Aggiornamenti sul mercato pubblicitario in Italia
Primo semestre 2010 | Fonte Nielsen.
Primo semestre 2010 | Fonte Nielsen.
I principali network americani che operano via cavo e via satellite, e fornitori di TV, sono al lavoro per lanciare per la fine di quest’anno delle applicazioni che consentiranno agli abbonati di guardare contenuti televisivi su computer, iPad e altri Tablet. Per quanto riguardda l’offerta cinema on demand, quella che dalle voci che si rincorrono diventerà la nuova iTV di Apple, potrebbe dare filo da torcere all’industria di Hollywood, rafforzando l’idea che Blockbuster non abbia davvero più motivo di esistere e che modelli come quello di NetFlix siano il futuro della distribuzione nel mercato dell’Home Video Entertainment.
Si rincorrono invece le voci di una possibile entrata in borsa di Hulu, anche se Wall Street non sembra esserne troppo convinta. Nel frattempo, a tal proposito, Steve Levitan, co-creator ed executive producer di ABC Modern Family, si lascia andare ad un personale sfogo su Twitter: “Some estimate Hulu IPO could bring in $2Bil. What will the content providers get? Zero. What is Hulu without content? An empty jukebox.”
Vi ricordate Yahoo! ? Il motore di ricerca che dall’inizio del nuovo secolo ha iniziato a veder cadere a picco i suoi profitti, quello che è stato più volte a rischio di vendita? Beh, pare che con le ultime forze si voglia buttare nell’acquisto di una parte importante di Hulu o voglia trovare il sistema per entrare in Hulu anche mediante accordi diversi. Forse l’unica mossa sensata fatta dall’ex colosso delle ricerche online dopo l’acquisto di Flickr e gli insulti (con conseguenti dimissioni) del consiglio di amministrazione a Jerry Yang che disse no a quei 4,5 miliardi di dollari offerti da Microsoft per l’acquisto del motore di ricerca.
Sarà che qualcuno in Yahoo! è rinsavito, anche perché la scelta di voler investire in Hulu.com è supportata dagli ultimi dati sulla (de)crescita del mercato televisivo americano via cavo e via satellite e sulla crescita costante del mercato pubblicitario online.
Last but not least, Dish Network ha iniziato a distribuire i suoi contenuti anche online su DishOnline.com. Meglio tardi che mai.
Gli affezionati di Dish Network nella sua versione televisiva, possono invece godersi da qualche giorno buona parte dei suoi contenuti premium in HD.
Per chi non lo sapesse ancora, Time ha pubblicato la lista dei 50 migliori siti Web del 2010.
Mentre vi crogiolate come me per l’assenza di Facebook, ricordatevi di guardare in TV e online Cosmo, il programma condotto da Luca De Biase che partirà il 4 settembre alle 21 su RAI3. Perché? Per i buoni contenuti e soprattutto per la sigla che mi porta alla mente la serie di successo Fringe.
Pare che i Media tradizionali Americani non siano più in grado di determinare quali storie siano così interessanti e quali no. Niente che non ci si aspettava. Dal mio punto di vista si tratta solo del passaggio degli utenti ad una ricerca/fruizione finalmente diversa e più consapevole. Non essendo più obbligati a “subire” l’agenda dei Media Mainstream, ma potendo scegliere l’informazione più vicina ai propri interessi, stanno semplicemente uscendo fuori le crepe del sistema d’informazione mainstream, fino a ieri nascoste all’interno di un sistema mediatico scevro di un reale pluralismo in grado di permettere agli utenti di decidere quali storie sono più interessanti e quali no.
Negli Stati Uniti i distributori di contenuti video via satellite, via cavo e le telco multi-canale, hanno creato una vasta coalizione per definire le linee guida per la visualizzazione di dati ricavati dai set-top box in una forma facilmente leggibile, utilizzabile e condivisa da tutti.
Allo stesso tempo, la Innovative Media Measurement, che comprende 22 Media Company, distributori, agenzie e inserzionisti, intende spendere circa 1 milione di dollari su un progetto di ricerca di sei mesi per raccogliere e analizzare dati di utilizzo da 1.000 consumatori americani attraverso media come TV, radio, stampa , online e mobile.
