Non si fa in tempo a delineare una nuova tecnologia che già si parla di dipendenza.
Questo articolo su Tecnoetica esprime bene alcuni miei pensieri riguardo coloro che cercano di ” vendere” problemi derivanti da un uso intensivo di internet. In questo caso di Web 2.0 (Si sa, le dipendenze seguono le mode).
Ultimamente lo ha fatto New Scientist con un articolo: Just can get e-nough di Richard Fisher.
Condivido appieno l’articolo di Davide Bennato, soprattutto in questo punto:
Se ci sono dei dipendenti, quelli “sono dipendenti NON dalla tecnologia, ma dalla relazione sociale che la tecnologia permette loro di instaurare” .
Mi sembra abbastanza chiaro no?





Tre riflessioni:
1) (ragionando in generale) i nuovi media creano comportamenti e stati psicologici “anomali” o semplicemente facilitano il loro rendersi manifesti?
2) (sempre ragionando in generale) le nevrosi citate dall’articolo sono necessariamente fatti negativi? O magari queste piccole stranezze ci aiutano a sopportare i pesi della vita senza far troppi danni? Mi sembra Jung dicesse che ogni nevrosi comporta un guadagno, solo che siamo portati a non vederlo!
3) (ragionando su casi particolari) sono d’accordo solo in parte sul fatto che la vera dipendenza è quella dai rapporti sociali. a volte (non sempre!) l’uso intensivo (ossessivo!) di un new media (internet, telefonino, psp) evidenzia una fuga dai rapporti, il ritiro di fronte a un impegno ritenuto troppo duro da affrontare. in questi casi sarebbe bene porsi qualche domanda su cosa succede e su come si dovrebbe intervenire.
Fai bene a porti queste domande. Io personalmente sono contrario a queste teorie accusatorie sulla tecnologia.
Mi sembra di essere arrivati al punto di far uscire un problema ogni volta che esce una tecnologia.
La moda dell’addiction.
Non stiamo esagerando?
Se c’è un problema derivante dall’uso intensivo di una tecnologia va individuato e curato, ma bisogna essere seri.