Archive for the 'Lucania' Category

Sto creando dei mostri

Quando scrivi su Twitter che hai mal di testa ed il giorno dopo tuo padre (che fino a ieri non voleva sentire parlare di ADSL) ti contatta via skype dicendoti che dopo il tweetRosa ti ha fatto l’affascino* “, capisci che qualcosa non va.

Sto creando dei mostri?

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Ghost Town

[...] Tra i “comuni del disagio”, nella proiezione al 2016 ce ne sono 1.650 destinati a diventare ghost town. A farne città fantasma, cioè a rischio d’estinzione, è la difficoltà a raggiungere la soglia minima di “sopravvivenza” nelle diverse categorie demografiche, sociali, economiche e dei servizi. Si tratta di 1/5 dei comuni italiani, i quali coprono 1/6 della superficie territoriale e su cui risiede il 4,2% della popolazione, con 560mila residenti over 65, cioè il 20% in più rispetto alla media nazionale.

La situazione che si registra nelle città fantasma è negativa per tutte le variabili della ricchezza: vi lavora il 2,1% degli addetti italiani (esprimendo metà della propensione media al lavoro); negli esercizi commerciali è occupato solo l’1,5% degli addetti nel settore; si registrano oltre il doppio delle pensioni di invalidità mediamente erogate sul territorio nazionale; l’opportunità turistica è sporadica, vista la grande disponibilità di abitazioni non utilizzate (1,5 volte in più del territorio nazionale) e le limitate presenze nelle strutture ricettive (-23%); vi è infine carenza di presidi sanitari ma anche nel sistema scolastico, sia dal punto di vista della domanda (studenti) che dell’offerta (scuole) [...].

Leggi tutto il comunicato di Confcommercio.

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Peace in the heart

Un uomo percorre il mondo intero in cerca di ciò che gli serve e torna a casa per trovarlo.*

Continua ‘Peace in the heart’

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The hidden side of Italy

birds of basilicata

In questi mesi sto ripentendo agli amici americani quanto l’Italia “nascosta” meriti di essere vista, vissuta, perchè custode ancora di quelle tradizioni, paesaggi e sentimenti popolari liberi da logiche meramente turistiche.

C’è un’Italia nascosta ed è quella fatta di tutte quelle mete che non sono le classiche (Venezia, Roma, Firenze, etc..).

Io continuo a far uscire l’immagine di un’Italia diversa, quasi “nascosta”. Un’Italia non si vede da fuori, ma che merita assolutamente di essere vissuta.
Continua ‘The hidden side of Italy’

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Ancora su Sterling e Matera

Francesco ha tradotto il video di Bruce Sterling su Matera per coloro che hanno qualche problemino con l’inglese. Riporto la traduzione in modo da rendere partecipi anche coloro che non hanno capito invitando alla riflessione.

Bruce Sterling a Matera.

(0:44-1:15) Benvenuti a Matera, una delle piu ‘antiche citta al mondo. E’ un luogo che spesso e’ stato definito “senza tempo” ma in realta’ ha vissuto molti accadimenti. Suppongo che le cose piu’ importanti che siano accadute qui, siano accadute nella preistoria. E oggi, penso, ci troviamo nel periodo piu’ felice, piu’ prospero e piu’ ricco che Matera abbia attraversato in circa ottomila anni, quindi andiamo un po’ in giro per la citta’ e vediamo se riusciamo a capirci di piu’.

(1:25- 2:55) La problematica tradizionale di Matera sono state le risorse idriche. In origine, quando e’ stata fondata, c’era abbondanza d’acqua perche’erano zone ricce di foreste che non erano attaccate dal pascolo delle greggi, ma con il passare dei secoli, affiorarono alcune problematiche a riguardo. E difatti sono state queste problematiche ambientali, che hanno preservato Matera per noi.
Potete vedere in alcuni particolari oggi, il modo in cui strutture moderne si nascondono nel tessuto antico, come questa rete arancione, che e’ accanto a queste pietre moderne, chiaramente tagliate da macchinari industriali, che si introducono nelle vecchie pietre, tagliate a mano. Ma le cose che davvero mi intrigano sono proprio li’: due valvole idrauliche che sono state incuneate nel tessuto antico della citta’. Oppure potete vedere queste antiche pietre che sono state astutamente posizionate nel tombino per somigliare al disegno del selciato intorno che la citta’ aveva un tempo.
Sono aspetti pieni di contraddizioni e ossimori che davvero ci fanno capire il modo in cui viviamo oggi.
Oggi non abbiamo semplicemente la cultura. Abbiamo un’industria della cultura.
Non abbiamo solo il patrimonio. Abbiamo un’industria del patrimonio.
Non abbiamo solo citta’, ma abbiamo citta’ che sono come aeroporti; non abbiamo aree isolate, ma aree connesse.