Il focus della ricerca è sui sitemi Mobile e in particolare sui servizi location-based che saranno sempre più la componente fondamentale per ogni campagna di marketing integrato. Inoltre, i marketer sembrano essere convinti che la realtà aumentata potrà essere una tecnologia utile e sempre più utility-based.
Con la presentazione della quotazione in borsa di Demand Media, la discussione attorno al ruolo delle piattaforme scalabili di creazione di contenuti (le cosiddette “content farms”), è tornata in auge.
Time Warner Cable ha sviluppato il prototipo di un’applicazione iPad che funge da portale per navigare contenuti televisivi. C’è chi crede che il progetto si si evolverà in modo da permettere agli abbonati di accedere ai contenuti di “TV Everywhere” garantendo la condivisione dei contenuti sui Social Network e molto altro.
I consumatori americani saranno presto in grado di ottenere l’accesso al flusso di Hulu, YouTube o Netflix da qualsiasi televisore collegato in rete, indipendentemente dal fatto che il dispositivo supporti Flash o no. Questo grazie ad alcune nuove tecnologie di Broadcom soprannominate InConcert Maestro, che combinano sistemi esistenti e tecnologie emergenti nel campo delle reti domestiche con il software installato sul proprio PC.
Secondo il New York Post, il CEO di Facebook Mark Zuckerberg ed il CEO di AOL Tim Armstrong stanno arrivando ad una accordo strategico in grado di massimizzare la raccolta pubblicitaria derivante dai contenuti delle rispettive piattaforme.
Cosa succede a Yahoo! ? Come mai non si riesce a risollevare dalla crisi che lo sta colpendo ormai da anni? Quali sono i problemi strutturali di questa azienda che nel 1998 sconvolse il mercato di Internet e oggi continua a perdere utenti e soldi? Ce lo spiega Paul Graham.
LA CBS alla fine ci ha creduto e ha prodotto Shit My Dad Says o S#*! My Dad Says la sit-com nata da un account twitter.
Mentre gli occhi di tutti sono puntati verso la ridefinizione del mercato editoriale in virtù della crescita costante delle vendite di ebook ed ebook reader, quello della distribuzione dei video online pare essere passato in secondo piano. In questo momento invece, si stanno definendo strategie e accordi per quello che sarà sempre più un mercato dominante nel mondo dei contenuti del prossimo Web.
Cisco, di recente, ha presentato i risultati della ricerca Visual Networking Index (VNI) Forecast per il quinquennio 2009- 2014, che prevede che il traffico Internet mondiale aumenterà di oltre 4 volte fino a 767 exabyte, o più di ¾ di Zettabyte, entro il 2014. Questo dato è di 100 exabyte superiore a quello previsto per 2013 e rappresenta un aumento di 10 volte l’intero traffico Internet nel 2008.
La crescita del traffico sarà dominata dai video, che costituiranno più del 91% del traffico IP globale fino al 2014. Una maggiore larghezza di banda e l’aumento della velocità di Internet, insieme alla crescente diffusione di HDTV e 3DTV, sono i fattori chiave che porteranno a moltiplicare fino a 4 volte il traffico IP dal 2009 al 2014.
Le previsioni di Cisco sono frutto non solo dell’analisi svolta sulle abitudini di consumo mediatico degli utenti della rete, ma anche dell’analisi degli investimenti dei player di questo settore.
In Cina, ad esempio, Tudou.com, ha comunicato recentemente di aver accumulato altri $ 50 milioni di investimenti grazie al lavoro svolto dalla Temasek Holdings di Singapore.
Anche Youku.com, lo scorso dicembre dichiarò di aver raccolto altri $40 millioni di investimenti.
E’ chiaro che stiamo parlando di un mercato totalmente nuovo che può farsi forza non solo della crescita esponenziale dell’economia del paese, ma anche e soprattutto della potenziale base utenti cinese, oggi pari a circa 1,3 Miliardi di persone.
Negli USA si cercano strategie in grado di rafforzare e centralizzare i contenuti all’interno di pochi, forti distributori.
