BarCamp, un anno dopo: Tommaso Tessarolo

La ricerca sulla situazione attuale dei BarCamp in Italia continua. E’ la volta di Tommaso Tessarolo.

- Dammi una tua definizione di BarCamp.

un evento dove chinque può partecipare sia come spettatore che come relatore. E’ generalmente su tematiche riguardanti la rete o l’universo digitale (ma non solo), ha un forte organizzazione preliminare, ma nel suo svolgimento è totalmente destrutturato il che lo rende al contempo affascinante e totalmente ingestibile.

 
- Perché in Italia il fenomeno BarCamp ha avuto così tanto successo?

Per dure ragioni a mio modo di vedere. La prima è perché qualcuno ha sapientemente cavalcato l’onda creando un business (seppur micro) su questo genere di eventi (i bar camp “quelli veri” sono/erano solo affare di qualcuno). La seconda è perché siamo un paese in uno stato comatoso per quanto riguarda la libera espressione e l’informazione, quindi manifestazioni aperte alla libera circolazione delle idee hanno trovato subito un grande riscontro.


- Quali sono bisogni che portano le persone a partecipare ad un barcamp?

Il desiderio di conoscere e di esprimersi senza regole e senza censure, oltre alla curiosità molto spesso di far cortocircuitare il mondo dei bit con quello degli atomi potendo durante questi eventi incontrare chi si è solo conosciuto via chat/blog/mail/…


- Pensi si affermeranno di più i BarCamp generalisti o tematici?
Penso che la formula BarCamp sia morta. E’ stata distorta ed in buona parte si è inflazionata. Credo si affermerà un evoluzione della formula dove avremo eventi *tematici* sempre aperti ma molto più strutturati.


- Se accadrà, come pensi che si evolverà il fenomeno?

In Italia c’è una carenza drammatica di momenti d’incontro autentici tra chi sa e chi vuole sapere. Il panorama è monopolizzato da miriadi di conferenze o eventi organizzati da istituzioni o imprese a puro scopo promozionale. Quindi il fenomeno in quanto libera espressione e libera circolazione di idee avrà sicuramente un seguito. Deve però uscire dal suo stadio primitivo, superando la fase stile “occupazione liceale” per passare ad una formula più matura dove gli eventi abbiano effettivamente un capo ed una coda, dove chi parla possa farlo liberamente senza avere però occasioni di trasformare la sua presenza in un evento auto-promozionale, e chi assiste possa farlo in maniera ordinata e guidata, non perdendosi quindi nel marasma che semper viene a generarsi.

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