Archive for the 'hiTech' Category

Google Chrome: non fatevi ingannare

I poco attenti non hanno notato nulla. Hanno pensato ad un browser qualunque, ad un rivale di IE, Firefox o Safari. I poco attenti hanno cercato nuove funzioni, nuovi effetti grafici che però non hano trovato. Apparentemente Google Chrome è un Browser come tutti gli altri.

Sbagliato.

Come già è successo in passato, BigG ha lanciato un messaggio, non un browser. Il messaggio è contenuto dentro i comics che hanno anticipato l’arrivo del Browser. Basta leggere con attenzione

Ciò che arriva agli ascoltatori attenti non è un ennesimo stumento da installare, quanto un metodo. Google, attraverso Chrome, ha lanciato un chiaro e semplice messaggio, non tanto agli utenti, quanto a tutti coloro che stanno disegnando l’architettura della rete che sta per venire (e che in parte è arrivata). In effetti, molti si chiedevano che senso aveva l’uscita di un Browser subito dopo aver firmato il rinnovo milionario per le ricerche attraverso firefox e subito prima del rilascio di IE 8. La risposta è che Google sta indicando le linee guida per costruire un Browser che di fatto diventi il sistema operativo prossimo venturo.

Ecco, forse l’errore sta proprio nel considerarlo un browser.

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Imparare da coloro che ignoriamo

Durante la recente conferenza di Steve Jobs per il lancio dell’iPhone 3G la cosa che mi ha sopreso di più è stata la quantità di paesi “non occidentali” in cui il telefono della Apple verrà distribuito. Ho trovato questa cosa straordinaria.

Quelle che per noi sono applicazioni “divertenti” o futili, in luoghi come l’Africa o il sud America possono risultare di straordinaria e fonamentale importanza.

Pensate alla quantità di cose che si possono fare grazie alla possibilità di muoversi e georeferenziare i contenuti su una mappa tramite il GPS integrato in paesi come la Guinea, il Mali, il Botswana, il Cameroon, il Niger, il Macau,il Keya,  il Senegal oppure il Perù o la Colombia (tanto per citare alcuni dei paesi in cui il telefono della Apple arriverà in luglio).

In questi paesi, ripeto ancora, l’abbattimento del digital divide passa dalle tecnologie mobili proprio perchè mancano quasi del tutto infrastrutture di telefonia fissa, e quindi manca l’internet via cavo.

Le molte applicazioni sviluppate sui cellulari permetteranno alle economie dei Paesi africani di svilupparsi più rapidamente, come hanno dimostrato in questi ultimi due anni progetti delle principali organizzazioni non governative. Servizi di comunicazione via cellulare che hanno contribuito ad accrescere la produttività delle comunità rurali in Uganda, o i primi servizi di pagamento tramite cellulare che diventano preziosi strumento per i piccoli commercianti di Sud Africa, Senegal e Kenya. Non un modo per connettersi a internet, o almeno all’internet come la conosciamo noi, anche perchè il parco telefoni disponibile nei Paesi emergenti non è certo di ultima generazione. Ma un modo per mettersi comunque in comunicazione con gli altri, il che aiuta non solo l’economia, ma la costituzione stessa di una società.*

Il 58% delle persone che possiedono un cellulare vive in Africa. Una delle ragioni di questa diffusione è il grande mercato dell’usato. Molti di questi telefoni, scartati dai mercati europei o giapponesi perché ormai fuori moda o perché soppiantati dai modelli di ultima generazione, vengono inviati ai paesi in via di sviluppo. In Gran Bretagna, ci sono voluti 15 anni perché i telefoni mobili riuscissero a superare quelli fissi, mentre in Tanzania questo ricambio è avvenuto in 5 anni. Se la diffusione della telefonia mobile continuerà con questo ritmo si pensa che nel 2010 i cellulari in circolazione saranno 4 milioni.

Per venire incontro a questo nuovo mercatogli operatori si stanno attrezzando con particolari proposte confezionate sulla base delle necessità degli abitanti di quelle zone.

Le principali aziende telefoniche mondiali offrono ai propri clienti la possibilità di ricevere denaro contante anche nelle zone più remote del continente, grazie a un semplice messaggio di testo.

