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...o quasi.

Viaggio in Basilicata

| 1 July 2009 | 23 Commenti

E’ da un po’ di tempo che sto pensando di scrivere un post per chi si appresta a visitare la Basilicata.
Sono 8 anni che vivo fuori dalla mia terra e in tutto questo tempo ho avuto molte difficoltà a trovare qualcuno che la conoscesse davvero. Ho incontrato persone che pensavano che Basilicata e Lucania fossero due regioni diverse. Ho incontrato persone convinte che Matera fosse in Molise e Potenza in Calabria. Ho incontrato gente convinta che la Calabria confinasse con la Campania. Ho anche trovato gente che non sapeva dell’esistenza di questa regione. Tutti italiani e tutti giovani.
Partiamo quindi da un’affermazione forte: la Basilicata esiste.

E’ l’unica regione d’Italia ad avere due denominazioni che identificano lo stesso territorio. Lucania infatti fu la sua denominazione ufficiale dal 1932 al 1947, nome che è poi è rimasto insieme a Basilicata e che ancora oggi è molto sentito e amato dalla sua popolazione. Per questo motivo, gli abitanti della Basilicata sono chiamati lucani.
Il grande meridionalista lucano Francesco Saverio Nitti, Presidente del Consiglio a cavallo degli anni ’20 racconta così, in suo libro -Eroi e Briganti del 1899-, una scena che ancora oggi si ripete quasi uguale:

« Che nome ha la terra in cui siete nato?» mi domandò una vecchia signora che, nei suoi giovani anni, era stata nel Mezzogiorno d’Italia. «Sono di Napoli», risposi. «Proprio di Napoli?». «No, di una terra ancora più meridionale, della Basilicata». Mi accorsi che il nome riusciva nuovo e volli precisare. «È una terra», io dissi, «molto grande, grande la terza parte del Belgio, grande più del Montenegro: non ha città fiorenti, né industrie. La campagna è triste e gli abitanti sono poveri. È bagnata da due mari e l’uno e l’altro hanno costiere assai malinconiche; dintorno ha le Puglie, i Principati e le Calabrie». I nomi di queste terre dovettero produrre una certa impressione poiché la mia interlocutrice non mi fece quasi finire. «Il vostro», mi disse, «se è tra la Calabria e le Puglie, deve essere il paese dei briganti.

Già, la Basilicata è la terra dei Briganti. Ne avrete sentito parlare immagino. No? Una definizione enciclopedica definirebbe il Brigantaggio una forma d’insurrezione politica e sociale sorta nel Mezzogiorno italiano durante il processo di unificazione dell’Italia e il primo decennio del Regno. Gli autori della resistenza furono infatti definiti, in senso dispregiativo, briganti dai militanti unitari, in altre parole fuorilegge.
Avete mai sentito parlare di Carmine Crocco, Nicola Napolitano, Ninco Nanco, Giuseppe Caruso, Michelina Di Cesare, Antonio Locaso, Luigi Alonzi o Damiano Vellucci?
I nomi di queste persone ancora oggi sono ricordati nelle storie e nei canti popolari della nostra terra. Sono nomi che riecheggiano tra le dolomiti e il Vulture, ma sono nomi che molti ricordano con nostalgia. E già, perché quelli che il Regio esercito chiamava fuorilegge, per molti erano amici del popolo, per il quale combatterono e morirono. Erano parte stessa di quel popolo.
Carmine Crocco, il Brigante lucano più conosciuto e temuto, scrisse:

« E intorno a noi il timore e la complicità di un popolo. Quel popolo che disprezzato da regi funzionari ed infidi piemontesi sentiva forte sulla pelle che a noi era negato ogni diritto, anche la dignità di uomini. E chi poteva vendicarli se non noi, accomunati dallo stesso destino? Cafoni anche noi, non più disposti a chinare il capo. Calpestati, come l’erba dagli zoccoli dei cavalli, calpestati ci vendicammo. Molti, molti si illusero di poterci usare per le rivoluzioni. Le loro rivoluzioni. Ma libertà non è cambiare padrone. Non è parola vana ed astratta. È dire senza timore, È MIO, e sentire forte il possesso di qualcosa, a cominciare dall’anima. È vivere di ciò che si ama. Vento forte ed impetuoso, in ogni generazione rinasce. Così è stato, e così sempre sarà… »

Anche se antica, questa storia racconta quello che siamo, racconta il carattere della gente lucana.
Quell’amore per la propria terra, per la propria gente, per le proprie tradizioni, per il lavoro, quell’umiltà, quel carattere deciso, festoso ma malinconico, silenzioso e un po’ rassegnato, cocciuto, ma assennato è ancora oggi il tratto che accomuna tutte le genti lucane. Siamo così. E ne andiamo fieri.

Raccontare la storia della Basilicata significherebbe raccontare la storia dell’umanità. A Matera per esempio, ci sono tracce di insediamenti umani del paleolitico. Cioè c’è la presenza dell’uomo da circa 1,5 milioni di anni. Capite bene che 1,5 milioni di anni, sono un tempo sufficiente per poter stravolgere centinaia di volte un territorio, soprattutto se pensate a tutti gli invasori che si sono succeduti nel corso di questi millenni in queste zone.
Eppure se decideste di fare un giro nella terra lucana, avreste la sensazione opposta. Gran parte della regione è esattamente come l’avreste trovata centinaia di anni fa. Novemilanovecentonovantadue km² di paesaggi incontaminati assolutamente eterogenei, dove la presenza umana è quasi assente.
Già.
Vi faccio un esempio facile. Avete presente Venezia? Beh, la popolazione veneziana è numericamente comparabile a tutta la popolazione lucana che però è sparsa per i quasi diecimila chilometri quadrati che definiscono i confini regionali.
Quindi, quando girerete per le strade lucane, dovrete fare attenzione, perchè tra paesaggi lunari, montagne impenetrabili, distese di grano infinite, vallate piene di ulivi, enormi dighe o spiagge lunghe e deserte, troverete, o più facilmente dovrete andare a cercare, un grappolo di luci giallognole in cima a qualche cucuzzolo. Quello è il segnale che avrete scovato uno dei 131 comuni lucani, 120 dei quali, sotto i 10.000 abitanti.
Non è un caso che questa una volta era terra di boschi e terra di lupi.

