| 27 November 2007 | Commenta
| 26 November 2007 | Commenta
Ho deciso di iniziare un’indagine che vuole approfondire il tema “BarCamp” facendo delle domande a blogger più o meno conosciuti. Questa serie di interviste servirà a me per la mia tesi, ma anche a noi tutti per capire come è cambiata e come sta cambiando la percezione dei BarCamp ad un anno dalla nascita (italiana) del fenomeno.
Il primo “interrogato” è Giovanni Barbieri in arte Giovy, acuto osservatore del fenomeno e creatore di BarCampItalia.org, il sito italiano di riferimento sulle non-conferenze.
Ecco le risposte di Giovy:
– Dammi una tua definizione di BarCamp.
Beh, la mia definizione di BarCamp inevitabilmente finisce per coincidere con quella che è la definizione istituzionale, ovvero una “non-conferenza collaborativa” dove tutti i partecipanti possono portare il loro contributo alla discussione, sia presentando un talk che intervenendo nei talk degli altri.
- Perché in Italia il fenomeno BarCamp ha avuto così tanto successo?
Perché in Italia c’è sete di aggregazione e di conoscenza “vera”.
Si organizzano quotidianamente conferenze e dibattiti, ma utilizzando il classico format “relatore sul palco, platea che pone domande alla fine”.
Mettersi in gioco decidendo di presentare qualcosa ad un pubblico eterogeneo è una possibilità che solo i BarCamp offrono.
- Quali sono bisogni che portano le persone a partecipare ad un barcamp?
Fondamentalmente voglia di conoscere persone e argomenti nuovi, innanzitutto.
Un BarCamp può essere interessante sotto l’aspetto “formativo”, ma è molto limitato proprio a causa del limitato tempo a disposizione per i talk.
Può fornire però ottimi spunti di approfondimenti su questo o quell’argomento.
Per quanto riguarda la socializzazione… beh… i BarCamp sono incredibili, per la mole di contatti che si riesce ad instaurare.
- Pensi si affermeranno di più i BarCamp generalisti o tematici?
Sicuramente di più i BarCamp tematici, sia osservando quanto è già stato fatto, sia vedendo quelli che sono in programma da qui a 6 mesi.
- Se accadrà, come pensi che si evolverà il fenomeno?
Sicuramente il fenomeno evolverà, ma spero NON prenda la deriva che più di una volta ho stigmatizzato nel mio blog: BarCamp sempre meno BarCamp e sempre più “spot commerciali” per aziende, società, enti ecc.
Sarebbe bello riuscire a preservare lo spirito originale dei BarCamp ma… ho paura che con il passare del tempo questo si perderà un po…. anche se spero di no, ovviamente.
| 25 November 2007 | 2 Commenti
Quando iniziammo a parlare di Urban Blog e poi di Citizen Journalism, molti di noi avevano visto in queste forme spontanee di partecipazione territoriale un qualcosa che assomigliava molto al concetto di distribuzione geografica di fonti informative. Con lo svilupparsi di questi fenomeni si è visto come raccontare il territorio in maniera spontanea, partecipata e informale riesca ad aggiungere molto più valore a quel territorio di quanto non si è riusciti a fare nel corso della storia dell’umanità. Non si parla più di distribuzione delle redazioni sul territorio o di inviati sul campo per raccontare la notizia. Da qualche anno a questa parte i ruoli si sono invertiti. La notizia arriva da te in molto meno tempo, è ricercabile e si evolve nel giro di pochissimo tempo. Tutto questo a costo zero. Con l’espandersi di tecnologie “avanzate” e l’arrivo di queste nelle mani di tutti, le “notizie” riescono ad avere anche un carattere multi-mediale con una qualità dei contenuti sempre più grande.
Attenzione però, con questo non voglio dire che chi fa informazione sul territorio nel modo classico non abbia più motivo di esistere…o meglio, non ancora.
In questo momento sarebbe opportuno che ci fosse un evoluzione. Aprirsi alla conversazione in questo caso potrebbe risultare un sano, efficace e remunerativo sistema per ampliare l’offerta informativa “ascoltando” davvero le persone.