(3:02- 4:12) Come ogni archeologo potra’ dirvi, la maggiorparte delle cose che ci sono state tramandate dal passato, lo sono state per caso e non volutamente. Cosi’ se io fossi un Domenico Ridola, un archeologo locale, del 21mo secolo, queste sono le cose che davvero apprezzerei: l’eredita’ dei tempi moderni. E direi: ai tempi del ventesimo secolo, e all’inizio del ventunesimo, producevano queste bottiglie di plastica dal petrolio, incredibilmente; e questa bottiglia di vetro, che all’epoca neanche riciclavano; e immaginate la quantita’ di liquido in questa anfora del periodo che poteva essere immagazinato o conservato quasi senza motivo, e che poteva contenere olio d’oliva o forse alcol, cibo del tempo, e c’e’ anche un po’ di rimanenza del liquido ancora. Ci sono evidenze storiche di tutti i tipi, tutte ammucchiate qui. Il problema del vivere in roccia e in grotte, e’che non si hanno posti dove mettere i rifiuti, e questo e’stato uno dei maggiori problemi di Matera per lungo tempo.

(4:25 - 5:23 ) Ma ci sono anche cose del ventesimo secolo , che non hanno alcuna giustificazione. Come quelle parabole satellitari bianche, o come lo skyline, disturbato da tutte quelle antenne, o la gru di acciaio vicino il campanile. Poi se sbirci li’nel mezzo, un’interessante sviluppo: un insieme di bandiere del mondo in mezzo alla citta’. E ancora: quali persone girano qui in mezzo? Se io fossi nel cuore medievale della citta’, le persone che davvero mi disturberebbero, sarebbero, naturalmente, i turisti. Qual’e’ il loro ruolo storico qui? Noi abbiamo musei su ogni cosa, ma abbiamo il museo del turismo? O il museo dell’industria culturale? Come il loro lascito si combinera’ con il passato?

(5:37- 6:58) Questa e’ la mia parte preferita di Matera, questo piccolo museo etnografico, dove e’ conservata intatta la casa di una famiglia. E il rischio maggiore che l’industria culturale o quella del patrimonio si prendono e’ che per salvare la casa cosi’ com’e', la famiglia che la abita va uccisa. La culla e’ vuota, mamma e papa’ non dormono piu’ nel letto, i vestiti pendono sul muro, misteriosamente indisturbati, e quel bel telaio, dove la mamma filava vegetali coltivati nei terreni, come il cotone, ora e’ tristemente fermo. Quella fisarmonica, posata sulla mensola, che mai piu’ produrra’ un suono felice. Nessuno usa piu’ la cucina e nessuno mangia quella pannocchia lasciata a seccare sul muro. Ma il personaggio piu’triste qui dentro, e’ quel mulo di plastica, sembra qualcosa come un monumento, e guardandolo non saprei cosa dire. Vorrei tanto vedere qualcuno vivere qui, e fare di nuovo rivivere tutte queste cose.

(7:15 - fine) Ho voluto terminare questo video su Matera, nella mia camera d’albergo, perche’ qui ci sono delle importanti lezioni per noi.
Questa piccola camera si trova a Matera, ma non le appartiene.
Potete vedere questi begli archi a tutto sesto, che si intersecano sotto la roccia naturale, e possiamo dire che tutti i problemi che i materani hanno vissuto nella storia, qui sono stati risolti: ho una bellissima doccia calda, da cui posso prendere tanta acqua quanto mi pare, ho una televisione vicino il letto, ho luci elettriche, ho il riscaldamento, ho tutte le comodita’ moderne, ma in un “pastiche”. Questo non e’ un caso. E’stata messa molta cura per costruire questo posto. La mia domanda e’: cosa accade fra cento anni, quando anche io, il turista globale di passaggio, saro’ una figura storica? Quando anche io saro’ parte del passato e parte del passato di Matera e del suo patrimonio? Come si comporteranno le persone con questo aspetto?
Se c’e’ stato un secolo di industria culturale, quella a’ la sua cultura. E’come se la parodia e il “pastiche” in qualche modo devono affondare le radici, devono trovare la loro vitalita’, ci devono dare un significato, e devono essere qualcosa di cui i nostri posteri non devono essere scandalizzati nel vedere. Questo e’ quanto ho da dire in questa piccola presentazione. Arrivederci da Matera.

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Trasformare i problemi in opportunità

A Matera ormai regna la rassegnazione. Probabilmente i passeggeri lucani continueranno ad aspettare a lungo, ma mentre qualcuno approfitta dei vari ponti creati e mai utilizzati, per fare bunging jumping, sarebbe un’ ottima cosa se si riuscisse a sfruttare il pecorso abbandonato della ferrovia per creare un ulteriore occasione di sviluppo turistico. A Matera sarebbe ideale considerato che la “ferrovia” parte dalla città ed attraversa diversi parchi e luoghi tanto importanti quanto in secondo piano (come la cripta del peccato originale) in un contesto naturalistico unico. Perchè non prendere spunto da chi già c’è chi lo fa?