Hulu.com è leader della distribuzione di contenuti video negli States, ma anche per Hulu, il modello sviluppato alla sua nascita non è più sufficiente a contenere i costi. Motivo per cui è stato introdotto di recente Hulu Plus, il servizio a pagamento che con 9,99$/mese è in grado di offrire contenuti di archivio con un grosso incremento del database di contenuti in HD e una più capillare distribuzione mediante dispositivi mobili (prevalentemente iPhone e iPad).
Il nuovo modello di business ha attirato anche l’attenzione di CBS, ad oggi l’unico grande broadcast network a non avere alcun contenuto su Hulu. A quanto pare, gli accordi per la distribuzione nell’area Premium di Hulu sono in corso e permetteranno a CBS di mantenere quelle garanzie di visibilità e monetizzazione dei contenuti che l’avevano spinta a scegliere di non avvicinarsi al grande aggregatore video americano.
Il mercato dei video online negli Stati Uniti è così importante che è in discussione una legge (approvata alla camera e ora in discussione al senato), che potrebbe obbligare i produttori e i network a trascrivere e fornire i sottotitoli di ogni contenuto video online che sia stato precedentemente trasmesso in TV.
In Europa la situazione è piuttosto diversa. La difficoltà principale sta soprattutto nella lingua che circoscrive la fruizione di contenuti video perlopiù al paese di riferimento, escludendo il resto delle nazioni del vecchio continente. Un mercato ovviamente troppo misero per i grossi investitori che preferiscono spostarsi su numeri diversi.
Il problema della lingua è un fattore fondamentale nell’espansione del mercato video online in un contesto europeo.
Nonostante questo le voci di una possibile apertura al mercato europeo da parte di Hulu, si rincorrono da un po’.
Sky sta strizzando l’occhio e dai rumors in circolazione, pare ci sia qualcosa di più di un semplice interesse.
Altri operatori invece, cercano di anticipare il mercato lavorando a delle sorta di cloni di hulu.
E’ il caso del Britannico seesaw.com che si vuole posizionare come il principale aggregatore di contenuti video online in un mercato già “educato” da iPlayer di BBC e da numerosi altri progetti più o meno di successo. Il secondo mercato europeo in questo settore non sta a guardare e, proprio in Germania, è stato presentato di recente il progetto di RTL Group e Pro 7 Sat 1 Media AG che mira a coprire anche il territorio austriaco.
Il sito offrirà agli utenti l’accesso libero, ad-supported di show televisivi e film per un massimo di sette giorni dopo essere stati trasmessi in TV. Entrambe le emittenti hanno presentato i piani per la piattaforma alla Commissione europea per ottenere il via libera dell’anti-trust.
Il sito sembra chiaramente ispirato ad Hulu, dal quale tuttavia si distinguerà notevolmente sul fronte infrastrutturale per evitare problemi di regolamentazione. : RTL e SAT 1 Pro 7 infatti, forniranno solo l’infrastruttura tecnica, ma le reti dovranno continuare a vendere i propri annunci in modo autonomo.
E in Italia? In Italia tutto è delegato ai singoli. Ognuno con il suo progetto. Al di la delle piattaforme di video sharing, i player in grado di fornire un numero considerevole di contenuti di medio-lunga durata sono Rai.tv, Telecom con il progetto (ancora mai decollato) Next TV e Mediaset, che dovrebbe proporre da qui a un paio d’anni una sequenza di nuovi prodotti per l’online integrati anche con le offerte del digitale terrestre.
In tutto questo youtube si prepara a lanciare in settembre un servizio per i piccoli-medi produttori che non riescono a dare spazio e visibilità ai loro longform, cercando di portarsi verso un fronte della distribuzione/fruizione video decisamente più monetizzabile e soprattutto di qualità.
Ma di questo ne parleremo a tempo debito.
Rene Reinsberg sull’ MIT Entrepreneurship Review afferma che ormai abbiamo raggiunto il Tipping Point nelle tecnologie semantiche.
