Archive for December, 2007

BarCamp, un anno dopo: Antonella Napolitano

Oggi finalmente, l’intervistata è una donna. Parlo di Antonella (o Svaroschi) Napolitano, che oltre ad essere un amica è una assidua frequentatrice e organizzatrice di BarCamp.

- Dammi una tua definizione di BarCamp.

Un modo di incontrarsi e condividere idee

- Perché in Italia il fenomeno BarCamp ha avuto così tanto successo?

Evidentemente le tradizionali modalità di conferenza non bastavano più, sia perchè le grosse organizzazioni hanno difficoltà a capire le dinamiche della Rete, sia perchè…una volta che hai la possibilità di far sentire la tua voce non torni più indietro! Voglio dire che, così come tanta gente ha usato i blog per esprimersi, così era forse possibile aspettarsi che un’idea del genere avrebbe avuto seguito.
Naturalmente non trascurerei l’aspetto sociale, la voglia di incontrarsi, magari con persone che leggi quotidianamente.
E rilancio: mi chiedo se possano avere avuto un ruolo anche le dimensioni e il tipo di legami di una certa parte della blogosfera che ai barcamp si incontra…sarebbe interessante fare un confronto con altre nazioni europee, ad esempio.

- Quali sono bisogni che portano le persone a partecipare ad un barcamp?

Quante volte si va a una conferenza (o incontro o presentazione di un libro ecc) e si pensa che conosciamo persone che parlerebbero degli stessi argomenti in modo più competente? O che magari noi stessi sappiamo qualcosa in più di chi fa da relatore.
Spesso però è difficile che si facciano domande in contesti tradizionali, anche quando se ne ha l’opportunità. L’idea alla base dei barcamp e l’informalità aiutano a mettere da parte eventuali timori, e a proporre anche interventi insoliti.
E poi di solito si torna a casa con qualcosa di nuovo, qualcosa in più. Insomma, un’esperienza frammentata, magari, ma ricca di sfaccettature.

- Pensi si affermeranno di più i BarCamp generalisti o tematici?

Onestamente non saprei, forse entrambi. Personalmente credo che quelli tematici diano maggiore possibilità di coinvolgere anche chi non ha un blog o, comunque, usa un blog senza “studiarlo”. O almeno questa è la mia esperienza al riguardo.

- Se accadrà, come pensi che si evolverà il fenomeno?

Evolversi non saprei, anche se immagino che le idee non manchino. Più che evolversi immagino (e spero) che diventi una modalità di incontro più pervasiva, che settori non legati alla Rete ne colgano le potenzialità e la adottino.
Lo scorso maggio ho partecipato a una conferenza che abbinava un giorno di incontri “tradizionali” a un barcamp il giorno seguente. Moltissimi hanno preso parte a entrambe le giornate, inclusi alcuni relatori del primo giorno. Il primo giorno c’erano grandi nomi ma la qualità degli interventi del secondo giorno non è stata assolutamente da meno. Mi piacerebbe che accadesse sempre più spesso anche qui.

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Vignette rivelatrici

Qualcuno se la sentirebbe di negare? Per quanto riguarda Facebook, pur non essendomi mai applicato a sufficienza, devo ammettere che non lo capisco. Pensavo di aver visto tutto il “peggio” con Myspace ed invece è arrivato Facebook.

Non ne comprendo (e non ne voglio comprendere) il funzionamento. E’ un oggetto inusabile oltre che brutto. Mi sono registrato per testarlo, ma non partecipo e non ci entro ormai da mesi. Per questo motivo riprendo la citazione riportata da Mantellini chiedendovi un favore con le parole di Hugh Macleod:

“Please do not let my ‘Friends’ send me any more of these REALLY ANNOYING Vampire/Zombie/Super wall/Super Poke/Whatever invites.”

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BarCamp, un anno dopo: Sirdrake

Oggi ho il piacere di ospitare una new entry della blogosfera: Alfredo, conosciuto anche come Sirdrake. Come lui stesso afferma: “quelle che seguono sono solamente impressioni, sensazioni, emozioni, scaturite da questi mesi di frequentazione del social network (devo dire, piuttosto intensa).
Rispetto ai BarCamp, ho partecipato solo a quello di Matera, ma….

- Dammi una tua definizione di BarCamp.

Per me il barCamp è stato l’inizio della fine! Da quando ho seguito - per lavoro - quello di Matera la mia vita è diventata 2.0.
La definizione canonica è quella della “non-Conferenza”. E questo modo di comunicare e di confrontarsi è sicuramente innovativo ed efficace. Ho partecipato a centinaia di convegni e meeting e il distacco che si crea tra oratori e platea è la morte della comunicazione.
Nel BarCamp che ho seguito, questo distacco non l’ho visto.
Ecco, una definizione di BarCamp potrebbe essere: una riunione tra amici che condividono gli stessi interessi e le stesse passioni (BarCamp tematici) o lo stesso mezzo di comunicazione (BarCamp generalisti). Comunque, tra amici!
- Perché in Italia il fenomeno BarCamp ha avuto così tanto successo?