Molti africani che vivono nelle zone rurali dipendono infatti dal denaro inviato loro dai familiari che lavorano nelle città, ma spesso devono percorrere centinaia di chilometri a piedi prima di riuscire a entrare in possesso del contante. In Kenya, ad esempio, chi lavora in città si affida agli autisti degli autobus per far arrivare il denaro ai propri parenti. Anche chi ha un conto corrente in banca, oggi pochissimi rispetto ai 950 milioni di africani, non dispone facilmente del proprio denaro a causa della mancanza di sportelli nelle zone di campagna. Se gli sportelli bancari sono rari, i telefoni cellulari sono invece ormai milioni, per cui le compagnie di telecomunicazione stanno favorendo la trasformazione del cellulare da semplice ricevitore di chiamate a uno strumento capace di trasformare l’economia africana. I servizi noti come “mobile banking” o “m-banking” consentono infatti di trasferire contanti attraverso un semplice messaggio di testo, facendo affidamento sulla rete di rivenditori locali, che già vendono le carte di ricarica telefonica, per la consegna del denaro.

Lo scorso marzo, l’azienda Orange, di proprietà di France Telecom, ha lanciato il servizio ’Orange Money’ nella Costa d’Avorio, dove solo il 7% della popolazione ha un conto corrente. I clienti possono depositare il denaro utilizzando la rete di rivenditori locali e inviarlo con un sms a persone registrate come clienti della stessa azienda, che lo ritirano poi dal rivenditore più vicino. La Vodafone ha lanciato lo scorso anno in Knya il servizio M-Pesa e oggi conta oltre due milioni di clienti. Orascom, che opera in Algeria, Tunisia, Egitto e Zimbabwe, ha annunciato l’intenzione di avviare presto l’m-banking, mentre il principale operatore di telefonia mobile del continente, MTN, ha già avviato le operazioni di mobile-banking in diverse aree del continente, tra cui il Sudafrica.

Stando a quanto riportato dal Guardian, presto comincerà a operare sul mercato africano anche la principale azienda di m-banking mondiale, Monitise, che ha sede nel Regno Unito. Lo scorso maggio ha infatti siglato l’accordo con l’organizzazione “Made in Africa”, che sostiene lo sviluppo del continente, per operare in Uganda, Tanzania, Ruanda, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Sudan, Kenya e Zambia.* (per approfondire clicca qui)

Questi apparati promuovono inoltre le piccole imprese come nel caso delle comunità rurali dell’Uganda, del Senegal o del Kenia. In questi paesi in via di sviluppo, dove le distanze sono realmente enormi, dove il mercato della telefonia fissa è stagnante e un grande fetta della popolazione non ha modo di comunicare, i cellulari facilitano molto la vita alle persone che lavorano. E’ il caso dei venditori al mercato o dei pescatori che utilizzano il cellulare per sapere dove si trova la verdura al prezzo minore o quale nave attraccherà per prima al porto e che tipo di pesce trasporta. Tutti modi sorprendenti di utilizzare questi piccoli apparati che in pochi anni sono diventati indispensabili per le nostre vite.

Se un pessimista è un ottimista che ha terminato l’apprendimento*, la sensazione che ho oggi dell’Italia è quella di un paese drammaticamente pessimista.

Credo che dovremmo imparare qualcosa da quello che sta succedendo in queste parti del mondo. Il problema del Digital Divide non è un problema a noi estraneo. Ci sono situazioni (che personalmente conosco molto bene) tanto nel sud quanto nel nord Italia che non possono prescindere dalla risoluzione di questo “nuovo male” per poter pensare di costruire un’economia solida e lungimirante.

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La crisi delle idee

2.400 operai in cassa integrazione per gli stabilimenti Natuzzi di Bari, Matera e Taranto. In corso vari incontri al fine di evitare il declino del mobile imbottito iniziato nel 2001. Dal 2002 al 2007 il solo Gruppo Natuzzi è passato da 12.000 addetti a 7.000, e nello stesso periodo le aziende che hanno chiuso sono 337 su 500.

