Tag Archive for 'approfondimenti'

Barcamp, un anno dopo: conclusioni 1/2

L’Italia è sicuramente la nazione al mondo in cui il fenomeno dei BarCamp si è evoluto maggiormente riuscendo a coinvolgere anche professionisti di settori disciplinari assolutamente diversi tra loro. Osservare la nascita del fenomeno in Italia, la sua crescita e la sua evoluzione è interessante perché rappresenta, con le dovute eccezioni, l’intera storia del format mondiale. L’Italia è stato anche il paese in cui il format ha assunto forme indubbiamente eterogenee. E’ interessante anche comprendere le ragioni per cui proprio in Italia questo particolare tipo di evento sia riuscito a crescere in modo così contagioso.
A più di un anno dall’arrivo del primo BarCamp, ho deciso di intervistare per il mio blog alcuni degli esponenti più illustri della blogosfera italiana. Sono riuscito a raccogliere più di 20 interviste che mi hanno permesso di delineare una piccola storia dell’arrivo in Italia del fenomeno, ma anche una possibile evoluzione.
Alla domanda sul perché in Italia il fenomeno abbia avuto così tanto successo, molti hanno risposto focalizzando l’attenzione sulla mancanza di spazi di aggregazione alternativi, sulla voglia di cultura e informazione vera.
Luca Conti, ammette che i BarCamp assolvono due funzioni, una sociale e l’altra formativa. La prima permette di far incontrare di persona contatti conosciuti online, la seconda permette di migliorare le proprie conoscenze, confrontandosi con gli altri rispetto a quanto già acquisito.
Come Conti, anche altri blogger hanno riscontrato un valore sociale forte nel partecipare ad un BarCamp. Federico Fasce sottolinea proprio questo punto e conferma la necessità di ottenere più spazi e luoghi di aggregazione:

“[...]È molto difficile, in Italia, entrare in contatto con molte persone perché spesso mancano gli spazi,
proprio per una questione culturale. Ora, quando molte persone hanno iniziato a conoscersi e a frequentarsi in Rete, hanno anche visto crescere il loro capitale sociale. È naturale che, nel momento in cui sono nati spazi fisici che permettono l’incontro di persone che hanno i nostri stessi interessi, questi spazi siano stati riempiti.”

Altri blogger hanno trovato fondamentale sottolineare come i BarCamp siano anche il passaggio ad un sistema nuovo di diffusione della cultura. In questo caso, a differenza delle conferenze classiche, nulla viene imposto dall’alto, ma si discute e si dibatte insieme per aggiungere valore a dei concetti.
Antonella Napolitano, blogger ed organizzatrice di due BarCamp a Bologna sottolinea così questo passaggio:

“[...]Evidentemente le tradizionali modalità di conferenza non bastavano più, sia perché le grosse organizzazioni hanno difficoltà a capire le dinamiche della Rete, sia perché…una volta che hai la possibilità di far sentire la tua voce non torni più indietro! Voglio dire che, così come tanta gente ha usato i blog per esprimersi, così era forse possibile aspettarsi che un’idea del genere avrebbe avuto seguito.[...]”.

Anche Giovanni Barbieri, blogger e creatore di Barcampitalia.org, il sito italiano di riferimento per quanto riguarda i BarCamp, sostiene la tesi di Antonella Napolitano:

“[...]In Italia c’è sete di aggregazione e di conoscenza “vera”. Si organizzano quotidianamente conferenze e dibattiti, ma utilizzando il classico format “relatore sul palco, platea che pone domande alla fine”. Mettersi in gioco decidendo di presentare qualcosa ad un pubblico eterogeneo è una possibilità che solo i BarCamp offrono.[...]”.

Antonio Sofi è uno dei più acuti osservatori del fenomeno dei BarCamp in Italia. Sofi in un suo post spiega proprio come dopo aver partecipato ad un BarCamp, si inizi a guardare la classica conferenza in modo diverso:

“[...] Dopo il primo BarCamp si verifica una specie mutazione genetica irreversibile, tipo mosca di Cronemberg178. Qualsiasi altro formato di conferenza/incontro/convegno sarà per qualche motivo percepito come insoddisfacente. Io sono diventato abbastanza insofferente alle conferenze tradizionali, chiunque sia il relatore. Perché la formula della non-conferenza così come si è miracolosamente cristallizzata in questi pochi mesi dimostra agli scettici un altro modo (migliore) di stare insieme e condividere la conoscenza.
Una formula che non si preoccupa della performance, degli applausi e della claque ammaestrata, della scaletta rigida e immodificabile, del palco degli invitati e dei saluti dell’autorità, del porto i ringraziamenti dell’onorevole/rettore/vescovo che è rimasto bloccato da impegni istituzionali, dei paper tronfi e interminabili, dei prolegomeni, del non potersi alzare dalla sedia, del facciamolo parlare anche se non ne sa niente, del ci-sono-domande-no-grazie-avanti-il-prossimo, ecc. .[...]”