La notte lucana è magica. E’ il regno del silenzio e del buio pesto interrotto ogni tanto da questi agglomerati luminosi in lontananza. Trovarsi su una strada provinciale una qualunque notte d’estate, significa trovarsi nel bel mezzo del niente, guidati dalla luce della luna e dal canto dei grilli e delle cicale.
Di giorno però, percorrendo le stesse strade, ciò che non si vedeva si trasforma in un susseguirsi di scenari diversi ed eterogenei tra loro.
Questa diversità è dovuta principalmente alla forte differenza paesaggistica che offre la regione. Il 46,8% del territorio, infatti, è montuoso, il 45,1% è collinare e solo l’8% è pianeggiante, con due affacci su due mari diversi: lo Ionio e il Tirreno. Le coste del litorale ionico sono basse e sabbiose mentre quelle del litorale tirrenico sono alte e rocciose.
Avete quindi, in poche ore di macchina, la possibilità di viaggiare in lungo e in largo per la regione e scoprire sempre qualcosa di nuovo.
La Basilicata ha una grande diversità ambientale ed è suddivisa in cinque sotto-zone diverse:

  • Vulture-Melfese a nord-est con caratteristiche di altipiani per lo più seminati a grano, mentre nella zona del Vulture abbiamo alternanza di boschi e viti;
  • Potentino/Dolomiti lucane a nord-ovest con una prevalenza di boschi e montagne con un’altezza media di 1200-1500 metri;
  • Lagonegrese, Pollino e Val d’Agri a sud-ovest che rappresenta la vera montagna lucana con altezze anche superiori ai 2000 metri e una forte presenza di foreste e boschi;
  • Collina materana al centro-est che presenta collina ed alta collina con una grande presenza di argille brulle e calanchi;
  • Metapontino a sud-sud-est che è una vasta pianura alluvionale dove si pratica un’agricoltura intensiva di tipo industriale e una tipologia di costa di tipo bassa e sabbiosa.

Queste diversità si enunciano sia a livello faunistico, che a quello floristico ed infine a quello climatico.

Ognuna di queste zone nasconde segreti e paesaggi meravigliosi.

Vulture-Melfese

Il monte Vulture è una grande caldera, occupata al suo interno dai piccoli laghi di Monticchio. Le sue pendici sono coperte dalle coltivazioni di viti “Aglianico” per la produzione del rinomato “Aglianico del Vulture DOC” e da castagneti sia da legno che frutto “la marroncina”. I due laghi di Monticchio, sono in realtà due crateri pieni d’acqua. Tutta la zona è d’origine vulcanica e questo ha permesso alla vegetazione di creare un ambiente stupendo ed incontaminato da dove sgorga molta dell’acqua minerale che trovate sulle vostre tavole. Da queste parti, se si è fortunati abbastanza, è possibile incontrare la misteriosa Bramea europea: una farfalla unica nel mondo che sfarfalla di notte, in inverno, in un intervallo brevissimo di tempo, che ne rende unico ed eccezionale ogni avvistamento.

Per raccontarvi il melfese, non posso che rifarmi alle parole di Niccolò Ammaniti e alle immagini di Gabriele Salvatores. Benché gli eventi narrati nel romanzo avvengano in Puglia, “Io non ho paura”, vincitore del David di Donatello e candidato all’Oscar, è ambientato in un piccolo borgo rurale della Basilicata ed è stato girato a Foggiano, frazione di Melfi.
Il film è importante non solo perché racconta come pochi il territorio, ma perchè racconta la storia della gente di quel territorio. Porta agli occhi e alla mente le storie non così antiche di un pezzo di paese che, in povertà, si trova costretto a fare cose deplorevoli per tirare avanti, ma che in qualche modo ha sempre messo davanti i valori semplici e tipici della gente di queste zone. Questo il trailer del film. Quella che vedete è la zona attorno a Melfi:

Se siete da queste parti non potete non fare un salto a Venosa, il paese di Quinto Orazio Flacco, uno dei più illustri poeti dell’epoca antica. Venosa è un paese lucano che insieme ad Acerenza, Castelmezzano e Guardia Perticara è uno dei 37 comuni menzionati dall’associazione “I borghi più belli d’Italia“, caratterizzato da un grande Parco archeologico con i resti di città romana (anfiteatro, terme) medioevale (chiese protocristiane e castello) e la affascinante incompiuta: una chiesa mai terminata realizzata con materiale di risulta di epoca romane con iscrizioni latine, ebraiche e varie ornamentazioni.

Sempre da quelle parti si trova Acerenza. Anch’essa borgo d’Italia tra i più belli, caratterizzata dal paesaggio sicuramente, ma anche dalla sua cattedrale.

Wikipedia riporta:

La cattredale di Acerenza è un pregevole monumento, uno tra i più importanti della regione risalente all’XI secolo e ricostruita nel 1281 in stile romanico con influenze gotiche. Ha una grande abside ed un interno a tre navate con importanti tavole cinquecentesche, una Cripta del 1524, sulle pareti della quale ci sono degli affreschi di Giovanni Todisco da Abriola. Sia la facciata sia i campanili sono stati ritoccati nel corso dei secoli; la cupola sulla crociera è del XIX secolo. All’interno della sacrestia emerge un busto di Giuliano l’Apostata; un passaggio consente di girare attorno al coro e di ammirare le absidi in pietra squadrata. Di recente sono stati ritrovati, dopo alcuni scavi le fondamenta di un battistero adiacente la cattedrale.

In realtà Acerenza è un paese ricoperto dal mistero, un luogo affascinante che molti pensano essere stato uno dei luoghi più importanti del mondo antico. Gli ultimi ritrovamenti nella cattedrale hanno riportato in auge alcune voci che dicono che in questa cattedrale sia stato custodito il Sacro Graal.

