Archive for the 'fuori dalla rete' Category

Featured Artists Coalition

radiohead

Passa un po’ in sordina la notizia che un bel po’ di artisti di spessore stanno fondando una sorta di “coalizione” per difendere i propri diritti. Radiohead, i Pink Floyd di David Gilmour, The Pretenders’ Chrissie Hynde e Iron Maiden sono tra i primi artisti a firmare e per inaugurare il lancio della nuova coalizione.

“Vogliamo che tutti gli artisti abbiano un maggiore controllo della loro musica e una quota molto più equa di profitti”, questa una parte della dichiarazione sul sito Web della FAC.

Nell’era digitale la logica dei profitti cambia, gli artisti si devono adeguare e (a mio parere), le case discografiche dovrebbero seriamente inziare a pensare come reinventarsi.

Make Current

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Morti Steve Jobs ed il Citizen Journalism? Uno sta bene, l’altro è in rianimazione

Qualcuno ha postato la notizia del tutto falsa che Steve Jobs ha avuto un attacco di cuore su iReport di CNN. CNN riporta la notizia, poi corregge il tiro e si scusa. Il titolo Apple crolla, poi si riprende.

Le ricadute di questo accadimento (che includono un indagine della Securities and Exchange Commission) porterebbero qualcuno e a pensare al fallimento del Citizen Journalism. No, non è così.

Gli osservatori più acuti e quelli che di Web 2.0 si occupano dagli albori, avranno notato come in realtà se di fallimento si deve parlare, allora sarebbe più corretto palare del fallimento dei sistemi aperti.

I “Citizen” (giornalisti non professionisti) possono usare piattaforme come iReport per riportare leggittimamente notizie, così come successe quando collassò il ponte di Minneapolis.

Il problema è che le piattaforme aperte (soprattutto quelle esposte anche sul mainstream) sono anche centro di raccolta di bugiardi, spammer, ladri, disturbatori, persone in cerca di visibilità facile, ecc. Questo sembra essere un argomento di poco conto per chi difende a spada tratta il Citizen Journalism.

Sto parlando delle due facce della medaglia dei cosiddetti open systems.

Sto parlando dell’altro lato della medaglia. L’ideologia dei sistemi aperti di partecipazione ha rivoluzionato i media, ma la stella ideologia è spesso molto ingenua. L’apertura totale comporta la perdita di alcuni standard, fondamento dell’autorevolezza della fonte di informazione.

Il problema non è di trasparenza o su chi sia qualificato o intelligente abbastanza per essere definito giornalista (anche se questa definizione è tutt’ora in via di ri-definizione). Si tratta di fiducia e trasparenza. Il problema sta quindi nel lato della medaglia meno esposto. La (dis)informazione messa nelle mani sbagliate, può provocare gravi danni. Il caso Apple ne è un esempio.

La CNN, come altri che hanno implementato sistemi completamente aperti al loro interno, dovrebbero riflettere attentamente sul potenziale danno che può essere fatto quando si lanciano notizie fuori “standard editoriali” in nome della “partecipazione aperta”.

Invece di ospitare il citizen journalism al proprio interno, il che è ovviamente quello che le organizzazioni dei media tradizionali originariamente sono state progettate per fare, le piattaforme d’informazione dovrebbero trovare il citizen journalism sulla piattaforma più aperta che ci sia: il Web. Quando si trovano buone informazioni, da verificare in base a standard giornalistici, allora il valore della notizia sta nel link a quell’informazione. Così, invece di creare una piattaforma aperta di spam, piattaforme di informazione che hanno creato più connessioni sul Web elevano il link a notizia. Il valore quindi sta nel link, piuttosto che nella notizia stessa: link journalism.

L’inprudenza di esporre una piattaforma del tutto aperta ai propri lettori/spettatori comporta, a lungo andare, una perdita di fiducia.

L’applicazione ed il mantenimento di alcuni standard però è inevitabile per garantire qualità e garantirsi fiducia.

  • Mantenere l’indipendenza editoriale da ogni specifico interesse, sia commerciale, che politico, di lobbying, di marketing ecc.
  • Non plagiare.
  • Non effettuare trattamenti di favore.
  • Chiarire i confini dei propri conflitti d’interessi.
  • Essere accurati ed onesti.
  • Essere accessibilli e responsabili nei confronti del pubblico.
  • Mettere a disposizione del pubblico, una serie di norme di giornalismo o un codice etico  editoriale ai quali si fa riferimento.