Sempre Sofi, in un altro post, sottolinea come sia profondo il nesso esistente tra le conversazioni generate attraverso i blog e quelle che si creano durante i BarCamp. Si tratta di un elemento importante per comprendere quanto forte sia la relazione tra blogosfera e Rete di BarCamp e come mai sia cresciuta così tanto la volontà di incontrarsi nei BarCamp soprattutto per i blogger:

“[...] L’impressione che ne ho tratto è che vi sia una maggiore consapevolezza generale dell’importanza delle conversazioni - una presa di consapevolezza che, come spesso accade, non segue le velocità della tecnica, ma ha bisogno dei tempi relativamente lunghi della pratica e dell’esempio concreto. Una blogosfera orientata alle conversazioni più che ai singoli post, ai link vivi più che a quelli tumulati nel blogroll, alle varie vite aggregative che i contenuti hanno tra politica e giornalismo. La blogosfera come un enorme nuvola pulsante che acchiappa le periferie con i link e ne fa comunque centro, separata da pochi link d’attenzione e d’interesse, che è fatta di persone che si incontrano, si scambiano e fanno emergere i contenuti (più o meno) migliori - spesso, appunto, negli interstizi dei media tradizionali.[...]”

Questo fattore è fondamentale perché naturale conseguenza della necessità di conversare e comunicare che caratterizza l’essere umano fin dalla sua nascita. Solo all’inizio del XXI° secolo però, gli strumenti e le tecnologie a disposizione hanno permesso di amplificare esponenzialmente la Rete di conversazioni mondiali, focalizzando nei blog questa necessità.
La tendenza riscontrata è che i BarCamp stiano prendendo piede uscendo dalla nicchia di blogger e primi frequentatori per spostarsi verso un pubblico più amplio. Si sta quindi lentamente spostando l’asse di comunicazione dei BarCamp, da orizzontale, quindi di conversazione e condivisione passionale, ad un piano inclinato che tende ad abbracciare un intento prettamente divulgativo.
E’ Sofi che nello stesso articolo spiega la differenza tra questi due approcci:

“[...] Nel primo caso si tratta di un approccio sintetizzatile in qualcosa tipo “Condivido con voi quello che so o che ho scoperto, e che non riguarda necessariamente cosa sto facendo io sul Web, così ne parliamo“; nel secondo caso è qualcosa tipo “Vi spiego cosa è questo sito/servizio, che spesso riguarda quello che sto facendo io sul Web, perché forse non lo conoscete e vi potrebbe interessare“. Vorrei che fosse chiaro che il problema non è parlare di cose che ci riguardano in prima persona (in fondo è inevitabile, l’ho fatto anche io), ma l’approccio. Di chi parla e di chi ascolta. La mia impressione è insomma che si debba far di tutto per mantenere divulgazione e conversazione in un equilibrio virtuoso. Senza che uno dei due prevalga. Perché se prevale il primo, i più “esperti” magari si annoiano; se prevale invece il secondo i neofiti non capiscono nulla. [...]”

L’Italia quindi, pur vivendo una situazione di arretratezza per quanto concerne la cultura digitale, le infrastrutture o gli accessi ad Internet, si delinea come un paese che dato il contesto storico e la crisi generalizzata delle attività industriali, culturali e ricreative classiche, trova nei BarCamp un utile sistema per diffondere cultura e partecipare attivamente alla discussione globale sul ruolo moderno dell’uomo nella società (non solo digitale).

To be continued

Make Current

Commento

Ecco perchè ci guadagnamo tutti

Quando durante il periodo d’oro della New Economy si parlava di opportunità di business date dalle comunità virtuali, ciò su cui gli investitori posavano immediatamente lo sguardo era il modello di sviluppo delle comunità virtuali e il sistema di creazione del valore.
Oggi, pur potendo parlare di comunità, difficilmente ci si trova a discutere di business basato sullo “sfruttamento” delle stesse in termini culturali. Nella società della condivisione, ci guadagnano tutti, anche se non in termini prettamente economici.
In questo caso, il concetto di redditività corrisponde ad un aumento generale dei contatti, delle connessioni, degli scambi di ogni genere: fisici, affettivi, economici, intellettuali, estetici e così via, che permette, come dice Lévy, “di costruire un’umanità sempre più vicina a se stessa”.
Queste comunità non sono in grado di generare contenuti significativi sino a che alcuni elementi chiave non raggiungono una “massa critica”, consentendo di ottenere una crescita improvvisa ed immediata della redditività del sistema.