Non è un caso che qualcuno sia convinto che Basilicata in realtà sia un nome derivante dall’alto numero di basiliche presenti in questo territorio che gli antichi crociati utilizzavano come base di arrivo e partenza per la terra santa sfruttando lo sbocco del golfo di Taranto. Il toponimo Basilicata in realtà compare nel XIII secolo. Proviene dal greco Basilikos, termine con cui venivano chiamati i Governanti bizantini della Regione.Basilikos in greco vuol dire “funzionario del re” e deriva da un’altra parola greca: Basileus (Re). Un’altra ipotesi, meno accreditata, è che l’origine del nome sia legata a quello dell’Imperatore Bizantino Basilio II di Bisanzio.

Ritornando ad Acerenza e al suo alone di mistero, c’è un altro evento recente che ha contribuito ad accreditare queste voci. Si tratta del ritrovamento di un ritratto di Leonardo Da Vinci databile al XVI secolo, che, pur se in un’altra epoca, contribuisce a tenere alto il mistero. D’altronde, se ci pensate, fino a poco prima in queste terre soggiornava periodicamente un personaggio mica da poco. Parlo di Federico Secondo di Svevia che fu re di Sicilia, re di Gerusalemme, imperatore dei Romani, re d’Italia e re di Germania. Tutti conoscono il castello a pianta quadrangolare di Andria, ma pochi sanno che proprio nel Vulture, Federico passava le sue giornate di caccia e dal castello di Melfi furono scritte ed emanate le Constitutiones Augustales (note anche come Costituzioni di Melfi), codice legislativo del regno di Sicilia, fondato sul diritto romano e normanno, tra le più grandi opere della storia del diritto.

Dolomiti lucane

Se ci spostiamo un po’ più a nord-ovest ci catapulteremo in un paesaggio tra i più affascinanti del sud Italia: le dolomiti lucane. Da queste parti è d’obbligo fermarsi a Castelmezzano, luogo surreale in cui il fiato vi verrà meno in più occasioni.

castelmezzano

Dalle case, dai balconi, dalle piazze di questo paese arroccato sulle cime dolomitiche, il paesaggio è mozzafiato, ma è anche mozzafiato il percorso che potrete fare per raggiungere il vicino paese di Pietrapertosa. Un percorso così “etereo” che è stato rinominato “volo dell’angelo“.

Cos’è? Vi spiego. Ci sono due paesi (Pietrapertosa a quota 888 mt sul livello del mare e Castelmezzano a quota 1019 mt) a un km e mezzo di distanza uno dall’altro. Gli abitanti avevano però un problema. Entrambi sono arroccati su due cucuzzoli, separati da una gola di 130 mentri. Come fare ad arrivare dall’altra parte in tempi rapidi? Semplice. Prendete un cavo d’acciao, lo tirate in modo da collegare i due paesi e poi vi lanciate a mo’ di proiettile appesi ad una carrucola evoluta.

Raggiungerete i 120 Km orari e percorrerete 1452 metri in quasi un minuto, nel quale il cuore vi salirà in gola e il fiato vi mancherà, ma potrete così dire di aver fatto una delle esperienze più entusiasmanti al mondo. L’impianto è aperto da Giugno a Settembre per ovvie ragioni di sicurezza. Se vi trovate da quelle parti non potete non fare un “salto”. L’esperienza è unica.

Se ve lo state chiedendo, io non sono tra i pazzi che lo hanno fatto e non ho nessuna intenzione di farlo dato che soffro di vertigini. Se siete interessati, fate un salto qui, perché di gente che vuole lanciarsi nel vuoto a quanto pare ce n’è sempre un sacco.

Le Dolomiti Lucane sono un complesso montuoso areanaceo e fanno parte del parco regionale “Gallipoli-Cognato e delle Dolomiti Lucane”. Nonostante le quote non superino i 1400 metri slm, si presentano con un orografia molto accidentata ricca di picchi e forre, ma rispetto alle Dolomiti p.d. sono anche delicatamente antropizzate. Molto pittoresca è la tradizionale festa del “Maggio”, il sacrificio annuale di un grosso albero, arcaica reminiscenza di un culto della fertilità tipico delle aree montuose. Da non perdere i Vicoli, la Rabatana (quartiere arabo) e le eccezionali statue lignee conservate a Castelmezzano.

Vi interessa scoprire la vera storia dei briganti o passare una giornata immersi nella natura insieme ai falconieri? Allungando un po’, se arrivate sull’alto Basento, tra Matera e Potenza, potrete andare a godervi uno degli spettacoli teatrali all’aperto più grandi e suggestivi d’Europa. Sto parlando di Brindisi di Montagna e del Parco della Grancia. Il grande Cinespettacolo della Grancia La storia bandita si presenta in uno scenario molto suggestivo. Il paese intero figura all’interno dello spettacolo o aiuta nella preparazione e gestione delle serate. La figura centrale rimane quella di Crocco (con la voce di Michele Placido) che nel racconto della sua vicenda umana e della rivolta sociale e politica di cui fu protagonista, dà voce all’anelito di riscatto sociale, di rivendicazione di dignità e di libertà di un popolo, il popolo dei cafoni, che disprezzato e umiliato, tradito e deluso da quelle che sperimenta di volta in volta come false promesse, insorge.

Prima dello spettacolo ci sono molte attività che si possono fare nel bosco adiacente, tra cui godere della maestria degli addestratori di grifoni, falchi e uccelli notturni di tutti i tipi.

Lagonegrese, Pollino e Val d’Agri

Se scendete a sud-ovest le dolomiti si trasformeranno in vere e proprie montagne le cui cime raggiungono anche i 2000 mt. Pochi sanno che il Parco nazionale del Pollino, posto a cavallo tra Basilicata e Calabria, nelle province di Cosenza, Matera e Potenza, con oltre 182.000 ettari è il parco naturale più grande d’Italia ed è un vero e proprio paradiso terrestre. Il territorio del Parco comprende in tutto 56 comuni, 32 della Calabria e 24 della Basilicata.

