“Questo potrebbe essere uno dei tanti modelli di business basati sul 2.0. Ammesso che funzioni.
Piccola società locale fatta da 1 o 2 persone giovani. Li aiuti a mettere in piedi un sistema banale sul web (portale giornalistico, la tv delle scuole, la tv della val ?, e tutti i temi di questo mondo). Poi inizi a fare spam in tutti i portaloni che contengono materiale e soprattutto autori.
Proponi agli autori (blogger, fotografi, videomaker, podcasters, ecc.) di fare un patto. Se guadagno con le pubblicità ti do il 30% (non è specificato che il 30% lo divido tra tutti gli autori, quindi nulla). In ogni caso il sistema potrebbe funzionare, almeno in parte, almeno se l’auditorio è il più possibile esteso. Quindi non mi importa tanto che il tema sia specifico, ma il canale di distribuzione deve essere il più possibile di massa.
E’ il solito modello di business. Che potrebbe fare una TV, una radio o un giornale. Ma vuoi mettere non dover pagare profumatamente un autore professionista? [...]”
Continua da Max
Link: Witness JournalÂ





Al di là del giudizio di merito sulla qualità di Witness Journal sono necessarie alcune precisazioni:
A) Witness Journal è un’idea di professionisti del giornalismo e della fotografia che dunque conoscono bene problemi e dinamiche del mercato editoriale e della fotografia in particolare.
B) Il progetto, nasce innanzitutto come nuovo modello di informazione e non di “business 2.0″ nel tentativo di rilanciare il fotogiornalismo in un contesto editoriale che ne è completamente privo e dove le agenzie che controllano il mercato impongono ai fotografi tariffe da fame e a “cottimo” (25 euro a foto è la media per la cronaca).
C) Il modello di business che critichi è invece a nostro avviso un modello dirompente. Nessuno ha mai messo a disposizioone degli autori il fatturato pubblicitario (specie di una free press). Averlo fatto con una quota del 30%, ti garantisco non è poco. Un altro 20%, infatti, va agli agenti commerciali e a noi, gli editori, resta un 50% lordo, cui va detratto una grossa parte di costi che dimezzano la quota netta finale.
D) Rispetto ai “professionisti che sarebbero a tuo dire “troppo difficili da pagare”, mi dispiace ma ti sbagli. Francesco Giusti (Specchio) e Andrea Pagliarulo (Prospekt) come altri 12 professionisti (ad oggi, a una settimana dal lancio) hanno fornito alle stesse condizioni degli appassionati di Flickr e simili due servizi (intervista “la Grand Rue” e “Backstage Moda Milano”).
Infine, ci sarebbe piaciuto che oltre alle critiche si fosse notato anche il progetto, a nostro avviso innovativo per molti aspetti, come la logica partecipativa e aperta anche a chi non è già parte del circuito protetto del professionismo dell’informazione o come il portare nuovamente la fotografia al centro del giornalismo.