Il problema principale in questo caso è infatti quello di raggiungere la “massa critica”.
Quando il telefono fu inventato, venne introdotto dapprima in dei luoghi pubblici dove le classiche forme di comunicazione interpersonale erano limitate.
Tuttavia, quando un un numero abbastanza grande di persone installò il telefono nelle loro case, divenne utile pagare per aver un telefono installato. Ragionando in termini di costi e benefici, la maggior parte di coloro che decisero di installare il telefono a casa propria ritennero che i benefici dati da quell’apparecchio fossero maggiori dei costi da sostenere per averlo. E’ chiaro quindi che solo quando il numero degli abbonati aumentò la “massa critica”, i benefici dominarono i costi.
Lo stesso processo è accaduto per molte altre tecnologie. Le e-mail hanno visto uno sviluppo simile e anche le community online seguono questa legge dei costi/benefici. La grande differenza è che mentre il telefono ci ha messo 100 anni per diventare uno strumento diffuso nella totalità della popolazione dei paesi sviluppati, oggi la velocità con la quale si raggiunge la massa critica è decisamente aumentata.

Una volta raggiunta la “massa critica” il ciclo di vita è regolato da dinamiche legate ai rendimenti crescenti ed ai circoli virtuosi da essi generati. Per quanto riguarda le comunità online, il più rilevante di questi riguarda l’attrattività dei contenuti. Esso dipende dal fatto che i contenuti sono creati dagli utenti e che proprio l’attrattività dei contenuti sia di stimolo agli utenti per entrare a far parte della comunità. Maggiore è il numero di membri di una comunità, maggiore sarà la quantità di contenuti da essi generati. Maggiore sarà la quantità dei contenuti presenti nella comunità, maggiore sarà il numero di utenti da essi attratti.
Maggiore è il numero di utenti, maggiori saranno le possibilità che questi utenti creino reti di rapporti tra di loro.

Ancora una volta l’effetto del circolo virtuoso è evidente: quanto più l’utente partecipa alla vita della comunità tanto più è destinato a creare reti di rapporti con gli altri utenti. Quanto più l’utente stringe relazioni forti con gli altri, tanto più è motivato a partecipare alla vita della comunità.
In termini generali: quanto più è ampia l’offerta della comunità, tanto più alto sarà il numero dei suoi partecipanti ed il guadagno da essa prodotto, portando, di conseguenza, ad un immenso archivio di contenuti ed informazioni nel quale bisogna imparare a districarsi.

Make Current

Commenti

Sfrattata la cultura a Matera

La vicenda del Teatro dei Sassi di Matera non può che far riflettere anche i non materani.In sostanza l’amministrazione comunale rivendica la disponibilità dei locali di piazzetta Garibaldi nel Sasso Barisano, in cui per 15 anni ha operato l’associazione Teatro dei Sassi, versando regolarmente il dovuto nelle casse comunali. A tal fine il comune ha inviato a fine novembre un’ordinanza di sfratto diventata esecutiva l’ 8 gennaio, come si legge sul sito del teatro, che ha pubblicato l’atto. Il teatro contesta la versione fornita dal Comune e parla di “affermazioni non vere” alla base della disdetta del contratto di affitto, sottolineando i disagi e i danni culturali che deriverebbero dalla cessazione dell’attività teatrale.

L’associazione dei critici di teatro fa notare come “in un momento di grande vivacità del teatro italiano sia davvero incomprensibile apprendere che una delle realtà teatrali più originali e interessanti della scena nazionale venga sfrattata dal suo luogo di lavoro e di ricerca. E colpevolmente in controtendenza rispetto ad una importante e diffusa peculiarità che vede le migliori compagnie del teatro di ricerca, specialmente al Sud, di radicarsi sempre più in un territorio di appartenenza, o d’elezione culturale”.

Un appello al sindaco della città è stato inoltrato da una lunga serie di esponenti del mondo dello spettacolo, che comprende Silvio Orlando, il neo nominato direttore dello Stabile di Torino Mario Martone, Enzo Moscato, Lunetta Savino e l’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro (Anct), che ha espresso piena solidarietà al direttore Massimo Lanzetta, da un quindicennio promotore e animatore del Teatro, che svolge anche un’intensa attività formativa.