Il simbolo del parco è il famoso Pino Loricato, specie rarissima (in Europa presente solo qui e nei Balcani), che si adatta agli habitat più ostici, dove altre specie molto rustiche (il faggio in primis) non sono in grado di sopravvivere. Tra i paesi del versante lucano sono di interesse storico-archeologico: Castelluccio, Viggianello, Rotonda, Castrovillari, Morano Calabro, Laino Borgo, Mormanno, Scalea, Papasidero e Civita, altri sono importanti dal punto di vista socio-culturale, perché sono comunità albanesi che si insediarono nel territorio lucano e calabrese tra il 1470 e il 1540, sono: San Paolo Albanese, San Costantino Albanese, San Basile, Lungro, Plataci, Frascineto, Civita.

D’inverno è uno dei principali centri turistici del centro-sud italia in cui si pratica lo Sci.

La bellezza alterna del paesaggio marino e quello montano è la caratteristica del paesaggio dei comuni che rientrano nella valle del fiume Noce, in quello che viene definito Lagonegrese (da Lagonegro, paese della zona). Lo scenario dello stretto contatto tra la dorsale Appenninica Lucana meridionale e la costa di Maratea del Golfo di Policastro. I rilievi dell’Appennino, per la maggior parte, sono ricoperti da folti boschi di querci e castagneti. Le vette, come il gruppo del Sirino, hanno numerosi sorgenti che alimentano i fiumi Agri e Noce.

Qui lo scenario è paradisiaco, soprattutto se ci si sposta verso uno dei due affacci marini della Basilicata, quello del Tirreno.

Attraversando splendidi paesaggi montani vi ritroverete senza nemmeno accorgervene sulla costa, con strapiombi anche di 1500 mt, come quelli del monte Coccovello. Indro Montanelli descriveva così questo pezzo di costa:

Forse in Italia non c’è paesaggio e panorama più superbi. Immaginate decine e decine di chilometri di scogliera frastagliata di grotte, faraglioni, strapiombi e morbide spiagge davanti al più spettacoloso dei mari, ora spalancato e aperto, ora chiuso in rade piccole come darsene.

Unico comune lucano ad affacciarsi su questo tratto di costa di 32 km è Maratea. Cesare Pavese la descriveva così:

È un paese meraviglioso… magnifico… non c’è nessun altro luogo che io conosca che sia valido in me come questo che vedi. I colori soprattutto, sono colori primordiali

Maratea è famosa per il suo mare, ma è altrettanto famosa per il suo Cristo Redentore di 22,10 metri, costruito sulla cima del monte San Biagio a 640 mt sul livello del mare. L’imponente opera diventò nel 1965 la seconda nel mondo dopo quella di Rio De Janeiro ed è visibile da tutto il “Golfo Di Policastro”.

La Basilicata, come molti sanno, è una regione che con le infrastrutture ha un brutto rapporto. Pur essendoci molti autobus e qualche treno, il modo migliore per muoversi è l’automobile o la motocicletta.

Nonostante questo, guidare per le strade statali e provinciali della Basilicata (le autostrade praticamente non ci sono) può diventare veicolo di scoperta e suggestione. Ci sono molte strade che bisognerebbe percorrere a passo lento, proprio per godersi il paesaggio. Delle soste di tanto in tanto possono risultare la quinta essenza della scoperta.

Una di queste strade è sicuramente la SS 653, detta anche Sinnica (dal fiume Sinni, che come il Basento per la basentana o il Bradano per la bradanica, è il fiume che troverete accanto a tutta la statale. Queste strade vi condurranno verso la famosa SS 106, anche conosciuta come statale Ionica).

La Sinnica è una strada magnifica perché collega le due coste lucane, ma è capace, nel mezzo, di offrire paesaggi assolutamente eterogenei. Se partite da Maratea, lascerete subito il mare alle spalle ed inizierete subito a confrontarvi con curve e salite importanti che vi porteranno a Lauria. Da lì fino a Latronico, il percorso diventerà sempre più lineare, regalandovi paesaggi montani e di alta collina incontaminati e affascinanti. Il verde è il colore dominante, accostato spesso a grossi agglomerati rocciosi. Da Francavilla sul Sinni in poi, il percorso inizia a tingersi di blu. Vi ritroverete così sulla diga di Monte Cotugno. Questa diga è situata vicino Senise, ed è la più grande diga d’Europa costruita in Terra battuta. L’acqua del fiume viene invasata per poter essere utilizzata a scopo agricolo, industriale e potabile. Il muro che costituisce la diga, la cui capacità massima è di 530 milioni di metri cubi, è lungo circa 1850 m., alto 60 m., e largo alla base 260 m. Da qui nel giro di poco vi ritroverete a Policoro in un paesaggio costiero completamente diverso da quello di Maratea. Ma lì ci arriveremo fra un po’.

Un’altra diga che lascia a bocca aperta è quella del Pertusillo, costruita nei pressi di Montemurro. Il lago occupa una superficie di 75 chilometri quadrati, lo sbarramento ad arco gravità è lungo 380 metri ed alto 95 metri. Passare o fermarsi nei pressi dello sbarramento è sicuramente suggestivo. Lo strapiombo artificiale di quasi 100 metri fa il suo effetto. La sua realizzazione ha dato vita ad un invaso di 155 milioni di metri cubi d’acqua diventando uno dei punti di partenza dell’Acquedotto Pugliese. Il Lago Pietra del Pertusillo è sicuramente più affascinante di tutto il mezzogiorno d’italia, con la differenza che tra i numerosi laghi italiani questo è uno di quelli meno noti, per meglio dire “non è blasonato” ma ha una morfologia ed una richezza floro-faunistica di primo livello. Non è raro travare sulle sponde di questo lago l’airone cenerino. Nella sua fitta cornice di vegetazione nidificano una gran varietà di rapaci diffursi in italia del sud, oltre a questi sono molto diffusi le folaghe, i germani reali e moriglioni.

Un’altra strada che amo particolarmente è la SS655 bradanica, la strada che collega Melfi a Matera. Attraversadola in primavera sarete avvolti da colori e profumi, mentre il silenzio vi accompagnerà lungo il tragitto. Percorrere la Bradanica vi catapulterà in un paesaggio che ricorda la Toscana. Le colline dolci, i campi di papaveri e le coltivazioni di grano saranno i vostri compagni di viaggio. Dalle parti di Melfi però non sarà difficile scorgere qualche pala eolica e un grosso comprensorio industriale di matrice sabauda. Anche quello, a suo modo, merita di essere visto: è un monumento raro da vedere da queste parti.

