Ne parlavo in questi giorni con gli amici chiedendo l’arrivo della UNPROFOR, ma va bene ugualmente. Aderisco senza batter ciglio.
This entry was written by , posted on 31 January 2008 at 11:09 am, filed under segnalazioni and tagged elezioni politiche, legge elettorale, satira, segnalazioni, UE. Leave a comment or view the discussion at the permalink and follow any comments with the RSS feed for this post.
I BarCamp assumono un ruolo fondamentale anche a livello territoriale per mettere in relazione tutte quelle identità locali che su Internet riescono ad aggregarsi attorno al loro stesso territorio o a qualsiasi altro specifico argomento.
I BarCamp, come è facile supporre, hanno visto la loro nascita soprattutto nei grossi centri d’aggregazione culturale che, spesso, corrispondono ai grandi centri urbani. Tra le prime città in cui si sono svolti i primi BarCamp troviamo infatti Milano, Torino, Roma e Bologna. A queste città però sono seguiti molti altri incontri capaci di aggregare persone attorno ad un territorio molto più piccolo. E’ il caso ad esempio di Matera o Francavilla al mare.
Il BarCamp di Matera del 2007, oltre che essere stato il primo BarCamp del Sud Italia, è stato progettato e costruito proprio attorno alla capacità aggregante della Rete. Il grande senso di identità e di aggregazione della popolazione lucana, ha giocato un ruolo fondamentale. Grazie alla Rete, questa popolazione sta riuscendo a conoscersi sempre di più, scavalcando i problemi di tipo topologico e infrastrutturale.
Il BarCamp di Matera e quello che è venuto dopo, proprio per via della sua perifericità, risulta essere un interessante caso studio per comprendere le dinamiche attraverso le quali si riesce a passare dalla Rete ad una concreta socializzazione.
Ritornando anche su alcune riflessioni passate, è palese come si possa costruire un parallelo tra due strumenti diversi in grado di assolvere lo stesso obiettivo: creare socialità generando valore. In questo senso la generazione di valore, la condivisione o la cooperazione sono tutti aspetti di un nuovo modo di intendere la socialità. Sto parlando degli Urban blog e dei barcamp. Gli urban blog (o più in genere il citizen journalism) ed i barcamp, sono strumenti diversi, ma che spingono portare le persone a confrontarsi su un tema caro a tutti in modo facile, veloce e funzionale. Di fatto sono due rovesci della stessa medaglia.
Siamo di fronte ad un cambiamento del tempo e dello spazio delle forme di comunicazione interpersonale che si pongono in maniera trasversale rispetto alle nuove tecnologie. La Rete quindi sta cercando in tutti i modi di uscire dalla Rete, lasciando allo strumento Internet il compito di fare da tramite.
Spesso le reti di relazioni si spezzano o si perdono a causa dell’incapacità di utilizzo di un mezzo complicato o a causa della difficoltà di vedere quel mezzo come veicolo di socialità. Nel caso dei blog ad esempio, non sempre un commento può stabilire una relazione duratura tra il blogger ed il lettore. Capita anche che chi si avvicina a questi nuovi strumenti lo faccia con un approccio sbagliato, ovvero con una cultura da old media. Quando questo accade però, quel singolo commento è una goccia che da un valore aggiunto. Da sola può essere molto importante, ma generalmente riesce a creare davvero valore solo se a lei si uniscono altre goccie creando, di fatto, un mare di informazioni.
In entrambi i casi, la “territorialità” e l’appartenenza geografica svolgono un ruolo fondamentale: il collante.
Il BarCamp di Matera ha sottolineato questi aspetti portando alla luce molti dei problemi causati da un fievole rapporto tra cittadini, istituzioni, territorio, rete e cultura della rete.