In questi giorni è arrivata anche una telefonata a Massimo Lanzetta da parte di un esimio personaggio del mondo della cultura e dello spettacolo Italiano: Roberto Benigni.

Io, come tante altre persone della città e della nazione vorrei portarvi a conoscenza di questa brutta vicenda esprimendo tutta la mia solidarietà nei confronti del “Teatro dei Sassi”, sperando che questo blog riesca a sensibilizzare anche chi normalmente non si occupa di Teatro.

A questo proposito vi invito a leggere la lettera scritta dal direttore Massimo Lanzetta a Luigi Pirandello.

link: http://www.teatrodeisassi.it

Make Current

 Commenta

Un messaggio in una bottiglia che parla a tutto l’oceano

Oggi una giornata che non dimenticherò facilmente. Avere Bruce Sterling, Derrick de Kerckhove, Giovanni Boccia Artieri, Mauro Lupi, Sergio Maistrello, Roberta Milano, Antonio Sofi e Giuseppe Granieri (anche se qui è di casa) tutti insieme a Matera mi fa un certo effetto. Potrei affermare senza esagerare che questo è il più bel regalo di Natale che mi potevo asppettare (e in efetti sta nevicando).
Finalmente qualcuno sta inziando a capire che lo sviluppo di questa terra di cui non si può non rimanere affascinati, deve prendere direzioni alternative. La produzione di beni materiali si è spostata altrove, ma questo, come ben sappiamo, non è un “problema” solo nostro. Bisogna puntare su qualcosa di diverso e, anche se con un po’ di ritardo, ce ne stiamo rendendo conto.
Siamo in un periodo storico in cui l’unico limite è l’immaginazione delle persone, ma sono solo loro che possono dare un valore aggiunto ad un economia territoriale alternativa.
Non possiamo più prescindere da una logica di collaborazione a 360°. L’unico modo per competere con il resto del mondo, come dice Bruce Sterling, è sviluppare quello che sappiamo fare meglio. In un territorio come questo infatti, non si può pensare di investire in cose diverse dal turismo, dalla cultura, dalla tecnologia e dalla sostenibilità,
Bruce afferma che non dobbiamo far altro che riprendere quella logica che i nostri avi ci hanno tramandato e farla rifiorire. Personalmente sono daccordo con lui, anche perchè se ci siamo noi (e chi è materano lo sa) è perchè si è sempre lavorato in un’ottica di collaborazione e cooperazione.
Vi faccio qualche esempio.

Continua ‘Un messaggio in una bottiglia che parla a tutto l’oceano’

Commenti

UnAcademy e MeetUp

Stasera dalle 22 alle 23 sarò sull’isola di Second Life di UnAcademy, l’accademia non convenzionale della cultura digitale, ospite di Antonio in occasione di un dibattito su strumenti, strategie ed esperimenti della comunicazione politica in Rete. Sarà l’occasione per fare un po’ di chiarezza sui meetup e sulla loro assonanza/dissonanza da Grillo. Proverò a spiegare cosa sono realmente e chi vi partecipa, proprio in virtù del fatto che sono assistent organizer di uno dei due meetup di Matera. Per approfondimenti sull’evento andate pure qui, per quelli sull’UnAcademy andate qui oppure fate direttamente un salto sull’isola di SL e partecipate alla discussione.

Make Current

Commenti

Il futuro che avevamo visto è qui

Quando iniziammo a parlare di Urban Blog e poi di Citizen Journalism, molti di noi avevano visto in queste forme spontanee di partecipazione territoriale un qualcosa che assomigliava molto al concetto di distribuzione geografica di fonti informative. Con lo svilupparsi di questi fenomeni si è visto come raccontare il territorio in maniera spontanea, partecipata e informale riesca ad aggiungere molto più valore a quel territorio di quanto non si è riusciti a fare nel corso della storia dell’umanità. Non si parla più di distribuzione delle redazioni sul territorio o di inviati sul campo per raccontare la notizia. Da qualche anno a questa parte i ruoli si sono invertiti. La notizia arriva da te in molto meno tempo, è ricercabile e si evolve nel giro di pochissimo tempo. Tutto questo a costo zero. Con l’espandersi di tecnologie “avanzate” e l’arrivo di queste nelle mani di tutti, le “notizie” riescono ad avere anche un carattere multi-mediale con una qualità dei contenuti sempre più grande.

Attenzione però, con questo non voglio dire che chi fa informazione sul territorio nel modo classico non abbia più motivo di esistere…o meglio, non ancora.