Torniamo alla Val d’agri che, come abbiamo visto, è il ponte verso lo Ionio.

Metapontino

La costa Ionica, come si diceva è molto differente da quella Tirrenica. Se sul versante occidentale le montagne si uniscono al mare regalando paesaggi mozzafiato, sul versante ionico la situazione è molto diversa. La costa ionica lucana è pianeggiante, divisa dall’entroterra dalla tipica vegetazione marittima mediterranea. Le pinete marittime e le numerose dune, dividono le terre coltivate dalle spiagge che sono ampie e sabbiose.

Queste coste sono un vero e proprio paradiso per gli amanti del sole e della tranquillità. Passeggiando su queste spiagge non vi sarà infatti difficile scorgere di tanto in tanto qualche villaggio turistico dal nome altisonante che, nascosto nella vegetazione, divide i vari paesi costieri. Se siete da queste parti e magari state risalendo la statale Ionica, non potete non fermarvi dalle parti di Marina di Pisticci dove, leggermente nell’entroterra, si nasconde un bellissimo maneggio al quale potrete chiedere di fare passeggiate di gruppo a cavallo. Il percorso della passeggiata vi porterà all’interno della vegetazione. Costeggerete il fiume Cavone fino a raggingere la sua foce. Da lì la passeggiata continuerà sulla spiaggia dove, se siete pratici, potrete chiedere di fare una galoppata dal gusto poetico. Durante il ritorno, avrete già modo di organizzarvi per tornare a vivere un’altra ora in totale serenità.

Continuando a salire verso Taranto arriverete a Metaponto. Metaponto sorge nella pianura a cui la città stessa dà il nome, il metapontino, tra i fiumi Bradano e Basento. Questa cittadina, oggi meta del turismo delle famiglie, ha una storia degna dei racconti di Omero.

Vi riporto un intero paragrafo di Wikipedia perché fondamentale per capire di cosa stiamo parlando.

Metaponto fu fondata da coloni greci dell’Acaia nella seconda metà del VII secolo a.C., su richiesta di rincalzo coloniale direttamente dalla madre patria, da parte di Sibari, per proteggersi dall’espansione di Taranto. Divenne molto presto una delle città più importanti della Magna Grecia. Fonti antiche riportano che Metaponto sarebbe stata fondata dall’eroe greco Nestore di ritorno dalla guerra di Troia. La ricchezza economica della città proveniva principalmente dalla fertilità del suo territorio, testimoniata dalla spiga d’oro che veniva raffigurata sulle monete di Metaponto e che divenne il simbolo stesso della città e che essa inviava in dono a Delfi. A Metaponto visse e operò, fino alla fine dei suoi giorni nel 490 a.C. , Pitagora che vi fondò una delle sue scuole. Metaponto stabilì un’alleanza con Crotone e Sibari e partecipò alla distruzione di Siris nel VI secolo a.C. Nel 413 a.C. aiutò Atene nella sua spedizione in Sicilia.

Durante la Battaglia di Heraclea del 280 a.C. si alleò invece contro Roma con Pirro e Taranto. Quando Roma vinse definitivamente la guerra contro Pirro, Metaponto fu duramente punita e alcuni esuli metapontini trovarono rifugio a Pistoicos, unica città che era rimasta fedele a Metaponto durante la guerra. Metaponto intanto subì uno sconvolgimento del tessuto urbano in seguito alla realizzazione, sul lato orientale della città, di un castrum, nel quale si insediò una guarnigione romana. Nel 207 a.C. offrì ospitalità ad Annibale e i romani la punirono nuovamente, distruggendola. Divenne allora città federata riacquistando il suo splendore intorno alI secolo a.C. L’espansione urbana della città continuò fino all’età romana. Nel 72 – 73 a.C. la piana di Metaponto fu teatro del passaggio dell’esercito di schiavi e disperati di guidati da Spartaco. Difatti i primi successi contro l’esercito di Roma permisero a Spartaco di raccogliere nuovi consensi, anche nella zone della Lucania, lo testimonia Plutarco: “molti mandriani e pastori della regione, che, gente giovane e robusta, si unirono ad essi”, e di agire liberamente saccheggiando Metaponto. È in quelle terre che Spartaco si incontrò con il pirata cilicio Tigrane (presumibilmente re Tigrane II) per organizzare il sospirato imbarco da Brindisi verso la Cilicia, poi fallito per il tradimento di quest’ultimo. Ciò coincise con la decadenza e col progressivo abbandono della città, che venne lentamente ricoperta dai sedimenti alluvionali dei fiumi.

Siamo nel bel mezzo della storia antica, di cui uno dei segni tangibili è l’area archeologica di Metaponto, non molto lontano dal borgo moderno, con le sue rovine tra cui spiccano le celeberrime Tavole Palatine, il famoso tempio dedicato alla Dea greca Hera ed il Museo Archeologico Nazionale di Metaponto.

Fino al periodo fascista, la piana del metapontino ha assunto la forma paludare. Con la bonifica della zona, la piana è tornata a vivere portando i più succulenti frutti della fertile terra metapontina. Nell’entroterra, non vi sarà difficile attraversare distese enormi di alberi da frutta tra cui albicocche, pesche, arance, mandarini o limoni, separati ogni tanto dalle innumerevoli produzioni di fragole e cocomeri di tutti i tipi.

Collina materana

Da metaponto, andando verso Matera, lo scenario cambierà ancora una volta. Per arrivare a Matera però, se siete qui, vi consiglio vivamente di allugare un po’ e fare una sosta dalle parti di Pisticci. Ci si arriva prendendo la SS 407 Basentana. Uscite all’altezza di Pisticci scalo e proseguite per Craco.

Durante queso percorso, vi toverete sicuramente a commentare il paesaggio che vi circonda perchè non riuscirete a fare a meno di associare quello che vedrete alle prime immagini della superfice lunare.

