Questa è la pagina Web di Giovanni Calia. Qui potete scoprire chi sono e cosa faccio. Se siete qui per il mio corso di Cultura dei Nuovi Media, sappiate che c'è un sito dedicato. Per contattarmi potete scrivermi una Mail o usare uno di questi Social Network: Twitter, FriendFeed, Facebook o Flickr. Sono anche appassionato di Fotografia. Qui trovate i miei scatti.
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Dal 2003 affronto temi legati allo sviluppo tecnologico, ai Media Sociali, alle ibridazioni tra Media differenti (in particolare TV e Web), alla fotografia e al mezzogiorno d'Italia.
E’ appena uscito il libro LINGUAGGI DIGITALI PER IL TURISMO (Apogeo), libro multiautore a cura di Giuseppe Granieri e Giampiero Perri che raccoglie i contributi, poi attualizzati ed arricchiti, del convegno “La nuova grammatica digitale per comunicare la promozione del territorio”. Il capitolo “Il marketing turistico nell’era del web” costituisce il mio piccolo contributo all’intero volume.
Tutto nacque in quel di Matera, ormai più di due anni fa. Il primo convegno davvero innovativo in campo turistico cui mi fosse capitato di partecipare. Ne ho scritto diffusamente in duepost distinti. Si è trattato di un convegno speciale (valutazione soggettiva, ovviamente) per contenuti, affinità, temi e visioni. La nevicata eccezionale ha reso poi ancor più indimenticabile quell’incontro.
Con le uniche eccezioni di Sergio Maisterllo e Antonio Sofi, non conoscevo personalmente i relatori. Con molti di loro sono poi rimasta in contatto e la loro grande competenza continua ad arricchire le mie conoscenze anche su temi solo apparentemente non legati al turismo. Le persone, infatti, hanno acquisito un comportamento e una familiarità con la rete e le sue opportunità che non vengono utilizzate a compartimenti stagni ma si propagano anche in campo turistico. “La sensibilità di coloro che frequentano i social network è sempre più influenzata da un unico fattore: la raccomandazione che avviene tra gente dello stesso network. (…) Ecco che ognuno di noi diventa di fatto il nodo di una rete di relazioni che unisce persone e luoghi molto lontani nella realtà” (dalla prefazione di Derrick de Kerckove).
E’ un libro più sul metodo che sul merito, più facile da “taggare” che da riassumere. Territorio, esperienza, viaggio, comunicazione, linguaggi, sperimentazioni. Forse queste sono le parole che più sintetizzano i temi trattati. Non è un manuale, è uno spunto di riflessione per comprendere come il turismo possa (anzi debba, aggiungo io) essere promosso in rete. Citando Granieri “per la prima volta assistiamo ad una così radicale mutazione nell’arco di una sola generazione. Un’accelerazione che ci obbliga a imparare in corsa e a non smettere mai di fare ricerca e di continuare a capire”. Indice:
Prefazione – Il turista digitale non improvvisa
di Derrick de Kerckove
Introduzione – Sul perché e su alcune ragioni
di Giuseppe Granieri
La comunicazione per individui e non per masse
di Sergio Maistrello
L’accesso alla conoscenza turistica sul web: i motori di ricerca e le loro logiche
di Mauro Lupi
Il marketing turistico nell’era del web: nuovi approcci e nuove opportunità
di Roberta Milano
Cosa fare e cosa non fare nella Rete turistica. Il caso Italia.it
di Antonio Sofi
L’esperienza del territorio e lo spazio digitale
di Giovanni Boccia Artieri
La grande trasformazione
di Giampiero Perri
Appendice – L’esperienza del territorio in Second Life
di Giovanni Boccia Artieri, Laura Gemini, Valentina Orsucci Ovviamente i contenuti sono stati poi aggiornati alla luce delle novità: in particolar modo il mio capitolo che citava dati e fonti specifiche. Qualcosa, anzi, andrebbe ulteriormente aggiornato ma lo farò in un prossimo post specifico.
L’altro giorno ho finalmente visto Avatar in 3D.
Saranno stati i commenti esagerati, i mega incassi, il tanto parlare di questo film in rete e fuori dalla rete, ma se devo essere proprio sincero, sono rimasto un po’ deluso. Certo, non si può dire che non sia un film da non vedere, anzi lo consiglio, ma dal mio punto di vista non è poi così entusiasmante.
Sarà perché chi ha dimistichezza con il mondo dei videogiochi, quei mondi, quelle ambientazioni, quel livello di fantasia e dettaglio lo ha già vissuti, magari in prima persona e con altre persone (portando l’esperienza collettiva tipicamente cinematografica ad un livello superiore). E la storia, pur essendo carina, ma non eccezionale, mi ha fatto pensare sempre ad un gioco in cui il protagonista si proietta in un avatar mediante una macchina molto simile a quella vista nel film. Insomma, non sono rimasto sconvolto (cosa abbastanza difficile peràltro), ma il diverso livello di narrazione proposto dall’esperienza cinematografica ci permette di godere tutto questo in maniera diversa.