Qualcuno sembra aver capito che qualcosa sta cambiando e che procedere in questa direzione sia la cosa giusta da fare, ma lo fa in modo autonomo perché probabilmente chi sta dietro di lui non riesce a capire a fondo questi processi e l’aiuto che se ne potrebbe trarre se si riuscissero a veicolare nella giusta direzione.
Ora vi voglio raccontare una storia.
Alfredo è un giornalista della RAI e lavora per la redazione lucana del TGR. L’ho conosciuto al Barcamp di Matera dello scorso maggio grazie ad un amico in comune (come è piccolo il mondo eh?).
Al BarCamp Alfredo sembra essere stato colpito da un fulmine rivelatore. Pur non comprendendo ancora appieno quello che stava succedendo capì che “si stava perdendo il meglio” ed aprì un blog. Da allora la sua rete di relazioni si è allargata, intrecciandosi con quella degli altri blogger lucani con i quali ora conversa normalmente. Il suo però è un ruolo duro. E’ vero è un blogger, ma è pur sempre un giornalista in grado di focalizzare le attenzioni di un intera regione su ciò che lui e la sua redazione ritengono più opportuno così, spesso, proprio per via della sua apertura alla conversazione, è stato preso come “referente” per critiche o complimenti su ciò che viene detto o non detto durante il TGR Basilicata.
Come lui stesso dice nel suo ultimo post:
“Mi fa piacere aprire questo confronto con voi, perchè spesso a chi fa il nostro mestiere manca un riscontro da parte degli utenti, come agli utenti manca la conoscenza di alcuni aspetti che si celano “dietro la notizia”.
Uno dei motivi per cui ho aperto questo blog è stata proprio la voglia di confrontarmi.”
Vi ho raccontato la storia di Alfredo perché credo sia la concretizzazione di ciò che era stato predetto quando parlavamo di “giornalismo 2.0″, ma non basta. Siamo ancora alle fasi iniziali.
L’idea di Alfredo è bellissima, ma migliorabile. Sono consapevole che quando si vuole fare qualcosa, la volontà delle persone è solo l’inizio, ma poi ci si deve confrontare con problemi di altra natura. Credo anche però che confrontarsi con i telespettatori del TGR non debba essere solo un problema di Alfredo, ma si debba riuscire (e ormai ci sono i presupposti) a operare alla fonte.
Sto pensando, per esempio, alla creazione di uno strumento conversazionale (un blog?) che permetta alla redazione del TGR di aprirsi al suo pubblico permettendogli di essere parte attiva del processo di ricerca, formazione e trasmissione della notizia. In questo caso il blog non diventerebbe solo un ottimo strumento per reperire informazioni aggregando le persone distribuite su tutto (ma proprio tutto) il territorio, ma sarebbe anche uno strumento in cui coloro che vivono quel territorio possono affrontare la “notizia” e dibatterla, aggiungendo valore ed informazioni alla stessa (oltre che renderla ricercabile), ma non solo. Potenzialmente potrebbe diventare la principale piattaforma di informazione regionale annullando di fatto il vincolo della temporalità della informazione trasmessa ad un ora ben precisa e per mezzo di un unico strumento.
Anche in questo caso i concetti alla base dell’economia del dono verrebbero applicati magnificamente: tutti ci guadagnano. La redazione perché riesce ad avere delle fonti gratuite, ma autorevoli, distribuite capillarmente sul territorio sulla base delle quali selezionare, approfondire e costruire le notizie da passare nel TG, ma anche perché riuscirebbe a dare spazio a tutte quelle notizie che inevitabilmente vengono “scartate” per via dei tempi ridotti sui quali il TG stesso viene costruito.
Dall’altra parte i telespettatori delusi avrebbero la possibilità di vedersi considerati, ma avrebbero allo stesso tempo un sistema per sapere cosa accade attorno a loro, nonché l’opportunità di diventare famosi noti per aver segnalato una certa notizia.