Sarete circondati dai “Calanchi”, il prodotto dell’evoluzione geomorfologica di paesaggi dove l’assenza di una copertura vegetale protettiva e stabilizzante mette a nudo i terreni erodibili sottostanti che vengono quindi incisi profondamente dalle acque di ruscellamento superficiale, producendo incisioni separate da costoni a forma di lama di coltello, facilmente disgregabili. Il paesaggio a calanchi è caratteristico di ambienti climatici aridi e semiaridi. So che si sta lavorando per fa diventare questa zona un parco naturale protetto e da valorizzare. Il nulla, a volte, può assumere forme davvero affascinanti.

Ma il paesaggio che vedrete è una parte di quello che vi aspetta.

Arrampicandovi verso Craco, finirete in uno dei paesi più magici d’Italia, finirete in uno dei paesi fantasma d’Italia.

A causa di una frana di vaste proporzioni, nel 1963 Craco fu evacuata e l’abitato trasferito a valle, in località Craco Peschiera. Allora il centro contava oltre 2000 abitanti. La frana che ha obbligato la popolazione ad abbondare le proprie case sembra essere stata provocata da lavori di infrastrutturazione, fogne e reti idriche, a servizio dell’abitato.

Da allora, Craco è rimasta intatta, trasformandosi in una specie di paese fantasma, caso raro se non unico nel suo genere. È possibile percorrerne le strade, affacciarsi all’interno delle case lasciate tal quali, sia le povere della civiltà contadina e pastorale sia quelle più ricche, gentilizie e patrizie.

La bellezza e la magia di questo posto, la veduta del paesaggio circostante, il silenzio spettrale, i colori ed i profumi intensi del territorio, hanno fatto innamorare molte persone. Tra questi molti registi e sceneggiatori, che in questo paese disabitato hanno girato molti film o parti di film. Ve ne cito giusto qualcuno: La Lupa, King David, Terra bruciata, Nativity, La passione di Cristo, Agente 007 – Quantum of Solace (girato anche Maratea).

Da Caco, tornando verso la Basentana in direzione di Matera, si può sostare nell’antica Troilia, oggi ocnosciuta come Ferrandina. Le radici di Ferrandina affondano nella Magna Grecia, attorno al 1000 a.C. Il suo nome era Troilia, mentre la sua acropoli-fortezza si chiamava Obelanon (Uggiano). Troilia fu costruita per ricordare e onorare la città distrutta dell’Asia Minore, Troia. Durante l’epoca romana Troilia e Obelanon furono centri importanti di cultura ellenica e sempre più lustro acquistarono in epoca bizantina. Con la caduta del dominio greco, Longobardi e Normanni si impossessarono della città.

Il paesaggio Ferrandinese è molto caratteristico e le case costruite sul fianco del monte, le cui facciate sembrano quasi formare un muro verticale, ricordano il Portogallo.

Rinomata è, ancor oggi, la produzione di olio di oliva majatica, caratterizzato da una bassa acidità, da un sapore dolce e dal color giallo e delle tipiche olive al forno come da antica tradizione (olive majatica). Le olive nere al forno di Ferrandina sono uno dei principali prodotti tipici della Basilicata e (insieme ad altri quattro prodotti lucani) rientrano nei “Presìdi Slow Food”.

Lasciata Ferrandina, in una ventina di minuti, avrete raggiunto Matera.

Matera

Trovarsi di fronte alla città vecchia toglie il fiato, anche a chi, come me, questo spettacolo lo vede da una vita. Matera è stata definita in tantissimo modi, descritta in decine di libri, ripresa in oltre 60 film.

Matera è la mia città. Ogni mia parola sarebbe di troppo. Lascerò quindi a wikipedia il compito di riportare alcune cose da sottolineare.

Matera è nota anche come città dei Sassi, proprio per la peculiarità e l’unicità del suo centro storico. Scavati e costruiti a ridosso della Gravina di Matera, una profonda gola che divide il territorio in due, i Sassi di Matera, rioni che costituiscono la parte antica della città, si distendono in due vallette, che guardano ad est, leggermente sottoposte rispetto ai territori circostanti, separate tra loro dallo sperone roccioso della Civita. Questa posizione invidiabile, ha reso di fatto la città invisibile agli occhi dei suoi nemici per millenni, permettendole di passare pressoché indenne attraverso secoli di storia.

Il Sasso Barisano, girato a nord-ovest sull’orlo della rupe, se si prende come riferimento la Civita, fulcro della città vecchia, è il più ricco di portali scolpiti e fregi che ne nascondono il cuore sotterraneo. Il Sasso Caveoso, che guarda invece a sud, è disposto come un anfiteatro romano, con le case-grotte che scendono a gradoni, e prende forse il nome dalle cave e dai teatri classici. Al centro la Civita, sperone roccioso che separa i due Sassi, sulla cui sommità si trovano la Cattedrale ed i palazzi nobiliari. Insieme formano l’antico nucleo urbano di Matera, dichiarato dall’UNESCO paesaggio culturale.

La scelta di questo sito, sebbene abbia garantito una estrema sicurezza all’abitato, ha comportato ai suoi abitanti enormi difficoltà nell’approvvigionamento delle acque.Di fatto i Sassi si trovano su di un enorme banco calcarenitico a circa 150 metri dal livello del torrente, mentre le colline d’argilla che li circondano ad ovest risultano essere troppo lontane, per una città che costruita nell’ottica dell’assedio, doveva garantirsi l’autonomia al suo interno.

Sin dai primi giorni quindi, i suoi abitanti concentrarono le loro energie, non tanto sulla costruzione delle case, quanto sullo scavo di cisterne e palombari e dei relativi sistemi di canalizzazione delle acque.

Vista in quest’ottica Matera risulta essere uno dei più antichi e meglio conservati esempi di bio-architettura al mondo. Una breve analisi dei sistemi insediativi costruiti intorno all’acqua, ci mostra come di fatto tutte le civiltà e le tradizioni costruttive più antiche del mondo, abbiano numerosi punti in comune, sebbene secoli e chilometri le vedano come elementi distinti.