Applicare standard come questi, significa produrre un informazione corretta prima di tutto nei confronti dei propri utenti/lettori/spettatori.

Discorso diverso è quello, ormai ciclicamente ricorrente, sulla ridefinizione di giornalista classico.

Make Current

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Il fertile cazzeggio di Twitter

Vi ricordate quando durante le ultime elezioni italiane mentre Vespa diceva menate nel suo salotto, ci si “incontrava” nel nostro personale salottino per portare avanti una discussione parallela? Di fatto stavamo vivendo una delle prime esperienza “double screen 2.0″. Successe la stessa cosa durante la diretta americana del Super Tuesday. Quella volta con l’aiuto di Google Maps, riuscimmo a localizzare geograficamente i Tweet con risultati emozionanti (qui un mio video di quel momento), aprendo di fatto ad una serie di eventuali implicazioni sociali, ma soprattutto mediali fino ad allora inesplorate.

Ricordo che quel 6 febbraio mi emozionai soprattutto quando realizzai l’innovazione, ma soprattutto la vastita degli orizzonti di comunicazione che si stavano aprendo di fronte a noi.

Qualche mese dopo Darren Waters (technology editor del BBC website), scrisse un articolo in cui descrisse come l’accostamento di Twitter alla TV produca un “informed viewing” completo, ma la sua affermazione fu presa più in considerazione delle nostre e noi ci dimenticammo dell’accaduto.

Oggi ho la fortuna di lavorare in un posto in cui l’innovazione è il pane quotidiano e in cui il piatto della bilancia non pende né dal lato del mainstream, né da quello della coda lunga: è in un perfetto stato di bilanciamento.

Quello che stiamo cercando di fare in Current è integrare Twitter (o meglio la sua logica da everywhere messaging perfettamente integrata con il cellulare e gli sms) con la TV. Perchè Twitter? Twitter è perfetto perchè è semplice. Semplice, manegevole ed adattabile a bisogni e usi diversi, dal microblogging alle segnalazioni, all’istant messaging in formato più o meno pubblico, ad uno strumento di social networking e microcommunity, ad un semplice e leggero indicatore di presenza, ad un somewhat-casting (nè narrow nè broad).

Parliamo quindi dell’abbandono dell’IM a favore all’EM.

Iniziamo questo esperimento con i dibattiti McCain/Obama, e rispettivi candidati vicepresidenti che verranno ripresi dalla ABC.

Current utilizzerà ritrasmettendolo in tempo reale il feed LIVE di ABC aggiungendo quello che da sempre è il pezzo mancante (soprattutto quando si parla di politica): la voce della gente. [..]

Nonostante sia tutto in lingua inglese, dai dibattiti ai Tweet (che dovranno per forza essere in lingua), ho deciso di ritrasmettere per tutti gli appassionati di politica e di nuova televisione questo fantastico esperimento anche su Current TV Italia (130 SKY). Questi gli appuntamenti:

  • Presidential Debate #1 – Friday, Sept. 26
  • Vice Presidential Debate – Thursday, Oct. 2
  • Presidential Debate #2 – Tuesday, Oct. 7
  • Presidential Debate #3 – Wednesday, Oct. 15

Sarà tutto in diretta e quindi chi vorrà esserci dovrà rimanere sveglio ben oltre la mezza notte, ma credo che il contenuto e, finalmente, la possibilità di partecipare valgano ampiamente lo sforzo. [ via Tommaso ]

E’ un primo esperimento. Ne arriveranno altri a cui verranno aggiunti sempre più livelli di coplessità fino a quando si riuscirà a costruire un media unico e nuovo, un mix equilibrato di live broadcasting e narrowcasting, ma che nello stesso tempo ha logiche che non appartengono né ad uno né all’altro.

Current già rappresenta in parte tutto questo, ma lo fa in maniera estemporanea. Con l’introduzione delle dirette per la prima volta in Italia (siamo il secondo canale di sky in quanto a numero di ore: ben 6 ore di Live), l’approccio mediale cambia profondamente.

Il primo appuntamento è Venerdì 26 settembre su Current e su Twitter. Maggiori info qui.

La cosa emozionante è che l’Italia sarà la prima a farlo e presto ve ne renderete conto, così, una volta tanto, non arriverà il primo anglofono di turno a vantare primati che non gli appartengono.

p.s.

(il titolo non è un idea mia, ma non potevo che usare questo. :) )

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Rest in peace Richard

Richard se n’è andato. Io sarò più scorbutico ed inavvicinabile del solito. Sappiatelo e regolatevi di conseguenza.

