| 19 February 2008 | Commenta

Ci stiamo avvicinando alle due giornate torinesi dedicate alla rete. Venerdì l’evento un po’ più istituzionale dei Web Days in cui interverrò con una piccola presentazione sui Feed RSS.Sabato la giornata “interstizio” con la ormai affermata formula BarCamp. L’evento si annuncia denso e ricco di ospiti e interventi. Un vero e prorpio successo di partecipazione.
Domani e dopodomani sarò a Milano per un paio di colloqui e poi venerdì pronto a vivermi il week-end nel migliore dei modi.
Se siete nei paraggi non potete non fare un salto al “circolo dei lettori” anche solo per un saluto passeggero. Vi aspettiamo!
| 30 January 2008 | Commenta
Prima parte…
I BarCamp assumono un ruolo fondamentale anche a livello territoriale per mettere in relazione tutte quelle identità locali che su Internet riescono ad aggregarsi attorno al loro stesso territorio o a qualsiasi altro specifico argomento.
I BarCamp, come è facile supporre, hanno visto la loro nascita soprattutto nei grossi centri d’aggregazione culturale che, spesso, corrispondono ai grandi centri urbani. Tra le prime città in cui si sono svolti i primi BarCamp troviamo infatti Milano, Torino, Roma e Bologna. A queste città però sono seguiti molti altri incontri capaci di aggregare persone attorno ad un territorio molto più piccolo. E’ il caso ad esempio di Matera o Francavilla al mare.
Il BarCamp di Matera del 2007, oltre che essere stato il primo BarCamp del Sud Italia, è stato progettato e costruito proprio attorno alla capacità aggregante della Rete. Il grande senso di identità e di aggregazione della popolazione lucana, ha giocato un ruolo fondamentale. Grazie alla Rete, questa popolazione sta riuscendo a conoscersi sempre di più, scavalcando i problemi di tipo topologico e infrastrutturale.
Il BarCamp di Matera e quello che è venuto dopo, proprio per via della sua perifericità, risulta essere un interessante caso studio per comprendere le dinamiche attraverso le quali si riesce a passare dalla Rete ad una concreta socializzazione.
Ritornando anche su alcune riflessioni passate, è palese come si possa costruire un parallelo tra due strumenti diversi in grado di assolvere lo stesso obiettivo: creare socialità generando valore. In questo senso la generazione di valore, la condivisione o la cooperazione sono tutti aspetti di un nuovo modo di intendere la socialità. Sto parlando degli Urban blog e dei barcamp. Gli urban blog (o più in genere il citizen journalism) ed i barcamp, sono strumenti diversi, ma che spingono portare le persone a confrontarsi su un tema caro a tutti in modo facile, veloce e funzionale. Di fatto sono due rovesci della stessa medaglia.
Siamo di fronte ad un cambiamento del tempo e dello spazio delle forme di comunicazione interpersonale che si pongono in maniera trasversale rispetto alle nuove tecnologie. La Rete quindi sta cercando in tutti i modi di uscire dalla Rete, lasciando allo strumento Internet il compito di fare da tramite.
Spesso le reti di relazioni si spezzano o si perdono a causa dell’incapacità di utilizzo di un mezzo complicato o a causa della difficoltà di vedere quel mezzo come veicolo di socialità. Nel caso dei blog ad esempio, non sempre un commento può stabilire una relazione duratura tra il blogger ed il lettore. Capita anche che chi si avvicina a questi nuovi strumenti lo faccia con un approccio sbagliato, ovvero con una cultura da old media. Quando questo accade però, quel singolo commento è una goccia che da un valore aggiunto. Da sola può essere molto importante, ma generalmente riesce a creare davvero valore solo se a lei si uniscono altre goccie creando, di fatto, un mare di informazioni.
In entrambi i casi, la “territorialità” e l’appartenenza geografica svolgono un ruolo fondamentale: il collante.
Il BarCamp di Matera ha sottolineato questi aspetti portando alla luce molti dei problemi causati da un fievole rapporto tra cittadini, istituzioni, territorio, rete e cultura della rete.