Al di la delle previsioni più o meno futuribili di qualche anno fa, il Web Semantico ha continuato il suo sviluppo in un ambiente apparentemente statico e scevro di novità. Negli ultimi anni, infatti, si sono andate a rafforzare le piattaforme e gli strumenti reduci dell’ondata del primo Web, il cosiddetto 2.0. Secondo molti, non c’è stato granché di nuovo sul mercato dei servizi Web, ma questa è stata ed è ancora oggi, una versione limitata dello scenario che in parte stiamo vivendo.
Abbiamo infatti assistito all’esplosione del mercato mobile. A seguire è stato totalmente messo in discussione il mercato dell’editoria.
Anche in Italia, dove ormai con il passare degli anni, è andata diminuendo la forbice tecnologica sul mercato consumer con i paesi più avanzati (prevalentemente USA e Giapppone), le iniziative in questo senso non mancano e si assiste alla nascita di servizi sempre più in grado di soddisfare pubblico e operatori commerciali del settore di riferimento.
Quello di Book Republic, per dirne uno, è un ottimo esempio.
Dal Web Semantico invece, non ci si aspettava certo uno sconvolgimento repentino, anche perchè il passaggio a tecnologie semantiche nell’utilizzo di servizi Web e mobile significa tempo e investimenti.
Di sicuro però lo sviluppo e la ricerca in questo senso non sono rimasti immobili, anzi.
Da qui il post di Reinsberg che spiega bene le motivazioni di questo traguardo raggiunto.
Nel frattempo, a sottolineare la veridicità delle parole di Reinsberg, arriva la notizia dell’acquisizione da parte di Google di Metaweb, società specializzata in sviluppo di tecnologie semantiche che permetterà a Google di migliorarsi in fase di risposta agli utenti, creando un database strutturato ed ampio di informazioni all’interno del quale comporre ricerche complesse.
I vantaggi e le implicazioni sociali dovute all’introduzione di queste tecnologie non saranno facilmente percepiti come rivoluzione, ma siamo nell’ambito di quelle tecnologie che sono apparentemente trasparenti e di cui ben presto non si riuscirà più a fare a meno.
Mashable pubblica oggi un articolo che colpisce in pieno un progetto che mi gira per la testa da un po’ di tempo e sul quale sto facendo più di qualche semplice ragionamento.
La società di monitoraggio Social Media Viralheat, ha esaminato dati provenienti da Twitter, Facebook, YouTube, Google Buzz e da altre fonti, monitorando l’umore degli utenti/spettatori durante gli ultimi episodi di nove serie TV tra le più famose, facendo un match dei dati raccolti con quelli di Nielsen (che negli USA fa meglio quello che per noi fa l’Auditel).
I risultati quantitativi di Nielsen quindi sono stati comparati con quelli di Virelheat. La risultante non è stata per niente scontata. Si è riscontrato infatti che quello che genera grandi numeri per Nielsen, non necessariamente ha un effetto positivo sugli spettatori.
Sono convinto che l’analisi dei Buzz online e il matching con i dati di ascolto classici, sarà sempre più un fattore dominante per la costruzione di metriche di ascolto televisivo capaci di produrre dati finalmente qualitativi. Un problema epocale per l’Italia e non solo.
Ecco, per farvi un esempio, saremo presto in grado di poter dire non solo che ieri su Rai 1 dalle 15:15 alle 18 si sono sintonizzati 21.816.900 spettatori, ovvero il 66,76% di share, ma che di quei 21.816.900 spettatori il 100% ha ritenuto che quella squadra non fosse per niente adeguata alla situazione. Beh, forse in questo, come in altri casi, ci saremmo arrivati tutti anche senza bisogno del Web e dell’auditel.
Tornando seri, di seguito ripropongo l’infografica prodotta da Viralheat rispetto agli show analizzati (clicca per ingrandire):

Il service provider Spectrum Bridge ha annunciato che è partita una collaborazione con Google per avviare un analisi dati sul consumo di energia mediante i cosiddetti spazi bianchi, quelle frequenze televisive ancora non occupate.
La partecipazione di Google consiste nel mettere a disposizione il suo Power Meter, uno strumento gratuito di monitoraggio dell’energia che consente di visualizzare online e da qualsiasi luogo, il consumo energetico domestico.