Il lavoro di chi si occupa di questi temi è e sarà sempre più quello di ricreare un senso di appartenenza al territorio mediante la Rete, implementando dei sistemi in grado di definire delle relazioni salde e ben delineate. Parliamo di Social Network che creano all’interno della comunità una serie di microcosmi sociali a se stanti, di facile riconoscimento e legati non solo da una relazione, ma da un’entità culturale comune.
Si vanno creando quindi tanti microcosmi locali che sono interconnessi tra di loro e che pensano a livello globale come un’unica entità, per poi tornare a ragionare su una dimensione locale.
In questo modo le caratteristiche dell’urban blog si distribuiscono all’interno di uno spazio più ampio capace di moltiplicare le sue peculiarità e di rafforzare i legami sottostanti.
Il cambiamento non è solo strutturale o tecnologico, ma comprende tutto il mercato di ideazione, produzione e commercializzazione dei servizi.
Il Web per come lo si intende oggi è diventato quindi il mondo in cui milioni di persone interconnesse tramite e-mail, blog, network, chat, community e altre applicazioni usano Internet come piattaforma collettiva, un sistema abilitante per condividere e scambiare qualcosa. Internet è diventato e diventerà sempre più il mondo della collaborazione, delle comunità, dell’auto-organizzazione, modificando il modo in cui beni e servizi vengono inventati, prodotti, commercializzati e distribuiti su scala globale. La novità quindi riguarda i “cambiamenti fondamentali nelle coordinate di spazio e di tempo [...] poiché segna la fine della distinzione fra i media che sono fissi nello spazio e nel tempo e quelli che scavalcano queste dimensioni” . (ndr Van Dijik, 1999)
Le stesse tecnologie che servono ad annullare le distanze nello spazio fisico, quindi, oggi sono usate per comunicare anche fra persone che si trovano nello stesso spazio, e le stesse tecnologie che servono a superare le distanze nel tempo sono usate anche da persone che comunicano in sincronia.
Non sempre però le persone riescono a cogliere il valore di una transazione così importante, un po’ perché si è legati per cultura, comodità o passione al vecchio sistema, un po’ perché ci vuole del tempo per assimilare le novità.
In questa fase storica molti si stanno adoperando per diffondere la consapevolezza necessaria per passare dalla società dell’informazione alla società della condivisione se pur con alcune difficoltà. Il processo però è avviato.
Siamo passati, come afferma Derrick De Kerckhove, “dall’ossessione tecnica, all’ossessione sociale“, e sarà sempre più questo il ruolo dei Medium che verranno.
Leggi le interviste di: Giovy, Gaspar Torriero, Sergio Maistrello, Pietro Izzo, Federico Fasce, Tommaso Tessarolo, HyperBros, Sirdrake, Antonella Napolitano, Luca Conti, Andrea Beggi, Samuele Silva, Catepol.
This entry was written by , posted on 30 January 2008 at 1:34 am, filed under web 2.0 and tagged approfondimenti, barcamp, citizen journalism, Derrick De Kerckhove, medium, mondo media, Novità e tendenze, social media, social network, società, urban blog, Van Dijik. Leave a comment or view the discussion at the permalink and follow any comments with the RSS feed for this post.
L’Italia è sicuramente la nazione al mondo in cui il fenomeno dei BarCamp si è evoluto maggiormente riuscendo a coinvolgere anche professionisti di settori disciplinari assolutamente diversi tra loro. Osservare la nascita del fenomeno in Italia, la sua crescita e la sua evoluzione è interessante perché rappresenta, con le dovute eccezioni, l’intera storia del format mondiale. L’Italia è stato anche il paese in cui il format ha assunto forme indubbiamente eterogenee. E’ interessante anche comprendere le ragioni per cui proprio in Italia questo particolare tipo di evento sia riuscito a crescere in modo così contagioso.
A più di un anno dall’arrivo del primo BarCamp, ho deciso di intervistare per il mio blog alcuni degli esponenti più illustri della blogosfera italiana. Sono riuscito a raccogliere più di 20 interviste che mi hanno permesso di delineare una piccola storia dell’arrivo in Italia del fenomeno, ma anche una possibile evoluzione.