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Blogfest, VCAM e barcamp: riflessioni a margine

Ieri sono stato alla Blogfest. Risparmio i dettagli sul viaggio (terribile), vi dico solo che non ho mai visto tante rotonde in tutta la mia vita e che finalmente ho avuto la prova provata che Salò esiste per davvero!.

Mi spiace davvero non essere potuto essere lì durante tutti e tre i giorni della manifestazione, ma impegni lavorativi mi hanno permesso di fare un salto solo ieri in occasione dell’advcamp a cui tenevo particolarmente.

Quando un anno e mezzo fa decisi di organizzare il primo ADVcamp, lavoravo per una agenzia di pubblicità torinese e mi resi conto di quanto divario c’era tra il mondo di chi la pubblicità e quello dei Social Media.

A distanza di un anno e mezzo qualcosa è cambiato, ma ad essere sincero non ho visto così tante novità in giro. Per questo motivo vado particolarmente orgoglioso di aver presentato ieri, durante l’ADVcamp di Nicola, il progetto VCAM che parte proprio oggi qui a Current in occasione dell’85° anniversario della Warner Bros. Salto la parte contenutistica del nostro intervento (che potete rivedere qui così vi fate un’idea) e vorrei concentrarmi sulla formula Barcamp.

Nulla da dire sull’ADVcamp, anzi faccio i miei complimenti a Nicola per aver gestito egregiamente il tutto e per essere riuscito a sopravvivere (come tutti gli altri) alle bizze metereologice. Per questi motivi Nicola ha dovuo ridurre i tempi a tutti (15 minuti) concedendo al pubblico una sola domanda. Peccato, ma uso questo pretesto per lanciare nuovamente una discussione “vecchia”.

Dovremmo iniziare a ripensare ad una formula alternativa che sia il frutto delle necessità di oggi. Tempo fa Antonela mi chiamò in causa incitandomi a dire la mia: lo feci, e rimango della stessa idea. Eccola:

Credo che al di la del barcamp come forma nativa di aggregazione, altre forme conferenziali si ibrideranno con la formula barcamp.
I barcamp intesi come li intendevamo 3 anni fa, stanno sparendo anche se difficilmente si notano i fenomeni di massa come quelli iniziali, piuttosto ci saranno piccoli eventi di poche porsone (anche del’ordine delle decine) che hanno pari dignità e forse permettono una migliore interazione e comprensione dei temi trattati.
Sarebbe bello se in tutta italia ci fosse (magari sotto forma associativa) qualcuno che si occupasse di monitorare e organizzare (là dove non ci sono) questi micro eventi e nello stesso tempo di metterli in relazione/comunicazione tra loro.
I temi sarebbero geo-referenziati. Sarebbe bellissimo (per me) vedere ad esempio barcamp di agricoltori che condividono esperienze e metodi di coltivazione, piuttosto che viticoltori o operai, insomma, sarebbe bello se questi anni di “barcamp” si trasformassero in un’esperienza concreta, tangibile e costruttiva per il territorio radicata in diversi strati della società.
Insomma sto parlando di una rete di micro barcamp che a questo punto avrebbe connotati totalmente diversi che col barcamp (così come lo intendiamo) ha poco a che fare, ma che allo stesso tempo trae da lì e dalle esperienze di questi anni, il giusto spirito per far parlare gli italiani e far condividere esperienze e saperi.

Ma so che questo rimarrà un sogno

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I 6 gradi di separazione ora sono 3

Ricordate la teoria dei sei gradi di separazione? Beh, pare che uno studio della compagnia telefonica francese O2 abbia dimostrato che in realtà siamo più connessi di quanto pensassimo.

I gradi (medi) di separazione tra due persone qualunque del mondo, in reltà sarebbero solo tre. Lo studio individua tre macro categorie di interessi che accomunano le persone e che aiutano quindi a ridurre i gradi: famiglia, lavoro, amici.

E’ molto più facile comprendere tutta la dinamica se pensate a Facebook e ai network di amicizie che si instaurano su di esso.

A quanto pare la discussa teoria del 1967 continua ad evolversi in modo soprendente, anche e soprattutto in virtù dei sistemi di relazioni generati dai media digitali. Questo rende molto più chiaro il potere che hanno gli strumenti che adottiamo quotidianamente per comunicare e l’influsso di essi sulla società.

Straordinario.

Fonte: Techcrunch

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