Probabilmente avrete già capito che lo ZanaCamp mi è piaciuto e che quella di ieri è stata una giornata bella ed intensa. Siamo al solito momento riflessivo postcamp, dove tutto e tutti ringraziano, commentano positivamente, salutano e descrivono. Lascio agli altri questo compito, anche perchè vorrei approfondire un’altra cosa, ma prima di questo devo assolutamente scusarmi con Stefano Epifani per non averlo salutato e per non essermi presentato. Quando mi sono messo a cercarlo era troppo tardi.
Dicevo…come tutti sanno, probabilmente quello di ieri è stato uno, anzi il, BarCamp più atteso di tutti. Federico probabilmente non riesce ancora a spiegarsi il perchè, fattostà che sia lui che Andrea Beggi, che tutto il resto della “parte abitata di Genova” (citaz.) possono considerarsi a tutti gli effetti dei canalizzatori blogodiatici (assurda parola derivante dal mix di “blogosfera/blogger” e “mediatici”).
Ai partecipanti fisici, quelli che stavano fisicamente a genova, bisogna poi aggiungere quelli che erano sintonizzati sulla Robin Good TV (credo circa 80 in media), anche se molti di questi guardavano le presentazioni dalle altre sale di Mentelocale (qualcuno era seduto alle spalle di Robin e lo guardava in video…forse solo per una questione di prospettiva)
A proposito di Mentelocale, devo fare un appunto. Il pranzo era ottimo e tutto è filato liscio. Grazie anche a tutti gli altri sponsor che hanno arricchito il bagaglio del piccolo geek.
Il “Barcampone” quindi è concluso. Oggi immagino si pulirà , si staccherano le fonere e tutto il resto, ma per quanto mi riguarda da oggi inizia un’altro countdown, quello che mi riguarda da vicino e che ad ogni scoccare della lancetta piccola mi fa pentire sempre più di aver voluto fare qualcosa di positivamente diverso per la mia amata città . Peccato che la città non ami me….mi verrebbe da dire.
[inizio messaggio alla cittadinanza]
Fattostà che il mio intento è stato palesato più volte e spero venga recepito, ma soprattutto spero che i partecipanti del BarCamp della città dei Sassi siano in grado di recepire appieno quello che viene detto durante il camp senza soffermarsi tanto sulla ricerca di assurde motivazioni anti-barcamp. Da queste parti tutto è alla luce del sole, sia chiaro, e anche se la sfiga ha voluto che le amministrative si trovassero a due settimane dal BarCamp, non sarà quello un luogo per fare comizi, tantomeno pubblicità . Chi mi conosce sa come la penso a riguardo.
[fine messaggio alla cittadinanza]
Tornando a parlare di Barcampone. Perchè lo chiamo così? perchè ritengo che quello di Genova sia un caso eccezionale destinato a non presentarsi più con tanta facilità , o meglio credo che non si dovrebbero più considerare i BarCamp come dei luoghi per geek, ma dei momenti in cui i geek si aprono ai non geek. Io sono per l’esportazione del modello dove ce n’è più bisogno e non importa se i partecipanti sono 200 o 10, quello che importa è che il mesaggio venga diffuso, che venga spiegato.
Credo fortemente che si debba uscire dalle città e dirigersi in campagna. Che significa? Significa che nella mia idea, questa prima fase “sperimentale” e “riservata” del barcamp dovrebbe finire presto, lasciando più spazio ad una transizione che vede protagonisti i piccoli centri, i piccoli comuni, quelli che non hanno le grandi aziende, quelli che ancora hanno delle riserve nei confronti delle connessioni veloci, insomma parlo del 70% (se non più) dei comuni italiani.
Se non accade questo, saremo sempre un mondo chiuso che parla su se stesso, ma che non raggiunge una massa critica considerevolmene grande che possa effettivamente cambiare qualcosa. Sono quindi assolutamente convinto che non si possa parlare di democrazia 2.0 se non ci preoccupiamo prima della demografia 2.0.
Secondo quanto affermato ieri in un’intervento di Ludo e di Paolo Valdemarin, i dati a loro disposizione dicono che in italia c’è mediamente un blogger ogni 2000 persone. Ora, che queste 2000 persone leggano blog è anche auspicabile, ma quanti davvero sanno di farlo? Quanti di quelle 2000 persone hanno una “piccola media impresa” (magari pure familiare) e non hanno idea dei servizi di cui potrebbero disporre gratuitamente? Quanti sarebbero disposti a parlare di economia del dono senza conoscerne gli effetti? E quanti comprendono realmente le complesse dinamiche di comunicazione che stanno dietro una semplice pagina web in cui i contenuti si presentano in ordine cronologico inverso?
Secondo me dovremmo evitare di continuare a parlare a quella sola persona. Dovremmo piuttosto metterci a cercare le restanti 1999.
Spero che la tendenza diventi questa e personalmente ho iniziato a far qualcosa perchè si vada in questa direzione. E’ ovvio che sarà dura, ma lo si deve fare e non senza trovar problemi. Quali sono questi problemi? Credo che siano fondamentalmente due. Uno di tipo comunicativo, l’altro organizzativo.
Comunicare alcuni dei concetti a noi cari a chi non ne sa assolutamente niente non è facile. Le novità spaventano e spesso non vengono ben accolte, soprattutto in un paese come il nostro restio ai cambi di rotta. Credo però che questo scoglio si possa superare armandosi di pazienza, dialettica, grinta e voglia di fare, ma soprattutto dimostrando che si può iniziare a risparmiare subito del denaro. Quale miglior guadagno del risparmio?
Il secondo problema è l’organizzazione. Credo che non si debba pretendere sempre di stupire gli ospiti con locations particolari o con gadgets, magliette e ricchi premi. Ci riuniamo per diffondere il nostro pensiero e confrontarci, non per scambiarci pacchi regalo. Ovvio che quando ci sono fanno piacere (sono il primo a dirlo), ma sono davvero così importanti? Ricordatevi che più si esce dalla città più si è a rischio “porta in faccia” quando si chiedono sponsorizzazioni. Più si va in campagna, meno soldi hanno le aziende che incontriamo per strada. Dobbiamo quindi evitare di farci problemi del genere e concentrarci sul messaggio.
L’importante è stupire con buoni argometi. La buona riuscita di una presentazione non dipende poi tanto dagli effetti 3d che metti nelle slide o dal posto in cui la fai. Federico Fasce però è riuscito a mettere tutte queste cose insieme ed ecco il risultato del suo intervento improvvisato, con il quale vi lascio chiedendovi di pensare bene a quello che ho appena scritto.
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