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Le metriche e l’ideale del sistema di misurazione semantico

Nielsen//NetRatings leader globale nelle ricerche di mercato per internet, ha diramato un comunicato attraverso il quale effettua un sostanziale cambiamento di rotta nel sistema di misurazione dell’audience per Internet. Giuseppe Granieri si era già posto questo problema, dimostrando come il cambio di rotta di Nielsen non sia così innovativo, ma frutto di un lavoro incentrato sulla ricerca di una metodologia alternativa, ma ugualmente valida, nella misurazione del rapporto che intercorre tra l’utente e la rete:

[...]La topologia di Internet oggi è costruita sul modello Google e sui link ed è cambiata molto da quando il modello era l’indice dei contenuti di Yahoo!. Ora molti stimoli portano a considerare che dal punto di vista dei motori di ricerca l’innesto della capacità cognitiva degli utenti nella piattforma abilitante sia un passggio obbligato. E se l’idea di Wales (o un’idea simile) cominciasse a funzionare, probabilmente l’intera configurazione del web potrebbe riassestarsi su basi che non conosciamo[...]

Nielsen//NetRatings ha introdotto sia la metrica ‘Total Minutes‘ che la ‘Total Session‘ a NetView, dichiarando come secondo loro una misurazione basata sul numero di pagine viste perda rilevanza al cospetto di un sistema più complesso di misurazione. Nielsen però non introduce solo una rilevazione basata sulla metrica della quantità, ma adotta un sistema di rapporti di grandezza con il quale circoscrive contesti chiusi ed omologabili:

[...]L’esempio principe è quello dei motori di ricerca: «i minuti totali spesi su Google rispetto a Yahoo sono in rapporto di 3.3 a 1. Il rapporto di Page View è di 3.1 a 1»: l’utenza passa su Google praticamente lo stesso tempo che passa su Yahoo e, in assenza di elementi di distorsione, il rapporto tra le parti rimane [...] *

Per quanto questa metodologia sia più coerente con la realtà ed inizi a risolvere (anche se in parte) il problema della falsificazione dei dati, tecnicamente è incompleta. Parlando di blogosfera in quanto esempio principe dell’user generated content e quindi parte rappresentativa dei contenuti attualmente presenti in rete, non esiste ancora un metodo che riesce a tenere traccia dei blog che non usano i feed, che non usano gli aggregatori, che usano piattaforme minoritarie, che non sono iscritti a directory come BlogItalia eppure sono letti, commentati, partecipano a cluster di discussione ecc.
Questa fetta di blog (di cui non conosciamo la dimensione) la perdiamo inevitabilmente, ma è da considerarsi a tutti gli effetti una parte della blogosfera da non sottovalutare.

Perdendo di vista la misurazione di questo “lato oscuro del Web”, a causa di un rapporto inversamente proporzionale, si trasferisce il peso di questi blog/siti “fantasma” sui siti e sui blog indicizzati correttamente: minore sarà il numero di siti non indicizzati, maggiore sarà l’audience misurata dei siti indicizzati, anche se falsata e non reale.

Il problema fondamentale rimane l’assenza di semantica nelle metriche.

Per questo, tempo fa, mi sono chiesto se parlare esclusivamente di contenuti all’interno dei dibattiti sul Web semantico non fosse errato. Ciò che non si coglie oggi (prevalentemente a causa delle limitazioni tecniche) è il valore semantico delle relazioni tra individui lì dove il Web ne diventa la rappresentazione. Questo valore semantico permetterebbe di creare una mappa ben più grande di quella attuale perchè indagando su di esso si riuscirebbe ad arrivare a quei blog o siti “invisibili”. Si riuscirebbe a definire il tipo di rapporto tra gli individui alla stessa stregua dei rapporti sociali del mondo “analogico”, evitando quindi l’utilizzo di categorizzazioni e rapporti di Page View fondati su considerazioni individuali e poco attinenti alla realtà.

Questo post è stato scritto da Giovanni, il 11 July 2007 alle 12:16 pm ed è inserito in Uncategorized ed è taggato con , . Questo è il permalink. Puoi seguire i commenti con il feed RSS.

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