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Sunrise

| 28 June 2009 | Commenta

Michele aprì gli occhi che non era ancora l’alba. Sarebbe voluto rimanere nel letto, in fondo aveva dormito solo quattro ore. La sera prima aveva cenato con gli amici più intimi, salutandoli con un triste abbraccio dopo aver finito una succulenta torta gelato. Sarebbe partito alla volta di Torino per proseguire gli studi universitari.
Ancora assonnato si mise in macchina con suo padre per affrontare i 60 Km che che li dividevano dalla stazione ferroviaria più vicina. Poco dopo si riprese dal torpore notturno, scambiò quattro chiacchiere prima di far partire il cd ed avviare la macchina. Le luci per strada erano accese ed il canto dei grilli cullava ancora la città immersa nel sonno. Appena fuori la città, deserta a quell’ora, si rese conto di quello che stava accadendo.

Non aveva mai avuto problemi a partire da quella città, ma quella volta fu diverso. Sentiva che non era la solita nostalgia, questa volta si trattava di un lieve e continuo pizzicorio esattamente al centro del petto che aumentava d’intensità quando la sua mente si soffermava troppo su alcuni pensieri. Erano anni ormai che non sentiva più quella sensazione, quasi fosse diventato immune ad ogni emozione di quel tipo. I campi di grano si estendevano fino all’orizzonte seguiti da stradine sterrate che limitavano i confini di proprietà, qualche albero di ulivo e una casa in tufo ogni tanto. Il sole era ancora una forma geometrica non definita, i colori scuri, violacei, troppo lievi per illuminare quei paesaggi.

Un falco grillaio dall’orlo di un antica torre saracena abbandonata, guardava quella macchia grigia in movimento, mentre dentro suonavano gli U2. Ogni metro fatto portava nella mente di Michele immagini vissute in quel mese, ma una cosa non riusciva a far sparire dalla sua testa: quegli occhi pieni di luce, espressione, tenerezza ed intimità. Riusciva chiaramente a rileggere quelle espressioni tanto palesi di imbarazzo, tristezza e malinconia. Continuava a vederli dappertutto e la sua tristezza cresceva ad ogni cambio di marcia. Sapeva che stava andando esattamente nella direzione opposta ai suoi desideri.
Il sole continuava lentamente a salire, col suo fare calmo, in maniera sempre uguale da milenni. Il paesaggio lentamente mutava e da distese infinite di campi di grano si passava a quelle di ulivi. La stessa terra ora era più chiara, piena di sconnessioni e massi, ma dalla statale si notava a malapena.

Le querce che accompagnavano la strada filtravano i fiochi raggi solari creando una strana penombra colorata di tonalità pastello, riflessi mai fermi, immersa in quell’aria purificatrice tipica dell’aperta campagna durante le tiepide mattine d’estate. Il sole iniziava a prendere forma e colorito ed era passato dal viola all’ambra, sfumandosi di un temperato arancione. Mancavano una ventina di chilometri alla stazione e ormai quel fastidio al petto era cresciuto abbastanza da solleticare la gola, diventando così riconoscibile, finalmente chiaro. Michele era convinto che quando avrebbe incontato la ragazza giusta se ne sarebbe accorto immediatamente, un brivido gli avrebbe persorso la schiena e sarebbe diventato dislessico, imbarazzato. Fu proprio quello che accadde qualche settimana prima e ora si stava lasciando tutto alle spalle. L’automobile proseguiva con un passo moderato, calmo, conscia dell’anticipo accumulato, ma a poco sarebbe servito rallentare quella corsa.

Michele si stava lasciando dietro quegli occhi pieni di gioia, dolcezza, affetto e a tratti tristezza. Per quanto facesse finta di evitarli, non poteva fare a meno di interpretarli e spesso ci vide tutto quello che non avrebbe mai voluto vedere, triste imbarazzo per qualcosa difficile da pronunciare, ma chiaramente leggibile attraverso quello specchio tanto meraviglioso. Quegli occhi richiamavano un amore a lui estraneo. Ormai Michele poteva riconoscere quell’espressione su chiunque. Per quanto diverse, le persone hanno tratti comuni, distinguibili immediatamente tanto che la mimica facciale dopo un po’ diventa assordante.

In quelle ultime sere passate con lei, a tratti, quell’espresione si sarebbe fatta vedere. In passato sarebbe stato diverso, ma ormai era cresciuto ed era ben conscio che di fronte a quelle espressioni non avrebbe potuto far nulla, se non dimostrare quanto sincero fosse il suo sentimento. Sperava che un giorno o l’altro il fato gli desse ragione.
La macchina si fermò.
Dopo un po’ si ritrovò solo nello scompartimento vuoto di quell’ Intercity che avrebbe collegato Bari a Torino. Nel mezzo, un viaggio che lo avrebbe portato nella città che con la sua lontananza dai ricordi, sarebbe riuscita a far sparire forse quegli scheletri, forse quell’amore. Il sole era alto e brillante ormai, sulla destra si intravedeva il mare e lo scompartimento era sempre più vuoto.

Sunrise


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