Credo che narrazione, design, tecnologia e media differenti possano coesistere.
Il mio lavoro è far si che questo accada.
Questo è il posto dove condivido note, idee, lavori in corso. Tutti i giorni.
...o quasi.

Rimarrà sempre vivo in noi il ricordo della scuola pubblica, che piangiamo insieme a tutti voi

| 29 October 2008 | 2 Commenti

scuola pubblica

“Sapesse Contessa che cosa m’ha detto
un caro parente dell’occupazione
che quella gentaglia rinchiusa là dentro
di libero amore facea professione.
Del resto mia cara di che si stupisce
anche l’operaio vuole il figlio dottore
e pensi che ambiente che può venir fuori
non c’è più morale, Contessa.”

Rimarrà sempre vivo in noi il ricordo della scuola pubblica, che piangiamo insieme a tutti voi

Il nuovo store 3d di Amazon

| 28 October 2008 | Commenta

Questa, è una delle cose più inutili e insensate che abbia visto negli ultimi tempi dopo l’elezione di George Bush.

Il nuovo store 3d di Amazon

Reportage

| 27 October 2008 | 1 Commento

obama

Enrico ci segnala un reportage fotografico su Obama che merita davvero. Quella che vede è la foto che mi ha colpito di più.

Reportage

Breve storia della comunicazione

| 23 October 2008 | 2 Commenti


A breif History of communication from ljudbilden on Vimeo.

Non potevo non riprendere questo splendido video. Via Catepol.

Breve storia della comunicazione

Pane al pane, vino al vino: la rivincita dell’Aglianico del Vulture

| 15 October 2008 | 2 Commenti

Una bella storia a lieto fine per un vino italiano non abbastanza valorizzato. La riporta Paola Jadeluca, di Repubblica Affari & Finanza, citando l’articolo del New York Times con cui il critico enologico Eric Asimov porta in piena luce un vino prodotto in Basilicata, l’Aglianico del Vulture. Un rosso (in particolare il Carato Venusio della Cantina sociale di Venosa) che invece meriterebbe ben altra considerazione e potrebbe tranquillamente competere con i più blasonati Chianti, Brunello e Barolo.

La fama del Carato Venusio ha portato il nome dell’Aglianico del Vulture in nord Europa, Inghilterra e Danimarca, paesi molto esigenti in fatto di vino, ed è sbarcata in America. A Venosa oltre 900 ettari di vigneti sono il patrimonio di 500 soci: il più grande ha 15 ettari, il più piccolo 300 are, ma tutti insieme hanno dato vita alla più grande tenuta del posto. Due milioni e mezzo di euro di investimenti e il «progetto bottiglia» come è stato ribattezzato, ha portato un vino, il Vignali, l’etichetta base che costa solo 10 dollari, fin sulle pagine del New York Times.

L’Aglianico è un vino doc che vanta un profumo delicato di frutti neri maturi e un sapore inconfondibile che hanno colpito grandi personaggi del passato, tra i quali Carlo D’Angiò e Papa Paolo III Farnese. Un rosso che ha oltre 2000 anni di storia (sarebbe stato introdotto in Italia dai Greci, mentre la trasformazione del nome Hellenica in Hellanica e quindi in Aglianico si fa risalire alla fine del XV secolo, al tempo del dominio degli Aragona sul Regno di Napoli) e che esprime una equilibrata contaminazione tra la composizione del terreno di origine vulcanica e l’esposizione climatica delle colline di Venosa.

Se leggendo vi è venuta sete di Carato, sappiate che una bottiglia di questo Aglianico del 2003 dovrebbe costare intorno ai 14 euro.

Via | The New York Times e Gustoblog

Pane al pane, vino al vino: la rivincita dell’Aglianico del Vulture

Il pane di Matera è ufficialmente DOP

| 13 October 2008 | 1 Commento

L’8 ottobre, l’Unione europea ha riconosciuto il marchio Dop, la Denominazione di origine protetta, al pane di Matera (già IGP, indicazione geografica protetta).

La speranza è che si inizi la produzione e la commercializzazione sui mercati italiani ed internazionali creando a Matera un idustria del Pane come quella Altamurana (che ricordo nulla ha a che vedere con la produzione lucana di pane).

Post doveroso.

Il pane di Matera è ufficialmente DOP

Featured Artists Coalition

| 8 October 2008 | 1 Commento

radiohead

Passa un po’ in sordina la notizia che un bel po’ di artisti di spessore stanno fondando una sorta di “coalizione” per difendere i propri diritti. Radiohead, i Pink Floyd di David Gilmour, The Pretenders’ Chrissie Hynde e Iron Maiden sono tra i primi artisti a firmare e per inaugurare il lancio della nuova coalizione.

