Con il tempo, le applicazioni pensate e create inizialmente per il Web si sono diffuse anche su dispositivi mobili, che nel frattempo hanno subito una radicale trasformazione sia nel software che nella capacità connettiva. Si è concretizzato il sogno di Howard Rheingold di essere “Always On” e quindi le applicazioni si stanno adattando anche all’utilizzo mobile. Una delle applicazioni che per prima ha sfruttato questa possibilità, riscuotendo un enorme successo è Twitter.
Si tratta di una piattaforma di microblogging creata da Evan Williams di Odeo. Un blog minimale quindi contenete solo il messaggio e che è stato pensato per segnalare alla propria lista di amici cosa si sta facendo o cosa si sta per fare, dove si è o dove ci si stia recando.
Questo messaggio di status viene segnalato ai nostri contatti, o per meglio dire a quelli che ci hanno aggiunto come contatto, attraverso il sito di Twitter, istant messenger o via SMS. La visualizzazione dei messaggi avviene attraverso diversi canali: Web, Istant Messanger, SMS o attraverso il badge che si può inserire sul proprio sito Web e che indica gli ultimi aggiornamenti. C’è un limite però nell’utilizzo di Twitter: il numero di caratteri a disposizione. I messaggi che si lasciano infatti, non devono superare i 140 caratteri, dando vita ad un tipo di comunicazione molto simile a quella degli SMS.
Il micropost di Twitter è quindi a tutti gli effetti crossmediale e deve far fronte alle differenze tra le fruizioni. Il messaggio non è infatti univoco e può essere influenzato anche dal mezzo stesso. Ne è un esempio l’instant messaging che, per deformazione e per semplicità intrinseca, favorisce l’invio di messaggi in modo frequente.
Al contrario i micropost composti via cellulare saranno più ragionati e più completi. Questo crea dei problemi soprattutto dal punto di vista di chi legge i micropost via Web o via SMS: la natura di un messaggio cambia dalla fase di scrittura a quella di lettura ponendo dei limiti di conversazione. La crossmedialità apre le porte anche a una molteplicità di contenuti che vanno dall’aggiornamento in tempo reale all’intrattenimento, dall’informazione alla pubblica piazza.
Twitter è sicuramente il “Re” indiscusso delle piattaforme di microblogging e vanta una comunità enorme sparsa in tutto il mondo. Google, come al solito, ha cercato di fare qualcosa per accaparrarsi questa fetta di mercato e il 9 ottobre 2007 ha acquistato Jaiku, una piattaforma di microblogging nata nel febbraio 2006 in grado di offrire alcune funzioni in più.
La differenza sostanziale con Twitter è la possibilità di commentare i post altrui quindi di tenere traccia delle conversazioni, ma Twitter sembra dominare ancora la scena.
Si sta affacciando in maniera aggressiva (come spesso accade), una piattaforma più simile a Jaiku che a Twitter, ma che risulta più complicata e che richiede più conoscenza pregressa da parte di chi lo usa. Un ibrido tra un aggregatore e una piattaforma di blogging. Questa piattaforma si chiama FriendFeed ed è stata creata da un ex dipendente di Google. In questo caso sono in pieno accordo con Sergio.
Personalmente ritengo che Twitter rimanga ancora la migliore piattaforma del genere e che continui ad avere così tanto successo proprio per via della sua semplicità ed immediatezza. Molto spesso si cerca di aggiungere funzionalità, ma si perde in usabilità.
Il grosso problema di queste piattaforme è il modello di business che, a distanza di tre anni dalla loro nascita, non è ancora ben definito. La pubblicità è sicuramente una delle soluzioni, ma si sta cercando di capire come adattarla al mezzo.
Questo post è stato scritto da , il 25 July 2008 alle 1:52 pm ed è inserito in segnalazioni, web 2.0 ed è taggato con cos'è twitter, crossmediale, dummies, friendeef, microblogging, sms, twitter. Questo è il permalink. Puoi seguire i commenti con il feed RSS.


comments