Ad un occhio attento, strutture apparentemente semplici e rudimentali, si rivelano come dei prodigi di efficienza tecnica. Le umili tecniche arcaiche, dimenticate dagli stessi abitanti, acquistano un fascino ed un valore un tempo inimmaginabile. I trogloditi che scavano canali e cisterne, costruiscono giardini pensili, ed attorno agli spazi collettivi, oggi chiamati vicinati condividono le proprie risorse, appaiono d’un tratto degli esseri geniali. Ma il bello è che tutto questo è ancora presente e vivo, sotto i nostri occhi in una città, Matera, che ha del magico.

Raccontare la storia di questa città, come detto in precedenza, significherebbe fare un salto nel passato di millenni. Descriverne la bellezza sarebbe inappropriato da parte mia. E comunque non ci riuscirei.

Lascio quindi alle guide il compito di fornirvi tutte le informazioni storiche e culturali, mentre ai vostri occhi e al vostro cuore il compito di guidarvi. E’ di sicuro il modo migliore.

Il Cibo

La Basilicata è una terra che va gustata in tutta la sua complessità, anche culinaria.

Un capitolo a parte per il cibo è doveroso. Vi riporto un post di Basilicata.travel.

E’ una cucina fatta di terra e di sapori forti, quella lucana: di ingredienti essenziali (prodotti dell’orto e dell’allevamento), di lavorazioni tradizionali (l’olio, la pasta di casa) ma anche capace di proiettarsi nel tempo e nello spazio.

L’Aglianico del Vulture, già prima del successo letterario del best seller di Gaetano Cappelli, è un vitigno antico, riscoperto e rilanciato negli ultimi anni su scala mondiale.

E soprattutto è un piacere della tavola che parla del legame con i territori: i peperoni di Senise, le melanzane di Rotonda, i fagioli di Sarconi, il canestraro di Moliterno, il pecorino di Filiano, e salcicce di Picerno e di Cancellara, le olive di Ferrandina. É nella scansione dei nomi e dei luoghi il viaggiatore attento si vede scorrere sotto gli occhi l’intera carta della Basilicata.

E ancora:

Già Cicerone, Marziale, Marrone tessevano le lodi di una salsiccia particolare denominata “lucanica” o “luganega; nel tempo, gusti e sapori semplici del mondo contadino (raccontato ad esempio nelle poesie di Rocco Scotellaro) sono ascesi a gastronomia ricercata e deliziosa, perché sempre memore di tradizioni ed usi (e oggetto anche di ricerca storica sul gusto)

Ingredienti naturali, come pepe nero e peperoncino, sulle tavole lucane, conferiscono aromi a soppressate e salsiccia pezzente; anche la pasta, fatta a mano con farina di grano duro, sale e acqua, nelle numerosissime varietà e forme dei fusilli, lagane (che cucinate con i ceci erano definite il “piatto del brigante”), di cui erano ghiotti perfino i Greci. Poi cavatelli, calzoni, orecchiette, strascinati conditi, per la gioia dei palati, in ragù fatti con le carni di agnello, maiale e capretto o contornata dai rinomati fagioli di Sarconi.

Mai mancherà, sulla mensa, il pane, di farina di grano duro e cotto in forni a legna; accanto, ogni convitato potrà scegliere fra le varietà casearie, di cui il territorio è generoso, ancora lavorate con i metodi tradizionali: ricotta, mozzarelle, scamorza, pecorino, manteca, provole, caciocavallo, cacioricotta, burrino. Pittoresche appariranno le collane rosse dei peperoni cruschi (la foto in alto è di Clarita), essiccati al sole. Un rosso Aglianico, venuto dai piedi del Vulture, in Basilicata continua dai tempi di Orazio ad innaffiare i calici.

Avrete capito che siamo nel regno della cucina mediterranea di qualità. I prodotti freschi, biologici e lavorati secondo tradizioni antiche, sono presenti in ogni paese in cui vi troverete a passare. Difficile trovare un osteria, una bettola o un ristorantino in cui si mangi male e se lo troverete sarà sicuramente colpa del cuoco. La qualità dei prodotti lucani è tale da permettervi di guastare cose straordinarie senza dover elaborare nulla, caratteristica questa, della buona cucina mediterranea.

Menzione particolare va all’Aglianico del Vulture, vino che recentemente è stato incoronato dal New York Times, come uno dei vini italiani d’eccellenza al pari di Barolo, Chianti e Brunello, ma ancora sconosciuto.

A Venosa e nelle zone circostanti, riuscirete ad assaggiare questo straordinario vino a prezzi stracciati (un’ottima bottiglia ve la portate via con una decina di euro o poco più).

—–

Mi fermerò quindi qui, consapevole di non aver scritto tutto quello che avrei voluto. Questa però non vuol’essere una guida turistica o un approfondimento storico-culturale. Questo vuol’essere solo un suggerimento, uno spunto per chi decidesse di passare da queste parti e non sapesse dove andare, ma anche un modo per far conoscere una delle regioni più magiche e sconosciute d’Italia.

Ovviamente chiunque volesse, può aggiungere informazioni nei commenti, descrivere qualche luogo, descrivere il proprio viaggio o suggerire ai passanti altre mete Lucane.

Sarebbe un bel modo di augurare buon viaggio a tutti quelli che decideranno di inoltrarsi in questa terra di briganti, lupi, contadini e magia.

Buon Viaggio.

Viaggio in Basilicata

23 Commenti in “Viaggio in Basilicata”

  1. 1 Andrea Crevola  | 11:46 am | 4 July 2009:

    wow, lunedì me lo stampo e me lo porto in vacanza: altro che lonely planet! (ps perché non lo mandi a Turisti per Cas0? magari te lo pubblicano sulla rivista)

  2. 2 biagiod  | 1:47 pm | 4 July 2009:

    Ottima guida, ottimi spunti, credo che il tutto possa essere “taggato” in tradizioni, cultura, paesaggi e natura.

    Visto che hai invitato a scrivere altre informazioni, per chi volesse approfondire il mondo del Parco Nazionale del Pollino e di Maratea può visitare il mio blog. Ciao!!