Il lavoro di chi si occupa di questi temi è e sarà sempre più quello di ricreare un senso di appartenenza al territorio mediante la Rete, implementando dei sistemi in grado di definire delle relazioni salde e ben delineate. Parliamo di Social Network che creano all’interno della comunità una serie di microcosmi sociali a se stanti, di facile riconoscimento e legati non solo da una relazione, ma da un’entità culturale comune.
Si vanno creando quindi tanti microcosmi locali che sono interconnessi tra di loro e che pensano a livello globale come un’unica entità, per poi tornare a ragionare su una dimensione locale.
In questo modo le caratteristiche dell’urban blog si distribuiscono all’interno di uno spazio più ampio capace di moltiplicare le sue peculiarità e di rafforzare i legami sottostanti.
Il cambiamento non è solo strutturale o tecnologico, ma comprende tutto il mercato di ideazione, produzione e commercializzazione dei servizi.
Il Web per come lo si intende oggi è diventato quindi il mondo in cui milioni di persone interconnesse tramite e-mail, blog, network, chat, community e altre applicazioni usano Internet come piattaforma collettiva, un sistema abilitante per condividere e scambiare qualcosa. Internet è diventato e diventerà sempre più il mondo della collaborazione, delle comunità, dell’auto-organizzazione, modificando il modo in cui beni e servizi vengono inventati, prodotti, commercializzati e distribuiti su scala globale. La novità quindi riguarda i “cambiamenti fondamentali nelle coordinate di spazio e di tempo [...] poiché segna la fine della distinzione fra i media che sono fissi nello spazio e nel tempo e quelli che scavalcano queste dimensioni” . (ndr Van Dijik, 1999)
Le stesse tecnologie che servono ad annullare le distanze nello spazio fisico, quindi, oggi sono usate per comunicare anche fra persone che si trovano nello stesso spazio, e le stesse tecnologie che servono a superare le distanze nel tempo sono usate anche da persone che comunicano in sincronia.
Non sempre però le persone riescono a cogliere il valore di una transazione così importante, un po’ perché si è legati per cultura, comodità o passione al vecchio sistema, un po’ perché ci vuole del tempo per assimilare le novità.
In questa fase storica molti si stanno adoperando per diffondere la consapevolezza necessaria per passare dalla società dell’informazione alla società della condivisione se pur con alcune difficoltà. Il processo però è avviato.
Siamo passati, come afferma Derrick De Kerckhove, “dall’ossessione tecnica, all’ossessione sociale“, e sarà sempre più questo il ruolo dei Medium che verranno.
Leggi le interviste di: Giovy, Gaspar Torriero, Sergio Maistrello, Pietro Izzo, Federico Fasce, Tommaso Tessarolo, HyperBros, Sirdrake, Antonella Napolitano, Luca Conti, Andrea Beggi, Samuele Silva, Catepol.
| 28 January 2008 | 1 Commento
L’Italia è sicuramente la nazione al mondo in cui il fenomeno dei BarCamp si è evoluto maggiormente riuscendo a coinvolgere anche professionisti di settori disciplinari assolutamente diversi tra loro. Osservare la nascita del fenomeno in Italia, la sua crescita e la sua evoluzione è interessante perché rappresenta, con le dovute eccezioni, l’intera storia del format mondiale. L’Italia è stato anche il paese in cui il format ha assunto forme indubbiamente eterogenee. E’ interessante anche comprendere le ragioni per cui proprio in Italia questo particolare tipo di evento sia riuscito a crescere in modo così contagioso.
A più di un anno dall’arrivo del primo BarCamp, ho deciso di intervistare per il mio blog alcuni degli esponenti più illustri della blogosfera italiana. Sono riuscito a raccogliere più di 20 interviste che mi hanno permesso di delineare una piccola storia dell’arrivo in Italia del fenomeno, ma anche una possibile evoluzione.
Alla domanda sul perché in Italia il fenomeno abbia avuto così tanto successo, molti hanno risposto focalizzando l’attenzione sulla mancanza di spazi di aggregazione alternativi, sulla voglia di cultura e informazione vera.
Luca Conti, ammette che i BarCamp assolvono due funzioni, una sociale e l’altra formativa. La prima permette di far incontrare di persona contatti conosciuti online, la seconda permette di migliorare le proprie conoscenze, confrontandosi con gli altri rispetto a quanto già acquisito.
