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“Questo potrebbe essere uno dei tanti modelli di business basati sul 2.0. Ammesso che funzioni.
Piccola società locale fatta da 1 o 2 persone giovani. Li aiuti a mettere in piedi un sistema banale sul web (portale giornalistico, la tv delle scuole, la tv della val ?, e tutti i temi di questo mondo). Poi inizi a fare spam in tutti i portaloni che contengono materiale e soprattutto autori.
Proponi agli autori (blogger, fotografi, videomaker, podcasters, ecc.) di fare un patto. Se guadagno con le pubblicità ti do il 30% (non è specificato che il 30% lo divido tra tutti gli autori, quindi nulla). In ogni caso il sistema potrebbe funzionare, almeno in parte, almeno se l’auditorio è il più possibile esteso. Quindi non mi importa tanto che il tema sia specifico, ma il canale di distribuzione deve essere il più possibile di massa.
E’ il solito modello di business. Che potrebbe fare una TV, una radio o un giornale. Ma vuoi mettere non dover pagare profumatamente un autore professionista? [...]”
Continua da Max
Link: Witness JournalÂ
Nella cultura moderna siamo soliti pensare l’università come il luogo in cui si può accedere ad un livello di istruzione superiore. Si tratta non tanto di un luogo fisico, ma di un costrutto mentale socialmente condiviso in cui è possibile ampliare ed approfondire il bagaglio d’istruzione che ognuno di noi ha acquisito durante il percorso formativo classico.
Parlo di istruzione proprio perchè c’è una grossa differenza con il concetto di cultura. La cultura infatti è quell’insieme di di esperienze che Eco definisce come ‘competenze enciclopediche’.
Questa differenza è fondamentale per capire i limiti ed i confini che il concetto moderno dei università presenta.
Il processo di acquisizione di competenze che il percorso formativo offre è limitato alla mera acquisizione di istruzione, mentre quello che il mondo all’esterno delle aule universitarie richiede è una forte conoscenza e correlazione tra concetto di istruzione e concetto di cultura. In quest’ultimo caso però, il piatto della bilancia pende verso una maggiore esperienza culturale.
La mera conoscenza offerta dagli organi di apprendimento moderni risulta inappropriata e limitata quando dal mondo ’scolastico’ si passa a quello lavorativo.
Siamo quindi ad un bivio.
Per quanto si possa considerare fondamentale la conoscenza delle nozioni basilari di ognuna delle materie che ci si appresta ad approfondire, risulta abbastanza vana quando queste nozioni bisogna applicarle praticamente.
Personalmente fin dalle scuole superiori ho cercato di integrare ad una discreta conoscenza teorica, una più profonda conoscenza pratica delle cose che mi interessano.
Questo modo di approcciarmi al mondo mi ha portato e mi porta ancora tante soddisfazioni.
Sono quindi dell’idea che un’ottima conoscenza ’scolastica’ degli argomenti sui quali baseremo il nostro vivere sia inutile se non integrata da una profonda conoscenza ‘pratica’ di questo mondo.
Oggi sono soddisfatto di questa scelta che per ovvi motivi di organizzazione temporale, mi sta portando a rimandare un momento definibile come ‘l’apice del mondo delle formalità ’: la laurea.
Quante persone invece possono ritenersi soddisfatte della scelta contraria?
Non saprei, ma per quella che è la mia conoscenza sono poche.
Voi come la pensate?
E’ in corso l’OpenCamp di Roma. Robin Good, come ha fatto per il RitaliaCamp, sta trasmettendo la diretta. Per vedere cosa succede a Roma andate su masternewmedia a questo indirizzo.
Meglio fare un po’ di chiarezza sulle novità introdotte dall’ultimo decreto “sulle liberalizzazioni”.
Penso che possa essere utile per tutti.
Continua ‘Un po’ di chiarezza sull’ultimo “decreto Bersani”’
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