All’inizio della stagione la definivano così:
“La storia di Heroes è semplice e vagamente fumettosa, almeno nelle premesse. Sparsi qua e là per gli Stati Uniti, un po’ di individui scoprono di avere alcuni superpoteri e iniziano a porsi il problema di cosa farsene, come conviverci, ecc. Il campionario fa un po’ ridere, ma è originale: si spazia dalla cheerleader indistruttibile (una sorta di Kenny di South Park al contrario: ogni puntata sopravvive a cose incredibili) al tossicomane che dipinge il futuro ogni volta che è sverso, fino all’uomo che sente i pensieri altrui.
Se per caso vi stanno venendo in mente le prime puntate di The 4400, beh in effetti le somiglianze sono molte. La storia, però, prende pieghe diverse: qui c’è un cattivone fin da subito ed è interessato al DNA dei super-eroi inconsapevoli. Alla fine il tutto si riduce al solito manipolo di eroi che deve salvare il mondo da qualche nemesi.
Ok, la storiaè infantile, ma questo non significa automaticamente che la serie sia una porcheria. Anzi, finora c’è un bell’hype che la circonda. In certi casi conta più l’esecuzione che la partitura. E poi l’autore è il creatore di Crossing Jordan, che è una serie decisamente buona, quasi quanto la protagonista.” (*)
Oggi è un’altra droga.






Ebbene sì, sono un drogato anche io, e ammetto ora qui al mondo che il mio personaggio preferito è lo sbirro pacioccoso. Lo adoro.
Anche io sono un “heroes addict”, ancora si parla troppo poco di questa serie tv in Italia, vista la qualitàdel prodotto, davvero eccellente.