Come Conti, anche altri blogger hanno riscontrato un valore sociale forte nel partecipare ad un BarCamp. Federico Fasce sottolinea proprio questo punto e conferma la necessità di ottenere più spazi e luoghi di aggregazione:
“[...]È molto difficile, in Italia, entrare in contatto con molte persone perché spesso mancano gli spazi,
proprio per una questione culturale. Ora, quando molte persone hanno iniziato a conoscersi e a frequentarsi in Rete, hanno anche visto crescere il loro capitale sociale. È naturale che, nel momento in cui sono nati spazi fisici che permettono l’incontro di persone che hanno i nostri stessi interessi, questi spazi siano stati riempiti.”
Altri blogger hanno trovato fondamentale sottolineare come i BarCamp siano anche il passaggio ad un sistema nuovo di diffusione della cultura. In questo caso, a differenza delle conferenze classiche, nulla viene imposto dall’alto, ma si discute e si dibatte insieme per aggiungere valore a dei concetti.
Antonella Napolitano, blogger ed organizzatrice di due BarCamp a Bologna sottolinea così questo passaggio:
“[...]Evidentemente le tradizionali modalità di conferenza non bastavano più, sia perché le grosse organizzazioni hanno difficoltà a capire le dinamiche della Rete, sia perché…una volta che hai la possibilità di far sentire la tua voce non torni più indietro! Voglio dire che, così come tanta gente ha usato i blog per esprimersi, così era forse possibile aspettarsi che un’idea del genere avrebbe avuto seguito.[...]”.
Anche Giovanni Barbieri, blogger e creatore di Barcampitalia.org, il sito italiano di riferimento per quanto riguarda i BarCamp, sostiene la tesi di Antonella Napolitano:
“[...]In Italia c’è sete di aggregazione e di conoscenza “vera”. Si organizzano quotidianamente conferenze e dibattiti, ma utilizzando il classico format “relatore sul palco, platea che pone domande alla fine”. Mettersi in gioco decidendo di presentare qualcosa ad un pubblico eterogeneo è una possibilità che solo i BarCamp offrono.[...]”.
Antonio Sofi è uno dei più acuti osservatori del fenomeno dei BarCamp in Italia. Sofi in un suo post spiega proprio come dopo aver partecipato ad un BarCamp, si inizi a guardare la classica conferenza in modo diverso:
“[...] Dopo il primo BarCamp si verifica una specie mutazione genetica irreversibile, tipo mosca di Cronemberg178. Qualsiasi altro formato di conferenza/incontro/convegno sarà per qualche motivo percepito come insoddisfacente. Io sono diventato abbastanza insofferente alle conferenze tradizionali, chiunque sia il relatore. Perché la formula della non-conferenza così come si è miracolosamente cristallizzata in questi pochi mesi dimostra agli scettici un altro modo (migliore) di stare insieme e condividere la conoscenza.
Una formula che non si preoccupa della performance, degli applausi e della claque ammaestrata, della scaletta rigida e immodificabile, del palco degli invitati e dei saluti dell’autorità, del porto i ringraziamenti dell’onorevole/rettore/vescovo che è rimasto bloccato da impegni istituzionali, dei paper tronfi e interminabili, dei prolegomeni, del non potersi alzare dalla sedia, del facciamolo parlare anche se non ne sa niente, del ci-sono-domande-no-grazie-avanti-il-prossimo, ecc. .[...]”
Sempre Sofi, in un altro post, sottolinea come sia profondo il nesso esistente tra le conversazioni generate attraverso i blog e quelle che si creano durante i BarCamp. Si tratta di un elemento importante per comprendere quanto forte sia la relazione tra blogosfera e Rete di BarCamp e come mai sia cresciuta così tanto la volontà di incontrarsi nei BarCamp soprattutto per i blogger:
“[...] L’impressione che ne ho tratto è che vi sia una maggiore consapevolezza generale dell’importanza delle conversazioni – una presa di consapevolezza che, come spesso accade, non segue le velocità della tecnica, ma ha bisogno dei tempi relativamente lunghi della pratica e dell’esempio concreto. Una blogosfera orientata alle conversazioni più che ai singoli post, ai link vivi più che a quelli tumulati nel blogroll, alle varie vite aggregative che i contenuti hanno tra politica e giornalismo. La blogosfera come un enorme nuvola pulsante che acchiappa le periferie con i link e ne fa comunque centro, separata da pochi link d’attenzione e d’interesse, che è fatta di persone che si incontrano, si scambiano e fanno emergere i contenuti (più o meno) migliori – spesso, appunto, negli interstizi dei media tradizionali.[...]”