Insomma i giovamenti sarebbero molti e per la prima volta (burocrazia a parte) sento che si può raggiungere un grande obiettivo e fare un enorme balzo in avanti verso un nuovo modo di intendere il giornalismo. Ovviamente spero di poterne parlare in maniera più approfondita con i diretti interessati fra un paio di settimane circa.
| 23 November 2007 | Commenta

Si parte:
fare un barcamp. Il terzo in terra torinese, l’ennesimo in terra italiana. Il primo del 2008.Abbiamo deciso più o meno le date (19 gennaio 2008 o il weekend dopo).
Non abbiamo deciso il nome. Non sappiamo con sicurezza il posto. Ma qualcosa sappiamo…
Dovrà essere un barcamp nato con l’obiettivo di attirare nuovi pubblici e nuovi volti. Quindi massima apertura ad esperienze come BDigital e simili. Dovrà essere un barcamp di interstizi, e quindi non prevedere interventi annunciati prima e dovrà avere nel suo dna qualche sano momento di riflessione per capire dove stanno andando i media sociali in Italia, con un occhio di riguardo al design (Torino è capitale mondiale del Design 2008) e quindi all’accessibilità (in tutti i sensi).
Non ci dispiacerebbe che trovassero posto anche temi classici come la letteratura e temi ricchi di enfasi come la misurazione delle reti sociali con metriche più serie e mature.
Pensiamo quindi ad un barcamp generalista, ma con una forte apertura verso chi non conosce questo mondo e verso chi lavora nelle nicchie per creare piccoli mondi reali sempre più accessibili e meglio organizzati, quindi più ricchi.
InterstizioCamp non ci piace, Bagnacauda Camp ci fa sorridere, per ora si chiama semplicemente TorinoBarcamp 2008.
E il tempo è poco. Noi organizziamo, voi per favore … partecipate.
E per chi porta un “non addetto ai lavori” doppia razione di gianduiotti.
Le procedure sono le solite, ormai le conoscete a memoria. Che ne dite?
| 23 November 2007 | Commenta
L’HDR è una tecnica fotografica che permette in post produzione di ribaltare totalmente la luce, rendendo la foto più visibile e dinamica. I passaggi sono pochi e semplici. Innanzitutto bisogna avere una macchina fotografica digitale che permetta di scattare foto nel formato RAW e non in jpg (in alcune macchine come le Nikon il formato ROW viene chiamato NEF). Fatto questo bisogna realizzare 3 scatti modificando l’esposizione di luce (modificando il tempo di esposizione del diaframma alla luce) per avere 3 scatti dove una sarà molto scura, una normale ed una molto chiara, quindi con molta luce.
Fatto questo bisogna scaricare il Software per elaborare le foto. Il software si chiama “Photomatix” e lo si può scaricare dall’apposito sito.
Una volta avviato il programma bisogna caricare i 3 scatti e penserà lui ad elaborare l’ Hdr, mentre saremo noi a calibrare i colori per poter aver un risultato più’ o meno da cartone animato quindi con colori più o meno accesi.
Dovendo eseguire 3 scatti e’ essenziale che la macchina non si muova e non cambi posizioni, quindi stiamo parlando di una tecnica ideale per paesaggi e oggetti, ma se si necessita una foto ad una persona o ad animali, fontane o oggetti in movimento sarà possibile fare solo uno scatto, anche la luce catturata sarà limitata. Ovviamente su Flickr ci sono già molti gruppi che raccolgono fotografie di questo tipo, ma se volete un esempio (uno a caso?) cliccate qui sotto e sarete accontentati.
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| 22 November 2007 | 2 Commenti
Nel caso in cui ci fosse qualche interessato, questo prodotto in mio possesso è in vendita qui.
Si tratta di una pedaliera multieffetto programmabile per chitarra. Sono disponibili 35 tipi di effetto utilizzabili fino a 9 contemporaneamente, 42 patch locations, uno specifico controllo per gli effetti Drive che permettere di scegliere fino a 11 tipi di distorsione (inclusi 5 effetti di modellamento e 3 tipi di simulazione di amplificatori), controllo gain. L’unità incorpora un accordatore, la tecnologia di riduzione del rumore Zoom, un display a 2 cifre da sette segmenti e funziona sia con 4 batterie che con un alimentatore esterno (non incluso).