Questo non lo saprei dire. Posso formulare un ipotesi, dettata più dal cuore che da precise analisi sociologiche: in Italia la cooperazione e l’associazionismo hanno una forte tradizione. Ci aggreghiamo per fare qualunque cosa, dall’uncinetto all’attività lavorativa.

- Quali sono bisogni che portano le persone a partecipare ad un barcamp?

Anche qui rispondo sulla base delle mie esperienze personali.
Fin da giovanissimo (parliamo del secolo scorso) sono stato impegnato nell’associazionismo e ho sempre sentito parlare di “rete”. Probabilmente solo ora - grazie a internet - questa rete sta diventando una realtà. Ma la rete è solo uno strumento e - per definire strategie e programmi da svilupare in rete - ci vuole sempre un momento di confronto e di riflessione. Il BarCamp è il luogo di sintesi, il momento di riflessione di cui sente il bisogno chi si muove in rete.
Ripeto, il web è uno strumento, ma le idee ce le mettiamo sempre noi.
Poi c’è la curiosità di conoscere persone incontrate in rete e con le quali si condividono molte cose. Insomma, l’avatar ancora non riesce a sostituire il piacere di incontrare una persona in carne e ossa!

- Pensi si affermeranno di più i BarCamp generalisti o tematici?

Forse continueranno a crescere di pari passo. Quelli generalisti mi sembrano rivolti a quella “parte abitata della rete” più evoluta, da un punto di vista tecnologico. Ci si confronta sui sistemi di comunicazione, sui mezzi impiegati, sugli strumenti del social network. e questo credo sia importante perchè ci vuole qualcuno che ci permetta di non restare indietro, rispetto all’evoluzione delle tecnologie.
Quelli tematici, lo dicevo prima, rappresentano più un momento di incontro tra persone che hanno interessi comuni e che si conoscono attraverso la rete. Tanto per tornare al parallelo di prima, un po’ come se fossero assemblee di tante associazioni diverse.

- Se accadrà, come pensi che si evolverà il fenomeno?

Credo che questo dipenderà da quanto il social network riuscirà a “contaminare” la vita reale. Se riusciremo a far conoscere al grande pubblico le potenzialità e le risorse innovative che circolano in rete, forse crescerà anche la voglia di confrontarsi su questi temi.


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BarCamp, un anno dopo: HyperBros

Oggi è con estremo piacere che ospito Donato Mola, uno degli amici che mi hanno dato una mano ad organizzare il BarCamp di Matera dello scorso maggio. Ecco la sua opinione sui BarCamp.

- Perché in Italia il fenomeno BarCamp ha avuto così tanto successo?

Perchè la rete principalmente ha bisogno di uscire dalla rete. E allora il “pretesto” barcamp è servito (per fare un esempio autoreferenziale) alla comunità dei bloggers lucani per guardarsi in faccia ed ascoltare la propria voce e tentare il salto di qualità in maniera “biologica” ovvero naturale e spontanea.

- Quali sono bisogni che portano le persone a partecipare ad un barcamp?

I “bisogni” sono disparati; in Italia, facendo riferimento alle comunità che si raccolgono intorno a temi specifici, l’esigenza maggiore credo sia quella di dare “concretezza” alle proprie aspirazioni partendo da un confronto costruttivo.

- Pensi si affermeranno di più i BarCamp generalisti o tematici?

Quelli tematici. I camp generalisti nascono da altre “esigenze” e immagino saranno sempre più utilizzati come veri e propri strumenti
di marketing. Quelli tematici vedranno una sempre maggiore affermazione perché organizzate dalle comunità che ne promuoveranno la diffusione, l’organizzazione e la riuscita finale.

- Se accadrà, come pensi che si evolverà il fenomeno?

Accadrà eccome! E quello dei barcamp vedrà un sempre maggiore affinamento sino a un fenomeno “produttivo” in grado di stimolare la creazione di veri e propri laboratori creativi nei quali le idee diventeranno progetti concreti e favoriranno lo sviluppo anche economico delle piccole realtà che li promuovono e che in Italia abbondano: Il barcamp è molto vicino allo spirito tutto italiano che unisce creatività ed elasticità.

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BarCamp, un anno dopo: Tommaso Tessarolo

La ricerca sulla situazione attuale dei BarCamp in Italia continua. E’ la volta di Tommaso Tessarolo.

