Riflessioni
Spesso, studiando determinati processi, si tende a rinchiudersi all’interno di mura entro cui vivono solo tuoi "simili", persone che condividono le tue stesse passioni e che hanno la fortuna di riuscire a lavorare su quelle, unendo lavoro e passione personale.
Le discussioni che oggi sono tra le più gettonate riguardano il cosiddetto web 2.0.
Parlare di web 2.0, oggi significa fare un discorso a pochi adepti, un discorso circoscritto per lo più agli addetti del settore e ai semplici appassionati.
Ma la gente "comune" ? Che se ne fa se non capisce? Eppure è strano, perchè tutto ciò nasce e si sviluppa attorno ad essa, cresce con l’intenzione di rendere migliore la vita di ognuno di noi, in maniera trasparente e non invasiva.
Considerando, quindi, che siamo in un periodo in cui questo tipo di definizioni sono ancora abbastanza aleatorie e ostiche mi piacerebbe affrontare un discorso a riguardo che permetta a chi in questo momento si sta chiedendo "ma perchè esiste un web 1.0 e uno 2.0?" di capirne qualcosa e di riuscire a trarne vantaggio.
Il fatto stesso che io stia facendo questa operazione di scrittura su blog, è sinonimo del concetto che sta alla base di tutto ciò.
Alla fine quello che sto facendo è scrivere qualcosa di cui io sono a conoscenza in un posto raggiungibile (potenzialmente) da tutti e dare a questi la possibilità di commentare, controbattere, esprimere un parere diverso o farmi notare qualcosa che non va. In gergo questa operazione si chiama "condivisione della conoscenza".
La condivisione della conoscenza, delle esperienze e delle risorse sono le fondamenta di questo concetto chiamato web 2.0. Non si tratta tanto, a parer mio, di qualcosa che ha a che fare con una evoluzione informatica, quanto con una rivoluzione sociale, e i blog sono i primi strumenti che hanno permesso tutto questo, ampliando il target di riferimento e aprendosi ad un pubblico vasto e differenziato.
La tecnologia diventa, quindi, trasparente. E’ semplicemente un mezzo. Quello che conta sono i contenuti.
Esistono diversi sistemi di condivisione e aggregazione nei più disparati settori (aggregazione è un’altra parola chiave). Condividere la conoscenza è importante per chi ha interessi comuni e che, quindi, crea gruppi aperti ed estremamente mutevoli che trattano quello specifico argomento.
Prendiamo un "famoso" servizio di condivisione fotografica. Flickr è web 2.0 perchè permette di condividere le proprie foto, taggarle, ovvero inserire delle parole chiave che permettono di identificare cosa c’è su quella immagine in modo da agevolare il lavoro di software di ricerca e riutilizzo, e tante altre cose che permettono di creare comunità basate su qualcosa che prima era presente solo nei nostri album personali. La possibilità di avere a portata di mano l’esperienza visiva (in questo caso statica perchè fotografica), non fa altro che ampliare il nostro processo di apprendimento.
Servizi come Flickr nascono ogni giorno, ma ciò che mi affascina di più è ancora il blog. La parola scritta ha ed avrà un’importanza ancora troppo grande. L’esperienza raccontata di qualcuno su cui poter basare le nostre decisioni future, è un agevolazione così grande che l’uomo non ne riuscirà a fare a meno. In quest’ottica, ovviamente, Flickr, Youtube e simili non sono sono altro che servizi che vanno ad affiancare con immagini, video, musica e qualsiasi altro tipo di contenuto multimediale, al testo, rendendo ancora più ricco il racconto/condivisione dell’esperienza o più in generale del sapere.
Il web 2.0, quindi è tutto questo, ma anche altro. Non si può identificare con un linguaggio di programmazione o con un sistema informatico esperto. Il Web 2.0 siamo noi che cooperiamo.
Alla prossima puntata.


Google ha appena rilasciato la 



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