Leggendo un post di Charlie, ho avuto modo di riflettere su un media tanto vecchio quanto moderno: La Radio.
In realtà, credo che non lo si debba guardare come media pieno di limiti (e qui mi riferisco al post di Charlie), ma pieno di potenzialità e caratteristiche che altri old-media non hanno.Le immagini sono la grande forza della televisione, ma anche un suo limite. Una comunicazione audio-visiva impone un’attenzione costante, esclude dal campo visivo la realtà circostante allo schermo televisivo, implica una messa a fuoco, uno spazio intermedio tra noi e l’oggetto, anche se non obbliga una ricostruzione mentale degli eventi.
La radio, invece, permette all’orecchio di captare i suoni da qualsiasi direzione provengano, anche quando la fonte del suono è al di fuori della nostra portata, in quanto la fonte del suono può essere indifferentemente lontana o vicina. Captiamo il suono dagli autoparlanti della macchina, in cuffia, o da un’altra stanza.
La mancanza di immagini sono il suo limite, ma anche la sua forza.
La radio, inoltre sfrutta una caratteristica del corpo umano: L’ “àcusma”. Cos’è? Vi faccio un esempio.
Cosa fate quando non volete guardare qualcosa? Semplice, sfruttate una caratteristica del corpo umano, le palpebre. Le chiudete, interrompendo, di fatto, un flusso di informazioni visive in ricezione. Ma quando non volete ascoltare qualcosa che fate? Bè, sfortunatamente il nostro corpo non ha in dotazione dei tappi per orecchie.
Questa nostra caratteristica permette al suono di estendere la sua azione anche oltre il desiderato, facendolo diventare, appunto, “acusmatico”. (Pierre Schaeffer, “La voce nel cinema”, Pratiche, Parma 1991)
Un’altra caratteristica importante è la dimensione. A differenza della Tv, la radio può essere di dimensioni ridottissime, senza perdere alcuna delle sue caratteristiche, mentre è ovvio che il discorso non vale nell’audiovisivo. Diminuendo le dimensioni di una fonte di immagini, la qualità delle percezioni diminuisce.
La radio, come gli altri media, è stata investita dei processi tipici della modernità, riportandola alla ribalta, anche se di fatto ha più di un secolo di vita. La miniaturizzazione, la mobilità, la flessibilità e non per ultima, la stretta vicinanza a chi la utilizza (facendolo diventare un medium personale e non collettivo o familiare) sono le caratteristiche che più hanno contato nel processo di modernizzazione del mezzo. Un po’ come è avvento per il telefono, da medium fisso, è diventato mobile e quindi personale e intimo.
La flessibilità, sarà la carateristica più forte, proprio perchè permette di adattarsi ai newmedia portando ad una evoluzione del mezzo. Pensate al Podcast. Il concetto di programma radiofonico rimane, ma il palinsesto ce lo costruiamo noi e lo ascoltiamo quando più ci è comodo.
Ecco perchè la radio è il primo dei New Media.
This entry was written by , posted on 30 January 2006 at 2:33 pm, filed under Uncategorized and tagged mondo media, pensieri. Leave a comment or view the discussion at the permalink and follow any comments with the RSS feed for this post.
p.s.
E’ inutile commentare la sparata del ministro sul risparmio energetico dentro la casa letta dalla Marcuzzi durante la trasmissione..
This entry was written by , posted on 27 January 2006 at 6:23 pm, filed under segnalazioni and tagged pensieri, segnalazioni. Leave a comment or view the discussion at the permalink and follow any comments with the RSS feed for this post.
This entry was written by , posted on at 5:59 pm, filed under Uncategorized and tagged estragon life. Leave a comment or view the discussion at the permalink and follow any comments with the RSS feed for this post.
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