La teoria della “coda lunga” sta iniziando ad essere messa in discussione. Non che Chris Anderson non ci abbia visto “lungo”, ma i dubbi riguardo alcuni aspetti di questa teoria sono più che opinabili.
La chiave di volta in un mercato basato sulla “coda lunga” è che in teoria ciascuno può avere un pubblico. Ecco come la spiega brevemente lo stesso Andreson:
La teoria della Lunga Coda rappresenta la nostra cultura e la nostra economia. Queste si stanno sviluppando spostandosi da una alta concentrazione di prodotti e mercati in voga in cima alla curva di domanda, verso un vasto numero di nicchie nella coda.
Dal momento che i costi di distribuzione e produzione diminuiscono, specialmente online, vi è una minore necessità di raggruppare prodotti e consumatori in un contenitore unico.
In un’era priva delle costrizioni derivanti dallo spazio fisico dell’esposizione e della della distribuzione, beni e servizi di nicchia possono essere economicamente attraenti allo stesso modo di quelli di massa.Un esempio di quanto detto è la previsione secondo cui la domanda dei prodotti non reperibili nei tradizionali negozi è potenzialmente uguale a quella dei prodotti che lo sono.
Ma lo stesso vale per i video non reperibili sull’emittenti TV in un dato giorno, e per le canzoni non passate alla radio.In altre parole, piccoli mercati, che presi individualmente non vendono abbastanza bene attraverso la vendita tradizionale al dettaglio e la distribuzione delle emittenti, possono ora rivaleggiare con il grande mercato.
La condizione si riferisce nello specifico alla parte gialla del grafico delle vendite sopra riportato, che mostra una curva di domanda standard che può essere applicata a qualsiasi tipo di industria, da quelle dell’intrattenimento a quelle di beni durevoli.
La parte rossa della curva rappresenta i mercati di massa, che hanno dominato i nostri mercati e la nostra cultura per gran parte dell’ultimo secolo. La parte gialla è quelle delle nuove nicchie, che hanno una crescita inarrestabile.
La tradizionale economia di vendita al dettaglio impone che i negozi abbiano solo i prodotti di massa, poiché lo spazio di esposizione è costoso. Ma i venditori online, (da Amazon ad iTunes) possono virtualmente immagazzinare tutto, e il numero dei prodotti di nicchia reperibili supera quello dei prodotti di massa di parecchi ordini di grandezza.
Questi milioni di nicchie costituiscono La Lunga Coda, che è stata largamente trascurata fino a poco tempo fa in favore della piccola testa dei prodotti di massa.
Quando ai consumatori vengono offerte infinite scelte, si rivela la vera domanda ed essa risulta meno di massa di quel che pensiamo.
La gente sceglie le nicchie perché soddisfano meglio gli interessi specifici. Tutti in un aspetto o in un altro della nostra vita tutti coltiviamo interessi ristretti.
Stuart Brown (come altri) dopo un primo momento di “entusiasmo” è passato ad una fase riflessiva e critica. Il discorso verte sulla reale fattibilità della teoria.
E’ vero, Anderson ha aperto gli occhi a molti indirizzando una certa parte dell’ economia della rete verso le nicchie di mercato, quei settori fino ad allora “snobbati” dai più.
La teoria potrebbe avere però una “falla”. Stuart infatti pensa che godere di una posizione dominante nel mercato di massa sia comunque un fattore abbastanza rilevante da non permettere grossi ritorni economici se si investe nelle nicchie. Il suggerimento è quello di puntare ad un’area definita come la “Punta Dolce”, uno spazio a ridosso dei mercati ultra-competitivi e lontano dall’oscurità dei prodotti di nicchia. Investire in questa porzione di mercato sarebbe più remunerativo.

Il grosso problema però è che quella porzione di mercato è estemamente volubile ed investire lì potebbe essere rischioso. Come fa notare Joanna Young però, per quanto affascinante e sensata, per ora rimane una teoria senza riscontro pratico e senza esempi significativi.
Staremo a vedere come e se si troveranno ragionevoli punti di forza per confermare quella che per ora rimane solo una teoria non applicabile.





ci ero arrivato anche io da solo ieri sera… anvedi…
un esempio tangibile? Gli “eventi”…
Beh, Brown ha fatto un pò la scoperta dell’acqua calda…
Si, ma non mi è sembrato che qualcuno prima di lui abbia criticato un po’ la teoria di Anderson. Sono sicuro che c’è pure stato qualcuno, ma se era così scontato perchè non ci abbiamo pensato prima?
La “sweet spike” è un fenomeno che si sta già verificando anche se credo sia difficile valutarne la portata economica. Mi riferisco, ad esempio, alle vendite online di dischi dove è quasi sempre facile notare differenze nelle classifiche di vendita tra i canali distributivi tradizionali e quelli delle vendite online. In ogni caso, argomento molto interessante.
Ciao
salve a tutti!
devo svolgere una tesina su the long tail per la mia prof di marketing qualcuno potrebbe aiutarmi?io ho appreso che estende quindi il processo di acquisto/vendita/marketing,permette una + accurata analisi di mercato e poi?secondo voi la rinascita dei piccoli negozi puo’ essere considerata un.estensione della long tail?è ancora in voga il concetto di long tail’?è ovvio che la tecnologia aumenta la capacita’ commerciale del mktg…vorrei sapere le vostre opinioni,in base alle vostre esperienze lavorative dirette…ciaociao Stefy
avevo sbagliato a scrivere la mail,spero che ora si sia sistemata…
nessuno mi puo’ aiutare????????????
Stefy