Chi vive nell’ormai ex “polo del salotto mondiale” sa bene che il settore che ha trainato l’economia della zona del materano è avviato verso un declino inesorabile. Ho sempre trovato straordinariamente simile la situazione Materana e quella del Biellese, solo che loro sono riusciti a farsene una ragione prima e a trovare un sistema alternativo per far riprendere l’economia. Di sicuro la situazione non è buona, ma dove sono le alternative? Dove sono le idee, le proposte, le “cose” pratiche? Io in tutti questi anni non ho visto nulla, se non “medicine” per ritardare una morte annunciata da più fronti. Che fare? A me piacerebbe vedere cose nuove, idee nuove. Mi piacerebbe vedere idee e concetti diversi applicati ad un territorio, ad una città. Mi piacerebbe vedere una delle più antiche città del mondo far forza sulla sua storia ed utilizzare le dinamiche economiche più moderne per rinascere ancora una volta. Mi piacerebbe scoprire che la classe politica che ci ritroviamo abbia la capacità di pensare oltre i limiti del pensabile. E’ proprio questo forse il problema e come sempre il limite sta nella capacità delle persone di guardare oltre, di applicare l’inapplicabile. La città “2.0″ può esistere perchè concettualmente esiste già. Ogni città è già 2.0 perchè nativamente “user generated”. Ma questa è solo una mia visione ed ho la sensazione che rimarrà tale…

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Verso una Open Access Augmented Reality

Questo progetto è straordinaio per 3 motivi:

Primo perchè è una delle migliori applicazioni dei concetti di augmented reality (che secondo me si farà strada molto più velocemente della Realtà Virtuale) e di ubiquitous computing.

Secondo perchè è un progetto pensato e realizzato per Android,il software open source per dispositivi mobili che a breve darà una bella scossa al mercato del software per cellulari.

Terzo perchè è concretamente realizzabile e commercializzabile.

Da quando ho letto per la prima volta Smart Mobs sono rimasto sempre affascinato dal concetto di Realtà Aumentata e l’ho sempre considerata una frontiera più vicina di quanto si pensi. Progetti come questo confermano le mie sensazioni e non vedo l’ora di poterli testare.

Ecco cos’è “Enkin” spiegato dai loro creatori:

“Enkin” introduces a new handheld navigation concept. It displays location-based content in a unique way that bridges the gap between reality and classic map-like representations. It combines GPS, orientation sensors, 3D graphics, live video, several web services and a novel user interface into an intuitive and light navigation system for mobile devices.

This project is a submission for the first round of the Google Android Developer Challenge and should not be considered a final product.

Ed ecco come funziona:


Enkin from Enkin on Vimeo.

Attendo ansioso l’arrivo di queste tecnologie.

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iPhone in Italia con TIM

La “telenovela” sull’arrivo di iPhone in Italia sembra ormai al termine (speriamo). Per voce della stessa TIM, i sospetti dei mesi precedenti, sono stati confermati. L’iPhone arriverà in Italia con TIM.

Ieri a Roma vi è stata la firma del contratto da parte di Apple e di TIM. Era presente l’amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè. Non abbiamo nessuna notizia ufficiale di data e prezzo ma vi è la conferma della firma del contratto.

Da alcune voci sembra che Apple sia riuscita ad ottenere un accordo piuttosto vantaggioso. Sia come percentuali di guadagno sia per i diritti commerciali. Ora non resta che attendere il comunicato ufficiale di Apple.

Probabilmente, in occasione del lancio dell’SDK, Apple comunicherà i nomi dei nuovi paesi in cui arriverà l’iPhone. Probabilmente il prossimo lotto vedrà oltre all’Italia, l’Irlanda e l’Austria. Questi ultimi due paesi sono stati confermati dagli amministratori di O2 (Irlanda) e T-Mobile (Austria).

Stranamente, nel firmware non compare nessun logo per Spagna e Svizzera. Negli ultimi mesi, entrambi i paesi, erano dati per certi. Ma siamo nel campo delle voci e solo in presenza di un comunicato da parte di Apple potremo sapere i dettagli.

È possibile che la conclusione dei contratti porti ad una commercializzazione entro l’Estate, probabilmente a Giugno: un anno dopo l’uscita dell’iPhone.

fonte: OneApple

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LCD: il sorpasso

E’ stata raggiunta la famigerata massa critica.Da oggi l’era dei televisori CRT è ufficilamente entrata nella sua fase di declino a favore dei sempre più diffusi (e meno cari) LCD.

Le statistiche si riferiscono al mercato americano, ma l’Italia è molto vicina al raggiungimento di questo traguardo.

Migliore gestione dell’energia, più qualità e meno ingombro. Questo è l’LCD, uno strumento “nuovo” che però fa esattamente la stessa cosa del suo predecessore.

Un apparecchio di comunicazione unidirezionale che potrebbe fare molto di più. La speranza è che i televisori si evolvano a tal punto da permettere vera interattività senza dover spendere altri soldi per apparecchi da affiancargli. A questa domanda però, solo il tempo potrà rispondere.

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