Questo fattore è fondamentale perché naturale conseguenza della necessità di conversare e comunicare che caratterizza l’essere umano fin dalla sua nascita. Solo all’inizio del XXI° secolo però, gli strumenti e le tecnologie a disposizione hanno permesso di amplificare esponenzialmente la Rete di conversazioni mondiali, focalizzando nei blog questa necessità.
La tendenza riscontrata è che i BarCamp stiano prendendo piede uscendo dalla nicchia di blogger e primi frequentatori per spostarsi verso un pubblico più amplio. Si sta quindi lentamente spostando l’asse di comunicazione dei BarCamp, da orizzontale, quindi di conversazione e condivisione passionale, ad un piano inclinato che tende ad abbracciare un intento prettamente divulgativo.
E’ Sofi che nello stesso articolo spiega la differenza tra questi due approcci:
“[...] Nel primo caso si tratta di un approccio sintetizzatile in qualcosa tipo “Condivido con voi quello che so o che ho scoperto, e che non riguarda necessariamente cosa sto facendo io sul Web, così ne parliamo“; nel secondo caso è qualcosa tipo “Vi spiego cosa è questo sito/servizio, che spesso riguarda quello che sto facendo io sul Web, perché forse non lo conoscete e vi potrebbe interessare“. Vorrei che fosse chiaro che il problema non è parlare di cose che ci riguardano in prima persona (in fondo è inevitabile, l’ho fatto anche io), ma l’approccio. Di chi parla e di chi ascolta. La mia impressione è insomma che si debba far di tutto per mantenere divulgazione e conversazione in un equilibrio virtuoso. Senza che uno dei due prevalga. Perché se prevale il primo, i più “esperti” magari si annoiano; se prevale invece il secondo i neofiti non capiscono nulla. [...]”
L’Italia quindi, pur vivendo una situazione di arretratezza per quanto concerne la cultura digitale, le infrastrutture o gli accessi ad Internet, si delinea come un paese che dato il contesto storico e la crisi generalizzata delle attività industriali, culturali e ricreative classiche, trova nei BarCamp un utile sistema per diffondere cultura e partecipare attivamente alla discussione globale sul ruolo moderno dell’uomo nella società (non solo digitale).
To be continued…
| 28 January 2008 | 3 Commenti

Tra cene polentose e incontri vari, l’agenda del blogger di trincea è piena. In ordine:
Polentablog: splendida giornata. Ottimo cibo (un po’ pesantuccio a dire il vero) ottimo scenario e ottima compagnia. Da rifare sicuramente. Un grazie particolare agli amici comaschi per il trattamento.
Cena della Blogcrikka: Giovedì 31/01 si riunisce la compagnia sabauda per l’ormai consolidato appuntamento mensile con ‘gli amici della bagna cauda’! Sono invitati anche i non torinesi (ovviamente!). Per iscriversi click qui.
Web Days e Torino Barcamp 2008: Quest’anno a Torino si sono fatte le cose come si deve. 2 giornate divise in: venerdì incontri e tavole rotonde con personaggi di tutto rispetto all’insegna dei Web Days (”since 1999” come dice il maestro) e sabato secondo appuntamento con il barcamp della Mole. Iscrivetevi e partecipate numerosi, i grissini sono in omaggio.
