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La relatività culturale del tempo

Ieri sera parlavo con mio padre di alcune cose a proposito del lavoro che faccio, della condizione in cui lo faccio e così via. Oggi leggendo due post di due veri professionisti di questo settore sono rimasto un po’ turbato. E’ come se avessero ascoltato la telefonata con mio padre e l’avessero trascritta (a modo loro) sulle pagine dei loro blog.

Leggendo questi articoli stamattina ho collegato quei pensieri al concetto di temporalità, al tempo e al senso che noi gli diamo. Non so perchè, ma per diversi motivi il concetto del tempo mi risulta molto vicino ai “problemi” espressi da Mafe e ai paradossi espressi da Enrico, anche se ultimamente il mio personale concetto di tempo è mutato parecchio, ma torniamo ai post.

Mi trovo in totale accordo con quanto detto da Enrico e Mafe, rispecchiandomi in molte delle situazioni lavorative che hanno descritto. Nonostante sia anagraficamente più piccolo di loro mi sono già trovato diverse volte a “scontrarmi” con clienti o comunque imprenditori che non comprendono la logica che c’è dietro la cultura odierna (che poi è la cultura della rete). Questo è un problema molto più grosso per me che per loro due. Il divario tra me e chi mi trovo di fronte è spesso enorme, facendomi raddoppiare gli sforzi, più di quanto lo possano fare persone con maggiore esperienza (e primavere) alle spalle.

E’ già capitato (ne cito solo uno) che il responsabile marketing di una grossa catena di supermercati ed ipermercati nazionale mi venisse a dire che il primo obiettivo del sito doveva essere mettere online gli orari di apertura e chiusura dei negozi. A parte che il loro bel portale è in piedi da diversi anni, mi chiedo che cosa ci hanno fatto fin’ora con sto benedetto portale, potete comprendere come mi sono sentito quando mi hanno comunicato questa cosa. Una riunione del genere ha molto più peso su di me che su persone più adulte che fanno lo stesso lavoro. Probabilmente loro ci avranno fatto il callo, probabilmente non ho ancora l’esperienza necessaria per poter affrontare emotivamente una cosa del genere, probabilmente c’è qualcosa che non va.

Quella cosa che non va si chiama “emigrazione digitale”.

Ecco, oggi il mondo (politico, aziendale, etc..) è governato da persone che sono nate e cresciute con una certa cultura, quella cultura che Negroponte definisce “analogica”, che si sono abituati a certi lnguaggi, che hanno un certo modo di intendere il lavoro, che si relazionano con gli altri in modo diverso da come lo può fare un ragazzo che oggi ha 15 o 20 anni.

Insomma, è la storia che più o meno tutti conosciamo sulle differenze tra i nativi e gli emigrati digitali. Beh io mi sento a tutti gli effetti un nativo digitale e come me, molte delle persone che conosco (nonostante l’età). Ecco che ritorna il concetto di tempo.

Non si può parlare di puri nativi digitali o puri emigrati digitali. In questo periodo storico le “specie autoctone” sono rare. Quello che vige è la confusione. Ci sono ragazzi della mia età (ma anche più giovani) che ragionano da cinquantenni e cinqantenni che ragionano venticinquenni, forgiati dalle esperienze e dalle istruzioni diverse. Non esiste uniformità e più che mai l’età non conta. E’ una variabile in funzione della tecnologia intesa in senso più ampio. Qui ritorno al concetto di tempo. Cos’è la tecnologia se non il modo di pensare il tempo? In questo senso quindi, la comunicazione è strutturata in funzione dal tempo. La cosa diventa quindi assolutamente soggettiva, tutto in funzione della nostra capacità di definire la tecnologia, il tempo e la comunicazione. Diventa chiaro che diverse culture hanno tempi diversi.

Per questo io mi trovo assolutamente disperso quando devo affrontare qualcuno che considera la tecnologia, il tempo, la comunicazione (e quindi gli investimenti per quest’ultima) in modo totalmente diverso dal mio. Non c’è quasi nulla che ci connette..a parte la rassegnazione.

Sono arrivato ad una conclusione. Non cercherò di evolvere i miei clienti, ma mi evolverò io. Qualcuno disse che “l’evoluzione è la coscienza che torna su se stessa” e considerando che mi rispecchio molto in questa affermazione tornerò a gurdare la mia coscienza. Tornerò alle mie origini, cambiando totalmente i miei obiettivi futuri. E’ anche per questo che ultimamente ho fatto delle scelte che condizioneranno non poco il mio futuro, ma che, nonostante tutto, mi faranno essere molto più soddisfatto di me stesso di quanto lo sia ora.

E le mie passioni? Rimarranno tali, evitandomi di dover rimanere puntualmente deluso dall’incapacita cognitiva della classe dirigente attuale, ma permettendomi di agire concretamente utilizzando gli strmenti che ritengo di padroneggiare. In questo senso presto darò notizia di un primo passo importante. Per scoprire quali sono i cambi di rotta che mi riguardano personalmente dovrete attendere ancora un po’.

Questo post è stato scritto da Giovanni, il 8 October 2007 alle 1:00 pm ed è inserito in Blog ed è taggato con , , . Questo è il permalink. Puoi seguire i commenti con il feed RSS.

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