Il prodotto è usato, ma funziona perfettamente ed è privo di graffi, ammaccature o segni del tempo. Vendo causa passaggio a interfaccia totalmente diversa.
| 22 November 2007 | 5 Commenti
Io non è che ce l’ho con lui, ma quando studi e ti interessi per anni al sistema dei media non puoi non rimanere sbigottito di fronte alle cose che quest’uomo ha combinato. Pochi comprendono appieno il potere che i media hanno sulla gente. Se l’Italia che vedete oggi è così non si può che dare una parte della colpa proprio a lui e al suo modo di diffondere l’informazione, soprattutto quando hai il monopolio sull’informazione.
Di fatto funziona come negli altri settori. Se un’azienda ha il monopolio su qualcosa è lei che stabilisce le regole del gioco e la gente si deve adeguare al volere dell’azienda. Le sigarette per esempio, da noi hanno il monopolio quindi se lo stato decide di aumentare i prezzi in maniera spropositata, il fumatore o si adegua o smette.
Per l’informazione è uguale, con la piccola differenza che chi subisce l’informazione poi a quell’informazione finisce per crederci, ma questo non lo dico io, lo dicono decenni di studi sociologici, psicologici e in generale di comunicazione.
La cosiddetta “Media-Rai” venuta fuori con l’articolo di Repubblica che tanto sta facendo discutere, è solo la parte conclusiva di un processo di aggiramento delle leggi soprattutto sull’antitrust.
Negli altri paesi civili, un personaggio così sarebbe già da molto tempo rinchiuso in carcere. Negli Stati Uniti (il paese del suo amico Bush) c’è gente che ha avuto l’ergastolo per molto meno.
Ecco, non vorrei stare ad elencare i fatti fin dagli anni ’60, i tempi della fideiussione della Banca Rasini di Milano (implicata nel riciclaggio di denaro sporco) perché altrimenti l’elenco sarebbe davvero lungo.
Vorrei solo ricordare che il caro “podestà” di Milano non è sceso in campo nel 1994, lo fece molto prima. Esattamente 10 anni prima infatti un certo Craxi di notte e alla svelta firmò il decreto legge con cui riaccendevale TV del “Biscione” (chiuse poi dai pretori di Roma, Torino e Pescara). Non a caso lo chiamarono decreto-Berlusconi.
Durante gli anni ’80 furono fatti diversi tentativi di introdurre una legislazione antitrust contro la holding di Berlusconi, ma tali iniziative vennero sempre bloccate dai socialisti di Craxi.
In effetti poi si scoprì che i due gestivano un traffico di milioni di dollari in Tunisia e condividevano anche altri interessi, ma queste sono altre storie che però ci portano agli anni recenti quando il signorotto lombardo mette a capo della RAI dei suoi ex assistenti. Da lì comincia il vero periodo di monopolio mediatico italiano.
Vi siete mai chiesti perché durante le dittature i mezzi di infomazione sono tutti sottoposti a pesante censura? (pena la morte)
Non pensate che le cose in Italia siano state molto diverse durante quel quinquennio. Certo è che la morte non c’è stata, ma qualcuno ci ha rimesso il posto di lavoro.
Insomma, morale della favola stanno venendo fuori cose che qualcuno sapeva già, ma che molti ignorano completamente. Ne parlavo proprio ieri sera con un amico che ne sa un tantino di più di me.
Quello che mi da tremendamente fastidio però è la gente ignorante che si ostina presuntuosamente a portare avanti delle cause perse senza nemmeno sapere di cosa sta parlando e vi assicuro che ce n’è tanta in giro.
Vorrei dare a tutti quelli che non sorrideranno leggendo questo post un consiglio. E’ un consiglio vecchio, ma sempre efficace. Mia madre me lo diceva sempre e fin’ora mi è sempre andata bene. La ricordo ancora: “Giovanni, prima di parlare Pensa. Pensa!”
| 21 November 2007 | Commenta

Noto delle strane somiglianze. Non credete?
Senza offesa Robin
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