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L’autorevolezza dei sistemi di misurazioni inutili

E’ inutile dire che il discorso degli ultimi giorni sull’autorevolezza del blogger lascia il tempo che trova. Non mi soffermerò a ripetere discorsi già macinati e ormai abbastanza assodati.

Negli ultimi giorni però mi è tornato in mente un’altra cosa che un po’ prende spunto da questo discorso sull’autorevolezza. Di recente, entrando un po’ più seriamente a far parte del mondo di flickr (se non altro per il nuovo arrivo), mi sono fatto alcune domande sull’identità digitale, a mio avviso argomento più interessante di quello sulla mutevole autorevolezza dei blogger. Il problema è proprio questo: i blogger.

Normalmente ci approcciamo a questi discorsi riferendoci all’autorevolezza o all’identità del blogger in quanto tale (come possessore di un blog), mentre è difficile trovare qualcuno che si approccia al blogger guardandolo come una persone in rete il cui blog è solo una delle sue tante identità. La figura del blogger è quindi quella di colui che utilizza gli strumenti della rete per esprimere un’identità che nel mondo analogico non riesce ad esprimere appieno per i più disparati motivi.

Se siamo d’accordo su questa ipotesi, non possiamo continuare a rimanere impassibili quando sentiamo parlare in maniera così superficiale di classifiche del blogger, di metriche, di autorevolezza e di reputazione.

Effettuare delle rilevazioni, costruire delle metriche per definire dei profili ed ordinarli (bisogno che deriva da un’incapacità del cervello umano di gestire molte informazioni) non ha alcun senso, soprattutto se queste rivelazioni si riferiscono solo ad una delle tante facce dell’identità online.

Seguendo le vicende di flickr e dei suoi abitanti mi rendo conto che ci sono molti blogger praticamente sconosciuti o che utilizzano il blog come piccolo aggregatore o memorandum. Lo aggiornano poco e, a volte, anche con poca voglia. Su flickr però queste persone godono di un lustro e di una visibilità molto più ampia. Hanno una rete di contatti enorme, sono molto attivi e utilizzano quella come piattaforma principale per far nascere discussioni o esprimere dei pensieri. Il discorso è simile per piattaforme come youtube, ma potrebbe essere esteso a tutta la miriade di piattaforme 2.0 esistenti sul Web.

Insomma con l’avvento delle piattaforme del Web sociale, la propria identità si divide tra diverse piattaforme che assumono la parvenza di “piccoli mondi” a se stanti, con discussioni e reti di relazioni parallele e altrettanto importanti. La nostra reputazione è quidi molto diversa a seconda del mondo che prendiamo come riferimento.

Misurare quindi la reputazione o esprimere il livello di autorevolezza di qualcuno non tenendo presente che si sta misurando solo una parte della rilevanza di quella persona digitale è cosa abbastanza stupida. E’ ancor più stupido non pensare che questo reputazione è in continuo e repentino mutamento.

A questo punto mi chiedo se sia davvero utile e necessario misurare qualcosa che non può essere misurato.

Questo post è stato scritto da Giovanni, il 24 July 2007 alle 3:48 pm ed è inserito in Blog, segnalazioni, web 2.0 ed è taggato con , . Questo è il permalink. Puoi seguire i commenti con il feed RSS.

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