Utilizzare lo spettro dedicato alle frequenze TV libere per scambiare dati relativi al consumo energetico è un’idea relativamente nuova che permette di sfruttare le possibilità della trasmissione dati via etere, senza quindi i limiti del WiFi, aggiungendo velocità di trasmissione, maggiore copertura e maggiore stabilità del segnale. Con il vantaggio, ovviamente, di non dover costruire un’infrastruttura di rete da zero, ma sfruttandone una già esistente e collaudata.
Lo spazio bianco è un concetto relativamente nuovo, riapparso dopo la transizione della trasmissione TV da analogico a digitale. In sostanza a parità di ampiezza di banda, con il digitale, si riesce a far passare un maggior numero di segnali con una qualità video migliore. Proprio per via del grande numero di frequenze disponibili, alcune di queste sono ancora libere, lasciando dei vuoti che in alcuni casi non verranno utilizzati da nuovi operatori televisivi. Ma essendo quello un canale di trasmissione dati, non è necessariamente utilizzabile per finalità televisive.
Proprio per questo motivo negli Stati Uniti un gruppo di canali sono stati volutamente lasciati vuoti e messi a disposizione per l’uso senza licenza. Qualcuno ha proposto di utilizzarli come sistemi di trasmissione Internet (una sorta di WiMax).
In questo caso Google si è unita a Smart Bridge e Plumas-Sierra Rural Electric Cooperative & Telecommunications stanno iniziando ad utilizzare queste frequenze come canale per far passare dati relativi ai consumi energetici per rendere ancora migliore la gestione dell’energia delle Smart Grid.
In questo caso si utilizzeranno queste frequenze per permettere anche la copertura di banda larga Internet in zone in digital divide.
Ovviamene per Google questo significa investire in ricerca in grado di risolvere il problema alla base della sua principale voce di costo, il consumo energetico. Ma significa anche investire in ricerca capace di renderci meno dipendenti dall’uso del petrolio.
Il Guardian mette a disposizione un’applicazione in grado di effettuare un high-speed replay di un match dei mondiali e, durante questo, creare una nuvola di Tag in grado di offrire il sentiment della community di Twitter rispetto a quello che accadeva in TV in quel preciso momento.
L’applicazione è molto interessante e l’utilizzo della stessa tecnica per eventi mainstream su Media di flusso produce effetti interessantissimi sulla percezione del sentiment delle audience rispetto a quello che sta passando in TV in un dato momento.
Guardate per esempio cosa succede durante il secondo tempo di Portogallo-Korea del Nord.
Utilizzando semplicemente le Open APis, si riuscirebbero a fare analisi minuto per minuto e ad associare ad ogni minuto una lista di tag correlati (informazioni importantissime per chi sta dall’altro lato del televisore) in grado di descrivere cosa la gente prova rispetto a ciò che sta passando in TV in quel momento.
Su eventi di portata così grande il numero di utenti che riversano su Twitter il loro stato d’animo è sufficientemente alto da permettere di avere un’analisi del sentiment globale (o locale se limitiamo l’analisi utilizzando la localizzazione), che il nostro “amato” auditel, per come è strutturato, non riuscirà mai ad avvicinare. Neanche le analisi qualitative attuali riuscirebbero ad ottenere risultati simili (a me no che non si investa una fortuna, è chiaro).
E’ ovvio che l’accuratezza del risultato qualitativo è proporzionale alla crescita del numero degli utenti che stanno vivendo un esperienza double-screen.
I mondiali di calcio o la cerimonia di insediamento di Obama alla casa Bianca (come abbiamo fatto in Current con Twitter in passato), sono esempi globali in grado di generare numeri capaci di affinare l’analisi delle audience.
I margini di lavoro sulle nicchie hyper localizzate per costruire un sistema di valutazione efficace però, a mio modo di vedere, ci sono. E ci sono anche per contenuti diffusi su territori più grandi se si struttura il contenuto in maniera tale che sia prevista la partecipazione (sia attiva che passiva) di pubblici diversi. Bisogna cioè prendere coscienza che bisogna lavorare già in fase di design del format. Questo se si vuole arrivare ad ibridare pubblici diversi, con tutto quello che ne consegue.
Ecco, appunto, questa si chiama Transmedialità.
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