- Dammi una tua definizione di BarCamp.

un evento dove chinque può partecipare sia come spettatore che come relatore. E’ generalmente su tematiche riguardanti la rete o l’universo digitale (ma non solo), ha un forte organizzazione preliminare, ma nel suo svolgimento è totalmente destrutturato il che lo rende al contempo affascinante e totalmente ingestibile.

 
- Perché in Italia il fenomeno BarCamp ha avuto così tanto successo?

Per dure ragioni a mio modo di vedere. La prima è perché qualcuno ha sapientemente cavalcato l’onda creando un business (seppur micro) su questo genere di eventi (i bar camp “quelli veri” sono/erano solo affare di qualcuno). La seconda è perché siamo un paese in uno stato comatoso per quanto riguarda la libera espressione e l’informazione, quindi manifestazioni aperte alla libera circolazione delle idee hanno trovato subito un grande riscontro.


- Quali sono bisogni che portano le persone a partecipare ad un barcamp?

Il desiderio di conoscere e di esprimersi senza regole e senza censure, oltre alla curiosità molto spesso di far cortocircuitare il mondo dei bit con quello degli atomi potendo durante questi eventi incontrare chi si è solo conosciuto via chat/blog/mail/…


- Pensi si affermeranno di più i BarCamp generalisti o tematici?
Penso che la formula BarCamp sia morta. E’ stata distorta ed in buona parte si è inflazionata. Credo si affermerà un evoluzione della formula dove avremo eventi *tematici* sempre aperti ma molto più strutturati.


- Se accadrà, come pensi che si evolverà il fenomeno?

In Italia c’è una carenza drammatica di momenti d’incontro autentici tra chi sa e chi vuole sapere. Il panorama è monopolizzato da miriadi di conferenze o eventi organizzati da istituzioni o imprese a puro scopo promozionale. Quindi il fenomeno in quanto libera espressione e libera circolazione di idee avrà sicuramente un seguito. Deve però uscire dal suo stadio primitivo, superando la fase stile “occupazione liceale” per passare ad una formula più matura dove gli eventi abbiano effettivamente un capo ed una coda, dove chi parla possa farlo liberamente senza avere però occasioni di trasformare la sua presenza in un evento auto-promozionale, e chi assiste possa farlo in maniera ordinata e guidata, non perdendosi quindi nel marasma che semper viene a generarsi.

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BarCamp, un anno dopo: Federico Fasce

Oggi tocca a Federico Fasce fare qualche riflessione sulla situazione dei BarCamp ad un anno dal loro arrivo in Italia. Ecco le sue risposte:

- Dammi una tua definizione di BarCamp.

Un barcamp è un evento aperto all’interno de quale chi vuole può
presentare un’idea per discuterla con gli altri partecipanti. Il focus
è sulla conversazione e sulla partecipazione di tutti, per questo è
molto diverso dalle conferenze tradizionali.

- Perché in Italia il fenomeno BarCamp ha avuto così tanto successo?

Credo che sia dovuto al fatto che il nostro paese abbia nel complesso
una scarsa cultura associazionistica. È molto difficile, in Italia,
entrare in contatto con molte persone perché spesso mancano gli spazi,
proprio per una questione culturale. Ora, quando molte persone hanno
iniziato a conoscersi e a frequentarsi in Rete, hanno anche visto
crescere il loro capitale sociale. È naturale che, nel momento in cui
sono nati spazi fisici che pernettono l’incontro di persone che hanno
i nostri stessi interessi, questi spazi siano stati riempiti.

- Quali sono bisogni che portano le persone a partecipare ad un barcamp?

Il bisogno di consolidare la propria rete sociale aggiungendo
all’incontro in rete quello faccia a faccia e quella che i sociologi
americani chiamano Homophily, ovvero la costante ricerca di qualcuno
che la pensi come noi  con cui condividere le idee. Il meccanismo del
BarCamp però (ed è qui che sta la sua grande potenzialità) fa sì che
si incontrino anche persone molto diverse da noi: questo arricchisce
il capitale sociale e intellettuale di ogni individuo che sia
abbastanza aperto da mettersi in discussione e mettere in gioco le
proprie idee. E il frequentatore medio di Barcamp, di solito, è
abbastanza aperto :)

- Pensi si affermeranno di più i BarCamp generalisti o tematici?

Credo che conviveranno. In fondo anche i BarCamp generalisti tendono a
essere tematici, perché essendo organizzati da appassionati della
Rete, finiscono per centrarsi su questo argomento.

- Se accadrà, come pensi che si evolverà il fenomeno?

Secondo me, a fianco del BarCamp classico, nasceranno idee diverse e
più “mirate”. Già si sono affacciate: è il caso dei *camp a inviti,
dei cosiddetti pecha-kucha, dei likemind e degli hypercamp. La formula
può essere declinata in molti modi, ma quel che resta è un bisogno di
aggregazione e condivisione che esuli dalla conferenza tradizionale.

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