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Il mezzo è il messaggio. A patto che il messaggio sia buono

L’user Generated Content è morto.
Ad essere precisi è morta l’idea di User Generated Content così come la si intendeva nel 2004, che è cosa leggermente diversa. Per molti questo è un dato di fatto, ma noto ancora in giro gente che si ostina a pensare che l’era del “tutto 2.0″ sia tra noi.
Sono bastati pochi anni per capire che gli utenti nella maggior parte dei casi hanno poco da dire. La blogosfera italiana ne è un esempio lampante. A parte pochi rari casi, è un rincorrersi a vicenda.
Nel post precedente ho riportato un articolo emblematico, apparentemente banale e datato, in cui fondamentalmente si dice che il 90% degli utenti (del Web) sono “audience”, il 9% sono editor e solo l’1% è creatore di contenuti originali.
Come qualcuno mi ha fatto notare, questa piramide era conosciuta, ma decisamente ancora attuale. Se a distanza di qualche anno i risultati continuano ad essere gli stessi, i motivi sono facilmente identificabili.
Nonostante questo, la maggior parte di quei “pochi” contenuti prodotti sono pura “fuffa”.
Oltre all’aspetto contenutistico c’è un altro aspetto che si è imposto e di cui bisogna prendere atto: l’effetto Facebook. Facebook prescinde da tutto questo e delinea molto più chiaramente la tendenza sicuramente molto meno autoriale della rete, ma molto più predisposta a creare relazioni umane in cui il “contenuto” è l’utente stesso.
Il successo dell’iPhone non è che una dimostrazione di quanto appena detto. Il rafforzamento della concezione di rete come veicolo dell’idea di prossimità è la base del successo di un prodotto che non ha banalmente portato il Web “contenutistico” in tasca delle persone, ma ha portato in tasca della gente la capacità di generare la cognizione di prossimità fondata sugli strumenti che sono più vicini alle generazioni che lo usano. Di fatto il “telefono” Apple, non ha molto senso in quanto “telefono”, perchè la sua funzione (quella di permettere la comunicazione), la svolge più che egregiamente aprendo all’utente in mobilità canali di comunicazioni ben più complessi, meno strutturati e più completi della “semplice” idea di Meucci.
E’ una storia vecchia almeno quanto l’uomo. L’uomo non può non comunicare e per farlo cerca modi nuovi, sempre più semplici, veloci, completi e destrutturati. In questo il Web è maestro, ma quando parliamo di contenuti, non c’è storia: il contenuto deve essere di qualità, qualsiasi esso sia. Pensare semplicemente che si può creare differenziazione contenutistica di qualità affidandosi del tutto a contenuti generati dal basso è superato.
L’euforia generalizzata rispetto alla quantità di strade possibili e concretizzabili dall’umanità, figlia della filosofia del Web di seconda generazione, in realtà era figlia più che di una filosofia, di una tecnica.
Non è un caso se proprio nel periodo in cui era possibile utilizzare una nuova applicazione o un nuovo servizio al giorno, questa idea di apertura al contenuto generato dal basso ha avuto maggior successo.
Più servizi significava più possibili modalità d’espressione. In realtà anche lì abbiamo assistito alla realizzazione di una “coda lunga dei servizi Web”. Quelli che sono sopravvissuti del periodo d’oro però, sono ben pochi, e stavano tutti nella parte alta della curva dell’audience.
I vecchi pensatori della comunicazione l’avevano capito. Noi pensavamo di averli fregati, ma il tempo gli ha dato ragione: non possiamo pensare che l’umanità produca contenuti di massa e di qualità per se stessa, autoregolamentandosi. Se c’è una lezione che abbiamo davvero imparato durante questo primo decennio del secolo è ci vogliono modalità nuove di fruizione dei contenuti (e su questo c’è molto da lavorare), ma il contenuto vero e proprio deve essere strutturato secondo logiche precise, scientifiche che portano inevitabilmente a contenuti pensati e creati da chi sa farlo.
Ora, che il Web bottom-up sia riuscito a far emergere cose e personi interessanti, questo è indubbio, ma stiamo parlando di casi rari.

Di sicuro questi anni hanno portato un’ondata di “eccessivo calore” nel panorama mediatico e questo non è che positivo, ma ormai penso che possiamo affermare con certezza che l’User Generated Content puro e crudo è morto.

Pace all’anima sua.

Questo post è stato scritto da Giovanni Calia, il 24 November 2008 alle 12:18 am ed è inserito in segnalazioni, videoblog ed è taggato con , , , . Questo è il permalink. Puoi seguire i commenti con il feed RSS.

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