L’ormai famosa utility Twitter è sotto assedio. La blogosfera sembra impazzita tanto che sono ormai diversi giorni che il tag “Twitter” è al primo posto tra i più cercati su Technorati.
Questo “baccano” è aumentato anche grazie alla presentazione di un mash-up in grado di visualizzare le nuove “twitterate” sulla mappa di google: Twittervision.
In questi giorni poi si è sviluppata una discussione dilagante sull’Information Overload dove molte delle riflessioni sono partite parlando proprio di Twitter.
Una piccola utility è stata capace di generare tutto questo.
Ma perchè proprio Twitter? Perchè è l’esempio di come si possa essere bombardati di informazioni spesso inutili, provocando un fenomeno definito egregiamente da Kurai:
“Quando una tecnologia diventa di massa, ci costringe a cambiare schemi mentali, a utilizzare in modo sempre differente il nostro cervello. Ecco perché spesso si avvertono quei gap generazionali che impediscono a mio padre di avvicinarsi a un videogioco, e che rendono un ragazzino di dieci anni mediamente più abile di me a Soul Calibur. È una questione di duttilità . [...] Siamo nati con la televisione, noi, in un mondo povero di informazioni, nel quale era semplice incamerare tutto.
E succede che oggi tendiamo ancora a farlo. È difficile uscire da quel brainframe, e adattarsi ad un nuovo schema nel quale, come ha spiegato Paolo con un efficace metafora, siamo noi i filtri, siamo noi a dover scegliere senza crucciarci di quello che passa. Se è importante, ripasserà .”
Vi lascio con un interrogativo: secondo voi il Web ed in particolare il Web 2.0 con il suo massiccio utilizzo di contenuti generati dagli utenti, può essere l’anticamera di un processo più profondo di cambiamento dell’approccio mentale alle informazioni circostanti nella società moderna? E non mi riferisco solo al web, ma più in generale allo sviluppo delle capacità cognitive di ognuno di noi nei prossimi tempi in diversi settori della società .





io spesso parlando con altre persone di tutti i generi (dai genitori ai colleghi a scuola passando per docenti a cui faccio i corsi o i ragazzi stessi a scuola per capirci) mi rendo conto di saperne molto più di loro o di sapere dove andare a recuperare in pochissimo tempo delle informazioni…come se vivessi in un altro mondo lontanissimo dal loro dove il solo pensare che un foglio lo puoi inviare via fax o via mail sembra assurdo…
spero siamo tutti in grado di mutare approccio mentale o ci troveremo noi del web 2.0 da una parte e il resto del mondo dall’altra
Sarebbe interessante capire dove e come (ma soprattutto se) si incontrano i due “mondi”, perchè se non fosse così dovremmo iniziare a pensare ad un espansione del concetto di autoreferenzialitànon più delimitato alla blogosfera, ma a tutto il mondo “2.0″.
Ciao Giovanni,
quello che ho potuto apprendere leggendo il libro di Richard Restak citato nel mio post, è che di sicuro il nostro cervello sta subendo il cambiamento evolutivo più importante degli ultimi duecento mila anni.
Quante generazioni saranno necessarie? Non ne ho idea, e temo che sia un numero difficile da prevedere in quanto l’evoluzione del web è talmente veloce che l’approccio mentale richiesto oggi, potrebbe domani non essere più adatto.
Luca
L’Ottocento vedeva bene i nodi, e si interessava alle somiglianze.
Poi il Novecento all’inizio ha ritenuto più interessanti le relazioni tra i nodi, sottolineava le differenze.
Dopo i Sessanta c’è stato il disgelo, e si è cominciato a pensare che sono i flussi quelli da mettere a fuoco (un po’ come il Rinascimento italiano del Quattrocento).
La consapevolezza di essere proprio sul bordo del Caos, dove si forma il senso degli eventi, fa emergere singolarità, grazie ad una visione sistemica di un sistema complesso.
Interessantissimo l’accenno al “ripassare” dell’evento, e al nostro essere filtri, e al fatto che stanno/stiamo cambiando le forme, “l’approccio mentale” alla circostanza.
Sempre sistemicamente, si è smesso di guardare gli alberi, cominciamo a vedere il bosco.
Ciao
Ritengo molto appropriato citare il pensiero di una persona che, come spesso accade, coglie nel segno:
http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=625
è bellissima
cosa?
Twittervision
Ah, anche se è solo scena. Fondamentalmente non serve a niente.