Alla domanda sul perché in Italia il fenomeno abbia avuto così tanto successo, molti hanno risposto focalizzando l’attenzione sulla mancanza di spazi di aggregazione alternativi, sulla voglia di cultura e informazione vera.
Luca Conti, ammette che i BarCamp assolvono due funzioni, una sociale e l’altra formativa. La prima permette di far incontrare di persona contatti conosciuti online, la seconda permette di migliorare le proprie conoscenze, confrontandosi con gli altri rispetto a quanto già acquisito.
Come Conti, anche altri blogger hanno riscontrato un valore sociale forte nel partecipare ad un BarCamp. Federico Fasce sottolinea proprio questo punto e conferma la necessità di ottenere più spazi e luoghi di aggregazione:
“[...]È molto difficile, in Italia, entrare in contatto con molte persone perché spesso mancano gli spazi,
proprio per una questione culturale. Ora, quando molte persone hanno iniziato a conoscersi e a frequentarsi in Rete, hanno anche visto crescere il loro capitale sociale. È naturale che, nel momento in cui sono nati spazi fisici che permettono l’incontro di persone che hanno i nostri stessi interessi, questi spazi siano stati riempiti.”
Altri blogger hanno trovato fondamentale sottolineare come i BarCamp siano anche il passaggio ad un sistema nuovo di diffusione della cultura. In questo caso, a differenza delle conferenze classiche, nulla viene imposto dall’alto, ma si discute e si dibatte insieme per aggiungere valore a dei concetti.
Antonella Napolitano, blogger ed organizzatrice di due BarCamp a Bologna sottolinea così questo passaggio:
“[...]Evidentemente le tradizionali modalità di conferenza non bastavano più, sia perché le grosse organizzazioni hanno difficoltà a capire le dinamiche della Rete, sia perché…una volta che hai la possibilità di far sentire la tua voce non torni più indietro! Voglio dire che, così come tanta gente ha usato i blog per esprimersi, così era forse possibile aspettarsi che un’idea del genere avrebbe avuto seguito.[...]”.
Anche Giovanni Barbieri, blogger e creatore di Barcampitalia.org, il sito italiano di riferimento per quanto riguarda i BarCamp, sostiene la tesi di Antonella Napolitano:
“[...]In Italia c’è sete di aggregazione e di conoscenza “vera”. Si organizzano quotidianamente conferenze e dibattiti, ma utilizzando il classico format “relatore sul palco, platea che pone domande alla fine”. Mettersi in gioco decidendo di presentare qualcosa ad un pubblico eterogeneo è una possibilità che solo i BarCamp offrono.[...]”.
Antonio Sofi è uno dei più acuti osservatori del fenomeno dei BarCamp in Italia. Sofi in un suo post spiega proprio come dopo aver partecipato ad un BarCamp, si inizi a guardare la classica conferenza in modo diverso:
“[...] Dopo il primo BarCamp si verifica una specie mutazione genetica irreversibile, tipo mosca di Cronemberg178. Qualsiasi altro formato di conferenza/incontro/convegno sarà per qualche motivo percepito come insoddisfacente. Io sono diventato abbastanza insofferente alle conferenze tradizionali, chiunque sia il relatore. Perché la formula della non-conferenza così come si è miracolosamente cristallizzata in questi pochi mesi dimostra agli scettici un altro modo (migliore) di stare insieme e condividere la conoscenza.
Una formula che non si preoccupa della performance, degli applausi e della claque ammaestrata, della scaletta rigida e immodificabile, del palco degli invitati e dei saluti dell’autorità, del porto i ringraziamenti dell’onorevole/rettore/vescovo che è rimasto bloccato da impegni istituzionali, dei paper tronfi e interminabili, dei prolegomeni, del non potersi alzare dalla sedia, del facciamolo parlare anche se non ne sa niente, del ci-sono-domande-no-grazie-avanti-il-prossimo, ecc. .[...]”
