul mercato di massa di apparecchi in grado di sfruttare appieno le capacità crossmediali della rete.

Probabilmente la battaglia di Grillo contro i giornalisti è persa (o vinta?) in partenza proprio perchè presto sarà il mercato stesso a decidere dove verranno fatti i prossimi investimenti. Tanto per essere pragmatici riporto un po’ di numeri. Nel 2006 gli utenti mondiali che hanno utilizzato regolarmente Internet sono stati 433.193.000 circa, mentre nel 2007 sono stati circa 550.000.000. Intorno a marzo/aprile avremo i risultati del primo trimestre 2008 e si potranno formulare delle proiezioni sull’anno in corso. Una cosa è chiara però: il tasso di crescita è in crescita vertiginosa (nel 2007 circa il 25% rispetto al 2006) e il tutto va di pari passo con la crescita delle capacità degli utenti di trovare fonti attendibili ‘alternative’. Ricordo a tal proposito che nel 2007 i siti Web presenti in rete sono stati stimati in oltre 150 milioni unità, di cui 60 milioni attivi.

Per quanto mi riguarda le paure e i timori di Grillo, almeno in questo ambito, saranno scongiurati dagli utenti stessi che sapranno scegliere tra informazioni attendibili e non o meglio, tra informazioni veicolate e non.

Uno a Zero palla al centro