  3. 3 catepol  | 9:49 am | 5 July 2009:

    giovanni bellissimo post! da calabra adottata in lucania mi ha fatto molto piacere leggere quata ottima guida a posti in cui vivo e che sto conoscendo man mano sempre di più. Solo un appunto. I credits alle foto. Io ho riconosciuto questa foto di Maxime http://www.flickr.com/photos/maxime/3505813464/ (ma non hai mica scritto di chi è la foto). Non ho visto le altre…son troppe. Però secondo me dovresti mettere i credits ad ogni foto se nonb sono tue, come questa di Maxime. saluti cate

  4. 4 Giovanni  | 3:46 pm | 5 July 2009:

    Ciao Cate, grazie.
    Sui credits hai ragione, ma ho linkato tutte le foto al relativo accout flickr. Appena torno a Milano però vi inserisco sotto il riferimento all’autore.
    Grazie a tutti.

  5. 5 Enzo Santagata  | 10:49 am | 6 July 2009:

    Giovanni, ottimo post ma ti devo suggerire una correzione. La Rabatana non è a Castelmezzano, ma a Tursi :)

  6. 6 HB  | 2:24 pm | 6 July 2009:

    Davvero da stampare e conservare. Pazienza enciclopedica, complimenti!
    P.S. il tratto di costa di Maratea è lungo 31,333333 (periodico) km. ;-P

  7. 7 giuseppe melillo  | 2:48 pm | 6 July 2009:

    @ giovanni: ottimo.
    @ enzo santagata: la rabatana di Tursi è la più conosciuta, grazie anche alla poesia dialettale dedicatagli da Albino Pierro, ma in Basilicata ve ne sono altre.

  8. 8 giuseppe melillo  | 3:14 pm | 6 July 2009:

    Un video di Bella Italia sulla Basilicata.
    5 minuti da non perdere.

    http://tracieloemandarini.blogspot.com/2009/07/bella-italia-basilicata.html

  9. 9 paola  | 3:44 pm | 6 July 2009:

    Dove non arriva l’Azienda di Promozione Turistica……..

  10. 10 Giovanni  | 4:15 pm | 6 July 2009:

    Beh, credo che l’APT ultimamente si stia comportando bene. Credo ci siano ancora delle cose su cui stanno lavorando, ma la direzione mi sembra quella giusta.

  11. 11 antonio  | 4:32 pm | 6 July 2009:

    E’ una bella dichiarazione d’amore per la propria terra. Mi piacerebbe che questa passione coinvolgesse più giovani.

  12. 12 Gianluca  | 6:31 pm | 6 July 2009:

    Ho visitato 12 mesi fa Matera e Pietrapertosa rimanendone incantato. Ci tornerei anche domani!

  13. 13 Anna Maria  | 11:14 am | 7 July 2009:

    Splendido ti condivido in FB…..

  14. 14 ciffo  | 11:39 am | 8 July 2009:

    Che post magnifico! Complimenti davvero.
    Da campanilista potrei trovare una pecca nel fatto che manca un accenno a Montescaglioso :) ma il 10elode lo meriti tutto lo stesso.

  15. 15 Giovanni  | 11:44 am | 8 July 2009:

    Se è per questo, manca molto altro, ma l’abbazia di Monte è riportata su tutte le guide, quindi chiunque volesse venire in Basilicata troverà sicuramente tutte le informazioni necessarie.
    Su montescaglioso sto preparando in realtà un altro post che riguarda la famiglia Novello. Essendo il mio sangue al 50% montese ed essendo la famiglia Novello, in qualche modo “di famiglia”, ci tenevo a fare una cosa a parte. ;)

  16. 16 ciffo  | 2:31 pm | 8 July 2009:

    E’ un po’ che seguo il tuo blog e non sapevo fossi metà montese. Salutami Filippo se hai modo di sentirlo/vederlo. In effetti mi sembra che si parli davvero poco dell’anniversario della morte di Novello… speriamo che sia solo mia disinformazione.

  17. 17 Giovanni  | 2:39 pm | 8 July 2009:

    Dovrebbe uscire qualcosa sulla stampa nazionale da quello che ho capito. In ogni caso precisiamo: sono per metà, di sangue montese, ma materano per tutto il resto ;)

  18. 18 Filippo  | 2:58 pm | 16 July 2009:

    Bravissimo, Giovanni! COndivido anch’io su Facebook! :-)

  19. 19 magnagrecialucana  | 7:58 am | 27 July 2009:

    bene, credo che tu non sappia che noi lavoriamo a torino e in basilicata con eventi culturali che si apporvigionano del nostro stipendio da molti anni. Comunque bravo. se dovessi passare da torino fammelo sapere. E se dovessi scendere in Basilicata vienimi a trovare il 13 a Valsinni presso il Maniero, il 18 a Grottole presso la sala Quaranta e il 20 a Tursi (Rabatana) presso il palazzo dei poeti. ciao bone vacanze.

  20. 20 luciana  | 12:47 pm | 29 July 2009:

    Mi hai emozionato oltre l’immaginabile, sono lucana dalla testa ai piedi ed amo la mia terra come nient’altro.
    Ti ringrazio e spero d’incontrarti un giorno.
    Luciana

  21. 21 teerumvalgemonaesai  | 1:11 pm | 15 August 2009:

    Ciao
    vi consiglio di visitare anche Anzi,dove c’è il IV Presepe Poliscenico Stabile più grande d’Europa e il Planetario di recente costruzione.Inoltre, forse è l’unico Comune della Regione dove con la nostra associazione stiamo sperimentando un progetto di turismo integrato.
    ilcaf

  22. 22 angelo  | 8:28 pm | 1 October 2009:

    caro giovanni
    complimenti per il bellissim viaggio in basilicata
    hai scritto qualcos’altro in merito ?
    dove vivi ora ?un caro saluto angelo

  23. 23 Antonella  | 12:49 pm | 5 August 2010:

    Ciao a tutti!
    Segnalo questo servizio del tg2 sulla SS.Trinità di Venosa.
    Bye

    http://www.youtube.com/watch?v=rLcFitfA3nQ&feature=player_embedded


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