Sempre Sofi, in un altro post, sottolinea come sia profondo il nesso esistente tra le conversazioni generate attraverso i blog e quelle che si creano durante i BarCamp. Si tratta di un elemento importante per comprendere quanto forte sia la relazione tra blogosfera e Rete di BarCamp e come mai sia cresciuta così tanto la volontà di incontrarsi nei BarCamp soprattutto per i blogger:
“[...] L’impressione che ne ho tratto è che vi sia una maggiore consapevolezza generale dell’importanza delle conversazioni – una presa di consapevolezza che, come spesso accade, non segue le velocità della tecnica, ma ha bisogno dei tempi relativamente lunghi della pratica e dell’esempio concreto. Una blogosfera orientata alle conversazioni più che ai singoli post, ai link vivi più che a quelli tumulati nel blogroll, alle varie vite aggregative che i contenuti hanno tra politica e giornalismo. La blogosfera come un enorme nuvola pulsante che acchiappa le periferie con i link e ne fa comunque centro, separata da pochi link d’attenzione e d’interesse, che è fatta di persone che si incontrano, si scambiano e fanno emergere i contenuti (più o meno) migliori – spesso, appunto, negli interstizi dei media tradizionali.[...]”
Questo fattore è fondamentale perché naturale conseguenza della necessità di conversare e comunicare che caratterizza l’essere umano fin dalla sua nascita. Solo all’inizio del XXI° secolo però, gli strumenti e le tecnologie a disposizione hanno permesso di amplificare esponenzialmente la Rete di conversazioni mondiali, focalizzando nei blog questa necessità.
La tendenza riscontrata è che i BarCamp stiano prendendo piede uscendo dalla nicchia di blogger e primi frequentatori per spostarsi verso un pubblico più amplio. Si sta quindi lentamente spostando l’asse di comunicazione dei BarCamp, da orizzontale, quindi di conversazione e condivisione passionale, ad un piano inclinato che tende ad abbracciare un intento prettamente divulgativo.
E’ Sofi che nello stesso articolo spiega la differenza tra questi due approcci:
“[...] Nel primo caso si tratta di un approccio sintetizzatile in qualcosa tipo “Condivido con voi quello che so o che ho scoperto, e che non riguarda necessariamente cosa sto facendo io sul Web, così ne parliamo“; nel secondo caso è qualcosa tipo “Vi spiego cosa è questo sito/servizio, che spesso riguarda quello che sto facendo io sul Web, perché forse non lo conoscete e vi potrebbe interessare“. Vorrei che fosse chiaro che il problema non è parlare di cose che ci riguardano in prima persona (in fondo è inevitabile, l’ho fatto anche io), ma l’approccio. Di chi parla e di chi ascolta. La mia impressione è insomma che si debba far di tutto per mantenere divulgazione e conversazione in un equilibrio virtuoso. Senza che uno dei due prevalga. Perché se prevale il primo, i più “esperti” magari si annoiano; se prevale invece il secondo i neofiti non capiscono nulla. [...]”
L’Italia quindi, pur vivendo una situazione di arretratezza per quanto concerne la cultura digitale, le infrastrutture o gli accessi ad Internet, si delinea come un paese che dato il contesto storico e la crisi generalizzata delle attività industriali, culturali e ricreative classiche, trova nei BarCamp un utile sistema per diffondere cultura e partecipare attivamente alla discussione globale sul ruolo moderno dell’uomo nella società (non solo digitale).
This entry was written by , posted on 28 January 2008 at 9:43 pm, filed under Blog and tagged approfondimenti, barcamp, Eventi & BarCamp, interviste, italia, non-conferenze, Novità e tendenze, riflessioni, società. Leave a comment or view the discussion at the permalink and follow any comments with the RSS feed for this post.
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