BarCamp, un anno dopo: Samuele Silva

Le Interviste stanno quasi per terminare, ma oggi è il turno di Samuele Silva, fotografo, blogger e aniatore della scena ligure.

- Dammi una tua definizione di BarCamp.

Il BarCamp in orgine è una nonconferenza. Tutti parlano nessuno ascolta.
Poi si è trasformato in una festa: anzi una scusa. Una scusa per
organizzare incontri fra amanti della rete e della tecnologia.

- Perché in Italia il fenomeno BarCamp ha avuto così tanto  successo?

Perché i bloggers (ma non solo loro) volevano conoscere e incontrarsi.
Volevano capire e parlare, volevano vedersi. Il bzzarcamp (il primo, io
c’ero, eh?) è partito in sordina, nel silenzio. Ma ha creato un rumore
fortissimo, una curiosità incredibile. Ed è iniziata l’escalation.

- Quali sono bisogni che portano le persone a partecipare ad un barcamp?

La voglia di conoscere, di partecipare, di imparare, di divulgare anche,
e la voglia di non essere esclusi.

- Pensi si affermeranno di più i BarCamp generalisti o tematici?

Per quanto ho detto sopra dico generalisti. Poi il futuro è ancora da
vivere ed è possibile che i BarCamp generalisti si trasformini più
spiccatamente in feste, cene e incontri tanto da non meritare nemmeno
l’appellativo di BarCamp.

- Se accadrà, come pensi che si evolverà il fenomeno?

Come dicevo sopra. Tanti raduni generalisti e alcuni BarCamp tematici.
Sarebbe da organizzare un calendario. Con l’anno nuovo punto ad
organizzare il TorpedoCamp. :-)

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