“Vogliamo che tutti gli artisti abbiano un maggiore controllo della loro musica e una quota molto più equa di profitti”, questa una parte della dichiarazione sul sito Web della FAC.

Nell’era digitale la logica dei profitti cambia, gli artisti si devono adeguare e (a mio parere), le case discografiche dovrebbero seriamente inziare a pensare come reinventarsi.

Featured Artists Coalition

Morti Steve Jobs ed il Citizen Journalism? Uno sta bene, l’altro è in rianimazione

| 5 October 2008 | 7 Commenti

Qualcuno ha postato la notizia del tutto falsa che Steve Jobs ha avuto un attacco di cuore su iReport di CNN. CNN riporta la notizia, poi corregge il tiro e si scusa. Il titolo Apple crolla, poi si riprende.

Le ricadute di questo accadimento (che includono un indagine della Securities and Exchange Commission) porterebbero qualcuno e a pensare al fallimento del Citizen Journalism. No, non è così.

Gli osservatori più acuti e quelli che di Web 2.0 si occupano dagli albori, avranno notato come in realtà se di fallimento si deve parlare, allora sarebbe più corretto palare del fallimento dei sistemi aperti.

I “Citizen” (giornalisti non professionisti) possono usare piattaforme come iReport per riportare leggittimamente notizie, così come successe quando collassò il ponte di Minneapolis.

Il problema è che le piattaforme aperte (soprattutto quelle esposte anche sul mainstream) sono anche centro di raccolta di bugiardi, spammer, ladri, disturbatori, persone in cerca di visibilità facile, ecc. Questo sembra essere un argomento di poco conto per chi difende a spada tratta il Citizen Journalism.

Sto parlando delle due facce della medaglia dei cosiddetti open systems.

Sto parlando dell’altro lato della medaglia. L’ideologia dei sistemi aperti di partecipazione ha rivoluzionato i media, ma la stella ideologia è spesso molto ingenua. L’apertura totale comporta la perdita di alcuni standard, fondamento dell’autorevolezza della fonte di informazione.

Il problema non è di trasparenza o su chi sia qualificato o intelligente abbastanza per essere definito giornalista (anche se questa definizione è tutt’ora in via di ri-definizione). Si tratta di fiducia e trasparenza. Il problema sta quindi nel lato della medaglia meno esposto. La (dis)informazione messa nelle mani sbagliate, può provocare gravi danni. Il caso Apple ne è un esempio.

La CNN, come altri che hanno implementato sistemi completamente aperti al loro interno, dovrebbero riflettere attentamente sul potenziale danno che può essere fatto quando si lanciano notizie fuori “standard editoriali” in nome della “partecipazione aperta”.

Invece di ospitare il citizen journalism al proprio interno, il che è ovviamente quello che le organizzazioni dei media tradizionali originariamente sono state progettate per fare, le piattaforme d’informazione dovrebbero trovare il citizen journalism sulla piattaforma più aperta che ci sia: il Web. Quando si trovano buone informazioni, da verificare in base a standard giornalistici, allora il valore della notizia sta nel link a quell’informazione. Così, invece di creare una piattaforma aperta di spam, piattaforme di informazione che hanno creato più connessioni sul Web elevano il link a notizia. Il valore quindi sta nel link, piuttosto che nella notizia stessa: link journalism.

L’inprudenza di esporre una piattaforma del tutto aperta ai propri lettori/spettatori comporta, a lungo andare, una perdita di fiducia.

L’applicazione ed il mantenimento di alcuni standard però è inevitabile per garantire qualità e garantirsi fiducia.

  • Mantenere l’indipendenza editoriale da ogni specifico interesse, sia commerciale, che politico, di lobbying, di marketing ecc.
  • Non plagiare.
  • Non effettuare trattamenti di favore.
  • Chiarire i confini dei propri conflitti d’interessi.
  • Essere accurati ed onesti.
  • Essere accessibilli e responsabili nei confronti del pubblico.
  • Mettere a disposizione del pubblico, una serie di norme di giornalismo o un codice etico  editoriale ai quali si fa riferimento.

Applicare standard come questi, significa produrre un informazione corretta prima di tutto nei confronti dei propri utenti/lettori/spettatori.

Discorso diverso è quello, ormai ciclicamente ricorrente, sulla ridefinizione di giornalista classico.

Morti Steve Jobs ed il Citizen Journalism? Uno sta bene, l’altro è in rianimazione