Altro? Certo! Presto ricominciamo a parlare d’altro di sicuro.
| 8 January 2008 | 1 Commento
Li chiamano camp, ma sono in realtà dei meeting veri e propri in cui gli uomini delle rete abbandonano per una volta il loro mondo virtuale per incontrarsi di persona e affrontare problemi e piaceri di internet. I temi posson andare dei blog alla messaggistica sociale, agli argomenti di fondo della medialità. Uno dei “camp” più strani e interessanti e che sicuramente richiamerà l’attenzione dei media e degli appassionati si svolgerà a Savona e avrà come titolo «LostCamp», in programma a Savona e sulla spiaggia di Spotorno il 17 e 18 maggio prossimi, incentrato sulle serie televisive più famose (da qui il titolo) e sull’ evoluzione del media televisivo. Savona, quindi, patria del guru televisivo Carlo Freccero e di altri nomi importanti dell’olimpo tv e della critica (Antonio Ricci, padre di Striscia è della vicina Albenga, Aldo Grasso il più importante critico e esperto di radio-tv, pur essendo di Dogliani è cresciuto a Savona, per non parlare poi del critico cinematocrafico e televisivo, Tatti Sanguinetti, savonese purosangue) si appresta a vivere una intensa stagione legata a internet, al mondo dei media e della televisione….
Continua a leggere sulle pagine de Il secolo XIX.
Segnalato da Roberta Milano.
| 28 December 2007 | 1 Commento
Quasi me ne dimenticavo. Sarebbe stata una grave mancanza da parte mia, eppure spero di essere ancora in tempo nonostante i vari problemi di connettività e di tempo. Il questionario continua ed è il turno di Catepol, la regina della blogosfera italiana.
– Dammi una tua definizione di BarCamp.
Il BarCamp lo avranno detto in molti, sono delle conferenze non conferenze, dei seminari non seminari, dei miniconvegni che non sono miniconvegni. Insomma sono degli incontri, tematici o meno strutturati in modo che tutti i partecipanti siano liberi di presentare un intervento, un talk, una proposta, una provocazione ad un pubblico pronto a condividere e conversare. Il tutto in un ambiente molto free dove il cuore non è la serie di interventi e talk che si terranno, e neanche la partecipazione di quello o quel tale altro guru…ma le conversazioni che si intersecano, che si avviano, che proseguono poi online tra persone con mentalità e sentire simile..Io ho partecipato fisicamente solo a Matera 2007 e virtualmente (collegata in video/audio/chat ecc) a quasi tutti gli altri. Lo posso dire: Un Barcamp è la summa di tante conversazioni con amici.
- Perché in Italia il fenomeno BarCamp ha avuto così tanto successo?
Penso che abbia avuto molto successo questa formula innovativa del BarCamp tra noi, perchè siamo innanzitutto noi blogger a parteciparvi.. Con un passaparola ed un entusiasmo difficilmente pensabile per altri tipi di convegni o seminari, diciamo di tipo convenzionale ed istituzionale. Ha successo perchè ognuno di noi può portare il suo piccolo o grande contributo, può presentare argomenti di cui è esperto, che riguardano la sua nicchia di interessi, di cui può dare così diffusione e suscitare interesse in altri…Ultimo motivo di successo…vuoi mettere l’ego e l’autoreferenzialità??
I BarCamp ci danno modo di essere al centro dell’attenzione in molti modi no? L’Ego ringrazia!
- Quali sono bisogni che portano le persone a partecipare ad un barcamp?
Sicuramente la voglia di ascoltare interventi e argomenti di interesse, che magari altrove non vengono affrontati o che se vengono affrontati sono sempre ingessati in conferenze e seminari istituzionali dove poco spazio è lasciato alla condivisione delle idee ed alla conversazione.
Sicuramente la voglia di conoscere le belle persone con cui si è in contatto ogni giorno solo virtualmente, tramite blog, twitter, mail ecc.
Sicuramente la voglia di socializzare e di passare un po’ di tempo con tanta bella gente.
Sono tanti i motivi. Spesso sono anche molto personali. Ma sicuramente tutti sentono la positività di partecipare a qualcosa in prima persona, con altri con cui sanno che in linea di massima si troveranno a proprio agio.
- Pensi si affermeranno di più i BarCamp generalisti o tematici?
Non so darti una risposta. Forse quelli generalisti attireranno e coinvolgeranno molta più gente. Quelli tematici o troppo tecnici potrebbero invece allontanare. Ma il tempo ci dirà quello ch succederà..