Leggete di seguito:

Grazie al recupero dei vecchi tragitti ferroviari, oggi dismessi, è possibile riscoprire la bellezza dei nostri paesaggi. Serve solo una bici!

“Un trenino che va pianissimo, fa pùffete-pùffete e sparge fra i viaggiatori uno fummo buonissimo”. Così Carlo Emilio Gadda descriveva ironicamente il collegamento ferroviario Como-Varese, linea della rete delle Ferrovie Nord. Era in funzione dal 1885, periodo in cui i trasporti locali su ferro, soprattutto nel nord Italia, erano nel loro periodo di massima espansione. Nel 1966 la linea venne però abbandonata, e piano piano cadde nel dimenticatoio. La storia di questa ferrovia è pressappoco la stessa di altri 5.000 km di binari attualmente dimenticati nel nostro Paese, e che di giorno in giorno vedono aumentare il loro numero con la costruzione di rettifiche o varianti di percorso. La scelta come ben si sa, è quella di concentrare le tratte e di puntare sulle linee ad alta velocità.

Oggi in tanti casi è però possibile ripercorrere a piedi o in bicicletta l’itinerario di tante vecchie linee, su strade per lo più sterrate ma ben percorribili, riscoprendo accanto ai vecchi binari le bellezze del paesaggio. Questo grazie ad un’iniziativa dell’Associazione Italiana Greenways e di Co.Mo.Do.
L’AIG si occupa della realizzazione e della gestione di un “sistema di territori lineari tra loro connessi che sono protetti, gestiti e sviluppati in modo da ottenere benefici di tipo ecologico, ricreativo e storico-culturale”. Le Greenways sono un sistema di percorsi ricavati sia nella natura che in aree urbanizzate, dedicati a camminare o andare in bici e a cavallo, pensati per avvicinare le persone al territorio che le circonda.
Co.Mo.Do, Confederazione Mobilità Dolce, invece riunisce varie associazioni che si occupano di tempo libero e mobilità alternativa, formando un tavolo di discussione e proposte sulla mobilità dolce, per lo più pedonale e ciclabile, ma anche su tempo libero, turismo e attività all’aria aperta con mezzi e forme ecocompatibili. Co.Mo.Do vuole promuovere il recupero delle infrastrutture territoriali dismesse (ferrovie, strade, percorsi storici), per far sì che diventino percorsi alternativi alla mobilità ordinaria, sicuri perché lontani dal traffico, puliti perché non aperti a mezzi motorizzati e integrati con il trasporto pubblico.

Nella promozione di una rete nazionale di mobilità dolce rientra il progetto Ferrovie Dimenticate per il recupero delle infrastrutture ferroviarie dimesse e dimenticate. Fin dagli anni ‘50 l’abbandono della ferrovia ha seguito di pari passo la diffusione dell’automobile, che ha portato ad avere oggi solo in Italia circa 5000 km di binari abbandonati. Sul sito ferrovie abbandonate c’è un database in continuo aggiornamento che ne racconta la storia, lo stato attuale e gli eventuali progetti di recupero.
I tracciati che collegavano città e paesini in tutto il territorio nazionale sono un enorme patrimonio lasciato in balia del tempo: opere quali ponti, gallerie e stazioni, valenti da un punto di vista ingegneristico e architettonico e molto spesso collocati in punti paesaggisticamente pregevoli.
La tutela e il recupero di questo patrimonio ha due differenti vie di realizzazione. Da una parte la trasformazione di alcuni tracciati in percorsi pedonali e ciclabili (le cosiddette ex ferrovie ri-ciclabili), immersi nella natura e lontani dal traffico cittadino. Dall’altra, mettendo da parte l’idea che il treno sia solo per pendolari o ad alta velocità, il ripristino di ferrovie a fini turistici per riscoprire paesi e territori ora marginali ma in zone d’Italia tra le più belle e caratteristiche quando non addirittura in Parchi o Riserve Naturali.

Sulla scia di quanto già avvenuto con successo in altri paesi europei, quali Inghilterra, Francia, Belgio e Spagna, il progetto di valorizzazione delle ferrovie in disuso e la creazione di una rete di mobilità dolce costituiscono attualmente anche un progetto di legge presentato in Parlamento nel febbraio dello scorso anno.
Esistono già molti percorsi resi usufruibili, spesso molto vicini alle nostre città e facilmente raggiungibili, grazie a cui si può riscoprire e valorizzare il territorio e fruirne in maniera diretta avvicinandosi all’ambiente e al paesaggio che ci circonda.
Per scoprire dove in Italia: Progetto Greenways Italia
Per scoprire dove all’Estero: Associazione Greenways Onlus

fonte: http://www.yeslife.it

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