Ieri ho assistito all’ultima delle conferenze organizzate per ToShare, il festival annuale dell’arte e della cultura digitale organizzato dall’Accademia Albertina a Torino.
Ospite d’eccezione quest’anno è stato Bruce Sterling.
La conferenza è stata incentrata principalmente sulle community, sulla NetArt e sul rapporto esistente tra queste due cose.
Apparentemente sembrano essere due argomenti assolutamente discordanti. In realtà non è così.
Si sono subito distinte due tipologie di comunità . Quelle organizzate che fanno capo ad una piattaforma di condivisione (Flick, Youtube, Del.icio.us, MySpace, ma anche forum, ecc.) e quelle decentrate basate sul concetto di peer-to-peer.
Il web 2.0 e la creazione di comunità sembrano essere il luogo ideale per sviluppare forme d’arte in grado di aprire a nuovi mondi e modi d’espressione.
Pensiamo a Flickr o a Youtube. Queste due piattaforme stanno aprendo scenari fino a ieri difficili da mettere in pratica.
Sia su Flickr che su Youtube stanno nascendo subcommunity (i gruppi di Flickr o i canali di Youtube) che hanno come obiettivo quello di condividere una espressività personale che senza il web, ma in particolar modo senza il web 2.0, non sarebbe mai venuta a galla.
Sterling ha parlato di NetArt come il ritorno al passato.
Le comunità stanno effettivamente facendo questo. Se fino a poco tempo fa la NetArt era considerata in stretto rapporto con lo strumento, oggi il web 2.0 sta facendo abbandonare quella strada. Si ritorna ad una visione della realtà centrata sull’uomo.
Non nascono nuove forme d’arte, ma nascono nuovi modi per condividere la propria espressività . Il soggetto quindi cambia.
Durante la conferenza è stato affrontato anche un altro tema fondamentale che sta facendo preoccupare molte persone.
Sterling ha definito le piattaforme come Flickr come sistemi profondamente instabili.
Tutto il nostro sapere, la nostra arte, i nostri pensieri riversati su sistemi come wikipedia, flickr, youtube, o i blog, non sono eterni. Nessuno oggi può garantire la preservazione di questi dati. Sterling era molto sicuro, ma allo stesso tempo preoccupato quando diceva che con molta probabilità queste piattaforme scompariranno portandosi dietro tutta la mole di dati che hanno. E’ solo questione di tempo…e denaro.
E si, perchè se queste piattaforme sono in piedi è perchè dietro c’è un business. Quando quel business non ci sarà più, non ci sarà più nemmeno la necessità di dover garantire la gestione di un sistema così costoso.
Di fatto la rete è la cosa che al mondo cambia più repentinamente. Nessuno saprà cosa accadrà fra 5 o 10 anni perchè le logiche che la regolano sono anche loro in continuo mutamento, a partire dal sempre più veloce progresso dell’hardware per finire con quello software. Pensate, per esempio, che molti dei video di dieci o più anni fa sono riproducibili solo con le tecnologie dell’epoca, ormai obsolete. La corsa verso il progresso tecnologico non fa che rendere sempre più improbabile la possibilità di vedere quei filmati, portandoli alla morte, alla distruzione.
La paura che questa ipotesi diventi reale è così grande che anche i Big del settore stanno cercando di trovare delle soluzioni adeguate.
Microsoft, per esempio, ha appena stretto un accordo con Seattlepi con il quale spera di creare il computer immortale. Il progetto si concentrerà sulla possibilità di costruire una macchina in grado di non diventare mai obsoleta ed in grado quindi di poter essere lasciata (con tutto il suo archivio di conoscenza) alle prossime generazioni o addirittura alle prossime civiltà . Non a caso il nome del progetto è “Immortal Computing”.
One scenario the researchers envision: People could store messages to descendants, information about their lives or interactive holograms of themselves for access by visitors at their tombstones or urns.
And here’s where the notion of immortality really kicks in: The researchers say the artifacts could be symbolic representations of people, reflecting elements of their personalities. The systems might be set up to take action — e-mailing birthday greetings to people identified as grandchildren, for example.
Insomma, quale che sia il destino delle macchine, loro oggi contengono la nostra memoria, la nostra arte, quindi la fotografia della nostra civiltà . Il nostro presente.
Se non vogliamo che tutto ciò vada distrutto dovremmo iniziare a preoccuparci di questo.
L’avvento dell’uomo, la crescita delle sue abilità cognitive ed industriali hanno portato grossi vantaggi a se stesso, ma numerosi inconvenienti per il pianeta che lo accoglie.
Oggi l’uomo sta rischiando di mettere a repentaglio ciò che lui stesso a creato. La rete è il bene più prezioso che abbiamo e dovremmo iniziare a capire come preservarlo sia che parliamo di Net Neutrality, sia che parliamo di archivi di conoscenza o di arte.





Sono completamente d’accordo!
Ancora non capisco perchè Caronia abbia sminuito così il problema! Eppure il suo curriculum sembra buono!