Il 3D poi non l’ho percepito tantissimo. Sarà per la veloce capacità di adattamento dei nostri occhi ad abituarsi alla visione tridimensionale, sarà per i movimenti di camera spesso veloci e poco capaci di far emergere il lato immersivo, ma mi aspettavo di più.
Non credo che il 3D poi, sia il nuovo strumento capace di generare l’immersività e il coinvolgimento di cui l’industria cinematografica ha bisogno. Il vero regno dell’immersività è nei videogiochi, capaci di far vivere una reale esperienza in prima persona. Sono convinto che il cinema debba concentrarsi sulle emozioni, sulle belle storie, indipendentemente dagli escamotage tecnici.
Ma magari mi sbaglio. Ne riparliamo dopo aver visto questo.
Quando la Apple presenta un nuovo prodotto non sta presentando semplicemente un prodotto. Sta presentando un sogno, un esperienza, ma al contempo sta delineando le linee guida per l’evoluzione di un mercato.
Come spesso faccio quando si tratta dei Keynote di Steve Jobs, mi disconnetto per quasi un giorno da qualunque social network, aggregatore o sito che possa anche solo farmi vedere ciò che sta succedendo. Questo nell’attesa di vedere la presentazione in video di Steve Jobs per intero la mattina successiva.
La visione collettiva organizzata qui a Current ha prodotto riflessioni e commenti, ovviamente.
Quello che mi interessa delle presentazioni di Jobs non è tanto il prodotto in se, quanto la presentazione e i messaggi che attraverso essa lui riesce più o meno velatamente a far uscire.
Ancora più interessante è notare cosa succede durante questi eventi al titolo Apple in borsa. In una sola ora il titolo rimbalza su e giù a seconda delle parole del CEO. E’ interessante tutto ciò per capire quali sono le prospettive di crescita di eventuali mercati collegati a questo prodotto e avere un’anteprima sulla percezione che gli investitori hanno del potenziale del prodotto e dei mercati ad esso collegati. Il che, in questo caso, fornisce una più chiara visione sulle perplessità legate al mercato degli ebook e degli ebook reader di cui tanto si sta discutendo ultimamente.
Della presentazione di ieri ci sono stati diversi punti interessanti da sottolineare.
Jobs ha rimarcato fortemente il fatto che Apple è l’azienda che ha tratto più profitti vendendo oggetti legati con il concetto di mobilità. Questo, a sentire lui, fa di Apple la più grande azienda del settore mobile al mondo. Quelle poche slide e quelle parole aprono un mondo di considerazioni. Ieri Apple ha sottolineato ulteriormente il suo riposizionamento su un mercato molto diverso da quello nel quale ha sempre lavorato.
Guardare come un’azienda come questa si riposiziona in un mercato di fatto ibrido, non più identificabile in maniera netta, apre a ulteriori considerazioni. Il mercato a stella di Apple, intriso di fortissime relazioni con nodi che vanno dall’editoria al mondo discografico, alle compagnie telefoniche, a produttori di hardware e software, ad aziende che operano nel settore dei videogiochi, fanno ormai di Apple un’azienda realmente transmediale che, anticipando i tempi e i bisogni di questi mercati, integra prodotti e servizi e li rende fruibili in modalità nuove, costruendo mercati nuovi, nuovi bisogni e nuove opportunità. Parlare di mobilità associando questa parola alle sole società di telecomunicazioni così come eravamo abituati a fare, perde quindi totalmente di senso.
L’introduzione dell’iPhone ha cambiato davvero il modo con il quale il mondo utilizza la rete in mobilità. A più di due anni di distanza dalla sua presentazione, questo è ormai sotto gli occhi di tutti.
Una cosa curiosa che mi è venuta in mente guardando la demo dell’iPad è proprio relativa a quanto impatto ha avuto l’iphone (ma anche le altre interfacce utente introdotte da Apple nel corso della sua storia) sul mondo negli ultimi 2 anni e mezzo circa. Se ci pensate la Apple ha ormai portato milioni di persone ad associare dei gesti a dei significati. La creazione di un simbolo mediante l’instaurazione di nuove convenzioni sociali sta creando di fatto un nuovo linguaggio universale. L’iPad, se la politica dei prezzi Apple funzionerà, rafforzerà questo fattore antropologico.
Non stiamo quindi parlando di un oggetto. Stiamo parlando di come cambiano le nostre abitudini, di come la tecnologia ci viene in aiuto assolvendo dei bisogni. E creandone altri.
Cambia quindi, come scrive Giuseppe su La Stampa, “la nostra esperienza dei prodotti culturali. Ovvero di quello cui Jobs -primo profeta della parola «esperienza»- alludeva chiaramente al termine della presentazione, parlando di «arti liberali».”
Scopro un interessante studio su come sta cambiando l’ecosistema dei Media in funzione delle nuove modalità di creazione, fruizione, distribuzione delle notizie.
Hello Africa è un documentario sulla mobile phone culture in Africa. Tutti i materiali sono coperti da licenza Creative Commons license (CC-BY-NC-SA).
Altri miei post su questo tema li trovate qui, qui, qui, qui e qui.
Altre info sul doc le trovate qui: uzi.se e ict4d.at/helloafrica
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