Oramai la macchina BarCamp è avviata e il 2008 io lo vedo molto interessante sotto questo punto di vista. (Sperando di riuscire a partecipare in presenza il più possibile)
- Se accadrà, come pensi che si evolverà il fenomeno?
Io spero che tutti si sentano pronti prima o poi a presentare un intervento o un mini talk ad un barCamp. Tra noi ci sono “esperti” di diverse cose ed argomenti, spesso impensabili o sconosciuti. Io spero che i BarCamp possano diventare un ottimo veicolo per la condivisione di conoscenze. Non si finisce mai di imparare dagli altri. Per ciò io ai BarCamp vorrei poter imparare da altri che ne sanno più di me, vorrei poter continuare a tessere i fili di queste conversazioni che si avviano, si intersecano ecc. Magari invece di farne uno ogni due giorni (come è acaduto quest’anno) e in posti diversi, cerchiamo di aggregare gli appuntamenti in modo che uniamo sia la voglia di partecipare per incontrare che quella di partecipare per ascoltare e conoscere, approfondire argomenti. Se il fenomeno evolve anche in questa direzione credo che la partecipazione dei più possa essere facilitata (e quindi garantita!!)
| 2 December 2007 | Commenta

La ricerca sulla situazione attuale dei BarCamp in Italia continua. E’ la volta di Tommaso Tessarolo.
- Dammi una tua definizione di BarCamp.
un evento dove chinque può partecipare sia come spettatore che come relatore. E’ generalmente su tematiche riguardanti la rete o l’universo digitale (ma non solo), ha un forte organizzazione preliminare, ma nel suo svolgimento è totalmente destrutturato il che lo rende al contempo affascinante e totalmente ingestibile.
- Perché in Italia il fenomeno BarCamp ha avuto così tanto successo?
Per dure ragioni a mio modo di vedere. La prima è perché qualcuno ha sapientemente cavalcato l’onda creando un business (seppur micro) su questo genere di eventi (i bar camp “quelli veri” sono/erano solo affare di qualcuno). La seconda è perché siamo un paese in uno stato comatoso per quanto riguarda la libera espressione e l’informazione, quindi manifestazioni aperte alla libera circolazione delle idee hanno trovato subito un grande riscontro.
- Perché in Italia il fenomeno BarCamp ha avuto così tanto successo?
Per dure ragioni a mio modo di vedere. La prima è perché qualcuno ha sapientemente cavalcato l’onda creando un business (seppur micro) su questo genere di eventi (i bar camp “quelli veri” sono/erano solo affare di qualcuno). La seconda è perché siamo un paese in uno stato comatoso per quanto riguarda la libera espressione e l’informazione, quindi manifestazioni aperte alla libera circolazione delle idee hanno trovato subito un grande riscontro.
- Quali sono bisogni che portano le persone a partecipare ad un barcamp?
Il desiderio di conoscere e di esprimersi senza regole e senza censure, oltre alla curiosità molto spesso di far cortocircuitare il mondo dei bit con quello degli atomi potendo durante questi eventi incontrare chi si è solo conosciuto via chat/blog/mail/…
- Pensi si affermeranno di più i BarCamp generalisti o tematici?
Penso che la formula BarCamp sia morta. E’ stata distorta ed in buona parte si è inflazionata. Credo si affermerà un evoluzione della formula dove avremo eventi *tematici* sempre aperti ma molto più strutturati.
- Se accadrà, come pensi che si evolverà il fenomeno?
In Italia c’è una carenza drammatica di momenti d’incontro autentici tra chi sa e chi vuole sapere. Il panorama è monopolizzato da miriadi di conferenze o eventi organizzati da istituzioni o imprese a puro scopo promozionale. Quindi il fenomeno in quanto libera espressione e libera circolazione di idee avrà sicuramente un seguito. Deve però uscire dal suo stadio primitivo, superando la fase stile “occupazione liceale” per passare ad una formula più matura dove gli eventi abbiano effettivamente un capo ed una coda, dove chi parla possa farlo liberamente senza avere però occasioni di trasformare la sua presenza in un evento auto-promozionale, e chi assiste possa farlo in maniera ordinata e guidata, non perdendosi quindi nel marasma che semper viene a generarsi.
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