In questo momento sarebbe opportuno che ci fosse un evoluzione. Aprirsi alla conversazione in questo caso potrebbe risultare un sano, efficace e remunerativo sistema per ampliare l’offerta informativa “ascoltando” davvero le persone.

Qualcuno sembra aver capito che qualcosa sta cambiando e che procedere in questa direzione sia la cosa giusta da fare, ma lo fa in modo autonomo perché probabilmente chi sta dietro di lui non riesce a capire a fondo questi processi e l’aiuto che se ne potrebbe trarre se si riuscissero a veicolare nella giusta direzione.

Ora vi voglio raccontare una storia.

Alfredo è un giornalista della RAI e lavora per la redazione lucana del TGR. L’ho conosciuto al Barcamp di Matera dello scorso maggio grazie ad un amico in comune (come è piccolo il mondo eh?).

Al BarCamp Alfredo sembra essere stato colpito da un fulmine rivelatore. Pur non comprendendo ancora appieno quello che stava succedendo capì che “si stava perdendo il meglio” ed aprì un blog. Da allora la sua rete di relazioni si è allargata, intrecciandosi con quella degli altri blogger lucani con i quali ora conversa normalmente. Il suo però è un ruolo duro. E’ vero è un blogger, ma è pur sempre un giornalista in grado di focalizzare le attenzioni di un intera regione su ciò che lui e la sua redazione ritengono più opportuno così, spesso, proprio per via della sua apertura alla conversazione, è stato preso come “referente” per critiche o complimenti su ciò che viene detto o non detto durante il TGR Basilicata.

Come lui stesso dice nel suo ultimo post:

“Mi fa piacere aprire questo confronto con voi, perchè spesso a chi fa il nostro mestiere manca un riscontro da parte degli utenti, come agli utenti manca la conoscenza di alcuni aspetti che si celano “dietro la notizia”.
Uno dei motivi per cui ho aperto questo blog è stata proprio la voglia di confrontarmi.”

Vi ho raccontato la storia di Alfredo perché credo sia la concretizzazione di ciò che era stato predetto quando parlavamo di “giornalismo 2.0″, ma non basta. Siamo ancora alle fasi iniziali.

L’idea di Alfredo è bellissima, ma migliorabile. Sono consapevole che quando si vuole fare qualcosa, la volontà delle persone è solo l’inizio, ma poi ci si deve confrontare con problemi di altra natura. Credo anche però che confrontarsi con i telespettatori del TGR non debba essere solo un problema di Alfredo, ma si debba riuscire (e ormai ci sono i presupposti) a operare alla fonte.

Sto pensando, per esempio, alla creazione di uno strumento conversazionale (un blog?) che permetta alla redazione del TGR di aprirsi al suo pubblico permettendogli di essere parte attiva del processo di ricerca, formazione e trasmissione della notizia. In questo caso il blog non diventerebbe solo un ottimo strumento per reperire informazioni aggregando le persone distribuite su tutto (ma proprio tutto) il territorio, ma sarebbe anche uno strumento in cui coloro che vivono quel territorio possono affrontare la “notizia” e dibatterla, aggiungendo valore ed informazioni alla stessa (oltre che renderla ricercabile), ma non solo. Potenzialmente potrebbe diventare la principale piattaforma di informazione regionale annullando di fatto il vincolo della temporalità della informazione trasmessa ad un ora ben precisa e per mezzo di un unico strumento.

Anche in questo caso i concetti alla base dell’economia del dono verrebbero applicati magnificamente: tutti ci guadagnano. La redazione perché riesce ad avere delle fonti gratuite, ma autorevoli, distribuite capillarmente sul territorio sulla base delle quali selezionare, approfondire e costruire le notizie da passare nel TG, ma anche perché riuscirebbe a dare spazio a tutte quelle notizie che inevitabilmente vengono “scartate” per via dei tempi ridotti sui quali il TG stesso viene costruito.

Dall’altra parte i telespettatori delusi avrebbero la possibilità di vedersi considerati, ma avrebbero allo stesso tempo un sistema per sapere cosa accade attorno a loro, nonché l’opportunità di diventare famosi noti per aver segnalato una certa notizia.

Insomma i giovamenti sarebbero molti e per la prima volta (burocrazia a parte) sento che si può raggiungere un grande obiettivo e fare un enorme balzo in avanti verso un nuovo modo di intendere il giornalismo. Ovviamente spero di poterne parlare in maniera più approfondita con i diretti interessati fra un paio di settimane circa.

Make Current

Commenti