Inabissato nella immateriale estraneità dell’essere, non ritrovava più la strada di casa.
Si perse in una musica straziante e prepotente, intenta a toccare le note più recodite del nostro animo.
Leggeva, guardava l’orizzonte, sospirava attendendo.
Attendeva che qualcuno si accorgesse del suo animo, che qualcuno andasse da lui cercando di non farlo sentire solo.
Toccava con un dito in cielo e con l’altro gl’inferi.
Dominava e abbandonava i suoi ricordi, le sue emozioni, disperato, incosciente.
Tentava, si arrampicava lì dove non poteva arrivare.
Piangeva e poi rideva, come un pazzo cosciente della propria malattia.
Nemesi di una prudente vita accostata ad un atavica descrizione del mondo, troppo orrenda per essere raccontata.
Si perse in una musica straziante e prepotente, intenta a toccare le note più recodite del nostro animo.
Leggeva, guardava l’orizzonte, sospirava attendendo.
Attendeva che qualcuno si accorgesse del suo animo, che qualcuno andasse da lui cercando di non farlo sentire solo.
Toccava con un dito in cielo e con l’altro gl’inferi.
Dominava e abbandonava i suoi ricordi, le sue emozioni, disperato, incosciente.
Tentava, si arrampicava lì dove non poteva arrivare.
Piangeva e poi rideva, come un pazzo cosciente della propria malattia.
Nemesi di una prudente vita accostata ad un atavica descrizione del mondo, troppo orrenda per essere raccontata.





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